Spiegazione dell'organizzazione delle attività concertistiche della
banda e del funzionamento della sua scuola
Facciamo la Banda 1
Gli alunni vengono coinvolti in una breve attività didattica a carattere musicale durante
la quale saranno tutti guidati ad esprimersi suonando uno o più strumenti didattici a
percussione su alcune canzoncine tratte dai metodi didattico-musicali Kodaly e Roberto
Goitre
Alla fine dell'incontro ai maestri saranno consegnati due nastri
magnetici contenenti:
Un percorso d'ascolto sugli strumenti della Banda musicale
Tutti i 50 canti per bambini del metodo corale Kodaly eseguiti al
pianoforte ed una selezione degli stessi eseguiti da una I classe media
un cd contenente:
La registrazione del concerto tenuto dalla nostra banda l'1/06/02
presso l'Auditorium S. Barnaba e rivolto ai bambini che hanno seguito la prima edizione
del progetto «Scopriamo la banda».
Un
Opuscolo
(formato PDF 2.393Kb)
autoprodotto contenente delle schede di conoscenza degli strumenti
musicali della banda musicale.
Secondo Incontro
Gli alunni sono coinvolti in attività e giochi che richiedono la
compilazione di schede didattiche sugli strumenti musicali, sulla banda e sulla figura del
direttore
Utilizzo di un cd sugli strumenti musicali
Visione di un filmato realizzato dalla nostra associazione ove è
possibile vedere e ascoltare singolarmente tutti gli strumenti musicali costituenti una
Banda.
Facciamo la Banda 2
Gli alunni vengono coinvolti in una nuova attività didattica con l'uso di strumentario
didattico a percussione che potranno suonare insieme ad alcuni strumentisti della banda.
Terzo e quarto incontro da tenersi presso la scuola elementare
Gli alunni vengono coinvolti in attività di musica d'insieme:
L'operatore durante il primo incontro propone un repertorio didattico
adatto da somministrare agli alunni e interviene sulle classi coinvolte per un primo
approccio con i brani musicali scelti
Gli insegnanti portano avanti con le classi lo studio del repertorio
Facciamo la Banda 3
Durante il secondo incontro gli alunni si esibiscono nel repertorio studiato suonando e
cantando accompagnati dall'operatore e da alcuni strumentisti della Banda Cittadina di
Brescia
ESEMPIO DI UNITÀ DIDATTICHE SULL'INVENZIONE DI FIABE ISPIRATE A TESTI
DI CANZONCINE
TITOLO: COSTRUIAMO UNA FIABA
Allo scopo di contribuire con idee didattiche utili all'esperienza
diretta con la musica in un contesto interdisciplinare vengono di seguito proposte 2 fiabe
musicali. Queste fiabe possono essere costruite:
attenendosi fedelmente ai testi proposti e alla realizzazione del
commento sonoro indicato nei metodi guida
attenersi fedelmente ai testi proposti e integrare il commento sonoro
con il contributo di un gruppo ristretto di strumenti a fiato (es. flauto traverso, oboe,
clarinetto, 2 chitarre).
reinventando la fiaba o ideandone una nuova utilizzando le stesse
musiche oppure altre contenute nei metodi guida oppure di libera scelta o invenzione
mantenendo testi e musiche scelte integrando il tutto con altri
commenti musicali eseguiti dal vero da strumentisti della banda
ecc. ecc. ecc. le possibilità possono essere infinite. La
fantasia serve a questo!
ESEMPIO N°1
Testo di riferimento: METODO CORALE KODALY - 50 CANTI PER BAMBINI,
Versione italiana di Davide Liani ed. Carisch per concessione dell'editore Boosey e Hawkes
di Londra
Il procedimento consiste nell'individuazione di alcune semplici canzoni contenute nel
testo di riferimento. Attraverso l'uso dei testi risulta possibile inventare una storiella
insieme agli alunni della classe. Le canzoni, basate su poche note facilmente intonabili,
possono, altrettanto facilmente, essere accompagnate con semplici ritmi e ostinati
eseguibili su qualsiasi strumentario didattico a disposizione della scuola. Il tutto può
quindi essere unito, dando così vita ad alcune piccole drammatizzazioni.
PRIMA FIABA - ESEMPIO:
DUE ORSI, UN ORSACCHIOTTO E TANTI ORSETTI!
(Ideazione e testo narrativo di Sergio Negretti).
PRIMO LETTORE:
Un giorno, in un tempo lontano, in un paese lontano sopraggiunse l'inverno. Ma non uno
di quegli inverni normali, con freddo normale, neve normale e ghiaccio normale, bensì uno
di quegli inverni talmente freddi, talmente nevosi e talmente ghiacciati che viene
freddissimo solamente a ripensarci.
