|
VIAGGIO NELLE REALTÀ MUSICALI
BRESCIANE
IL GRUPPO FRESCOBALDI E LE CELEBRAZIONI
FRESCOBALDIANE DEL 1956
di ERNESTO MELI
Nel dossier "La musica a Brescia" curato da Attilio
Mazza (Grafo edizioni, 1979) si trova soltanto un breve accenno (vedi pag
78) a quella iniziativa musicale, che ebbe il merito di rompere lo schema
sostanzialmente monodico delle tradizionali e pur meritevoli attività
musicali bresciane, con criteri e prospettive nuove, che avrebbero trovato
poi una risonanza e un seguito addirittura in campo nazio-nale e oltre.
Si tratta del Gruppo Musicale "Girolamo Frescobaldi", nato nel 1952 per
iniziativa dello scrivente e del Padre Giustino Carpin, Priore del
Convento di, S. Francesco di Brescia: questa associazione impostò, prima
di tutto, il rilancio della letteratura organistica e della musica sacra
in genere presso il pubblico musicale, togliendole dal chiuso degli
ambienti specializzati (l'organo e la composizione organistica sono uno
studio principale nei Conservatori italiani) o ecclesiastici
(l'inaugurazione di un nuovo strumento era la sola occasione per un
concerto organistico.
Il gruppo Frescobaldi iniziò a valorizzare una tradizione musicale
vastissima, sino ad allora tenuta sostanzialmente ai margini della
fruizione musicale; la norma statutaria dell'Ingresso Libero per tutte le
manifestazioni (dapprima ironizzata poi progressivamente generalizzata e
persino abusata) impostava in modo corretto un nuovo rapporto tra musica e
pubblico, basato su un reale interesse, calato in un ambiente austero come
quello della chiesa, destinato normalmente al fine del culto, invitante di
per se stesso all'elevazione spirituale.
Chi ha partecipato a quelle prime occasioni tra il 1952 e il 1954, non può
non rievocare il religioso raccoglimento delle serate organistiche nelle
suggestive navate della chiesa monumentale di S. Franceso d'Assisi
(restaurata storicamente ad opera dello stesso Padre Carpin dopo le
lacerazioni dell'offesa bellica); quelle manifestazioni apri-rono un
dialogo inusitato, specialmente incentrato sul periodo rinascimentale e
barocco, cioè al di qua del prevalente interesse romantico-ottocentesco
delle programmazioni concertistiche ancor oggi impostate sulla preminenza
del pianoforte, strumento tipico dell'età borghese.
L'autorità ecclesiastica fu allora e torna oggi ad essere giustamente
prudente sulla concessione dei luoghi del culto per fini non liturgici
(purtroppo nelle funzioni religiose si introducono poi strumenti e musiche
di destinazione profana, con buona pace dei divieti disposti dal Concilio
Vaticano II !). Ricordo la visita, per così dire ad limen, che ogni anno
dovevo compiere in Episcopio all'austero Arcivescovo Mons. Giacinto
Tredici, non senza una certa trepidazione, che il luogo e la persona
stessa del presule suscitavano, anche se l'incontro era stato preceduto
dall'autorevole sostegno di Mons. Giuseppe Almici, sostenitore entusiasta
del "nuovo corso". Dopo aver ascoltato pazientemente intenzioni e
contenuti dell'attività del "Frescobaldi", non senza qualche accenno alla
sua scarsa competenza specifica, l'approvazione era indirettamente
formulata dai proverbiali ammonimenti: "le raccomando il rispetto al luogo
sacro, luogo innanzitutto di preghiera e devozione: quindi silenzio e
raccoglimento!". Ho sempre più apprezzato quelle parole del venerato
presule col passare del tempo, davanti a certa disinvoltura con la quale
sono stati spesso usati i luoghi di culto, a seguito di una estensiva
ingiustificata interpreta-zione del Concilio Vaticano II (a parte la
normale inadattibilità dell'acustica, trovo particolarmente disdicevole
l'effettuazione in chiesa di concerti di pianoforte o col pianoforte,
strumento tipicamente profano e cameristico).
Nell'ambito degli interessi promossi dal Gruppo Frescobaldi si verificò,
nel 1954, un fatto che avrebbe segnato una svolta nella cultura organaria
e organistica del nostro Paese: l'incontro con Luigi Ferdinando Tagliavini
avvenuto nell'ottobre di quell'anno, in occasione di un suo concerto nella
stagione 1953-1954.
Ricco di talento quanto rigoroso nella preparazione, Tagliavini impostò
con lo ,scrivente il problema dell'esecuzione dell'antica letteratura
organistica; innanzitutto di quella italiana, che aveva ricevuto una
particolare attenzione sin dall'inizio dell'attività del Gruppo
Frescobaldi.
Era ancora l'epoca dei grandi organi sinfonico-orchestrali a più tastiere
nei quali l'impostazione fonica tardo-romantica si fondeva col culto del
perfezionismo tecnologico (combinazioni fisse ed aggiustabili, griglie di
crescendo, ecc.).
