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MARCE E DANZE PER BANDA
BEETHOVEN E LA “MUSICA D’USO”
di Giovanni Ligasacchi
Nel 1920 Paul Hindemith coniava il termine "Gebrauchsmusik"
che, letteralmente, significa "musica d'uso", cioè un tipo di musica
creata per un determinato uso pratico. Questo genere di musica si
rivolgeva in modo particolare a gruppi, associazioni civili o religiose
impegnate a "far musica" in casa, nella scuola, in chiesa ed in occasione
di feste e cerimonie.
Non si trattava di una novità. I sostenitori di questo movimento, che
coinvolgeva un gruppo di musicisti (Hindemith, Weill, Eisler, Dessau e
Brecht per il teatro), prendeva come modello la produzione di "musica
d'uso" dei grandi musicisti del passato (Bach, Haendel, Haydn, Salieri,
Mozart, Beethoven ecc.).
L'esigenza di creare una letteratura musicale volta a soddisfare la
richiesta di gruppi corali e strumentali dilettantistici, corrispondeva
alla particolare tradizione musicale dei paesi di lingua tedesca, dove la
pratica musicale era un fenomeno di notevole ampiezza.
Questa situazione favorì la produzione di un repertorio corale e
strumentale di facile comprensione anche per gruppi amatoriali.
In questo particolare panorama unico in Europa, riveste particolare
interesse la raccolta di "marce e danze per banda", composte da Beethoven
negli anni che vanno dal 1809 al 1816.
Nel 1809 viene composta la "Marcia in fa maggiore" (WoO 18) su commissione
del Gran Maestro dell’Ordine Teutonico, arciduca Anton Franz, che
successivamente Beethoven dedicherà alla "Milizia territoria boema".
Questa marcia è anche nota con il sottotitolo "York'scher marsch", in
onore del generale prussiano York. La partitura prevede il seguente
organico: flauto piccolo, due flauti, un clarinetto in si bemolle, due
clarinetti in do, due corni in fa, due trombe in si bemolle, tamburo
piccolo, grancassa, due fagotti e un controfagotto.
Nel 1810 viene composta la "Marcia in fa maggiore" (WoO 19) che viene
eseguita durante il carosello tenuto nel castello di Luxenburg nei pressi
di Vienna. Sulla prima pagina della partitura originale vi è una
importante nota di Beethoven che prescrive "un passo per ogni battuta".
Pertanto la marcia doveva essere eseguita in tempo molto veloce.
La "Marcia in do maggiore" (WoO 20) (1806 ?) contrassegnata sulla
partitura originale come "Zapfestreich" (La ritirata), venne pubblicata
solo nel 1888. La storia di questa composizione è assai travagliata.
L'autografo posseduto dall'editore Haslinger, poi dagli antiquari Steger e
List e successivamente da Franke, improvvisamente sparì e non si ebbe più
traccia fino al 1977 quando comparì ad un’asta a Parigi dove venne
acquistato da un privato. Contrariamente alle due marce precedenti, che
sono costruite in forma bipartita, senza trio, la marcia in do maggiore è
tripartita con un breve trio in funzione della ripresa "da capo".
Mentre le marce finora citate hanno un organico assai tradizionale, la
"Marcia in re maggiore per musica militare" (WoO 24) composta nel 1816
"per il Corpo civico di artiglieria di Vienna" ha un organico strumentale
assai robusto ed è la maggiore composizione per banda. Difatti la
partitura comprende ben 34 strumenti: due flauti piccoli, due oboi, cinque
clarinetti, sei corni, otto trombe, tamburo militare, grancassa, due
fagotti, cinelli (piatti), tre tromboni, serpentone. Consta di due parti
seguite da un trio "all'ongarese" anch'esso in due parti.
Alle quattro marce vanno aggiunte due danze: la "Polacca in re maggiore" e
la "Scozzese in re maggiore". Del 1810 è la "Polacca in re maggiore" (WoO
21) per orchestra militare. Il manoscritto originale si trova presso la
Biblioteca del Conservatorio di Musica di Parigi e porta la scritta: par
Beethoven a (sic) Baden. Sulla stessa partitura autografa della "polacca"
si trova anche la "Scozzese" (WoO 22) pure in re maggiore. L'organico
strumentale delle due danze è costituito da un flauto piccolo, due oboi,
due clarinetti, due corni, una tromba, tamburo militare, grancassa,
triangolo, cinelli (piatti), due fagotti e controfagotto.
Queste composizioni sono state pubblicate, nel 1979, dalla Casa Editrice
Ludwing Doblinger di Vienna, nella collezione "Diletto musicale" con la
revisione del Dottor Otto Biba.
È interessante osservare come l'elemento eroico delle marce, colleghi
Beethoven alla musica della Rivoluzione Francese che influenzò
profondamente tutta la vita musicale europea. Gli appunti per la "York'Scher
Marcsh" (WoO 18) si trovano assieme a quelli per il concerto per
pianoforte op. 73: anche questo un lavoro "eroico" con numerosi temi di
marcia che hanno in comune molti elementi espressivi.
Oltre a queste composizioni di "musica d'uso" per strumenti a fiato,
Beethoven ci ha lasciato oltre cento minuetti, länder, divertimenti,
contraddanze ecc. Composizioni queste destinate a balli, trattenimenti e
feste in gran parte composte per l'Associazione degli artisti pensionati
di Vienna, verso la quale Beethoven, come il suo maestro Antonio Salieri,
dimostrò sempre la sua solidarietà.
Queste composizioni ci dimostrano come il Maestro non sempre era "l'eroe",
il "titano", lo "scuotitore dei cieli" ma anche e soprattutto un uomo
semplice, profondamente umano e sensibilissimo ad ogni manifestazione di
solidarietà sociale e umana. |