Fu così che quel giorno, di quel rigido inverno appunto, l'Orso Gigio (chiamato dagli
amici intimi anche Orsogio o Gigiorso)., stranamente risvegliatosi dal proprio letargo si
accorse improvvisamente di non avere più sonno. Bisogna sapere che il Gigio in questione
era un orso alquanto irascibile ed inoltre non c'era niente che lo potesse mandare su
tutte le furie come risvegliarsi nel più rigido inverno e, quel ch'è peggio, accorgersi
di non avere più un briciolo di sonno. Fulmini e saette! Gigio cominciò a produrre versi
di rabbia talmente rabbiosa da svegliare l'intera foresta. E pensare che il nostro amico
orso, se lo si faceva ballare, diventava l'animale più allegro e mite di tutti. Ma chi
avrebbe potuto indurlo a ballare in quella desolante solitudine nel mezzo di quel nero
inverno?
CANZONE N°1 (Pag.13).
Quando l'orso è infuriato fuggi via a perdifiato.
Quando balla allegramente puoi guardarlo ma prudente.
SECONDO LETTORE:
Il problema vero era in ogni caso determinato da quel cattivo e lungo inverno.
D'inverno, si sa, tutti gli animali e tutti gli uomini amano rimanere rintanati nelle loro
case al calduccio. «Come è possibile che mi sia risvegliato prima della primavera?»
pensava fra sé e sé il povero Gigio. «Anche se uscissi dalla mia tana, per passare il
tempo, non incontrerei sicuramente nessuno» diceva sconsolato l'orso.
D'inverno, infatti, non si trova in giro quasi nessuno nella foresta. Niente canti, niente
feste. Pensate che anche i fiori sono a dormire e, quel che è ancor peggio, manca il
calore. C'è solo ghiaccio e tuttalpiù un poco di brina.
CANZONE N°2 (Pag.38).
Com'è triste la foresta senza canti senza festa.
Pure i fiori sono a dormir, senza calor, senza fiorir.
Anche i rami son ghiacciati, l'erba è scura là nei prati.
E la gazza chiede perché, nel nido suo caldo non c'è.
Ma la brina le risponde: «Or l'inverno si diffonde.»
TERZO LETTORE:
Gigio decise, nonostante il freddo, la neve, il ghiaccio e perché no, nonostante
tutto, di uscire a fare un giretto di perlustrazione nella foresta. «Chissà che non
incontri qualche amico» disse e aggiunse «Dopotutto può essere che qualcun altro soffra
dinsonnia da queste parti.» Detto questo si avviò all'ingresso della tana con il
preciso intento di spostare il pesante masso che serviva da porta alla sua calda casetta.
«Ahhhh
» si sentì improvvisamente. Il verso proveniva dal fondo
della tana e sembrava proprio un bello sbadiglio. « Cosa succede paparino?» disse una
vocina mezza assonnata. «Niente, niente caro continua a dormire» rispose l'orso. «Ma tu
sei sveglio????» continuò la stessa vocina con gran sorpresa, come se avesse visto una
schiera di fantasmi che fanno la doccia. «Si, si, sono sveglio, e allora?» rispose Gigio
con voce forte e collerica. «Tu, invece, faresti meglio a dormire, piuttosto
che...
che
fare inutili domande, altrimenti potrebbe venirti fame!» Alla parola fame, dal
fondo della tana si levò improvvisamente un nugolo di polvere e in un battibaleno ecco
pararsi in piedi davanti a Gigio in tutta la sua «bassezza» (intesa come piccolezza). un
simpatico orsacchiotto che rispondeva al nome di Gigetto (per gli amici Gigiacchiotto). e
che altri non era che il figlioletto dell'orso Gigio.
«Fame Papi, sì tanta fame, miele
.latte
biscotti
.Pappaaaaaaa!!!!»
cominciò a strillare Gigetto mentre il padre cercava di calmarlo facendo ricorso al suo
potente vocione.
«Basta Gigetto, è ancora inverno, quindi troppo presto per mangiare e..e..e poi lo sai
vero che tutti gli ultimi denari li abbiamo spesi per far riparare dal sarto le nostre
pellicce per poterci così scaldare durante il letargo», aggiunse l'orso con tono deciso,
anche se un poco triste.
CANZONE N°3 (PAG.15).
L'orsacchiotto vuol comprare latte e miele da mangiare.
Ma comprando quel più caro spende tutto il suo denaro.
Un bel giorno deve andare la pelliccia a riparare.
Ma il buon sarto deve dire: «Questo costa cento lire.»
L'orsacchiotto che può fare se non ha di che pagare?
Or l'inverno si avvicina che disastro che rovina.
QUARTO LETTORE:
Gigetto, una volta scoperta l'intenzione del padre di andare a fare un giretto e
pensando che questa poteva essere una buona occasione per rimediare qualcosa da
sgranocchiare, tanto fece e tanto disse che l'orso alla fine acconsentì a portarlo con
sé nella foresta. E fu così che Gigio, dopo avere rimosso con le sue possenti zampe il
pesante masso che ostruiva l'ingresso alla tana e caricato sulle spalle il piccolo
Gigetto, si decise ad avventurarsi all'esterno per una perlustratina fuori stagione del
territorio. Ma non aveva ancora messo il grosso naso fuori di casa che una potente raffica
di vento lo investì con tale forza da farlo ruzzolare per terra dentro la tana.
CANZONE N°4 (PAG.3).
Vento fffuh!
Spingi di più,
la mia tana fai girar,
debbo ruzzolar.
