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L'IMPIEGO DELLA MUSICOTERAPIA

DURANTE IL PARTO E LA GRAVIDANZA

NASCERE CON LA MUSICA

di Claudio Paganotti

claudio@paganotti.it

Durante la gravidanza e il parto, le donne di molte culture impiegano la musica per favorire il proprio benessere e quello del nascituro. In certe popolazioni, per esempio, alcuni gruppi di musicisti suonano e cantano per la donna gravida, soprattutto dal quinto mese in poi.

La musica agisce sul corpo umano sia sul piano fisico sia su quello psichico. A livello corporeo, in base al tipo di musica ascoltato, si può avere un’azione distensiva o stimolante sull’apparato respiratorio e cardiovascolare, sul sistema nervoso, endocrino e muscolare. A livello mentale, diversi tipi di musica, inducono particolari stati d’animo: per esempio alcuni temi musicali hanno un’azione rassicurante e calmante, altri euforizzante, eccitante o anche deprimente.

L’insieme delle tecniche volte a utilizzare la musica a fini terapeutici si definisce musicoterapia. Ne esistono due modalità: la musicoterapia passiva o ricettiva, che consiste nell’ascoltare una musica e lasciare che agisca a livello inconscio; la musicoterapia attiva, che consiste nel creare della musica con l’ausilio di strumenti, suoni o rumori semplici (come per esempio tamburellare con le dita un ritmo o canticchiare un brano musicale). La scelta di una delle due metodiche dipende dal particolare stato d’animo della partoriente in quel momento.

Uno degli obiettivi della musicoterapia in gravidanza è creare una musica d’atmosfera che permetta una migliore preparazione al parto. Partorire con la musica, forma sperimentale di parto dolce, costituisce una tecnica di autoanalgesia: durante l’ascolto il corpo libera le endorfine, sostanze che attenuano la sofferenza psicofisica.

Alcune donne partoriscono con l’ascolto della musica per indurre uno stato di distensione e rilassamento profondo, e uno spostamento dell’attenzione su una cosa diversa dal travaglio, in modo da poter coordinare al meglio la propria respirazione e limitare così il dolore delle contrazioni.

é utile ascoltare musica classica (i Concerti brandeburghesi di Bach o Le quattro stagioni di Vivaldi) e musica new age, che, ispirandosi ai suoni presenti in natura, è caratterizzata da un ritmo calmante e rilassante. La musica, se scelta con accuratezza, allevia il dolore delle contrazioni da parto: in uno studio condotto su donne che partorivano per la prima volta, le partorienti sono state divise in due gruppi. Nelle prime tre ore del travaglio di parto un gruppo ha ascoltato musica rilassante, l’altro non ha ascoltato musica. Le donne del primo gruppo hanno provato meno dolore e meno stress emotivo.

L’efficacia antalgica della musica, in ogni modo, dipende dal livello d’educazione, di preparazione e d’adattamento ai gusti musicali personali d’ogni donna.

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Il ruolo della musica appare interessante anche nella riduzione dello sforzo del travaglio di parto, uno sforzo che alterna ciclicamente momenti di tensione ad altri di distensione. La percezione musicale è fondata, in parte, proprio sul riconoscimento di tensione e distensione, che sono anche due elementi costitutivi della musica. Pertanto nell’associare la musica al travaglio di parto, si sceglieranno brani di intensità forte e di durata breve per accompagnare le fasi di tensione, poiché i parossismi del dolore sono molto più brevi dei periodi di calma. Si utilizzeranno, per esempio, un brano del preludio del Vascello fantasma di Wagner, certi ritmi slavi o anche alcune musiche primitive africane, che accompagnano bene gli esercizi respiratori abitualmente associati alla musicoterapica nel parto. Tra le musiche di distensione, invece, se si utilizza il preludio del Vascello fantasma di Wagner nella fase di tensione, si potrà impiegare L’incantesimo del Venerdì Santo (Parsifal) di Wagner in quella di distensione. Le musiche di distensione migliorano in maniera apprezzabile la capacità di recupero della partoriente, e l’alternanza tensione/distensione, in musica, favorisce un rilassamento profondo.

Nella scelta del programma musicale bisogna tener conto di diverse considerazioni: stile della musica, intensità sonora, durata dei brani, ecc. Quando partoriscono donne straniere sarebbe utile usare musiche dei loro paesi d’origine.

