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IL “SIGNIFICATO” DELLA MUSICA
LA RICERCA ESTETICA DI BORIS DE SCHLOEZER
di Augusto Mazzoni
Da qualche tempo è vivo in Francia un dibattito che
affronta i problemi della musica entro nuove prospettive di riflessione e
di ricerca.
Pubblichiamo questo articolo che consente un approccio alla conoscenza di
uno dei protagonisti della cultura musicologica d'oltralpe. L'autore è un
giovane studioso di estetica musicale.
Boris Fedorovic de Schloezer (1881-1969) è noto soprattutto come valente
critico e musicologo. A Parigi, dove si trasferisce nel 1921 dalla Russia,
si svolge la sua intensa attività di pubblicista: redattore de "La Revue
Musicale", collaboratore della "Nouelle Revue Française", scrive per le
principali riviste musicali e culturali francesi.
L'intervento di de Schloezer non si limita però al campo esclusivamente
esegetico e critico, ma si realizza altresì in sede più specificamente
teorico-filosofica, arrivando a fondare una compiuta teoria di estetica
musicale che viene ad affiancarsi alle analoghe ricerche svolte
contemporaneamente in Francia da Pierre Souvtchinsky, Vladimir
Jankélévitch, Giséle Brelet e numerosi altri.
Iscrivendosi appieno nell'ambito dell'estetica francese, che risente
spesso di istanze formalisti-che e costruttivistiche, Schloezer sviluppa
considerazioni sui fenomeni musicali, impostando un'analisi della musica
intesa nella sua autonoma oggettualità. In questo appare evidente
l'intento critico nei confronti di qualsiasi concezione psicologistica che
consideri essenzialmente l'arte come una privata esperienza emotiva del
soggetto e riduca pertanto il ruolo dell'opera artistica a merostrumento
di una comunicazione simpatetica tra autore e fruitore.
Pur tuttavia Schloezer vuole evitare le aridità di una posizione
banalmente naturalistica: l'obiettività di un'opera musicale non risiede
certamente nella realtà fisica delle vibrazioni sonore che si manifestano
hic et nunc all'atto dell'esecuzione.
L'opera invero è un qualcosa di intemporale cui le molteplici esecuzioni.
rinviano come ad un unico contenuto di esse. La musica da questo punto di
vista risulta possedere un significato, un senso (chiamato da Schloezer
sens spirituel) tramite cui si rivela l'opera nella sua oggettiva
individualità.
Schloezer in tal modo intende sottolineare la dimensione linguistica della
musica, ma vuole nondimeno tener ben distinto il linguaggio musicale dal
linguaggio propriamente verbale. Il senso spirituale infatti non è affatto
"senso razionale", un significato cioè di tipo concettuale e quindi
generale ed astratto: se nel linguaggio (sistema aperto) il senso
trascende la forma verbale, viceversa nella musica (sistema chiuso) il
senso è immanente alla struttura sonora e non rimanda al di fuori di essa.
Il senso spirituale pertanto, ancorché ideale ed intemporale, è "idea
concreta", incarnata nella forma musicale stessa.,
L'opera racchiude un senso appunto perché, invece di costituire un
aggregato qualunque di suoni irrelati, essa possiede una precisa
strutturazione del materiale sonoro in base ad un determinato sistema
culturale musicale (battute, accordi, scale ecc.).
Affinchè possa venir afferrato il senso spirituale della musica, si
prospetta dunque per ogni ascoltatore il compito di una adeguata
comprensione di tale struttura che colga sinteticamente i suoni sub specie
unitatis. Ma a che livello si pone soggettivamente questa sintesi
comprensiva?
È da escludersi decisamente che nel corso dell'ascolto venga compiuta da
parte del soggetto una qualche sintesi di tipo razionale: l'atteggiamento
estetico è incompatibile con ogni atteggiamento scientifico-conoscitivo
(per questo Schloezer guarda con sospetto le opere vocali dov’è
l'attenzione per il senso razionale del testo distrae dalla comprensione
del senso spirituale della musica). In effetti la forma musicale è una
struttura organica individuale e concreta e non un vuoto schema astratto,
pertanto l'ascoltatore nella comprensione dell'opera non è volto a
rintrecciare analiticamente regole o formule della composizione. Si può
comprendere la musica senza conoscere la teoria musicale così come si può
comprendere una lingua senza saperne la grammatica o la sintassi.