QUINTO LETTORE
L'orsacchiotto era stato sbalzato dalle spalle del padre e rotolando era finito
nuovamente nel suo lettino ancora caldo. Papà Gigio, invece, cadendo aveva battuto il
capoccione e subito rialzatosi girava su se stesso come un ubriaco. «Oh che bello, vedo
le stelle del firmamento
..guarda, guarda Gigetto, le stelle fanno brillare i
prati
» diceva l'orso come in preda ad un delirio. «Paparino cosa dici mai?»
rispose l'orsacchiotto perplesso. Ma l'orso, sempre barcollando, «Senti, senti: è un bel
venticello estivo
dolce
m'accarezza il viso
»
CANZONE N°5 (PAG.5).
Stelle fan brillare i prati, bello è qui sognar sdraiati.
Sopra un bel cuscino d'erba, sotto il mantello della sera.
Spira un bel venticello estivo, dolce m'accarezza il viso.
SESTO LETTORE
L'orso continuava a girare su se stesso canticchiando in modo strampalato mentre
Gigetto, rialzatosi dal proprio lettino, cercava inutilmente di ricondurlo alla realtà.
«Papino
ma
papino la vuoi smettere di ballare come un matto?» diceva l'orsetto
rivolto al padre. Ma tutto sembrava inutile, l'orso continuava a trotterellare intorno
alla tana come fuori di sé.
In quel mentre si udì provenire dall'esterno una gaia musichetta. Sembrava il suono di
un'orchestrina. Come poteva essere possibile, pensava Gigetto. In questo freddo inverno
chi mai potrà essere che se ne va a suonare per la foresta. «Trallallà...
trallallà
com'è bello ancor ballar
trallallà
trallallà... su balliamo
insieme» cantava una voce proprio fuori l'ingresso della tana dei due orsi. «Chi è là?
Chi canta tanto allegramente?» chiese l'orsacchiotto. «Da dove viene questa vocina?» si
sentì dire in tutta risposta l'orsetto. «Sono Gigetto figlio di Gigio» aggiunse
l'orsacchiotto. «Gigetto, ah sì? E
e
dove sei che non ti vedo?» «Sono
dentro la tana, l'ingresso è proprio davanti a voi,
aiutatemi perché il mio papà
deve avere perso qualche rotella
continua a ballare intorno e a canticchiare come
un
.un..uno scimmiotto
ecco!» «Gigio, il mio caro amico Gigio è lì con te?
So io come farlo tornare alla realtà. Vedrai Gigetto» disse l'orso Roso (per gli amici
Rosorso). perché proprio di lui si trattava, e aggiunse «Gli canterò la ballata di
Babbo Orso Gambalunga, sentendo questa si risveglierà, bene ballerà e non più come uno
scimmiotto canterà! Orchestra, via con la musica!»
CANZONE N°7 (PAG.12).
Babbo gamba lunga traballando avanti viene
ma la gamba si spezzò: mise male un piede.
Triste e sconsolato lo portaron dal dottore
«or la gamba ingesserò, sentirà dolore!»
Deve sempre stare a letto con la gamba tesa,
caramelle deve aver nella lunga attesa!
Dopo un mese dopo un dì la gamba fu guarita
a ballare ritornò e così è finita.
SETTIMO LETTORE
L'orso Gigio nel sentire la sua canzone preferita si scosse immediatamente e rivoltosi
al figlioletto disse «Dove siamo, cosa succede? Chi è che sta cantando là fuori?»
Detto ciò riprese il masso con tutte le sue forze e lo tolse definitivamente
dall'ingresso scaraventandolo sul fondo della tana come fosse stato un fuscello. Quindi
preso per mano Gigetto uscì dalla tana.
Una luce chiara unita ad una nuova gelida folata di vento freddo investì improvvisamente
i due orsi lasciando Gigetto letteralmente di ghiaccio. Allora Gigio rivolgendosi all'orso
Roso, che nel frattempo aveva smesso di cantare, gli disse con voce tonante «Cosa te ne
vai in giro a molestare i bravi orsi con questo baccano?» poi, guardatosi intorno e visto
che Roso non era solo aggiunse «e... e
chi mai sono questi orsetti musici che ti
porti appresso sopra quel carretto? È forse che anche a voi non riesce di dormire?»
«Niente affatto» rispose Roso e avvicinatosi a Gigio aggiunse con tono di mistero e
sottovoce «Non è per questo
vecchio mio..abbiamo scoperto quanto può sembrare più
divertente, meno lungo e pesante l'inverno se invece di dormire continuamente si prova
ogni tanto ad andarsene in giro con un'allegra brigata a cantare, suonare e ballare per la
foresta». Gigetto, che nel frattempo aveva già familiarizzato con la banda di orsetti
musici i quali gli avevano affidato un tamburo perché a sua volta partecipasse al
concerto, rivolto al padre aggiunse «Su papino andiamo anche noi a suonare nella foresta
e chissà che non ci riesca di raccattare qualche buona cosa da mangiare».