Il giovane Tagliavini (aveva allora 24 anni), oggi indiscusso caposcuola
nel campo degli studi organologici, cembalistici e musicologici a livello
internazionale, aveva suonato sul mediocre strumento Balbiani, inaugurato
da Fernando Germani nel 1950, e tuttora esistente nella chiesa di S.
Francesco d'Assisi.
Tagliavini ne sostenne apertamente l'inadeguatezza estetica e tecnica;
passammo l'intero pomeriggio del giorno seguente sulla cantoria dell'Antegnati
di S. Giuseppe, dove Tagliavini riprodusse una parte del programma appena
eseguito; egli mostrò appassionatamente come l'impostazione delle sonorità
antiche, delle combinazioni del Ripieno a file separate, che l'organo
elettrico aveva abbandonato e la stessa trasmissione meccanica, che lo
strumento di S. Giuseppe ancora conservava, fossero le condizioni
qualitative fondamentali per la realizzazione della letteratura
organistica antica; anzi, lo strumento di S. Giuseppe non era un cimelio:
era "l'organo italiano" per eccellenza: anche i nuovi strumenti avrebbero
dovuto riprendere la tipica impostazione fonica italiana del periodo
rinascimentale-barocco sia per quanto concerneva le misure ed i materiali
delle canne (di stagno, piombo, legno in luogo dello zinco, metallo freddo
e impersonale) sia per quanto concerneva la trasmissione meccanica.
Proprio vicino all'imponente strumento dell'Antegnati, nel convento di S.
Giuseppe, abitava un artigiano noto in tutta la provincia per la cura dei
suoi interventi, Armando Maccarinelli (1891-1968): il vecchio organaro,
che dal padre Giovanni aveva ereditato la bottega di Diego Porro, già
operante con sede nel convento di S. Giuseppe, fu messo a conoscenza degli
entusiasmi dei due giovani amici: benevolmente sorridendo convinto in cuor
suo che trasmissione elettrica e sonorità tardo romantiche avessero
costituito un "progresso" rispetto ai sistemi del passato (egli, in
realtà, riparava quasi esclusivamente organi del vecchi sistema!), accettò
infine di mettere la sua esperienza al servizio di quell'organo che
conosceva fin da giovane e di cui era quasi il naturale custode.
Il Rettore della chiesa, Don Andrea Dorosini, un umanista per eccellenza
diede tutto il suo entusiastico appoggio; fu interessata la Soprindendenza
ai Monumenti di Milano e Lombardia, che intervenne a finanziare quello che
sarebbe stato il primo restauro storico di un organo antico in Italia.
Tagliavini preparò il progetto di restauro; le canne del glorioso
strumento furono smontate e controllate, riscontrando uno stato discreto
di conservazione salvo alcune canne della facciata (il grande do centrale
di 16' è ridotto a un soffio, l'anima di quello strumento e all'interno
della bocca porta la firma autentica di Costanzo); ogni parte venne
revisionata con cura; il Principale di 16' (un registro di commovente
intensità) risultarono autentici per fattura e per il numero progressivo,
a caratteri rinascimentali, inciso su ogni canna; eliminati i due registri
posticci introdotti dal Porro per "aggiornare" lo strumento (un Violino e
un Oboe), Maccarinelli ripristinò i flauti in VIII e in XV, ricostruendo
le canne secondo le misure originarie predisposte dal Tagliavini, il quale
decise di conservare invece, non senza qualche perplessità, i Contrabassi
di 16' e 8' aggiunti dietro il corpo antegnatiano da Zaccaria Respini
all'inizio dell'Ottocento.
Nato nel clima creato dal Gruppo Frescobaldi, questo avvenimento,
autentica "testata d'angolo" nella nuova "Orgelbewegung" italiana, fu
solennizzato dalla stessa associazione, in collaborazione con le
amministrazioni comunali di Brescia e Ferrara, patria di Frescobaldi, per
mezzo di un'apposita manifestazione, le "Celebrazioni Frescobaldiane", che
si svolsero dal 25 al 27 aprile del 1956. L'avvenimento varcò il semplice
ambito locale e nazionale: fu costituito un Comitato d'onore, che, oltre
alle autorità cittadine, annoverava autorità nazionali, specialmente del
mondo musicale, da Pizzetti, Malipiero e Ghedini a Franco Abbiati a
Giorgio Vigolo.