Se Schloezer nega completamente un intervento della ragione nel corso
dell'ascolto, parimenti egli ritiene di dover screditare notevolmente la
funzione della sensibilità, entrando così in polemica con alcune tesi
della Gestalttheorie, corrente cui peraltro sembra talora richiamarsi. Per
de Schloezer infatti una sintesi sensoriale non può giungere a cogliere il
senso spirituale che, in quanto contenuto storio-culturale della musica,
deve essere afferrato mediante una sintesi intellettuale del soggetto.
La sensibilità per Schloezer non ha alcuna capacità conoscitiva nei
confronti di significati di tipo culturale, essa però svolge un ruolo
essenziale nell'interpretazione delle manifestazioni espressive naturali
degli esseri viventi, dove non si fa ricorso ad alcun ragionamento
analogico, essendo ogni segno organico colto direttamente. Medesima è
l'importanza attribuita all'immediatezza sensibile nel caso
dell'espressività musicale.
V'è subito da precisare che Schloezer ammettendo il potere espressivo
della musica non contraddice minimamente la sua rigorosa impostazione
antipsicologistica: l'espressione è intesa qui non come uno stimolo ad una
reazione emotiva del soggetto, ma come una autentica qualità obiettiva che
appartiene in proprio alla musica in virtù della sua strutturazione. In
tal modo Schloezer nega che un autore si "esprima", cioè si confessi,
nella sua opera, dato che in essa è rappresentato solo come homo faber,
vale a dire come compositore con la propria tecnica e il proprio stile.
L'espressione di un'opera musicale dipende strettamente dalla presenza in
essa di segni espressivi estetici: Schloezer li classifica secondo due
diverse categorie. Una prima categoria è quella dei segni espressivi
intrinseci che costituiscono il simbolo stilizzato, non puramente
imitativo, dei segni espressivi naturali (andamenti singhiozzanti,
glissandi ecc.). L'altra categoria invece è quella dei segni espressivi
estrinseci, i quali possiedono un significato espressivo in dipendenza da
un certo sistema musicale (cadenze, accordi ecc.).
I segni espressivi ineriscono organicamente alla forma musicale e ne
determinano il "senso psicologico", cioè l'espressione, che, come già
detto, è afferrata a livello di sensibilità immediata. Schloezer ha modo
di stabilire una precisa relazione tra il senso psicologico così
determinato e il senso spirituale: il senso psicologico non è altro che
l'aspetto sensibile assunto dal senso spirituale prima che sia compiuta la
sintesi intellettuale attuata da parte dell'ascoltatore nella comprensione
musicale.
La conclusione a cui così si perviene svaluta alquanto l'espressività, che
si configura soltanto come risvolto degradato del genuino contenuto
musicale. È questa palesemente una conseguenza ., di quell'intellettualismo
che viene considerato dai critici di Schloezer come il punto più opinabile
della sua teoria. L'ipostatizzazione di una specifica facoltà conoscitiva
preposta alla comprensione dei significati storico-concreti risente
inequivocabilmente di una dottrina gnoseologica di vieta marca. Si ricusa
in tal modo di riconoscere il fungere costitutivo della percezione
estetica entro quella viva prassi comunicativa intersoggettiva che ogni
fenomeno artistico realizza.
Un simile giudizio piuttosto severo prende le mosse dalla considerazione
dei contenuti relativi al principale saggio di Schloezer, l'introduction à
J. S. Bach del 1947, che ha suscitato intorno a se un ampio dibattito
filosofico (Cfr. la polemica Francès - Schloezer su "Les Temps Modernes",
nonché le acute osservazioni di Mikel Dufrenne nellaPhénonénologie de l'expérience
esthétique). Non vanno però trascurati i manifesti segni di sviluppo
teorico che sono rilevabili nei Problèms de la musique moderne, opera
scritta da Schloezer in collaborazione con la nipote Marina Skrjabin e
pubblicata nel 1959.
Quivi ben maggiore è l'attenzione per le più recenti ricerche di
psicologia musicale: viene rivalutata la funzione strutturante della
percezione nell'ascolto musicale, superando quindi ogni negativo retaggio
intellettualistico e riabilitando appie no il merito delle affermazioni
circa l'immanenza e la concretezza del senso spirituale della musica. |