«Bravo Gigetto, convinci anche tu questo sciocco brontolone ad unirsi al gruppo»
concluse Roso. Gigio a queste ultime parole dapprima squadrò tutti con occhi di fuoco ed
un ghigno al confronto del quale quello di Belzebù poteva sembrare dolce e sorridente,
poi con una spallata aggiunse, anche perché nel frattempo la musica era ripresa, «E va
bene, visto che qui non c'è più verso di starsene tranquillamente a dormire, tanto vale
che ci si diverta un po». Appena sentite le ultime di Gigio l'orso Roso, con un
simpatico sorriso che caratterizzava bene il suo buon umore, disse «Evviva, vedrete che
ci divertiremo.»
Nel frattempo era scesa tanta, tanta neve e il paesaggio circostante sembrava magico e
incantato. «Che disdetta» disse uno degli orsetti musici smettendo per un momento di
suonare «..ora con tutta questa neve il nostro carretto non andrà più.» «Niente
paura» aggiunse in tutta risposta l'orso Gigio che nel frattempo sembrava avere
riacquistato il buon umore «
c'è la mia slitta! La tengo sempre di scorta dietro la
mia tana
non si sa mai può sempre tornare utile non è vero? Ha, ha, ha.» «Ha, ha,
ha, ha
tutti risposero e nella più allegra confusione corsero verso la slitta, vi
salirono e tutti in coro, mentre Roso si metteva alla guida e Gigio al traino, intonarono
una bella canzone.
CANZONE N°8 (PAG.17).
Tanta neve è scesa giù il carretto non va più.
Or la strada più non c'è, né il sentiero sai dov'è.
Ma la slitta certo va, tanta gioia agli orsi dà.
Vai sul colle e corri giù, corri, cadi e torna su
Fine della storia!
ESEMPIO N°2
Testo di riferimento: «CANTAR LEGGENDO» 50 CANTI CORALI A DUE E TRE
VOCI BIANCHE di F. Garilli, R. Goitre, S. Pasteris II VOLUME Edizioni Suvini
Zerboni-Milano
SECONDA FIABA:
ILCALZOLAIO GIORGINO E IL SUO AMICO PELATINO
(Ideazione, testo narrativo di Sergio Negretti).
PRIMO LETTORE
Un tempo nel paese degli artigiani viveva un ometto dall'aspetto buffo e curioso.
Questi, fin dalla più tenera età ,non ebbe che un'unica vocazione, quella di svolgere il
lavoro del calzolaio. Era talmente forte in lui il desiderio di aggiustare le scarpe della
gente che spesso lo si incontrava per strada intento nell'atto di osservare
insistentemente i piedi dei passanti. Questo strano atteggiamento da principio aveva
destato diffidenza da parte degli abitanti ma con il tempo era divenuto oggetto di scherno
nei confronti del povero ometto al punto che anche i bambini del paese, sfruttando questa
sua insolita mania, si divertivano alle sue spalle deridendolo e sbeffeggiandolo.
Talvolta l'ometto si spingeva al punto di fermare alcune persone di passaggio per chiedere
loro gentilmente di poter osservare da vicino le loro scarpe. Spesso veniva assecondato,
anche perché ormai tutti erano al corrente di questa sua strana infatuazione, ma il più
delle volte i passanti innervositi lo trattavano malamente, insultandolo ed anche
minacciandolo di percosse.
Insomma, ecco come stavano le cose. L'ometto il cui nome era Giorgio, meglio noto come
Giorgino a causa della sua bassa statura, aveva fin da bambino comunicato ai genitori la
sua intenzione a divenire da grande un esperto calzolaio. Nel paese degli artigiani però
vi erano già molti calzolai e quando, finiti gli studi e raggiunta la maggiore età,
Giorgino si mise alla ricerca di un impiego da calzolaio non trovò in nessuna bottega un
padrone di calzoleria disposto ad assumerlo. Tutti gli dicevano «Perché non fai il
ciabattino? Da noi c'è ne sono pochi, troveresti subito lavoro.» Oppure «Perché non
fai lo zoccolaio? Nelle campagne i contadini non trovano mai nessuno disposto a fabbricare
zoccoli per loro.»
Niente da fare! Giorgino voleva proprio diventare un bravo calzolaio.
Fu così che un giorno, arcistufo dei continui rifiuti e dei consigli dei calzolai da
bottega, decise di prendere in mano con determinazione la situazione e di aprire
un'attività itinerante in proprio. Ma come fare per attrarre sulla sua attività
l'attenzione della gente?
«Una canzone! Sì
sì...che idea
inventerò una bella canzone
e con questa
girerò le contrade del paese in cerca di clienti!» si disse un giorno.
CANZONE N°1 (PAG.21).
Io sono l'ometto che fa il calzolaio.
seduto al deschetto lavoro e son gaio.
se avete una scarpa ch'è rotta e non va
portatela subito, subito qua.
io sono l'ometto che fa il calzolaio.
seduto al deschetto lavoro e son gaio.
SECONDO LETTORE
L'idea di Giorgino fu portentosa. Nel giro di poche settimane tutto il paese era a
conoscenza della sua attività e, quel ch'è più curioso di tutto, uomini, donne e
bambini volevano far riparare le scarpe da lui. Figuriamoci come era contento, il sogno di
tutta la sua vita si stava finalmente avverando. Accettava ogni cliente e accumulava
scarpe di ogni genere che cacciava in grossi sacchi. Alla fine della giornata caricava il
lavoro sul proprio desco, al quale aveva applicato delle rotelle per poterlo muovere,
quindi portava il tutto a casa.
