Home Page

Associazione
 La Storia
 
I Maestri
 
Consiglio
 
Iscrizione

Attività
 Esecuzioni
 
Compositori   Bresciani
 Discografia
 Tesi
 Filmati Youtube
 Logotipo

Scuola
 Iscrizione
  Didattica

 
Opuscolo
  Banda Giovanile

Giornale
  La Storia
  
Indici
  
Primo Piano

Archivio Musicale
 Antico
 
Moderno

Associazione Amici della Banda
  

Varie

IMMS Italia

Link di interesse bandistico 

 

           

 

IL “SIGNIFICATO” DELLA MUSICA

LA RICERCA ESTETICA DI BORIS DE SCHLOEZER

di Augusto Mazzoni

Da qualche tempo è vivo in Francia un dibattito che affronta i problemi della musica entro nuove prospettive di riflessione e di ricerca.
Pubblichiamo questo articolo che consente un approccio alla conoscenza di uno dei protagonisti della cultura musicologica d'oltralpe. L'autore è un giovane studioso di estetica musicale.
Boris Fedorovic de Schloezer (1881-1969) è noto soprattutto come valente critico e musicologo. A Parigi, dove si trasferisce nel 1921 dalla Russia, si svolge la sua intensa attività di pubblicista: redattore de "La Revue Musicale", collaboratore della "Nouelle Revue Française", scrive per le principali riviste musicali e culturali francesi.
L'intervento di de Schloezer non si limita però al campo esclusivamente esegetico e critico, ma si realizza altresì in sede più specificamente teorico-filosofica, arrivando a fondare una compiuta teoria di estetica musicale che viene ad affiancarsi alle analoghe ricerche svolte contemporaneamente in Francia da Pierre Souvtchinsky, Vladimir Jankélévitch, Giséle Brelet e numerosi altri.
Iscrivendosi appieno nell'ambito dell'estetica francese, che risente spesso di istanze formalisti-che e costruttivistiche, Schloezer sviluppa considerazioni sui fenomeni musicali, impostando un'analisi della musica intesa nella sua autonoma oggettualità. In questo appare evidente l'intento critico nei confronti di qualsiasi concezione psicologistica che consideri essenzialmente l'arte come una privata esperienza emotiva del soggetto e riduca pertanto il ruolo dell'opera artistica a merostrumento di una comunicazione simpatetica tra autore e fruitore.
Pur tuttavia Schloezer vuole evitare le aridità di una posizione banalmente naturalistica: l'obiettività di un'opera musicale non risiede certamente nella realtà fisica delle vibrazioni sonore che si manifestano hic et nunc all'atto dell'esecuzione.
L'opera invero è un qualcosa di intemporale cui le molteplici esecuzioni. rinviano come ad un unico contenuto di esse. La musica da questo punto di vista risulta possedere un significato, un senso (chiamato da Schloezer sens spirituel) tramite cui si rivela l'opera nella sua oggettiva individualità.
Schloezer in tal modo intende sottolineare la dimensione linguistica della musica, ma vuole nondimeno tener ben distinto il linguaggio musicale dal linguaggio propriamente verbale. Il senso spirituale infatti non è affatto "senso razionale", un significato cioè di tipo concettuale e quindi generale ed astratto: se nel linguaggio (sistema aperto) il senso trascende la forma verbale, viceversa nella musica (sistema chiuso) il senso è immanente alla struttura sonora e non rimanda al di fuori di essa. Il senso spirituale pertanto, ancorché ideale ed intemporale, è "idea concreta", incarnata nella forma musicale stessa.,
L'opera racchiude un senso appunto perché, invece di costituire un aggregato qualunque di suoni irrelati, essa possiede una precisa strutturazione del materiale sonoro in base ad un determinato sistema culturale musicale (battute, accordi, scale ecc.).
Affinchè possa venir afferrato il senso spirituale della musica, si prospetta dunque per ogni ascoltatore il compito di una adeguata comprensione di tale struttura che colga sinteticamente i suoni sub specie unitatis. Ma a che livello si pone soggettivamente questa sintesi comprensiva?
È da escludersi decisamente che nel corso dell'ascolto venga compiuta da parte del soggetto una qualche sintesi di tipo razionale: l'atteggiamento estetico è incompatibile con ogni atteggiamento scientifico-conoscitivo (per questo Schloezer guarda con sospetto le opere vocali dov’è l'attenzione per il senso razionale del testo distrae dalla comprensione del senso spirituale della musica). In effetti la forma musicale è una struttura organica individuale e concreta e non un vuoto schema astratto, pertanto l'ascoltatore nella comprensione dell'opera non è volto a rintrecciare analiticamente regole o formule della composizione. Si può comprendere la musica senza conoscere la teoria musicale così come si può comprendere una lingua senza saperne la grammatica o la sintassi.
