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IL "FAR MUSICA" NELLA TRADIZIONE POPOLARE BRESCIANA

COME SUONAVANO I NOSTRI NONNI

di Flaminio Valseriati


Brescia è città di antiche tradizioni musicali. Molto si è scritto sulla musica cosiddetta “colta” della nostra città nei secoli scorsi; qualcosa (un po' meno dei meriti che Brescia ha) si è detto delle tradizioni liutistiche di Brescia; poco, forse, si sa della musica che la città viveva tutti i giorni, nelle spontanee aggregazioni corali e strumentali, che spaziavano dalla fabbrica, all'osteria, al ritrovo degli amici, alle rappresentazioni “da cortile” del secolo scorso.
Ma è la musica popolare bresciana di fine secolo, quella di tutti i giorni, di cui vogliamo discorrere. La conformazione della nostra Provincia ha favorito uno sviluppo assai diversificato dei modi di “fare musica”.
Peraltro la maggior parte del patrimonio di canzoni schiettamente popolari, è stato tramandato, e viene oggi conservato, attraverso la famiglia Bregoli di Pezzaze, i cui fratelli, tutti musicisti di fine ma istintiva sensibilità, custodiscono un vastissimo repertorio. Grazie all'opera di studiosi Bresciani (tra essi Bruno Pianta) circa 12 anni fa tale repertorio orale è stato raccolto nel volume “Brescia e il suo territorio”. I fratelli Bregoli, tutti minatori, sono autentici cultori di semplici melodie popolari, e ogni volta che cantano un pezzo, lo eseguono in modo diverso affermando che “le canzoni si cantano come si sentono in quel momento”. I 15 fratelli Bregoli (l'ultimo si chiama, per l'appunto “Quindicesimo”) posati gli attrezzi da lavoro, si ritrovano ancora insieme per suonare chitarra, mandolino e fisarmonica, ricordando a memoria, e sempre trasformando, tutte le canzoni della tradizione popolare Bresciana dell'800.
Come si diceva, la musica popolare bresciana haavuto forme e sviluppi diversi a seconda della zona: la musica popolare camuna, ad esempio, conserva elementi culturali e linguistici bergamaschi: abbiamo cori a voci miste, villotte ottonarie e una polivocalità di tipo alpino, con un modulo musicale avente influenze di coro educato, e stile polivocale per terze, sempre di tipo alpino.
In Valtrompia, la valle più tipicamente Bresciana, non si risentono influenze di altre provincie, e per l'appunto la famiglia Bregoli è la custode delle tradizioni più schiettamente bresciane: sono ballate, poesie, favole, sempre ritmate in quel modo semplice e schietto che tutti conosciamo.
La Val Caffaro merita una apposita citazione, per il “capitolo Bagolino”. Il carnevale di Bagolino, infatti, è una manifestazione che, oggi definita folcloristica, è in realtà autentica espressione popolare di antichissime tradizioni, che esprime in modo sincero quella musicalità e tradizione oggi riconosciuta di importanza ultra nazionale. Il Carnevale di Bagolino conta un repertorio di almeno 15 balli diversi, mentre altri sono usciti dall'uso. Ricordiamo l'ariosa, il bal francés, il bas de tac, la biondina, il bussulù, la francischèta, la mascherina, la molèta, la monachèla, il pàs in amur, le rose e fiori, il salta 'm barca, il sifulòt, lo spazzacamino e la tonina.
Gli strumenti dell'orchestra bagossa sono la chitarra, i violini, e il contrabbasso nella forma semplificata a tre corde. I musicisti sono itineranti, e il contrabbasso è portato a spalle con un particolare supporto, così che l'insieme orchestrale, pure nel freddo di febbraio, suona e canta in circolo, mentre le maschere con gli zoccoli di legno ritmano la musica. L'osservazione delle formazioni orchestrali colpisce per la grande compostezza e omogeneità delle musiche e dei balli.
Tradizioni musicali diverse si manifestano in Valsabbia; della Valvestino va ricordato il tipico rito di marzo denominato “tratto marzo”, che è un rito poetico popolare e musicale che parla di fidanzamenti e d'amore. Trombe e corni accompagnano specie di epitalami.
La pianura bresciana si fa invece ricordare per canti come ninne nanne, che in realtà esprimono momenti della condizione femminile, soprattutto del mondo contadino; vi sono canzoni a pretesto di mestieri che si sviluppano in forma satirica dal contenuto sessuale più 6 meno esplicito, riferendosi a spazzacamini, arrotini, mugnai, erbivendoli, cacciatori e formaggiai.
Brescia ha in sostanza recepito tutte queste sfumature culturali della provincia, così che la musica quotidiana dei nostri nonni, esprimeva tutti questi piccoli mondi musicali. Non vi erano riunioni “ufficiali”, ma semplicemente improvvisazioni nelle famiglie private, nelle aie popolari, e soprattutto nelle osterie, quali il Frate, il Cantinù, la Grotta e quelle più antiche, ben note ai bresciani. Qui la musica si sviluppava con gli strumenti tradizionali, quali la chitarra, la fisarmonica, il violino, il contrabbasso, e anche il mandolino. Le chitarre, seguendo l'estro costruttivo dell'800, avevano le forme più svariate, impreziosite spesso da enormi manici che reggevano i bassi di bordone, ma che in realtà avevano funzione più estetica che armonica. Le fotografie mostrano appunto curiose chitarre, addirittura un banjo con quattro bassi di bordone, e poi violini e chitarre davanti a “calici” di vino rosso.
Fortunatamente, oggi i testi e le musiche di queste semplici canzoni sono reperibili, essendo stati raccolti in varie opere. Ma l'autentico sapore di questa schietta musicalità rimane ormai solo custodito dai nostri nonni.