In pochi giorni, senza ravvedersene, tanto era il suo entusiasmo, si ritrovò con la casa
piena di scarpe d'ogni genere. Ve n'erano ovunque, nei cassetti del cassettone, negli
armadi, in camera, in soggiorno, in cucina e persino in bagno.
Da lì a poco però i clienti cominciarono a pretendere da Giorgino la restituzione delle
proprie scarpe riparate. Fu così che il nostro eroe, quasi improvvisamente, cominciò a
rendersi conto di una cosa terribile e gli venne da gridare a voce alta «Ma io non so
riparare le scarpe!» Infatti nella smania di divenire calzolaio l'ometto aveva
dimenticato d'imparare la cosa più importante, ovvero il mestiere. I clienti presenti a
questo sfogo di Giorgino cominciarono a protestare animatamente insultandolo, dandogli del
ciarlatano truffatore e pretendendo subito la restituzione delle proprie calzature. Il
povero finto calzolaio si schermiva come poteva cercando di calmare i clienti e
rassicurando tutti che al più presto avrebbero avuto in restituzione le scarpe.
«Lavorerò tutta la notte se è necessario ma vi prometto che entro domani avrete
indietro le vostre scarpe» diceva con tono disperato. Ma la folla, che nel frattempo era
divenuta sempre più numerosa, non intendeva ragioni. Sarebbe finita probabilmente molto
male per il poveretto se non si fosse udito improvvisamente il grido di un altro venditore
ambulante. «Crapa Pelata fa i tortelli! Su gente venite ad assaggiare i tortelli di Crapa
Pelata
i tortelli buoni
».
CANZONE N°2 (PAG.13).
Crapa pelata faceva i tortelli e non ne dava ai suoi fratelli.
I suoi fratelli fan la frittata e non ne danno a crapa pelata.
TERZO LETTORE
Questo venditore altri non era che il noto Crapa Pelata, detto il Pelatino. Da moltissimo
tempo bazzicava il paese degli artigiani ed era noto per la sua abitudine a cambiare
mestiere frequentemente. Lo si era visto nei panni di un falegname, poi di un idraulico
quindi di un restauratore. Era in seguito passato al settore alimentare vendendo dapprima
pesce, poi formaggi e salumi ed infine frutta e verdura. Eccolo ora diventato, quasi per
incanto, pastaio.
La gente, conoscendolo e sapendo quanto buoni fossero sempre i prodotti alimentari da lui
commerciati, incuriosita anche dalla novità dei tortelli, mai arrivati prima in quel
paese, accorse numerosa al suo richiamo.
Questo consentì al povero Giorgino di mettersi nel frattempo un poco in disparte sotto un
portico dove poteva nascondersi alla vista dei suoi detrattori e nel contempo osservare a
sua volta il nuovo arrivato.
La folla cominciò ad attorniare il Pelatino salutandolo e chiedendogli dove mai fosse
stato, dato che mancava dal paese da così tanto tempo. «Mi sono concesso una bella
vacanza» diceva il venditore di tortelli» e alle continue richieste di specificazione
sui luoghi ove si fosse recato aggiungeva «Sono andato un poco in montagna e un poco in
campagna dove senti nei boschetti mille canti di uccelletti!»
CANZONE N°3 (PAG.27-28).
Quando vai per la montagna o girovaghi in campagna
e tu senti nei boschetti mille canti di uccelletti
dolce un senso di stupore senti scendere nel tuo cuore
perché un mite sentimento ti lenisce ogni tormento
vedi che la natura in ogni sua creatura
ognora ci da prove di amore e di bontà
QUARTO LETTORE
«Ehi, Crapa, cosa vendi di buono quest'anno?» Gli diceva uno. Ed un altro «Dai Pelatino
facci assaggiare i tortelli!» Ben presto Crapa Pelata aveva raccolto decine di
prenotazioni e la gente contenta già lo salutava per dargli appuntamento all'ora di
pranzo raccomandandogli di preparare per quell'ora dei buoni tortelli fumanti.
Quando finalmente la gente si fu allontanata Crapa Pelata si mise il volto nelle mani e
scuotendo il capo cominciò a dire a voce alta «Cosa ho mai combinato
ed ora che
farò? Pensare che fare il pastaio è sempre stato il mio vero sogno. Ma io non so
preparare i tortelli.» A quelle parole Giorgino che fino ad allora si era mantenuto ben
nascosto dai suoi clienti, i quali nel frattempo per l'entusiasmo generato in loro dalla
novità dei tortelli si erano dimenticati di lui allontanandosi tutti, saltò fuori con un
balzo dal suo nascondiglio e parandosi di fronte al Pelatino lo apostrofò dicendogli
«Bene! Vedo che non sono il solo artigiano bugiardo da queste parti.» «E tu chi sei?