Inoltre la musica ha un forte potere evocativo: non solo di sensazioni ma anche di immagini. Visualizzare immagini positive durante l’ascolto della musica (per esempio, un paesaggio spesso collegato all’acqua: la riva del mare, la superficie del lago, lo scorrere di un fiume) diventa simbolo di tranquillità psicofisica, permettendo alla mente di ritrovare, durante il travaglio, quell’equilibrio e quella concentrazione che limitano il dolore delle contrazioni.

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Già durante la vita intrauterina, il nascituro dispone di organi di senso operanti e vive alcune esperienze sensoriali: l’utero è un luogo sonoro, nel quale riceve stimolazioni provenienti dal mondo interno e esterno. Il feto sente prima per via tattile, attraverso i pori della pelle, poi anche per via uditiva. Infatti, l’apparato uditivo completa la sua maturazione tra il 2° ed il 5° mese di gravidanza; perciò dal 6° mese in poi il nascituro ha la capacità di sentire suoni e rumori.

Il battito cardiaco del feto è modificato dalla voce umana: nel caso di una voce familiare il cuore decelera, mentre se sconosciuta accelera. I movimenti del feto sono modificati dall’ascolto della musica: Brahms e Beethoven lo agitano, mentre Vivaldi e Mozart (soprattutto le opere giovanili) lo calmano. La musica rock o punk lo scatena: alcune gravide sono costrette a rinunciare all’ascolto di tale musica per i calci fastidiosi del loro nascituro. Infatti, i toni bassi del rock “martellano” la base della colonna vertebrale della madre, raggiungendo direttamente e con forza eccessiva il feto, che reagisce con movimenti violenti.

Tramite i suoni, dunque, il nascituro conosce il mondo e ne ha un ricordo, tanto che, da neonato, preferisce i suoni già sperimentati durante la vita intrauterina.

Dopo il parto è importante che il neonato sia subito appoggiato sul seno della madre, perché possa ascoltarne il battito cardiaco e il ritmo respiratorio per sentirsi nuovamente al sicuro. Le musiche ascoltate ripetutamente dal feto saranno poi riconosciute dal neonato, che mostrerà segni di gioia nel riascoltarle.

La musica ascoltata in gravidanza, ma anche le canzoni, le ninnananne o il semplice parlare al neonato tornano utili dopo la nascita per calmarlo e rassicurarlo, ma soprattutto per addormentarlo. Il neonato, inoltre, ama così tanto la voce materna che, per cercarla, altera la durata e le pause del suo modello di suzione.

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 Numerosi studi hanno dimostrato che i neonati preferiscono la voce della madre rispetto a quella di altre donne. Questa “preferenza” inizia già in utero. Sono stati studiati sessanta feti pochi giorni prima della nascita. A trenta di loro è stato fatto ascoltare un nastro di due minuti con la voce della madre che recitava una poesia, mentre per gli altri trenta, la voce era quella di un’estranea. I feti all’ascolto della voce materna reagivano con un’accelerazione del ritmo cardiaco, al contrario, a quello della voce sconosciuta con una riduzione del battito cardiaco. Il feto sente e reagisce ai suoni dall’esterno, ma è anche capace di distinguere tra una voce e l’altra.

La voce, infatti, è una forma di comunicazione con il nascituro; per questo si consiglia alla madre e anche al padre di parlare e di cantare rivolgendosi al feto. Mentre la voce materna, più acuta, risuona nella metà superiore del corpo del nascituro, affinando la sua coordinazione senso-motoria, la voce paterna, più bassa, ne stimola la parte inferiore del corpo, facendo di lui un camminatore precoce e instancabile.

Il nascituro, però, percepisce più facilmente la voce materna, più acuta, rispetto alle altre, dato che nell’organo di Corti si sviluppano prima le cellule ciliate, responsabili della percezione delle frequenze più acute.

I suoni, infine, non agiscono solo sull’udito del nascituro, ma su tutto il suo corpo e favoriscono lo sviluppo equilibrato del sistema nervoso. Già alle prime settimane di gravidanza, infatti, gli stimoli sono trasmessi al cervello, percepiti e depositati nella memoria; quindi il feto può memorizzare e apprendere. Già Platone affermava che “la migliore educazione scaturisce dalla musica, perché l’armonia e il ritmo penetrano nel più profondo dell’anima e se ne impossessano donando a colui che ne beneficia saggezza e ragione”.