Se Schloezer nega completamente un intervento della ragione nel corso dell'ascolto, parimenti egli ritiene di dover screditare notevolmente la funzione della sensibilità, entrando così in polemica con alcune tesi della Gestalttheorie, corrente cui peraltro sembra talora richiamarsi. Per de Schloezer infatti una sintesi sensoriale non può giungere a cogliere il senso spirituale che, in quanto contenuto storio-culturale della musica, deve essere afferrato mediante una sintesi intellettuale del soggetto.
La sensibilità per Schloezer non ha alcuna capacità conoscitiva nei confronti di significati di tipo culturale, essa però svolge un ruolo essenziale nell'interpretazione delle manifestazioni espressive naturali degli esseri viventi, dove non si fa ricorso ad alcun ragionamento analogico, essendo ogni segno organico colto direttamente. Medesima è l'importanza attribuita all'immediatezza sensibile nel caso dell'espressività musicale.
V'è subito da precisare che Schloezer ammettendo il potere espressivo della musica non contraddice minimamente la sua rigorosa impostazione antipsicologistica: l'espressione è intesa qui non come uno stimolo ad una reazione emotiva del soggetto, ma come una autentica qualità obiettiva che appartiene in proprio alla musica in virtù della sua strutturazione. In tal modo Schloezer nega che un autore si "esprima", cioè si confessi, nella sua opera, dato che in essa è rappresentato solo come homo faber, vale a dire come compositore con la propria tecnica e il proprio stile.
L'espressione di un'opera musicale dipende strettamente dalla presenza in essa di segni espressivi estetici: Schloezer li classifica secondo due diverse categorie. Una prima categoria è quella dei segni espressivi intrinseci che costituiscono il simbolo stilizzato, non puramente imitativo, dei segni espressivi naturali (andamenti singhiozzanti, glissandi ecc.). L'altra categoria invece è quella dei segni espressivi estrinseci, i quali possiedono un significato espressivo in dipendenza da un certo sistema musicale (cadenze, accordi ecc.).
I segni espressivi ineriscono organicamente alla forma musicale e ne determinano il "senso psicologico", cioè l'espressione, che, come già detto, è afferrata a livello di sensibilità immediata. Schloezer ha modo di stabilire una precisa relazione tra il senso psicologico così determinato e il senso spirituale: il senso psicologico non è altro che l'aspetto sensibile assunto dal senso spirituale prima che sia compiuta la sintesi intellettuale attuata da parte dell'ascoltatore nella comprensione musicale.
La conclusione a cui così si perviene svaluta alquanto l'espressività, che si configura soltanto come risvolto degradato del genuino contenuto musicale. È questa palesemente una conseguenza ., di quell'intellettualismo che viene considerato dai critici di Schloezer come il punto più opinabile della sua teoria. L'ipostatizzazione di una specifica facoltà conoscitiva preposta alla comprensione dei significati storico-concreti risente inequivocabilmente di una dottrina gnoseologica di vieta marca. Si ricusa in tal modo di riconoscere il fungere costitutivo della percezione estetica entro quella viva prassi comunicativa intersoggettiva che ogni fenomeno artistico realizza.
Un simile giudizio piuttosto severo prende le mosse dalla considerazione dei contenuti relativi al principale saggio di Schloezer, l'introduction à J. S. Bach del 1947, che ha suscitato intorno a se un ampio dibattito filosofico (Cfr. la polemica Francès - Schloezer su "Les Temps Modernes", nonché le acute osservazioni di Mikel Dufrenne nellaPhénonénologie de l'expérience esthétique). Non vanno però trascurati i manifesti segni di sviluppo teorico che sono rilevabili nei Problèms de la musique moderne, opera scritta da Schloezer in collaborazione con la nipote Marina Skrjabin e pubblicata nel 1959.
Quivi ben maggiore è l'attenzione per le più recenti ricerche di psicologia musicale: viene rivalutata la funzione strutturante della percezione nell'ascolto musicale, superando quindi ogni negativo retaggio intellettualistico e riabilitando appie no il merito delle affermazioni circa l'immanenza e la concretezza del senso spirituale della musica.