Cosa c'entri con i miei problemi? Vedi di farti un po i fatti tuoi». Gli disse in
tutta risposta il Crapa Pelata. Allora Giorgino aggiunse «Stiamo attenti che a dire bugie
e ad ingannare la gente non solo può crescere il naso, come si sa è successo a
Pinocchio, ma potrebbero anche venirci gli Orecchioni».
CANZONE N°4 (PAG.34-).
Gonfia gonfia gonfierà ancor quanto non si sa.
la mia faccia a palloncino ben legata da un fiocchino.
Son cresciuti gli orecchioni perché dico le bugie (testo modificato).
ma per tema del contagio, sono solo; che disagio!»
QUINTO LETTORE
Detto ciò Giorgino si presentò e raccontò al Pelatino tutta la sua storia. Le sue
aspirazioni da calzolaio e di come fosse arrivato ad un soffio dalla celebrità e le
ragioni che ne impedirono il trionfo. Quindi alla fine del racconto si rivolse nuovamente
al suo interlocutore sorridendo e con tono canzonatorio gli disse «E pensare che io
potrei aiutarti a risolvere il tuo problemino con i clienti, perché dovresti sapere che
un tempo, quando ancora ero un bambino, la mia nonna Cesarina mi insegnò a fare dei
tortelli eccezionali. A casa mia, quando li cucinavo, tutti ne andavano matti; non
riuscivo a cuocerli che già erano finiti. «Dici sul serio? Ma questa è una grande
notizia. Evviva!» Rispose Crapa Pelata. Giorgino rimase un attimo pensieroso quindi
aggiunse «Peccato però che io non possa aiutarti perché ho già troppo da fare di mio.
Pensa al numero infinito di paia di scarpe che riempiono la mia casa. Quando mai credi che
potrò provare a ripararle non conoscendo il mestiere? Se poi dovessi anche occuparmi del
tuo problema, non finirei certo prima di qualche anno! Mi ci vorrebbe proprio l'aiuto di
un vero calzolaio. Non è che tu
. forse
avendo girato il mondo
e
e
praticato molti lavori abbia per caso conosciuto qualche buon calzolaio?» Crapa
Pelata rimase a sua volta per un momento pensieroso quindi cominciò col dire «Aspetta,
aspetta un poco. Un calzolaio dici? forse
forse
ne conosco uno!» «Dici
davvero?» Esultò Giorgino. «Certamente» aggiunse l'altro. Quindi si mise nuovamente il
volto fra le mani e cominciò a sussultare. Questa volta però non sembrava disperato,
anzi tutt'altro, sembrava quasi stesse ridendo. Infatti quando rialzò il volto aveva
impresso sulle labbra un largo sorriso. Guardò fisso Giorgino e con tutta la gioia e il
divertimento possibili gli disse «Certo, certo che lo conosco» e indicando se stesso
aggiunse «Eccolo qua!»
Immaginatevi la sorpresa dell'altro «Tu?» disse incredulo «Ma quanti lavori sapresti
mai fare?» «Tanti, troppi!» rispose il Pelatino.
Le due nuove conoscenze continuarono per un po di tempo a scrutarsi in silenzio
finché ad entrambi venne l'unica idea possibile e utile per salvare le loro complicate
situazioni. Quasi contemporaneamente i due si misero a parlare. Il primo disse « Ma,
allora tu potresti fare il mio lavoro!» e il secondo « E, e tu potresti fare il mio!»
Detto fatto si misero entrambi a saltare esultando, abbracciandosi e ballando di
contentezza. Il tempo scorreva però inesorabile e con esso si avvicinava l'ora di pranzo
per la quale i clienti sarebbero tornati numerosi, chi ad esigere i tortelli e chi le
proprie scarpe. Giorgino e il Pelatino si accorsero di quanto era tardi. «Mio Dio, si è
fatto veramente tardi. Le lancette giran giran» disse il primo «L'orologio fa tic tac»
aggiunse il secondo.
CANZONE N°5 (PAG.4).
Le lancette giran giran
l'orologio fa tic tac tic tac, tic tac
passa l'ora passa il giorno
passan tante settimane
passan mesi passan anni
mai si stanca di girar
tic tac, tic tac,
tic tic tic tic tac.
SESTO LETTORE
«Bisogna assolutamente che escogitiamo subito qualcosa» disse Giorgino. «Ho un'idea»
disse il Pelatino. « «Mentre tu cucini al più presto un po di tortelli, solamente
un poco, non per tutti, perchè non faresti a tempo, ma quanti bastano per offrire un
succulento assaggio, io mi recherò alla tua casa e riparerò più scarpe possibile».
«Sì, ma cosa dirò ai clienti che vorranno indietro le loro scarpe?» chiese Giorgino.
«Tranquillo» rispose l'altro «Se sei veramente così bravo a cucinare i tortelli come
dici, saprai bene come tranquillizzare la clientela. Io tornerò al più presto, vedrai, e
con più scarpe possibili; in tal modo convinceremo tutti a pazientare fino a questa
sera.» Sì, sì, bello, bello
e poi questa sera che faremo?» chiese Giorgino. «Ci
riposeremo per bene e domani mattina presto io e te faremo una splendida
società
tortelli e scarpe a volontà!» aggiunse il Pelatino.
E andò proprio così. I clienti, quando assaggiarono i tortelli di Giorgino e calzarono
le scarpe del Pelatino, rimasero talmente contenti da non voler più mangiare altro e
portare nessuna vecchia scarpa che non fosse riparata dalla nuova ditta Pela & Giò.
Sì, perché questo divenne il vero nome della società dei due amici i quali divennero
così molto celebri nel paese degli artigiani. Ma la loro fama si diffuse presto nei paesi
vicini e lontani, fino alla città, e crebbe talmente da costringere i nostri eroi a dover
noleggiare dal capostazione un trenino settimanale con il quale recarsi a vendere tortelli
e a riparare scarpe in tutta la regione fino alla vicina città di Artigiania.
CANZONE N° 6 (PAG.15).
Corre il trenino lungo le rotaie
fischia e sbuffa e va.
Fischia sbuffa ed ansima su per la salita
la locomotiva porta trenta vagoncini (ripete la musica con le parole sotto).
pieni di tortelli e di tanti scarponcini;
sembra stanca perché arranca
ma non s'arresta mai fino alla città.
Fine della storia
SCHEDE DI ANALISI ALL'ASCOLTO
a cura di Sergio Negretti
Le seguenti schede rappresentano un contributo all'impostazione di un lavoro serio di
analisi dell'ascolto musicale. Tutte si basano su composizioni per orchestra di fiati.
Queste composizioni, tutte di recente realizzazione, presentano l'attività di ascolto
analitico da punti di vista diversi e quindi funzionali, in ambito didattico, a riutilizzi
o a riapplicazioni della stessa idea in altri contesti compositivo-musicali.
Queste schede, semplici nella loro impostazione, sono il frutto dell'esperienza maturata
nella scorsa stagione e sono state già utilizzate, quali schede di analisi all'ascolto,
per un concerto dimostrativo, (tenuto dalla banda cittadina in data 1/06/02 presso la sala
di S. Barnaba)., rivolto agli alunni delle scuole elementari che hanno aderito, con i
rispettivi insegnanti, al progetto completo «Conoscere la Banda».
Di questo concerto esiste una registrazione, effettuata con mini disco, che può essere,
come già gli altri sussidi didattici, messa a disposizione dei docenti delle scuole
elementari che aderiranno quest'anno alla seconda edizione del nostro progetto.
FINALITÀ DELLE SCHEDE
La prima scheda intende fare comprendere che cosa sia un «Tema»
nel contesto di una composizione e come possa trasformarsi attraverso una serie di «Variazioni».
La seconda scheda pone il problema della individuazione di «Più
Temi» all'interno di un brano musicale.
La terza scheda introduce all'ascolto di una composizione dalla forte
«Finalità descrittiva». La quarta ed ultima scheda, sempre dagli intenti
descrittivi, evidenzia quali possibilità possegga la musica di commentare un «Testo
letterario».
ALLA RICERCA DEL TEMA
ASCOLTO N°1
TITOLO: FANTASIA VARIANTE SUL TEMA DELLA MANTOVANA
AUTORE: SERGIO NEGRETTI
La «Mantovana», conosciuta anche come «Il Ballo di Mantova», ebbe le sue origini nei
primi anni del XVII secolo alla corte dei Gonzaga di Mantova, divenendo immediatamente il
simbolo musicale della città.
Ma nonostante fosse associata e identificata con Mantova, la melodia (il Tema). non
tardò ad imporsi in tutta Europa, sotto titoli diversi e in versioni diverse, compresa
una versione per liuto (strumento a corde pizzicate del Rinascimento). di un autore
polacco. Nel 1645 Gasparo Zannetti pubblicò una collezione di temi popolari lombardi fra
i quali si ritrova anche quello della Mantovana.
In questo adattamento il «Tema» va considerato come «Il Protagonista di un dramma».
Nel corso di questo dramma, il nostro eroe vive alcune avventure che lo inducono a
trasformarsi, per ben tre volte, in forma di «Variazione» di se stesso. Queste
variazioni sono, a loro volta divise da alcune parti, chiamate «Intermedi» nel
corso dei quali il tema sembra perdersi in linguaggi musicali diversi fra loro, per poi
ritrovare nel finale la propria identità originaria.
ANALISI DELL'ASCOLTO
Viene esposto il Tema eseguito da : ottavino; flauto 1°; oboe
1°; clarinetto 1°; tromba 1°; glockenspiel.
Ora il Tema viene presentato nella sua versione arrangiata per
tutto l'organico della Banda.
Si passa quindi alla prima variazione sul tema affidata alle
ance (flauti, ottavino, oboi, clarinetti, fagotti, saxofoni). con l'aggiunta di xilofono e
glockenspiel.
Ed ecco la seconda variazione esposta dagli ottoni (corni
francesi, trombe, tromboni, flicorni baritoni, basso tuba). con l'aggiunta di timpani,
tamburo basso e tamburello basco.
Infine arriva la terza variazione affidata alla sezione delle
percussioni (xilofono, glockenspiel, timpani, tamburo basso, legnetti e tamburello
basco)..
Vengono poi fatti ascoltare quattro intermedi (brani di
collegamento fra una variazione e l'altra; il termine «Intermedio» in origine era
riferito ad una forma di spettacolo drammatico musicale posta fra un atto e l'altro di una
tragedia o di una commedia; nel nostro caso si tratta di brevi brani varianti che vengono
collocati fra l'esposizione e le variazioni del «Tema» che è il vero protagonista di
questo breve dramma compositivo).:
Il primo intermedio affidato a corni francesi, tromboni,
flicorni baritoni e tuba ha un andamento solenne da brano cerimoniale e viene eseguito fra
l'esposizione del tema e la prima variazione.
Il secondo intermedio affidato alle ance, si basa su un motivo
da «aria all'italiana» piuttosto grazioso e viene eseguito fra la prima e la seconda
variazione.
Il terzo intermedio affidato a tutti i fiati della Banda è un
corale nello stile e su una melodia di J. S. Bach e viene eseguito fra la seconda e la
terza variazione.
Il quarto ed ultimo intermedio affidato all'intero
organico della banda è realizzato in stile contrappuntistico (nel contrappunto le
diverse parti si susseguono dando l'impressione di inseguirsi una con l'altra).. Nel corso
di questo ultimo intermedio tornano continuamente frammenti del tema originale finché
questi, dopo essersi trasformato in sereno tema nella tonalità maggiore, torna per
concludere la composizione nella sua forma originale già udita all'inizio.
In conclusione riascoltiamo integralmente l'intera composizione
QUANDO I TEMI SONO PIÙ DI UNO
ASCOLTO N°2
TITOLO: HANOVER FESTIVAL
AUTORE: PHILIP SPARKE
La banda di Hanover, nello stato americano del New Jersey, è stata
fondata nel 1984 dal suo direttore Peter Boor, che ha commissionato Hanover Festival
a Philip Sparke in occasione del 15° anniversario di fondazione della banda. La prima del
brano si è tenuta il 27 ottobre 1999.
Prima di ascoltare integralmente la composizione con l'aiuto dell'analisi dell'ascolto
sotto riportata conosciamo insieme i temi di questa composizione:
Il primo tema è esposto all'inizio (Molto maestoso). dalla
sezione degli ottoni (corni francesi, trombe, tromboni, flicorni baritoni, basso tuba)..
Il secondo tema è esposto nel tempo successivo (Vivo). dai
clarinetti nel registro grave ed ancora dai corni francesi.
Il terzo tema si presenta per la prima volta alla battuta 80
esposto da tutta la banda.
Il quarto tema viene esposto per la prima volta alla battuta
103 dai clarinetti ai quali rispondono con note rapide i flauti.
Il quinto tema che è anche il più bello viene esposto prima
dai clarinetti e dai corni alla battuta 121 e poi ripreso con forza da trombe e tromboni
alla battuta 145.
Proviamo ora a riascoltare integralmente la composizione avvalendoci
dell'analisi all'ascolto.
siete in grado di riconoscere i temi precedentemente ascoltati?
ANALISI DELL'ASCOLTO
Il brano inizia con una solenne fanfara di ottoni (Tema 1°). cui
si uniscono i legni per dar luogo ad un espressivo corale e raggiungere un alto livello di
espressività.
La fanfara ritorna e le trombe fanno da introduzione ad una
sezione esplosiva caratterizzata da una melodia energica eseguita dai corni e dai
clarinetti che suonano nel registro grave (Tema 2°)..
Un passaggio di collegamento con forti accordi degli ottoni (Tema
3°). che accompagna il brano in una sezione scherzosa (Tema 4°). fa da
introduzione ad un tema centrale (Tema 5°). in legato inizialmente eseguito dai
legni e poi dall'intera banda.
La fanfara iniziale ritorna (Tema 1°)., questa volta
accompagnata dalla sezione Vivo (Tema 2°; Tema 3°; Tema 4°)., fino a che una rapida
e potente coda conclude il brano.
QUANDO LA MUSICA DESCRIVE
ASCOLTO N°3
TITOLO: THE CARNIVAL OF THE INSECTS (IL CARNEVALE DEGLI INSETTI)
AUTORE: BRUCE FRASER
Qualcuno ricorderà la bella composizione del francese Camille Saint
Saens «Il Carnevale degli Animali». In quel capolavoro della musica, per burla e
divertimento, l'autore volle ritrarre alcuni comportamenti animali e tradurli in effetti
musicali. Ecco che il ruggito del Re Leone era ottenuto con rapide scale del pianoforte
che suona nel registro grave, il canto del cuculo nel profondo del bosco era bene
interpretato da un ossessivo intervallo di terza discendente affidato al clarinetto,
oppure il goffo andamento dell'elefante era identificato con il suono del contrabbasso e,
così via.
Il compositore scozzese Bruce Fraser lo scorso anno ha pubblicato una sua nuova
composizione che, prendendo spunto dall'idea di Saint Saens, intende descrivere
scherzosamente alcune caratteristiche del comportamento animale degli insetti.
La composizione è strutturata nei seguenti cinque brani:
Marcia delle formiche «La sottile linea nera»