I programmi furono costituiti da un'integrale di Frescobaldi: dopo una
premessa critica di Riccardo Allorto sull'opera strumentale del ferrarese
e un'antologia di brani clavicembalistici dello stesso autore eseguiti da
Tagliavini nel salone del convento di S. Francesco, in due serate
consecutive vennero integralmente riprodotti i "Fiori Musicali" del 1635,
summa dell'arte del maestro ferrarese (la Messa della domenica fu
interpretata dallo stesso Tagliavini, quella degli Apostoli da Alessandro
Esposito, quella della Madonna, (la più "lirica") se così si può dire
delle tre, da Angelo Surbone; i Vespri della Domenica, degli Apostoli e
della Madonna da Giuseppe De Donà; i versetti delle corrispondenti parti
gregoriane furono cantati dalla Cappella del Seminario Vescovile diretti
da don Giuseppe Berardi. Erano gli anni precedenti le discutibili libertà
introdotte poi in nome del Concilio Vaticano II, e il gruppo di candide
tonache dei seminaristi, emergenti sulla controcantoria col loro maestro,
costituirono un suggestivo e vivente elemento decorativo nell'austera
atmosfera della rinascimentale chiesa di S. Giuseppe. Il concorso del
pubblico fu eccezionale, malgrado l'impegno di una tale programmazione;
oltre alle autorità, parteciparono figure di spicco, oggi purtroppo
scomparse, della cultrua musicale bresciana: lo storico don Paolo Guerrini,
il maestro Luigi Manenti, oltre al citato don Berardi, autentico cultore
del canto gregoriano, studio allora obbligatorio in Seminario, e della
polifonia classica (si vantava di essere stato allievo di Raffaele
Casimiri).
Le manifestazioni furono coronate da un successo organizzativo senza
precedenti: il ciclo dei concerti fu trasmesso, in tutto o in parte,
tramite la RAI, dalle emittenti radiofoniche dell'Austria, Belgio, Città
del Vaticano, Germania occidentale, Inghilterra, Norvegia, Olanda,
Polonia, Romania, Canada, Giappone.
Delle manifestazioni bresciane scrissero tutti i maggiori quotidiani
dell'Italia settentrionale; l'interesse per le iniziative e gli indirizzi
del Gruppo Frescobaldi si diffuse innanzitutto nell'Italia del Nord, a
partire da Bologna, che, grazie all'azione di Luigi Ferdinando Tagliavini
ed Oscar Mischiati, divenne, in contatto con la nostra città, il centro
riconosciuto della "Orgelbewegung" italiana.
Oggi non c'è parte d'Italia, anche a Roma, nel Sud e nelle isole -
all'inizio isolate o addirittura all'opposizione del nuovo indirizzo, per
l'atteggiamento di due esponenti organistici di rilievo come Fernando
Germani e Ferruccio Vignanelli - dove l'interesse per la conservazione ed
il restauro degli antichi strumenti e la diffusione della letteratura
organistica, in particolare di quella antica, non siano divenuti
patrimonio comune.
Le celebrazioni frescobaldiane del 1956 diedero un contributo originale
alla vita musicale bresciana, che per la prima volta assunse un ruolo di
esempio e di pungolo culturale nello specifico settore della musica sacra,
della produzione organistica e della tutela del patrimonio organario del
nostro Paese, laddove, come già detto, sia nella nostra città sia al di
fuori di essa era stata sino ad allora predominante la diffusione della
letteratura cameristica e sinfonica. prevalentemente del periodo romantico
e postromantico.
Dal Gruppo Frescobaldi veniva posto, innanzitutto, il problema
dell'interesse per tutta la produzione musicale del periodo preclassico
(di essa soltanto l'opera di Bach trovava in Italia ampi riscontri nella
comune divulgazione; tra la fine degli anni quaranta e la metà degli anni
cinquanta soltanto Don Giuseppe Biella con la Polifonica Ambrosiana ed
Ennio Gerelli con l'Angelicum - quando non era ancora "orchestra
regionale" - si distinsero a Milano nello scandaglio della musica italiana
antica); veniva inoltre sottolineato un aspetto non meno importante, cioè
quello della corretta riproduzione della letteratura antica per mezzo
degli strumenti originali: nel caso specifico ritengo di poter affermare
che l'integrale dei "Fiori Musicali" di Frescobaldi eseguiti su uno
strumento d'epoca non aveva avuto precedenti nella vita musicale dal
nostro Paese; l'Antegnati di S. Giuseppe divenne meta di un autentico
pellegrinaggio di studiosi e musicisti, specialmente stranieri: le
incisioni di autori antichi italiani realizzate su questo strumento sono
ormai innumerevoli.
Il discorso iniziato nel 1956 con le "Celebrazioni Fescobaldiane" non
venne interrotto, anzi confermato ed ampliato: nel 1958 vennero realizzati
due altri restauri storici, sempre ad opera dell'organaro Maccarinelli,
quello del Sarassi (1845) della basilica di S. Maria delle Grazie, e dell'Antegnati
- Serassi (1536-1826) del Duomo Vecchio. Intanto l'attività del Gruppo
Frescobaldi continuava anche nella chiesa e nel convento di S. Francesco
con la serie annuale di concerti organistici, corali, e per altre
formazioni, che furono indirizzati alla conoscenza della letteratura
organistica romantica e contemporanea, e in generale della musica sacra.
Questa attività musicale proseguì con gli stessi caratteri e fini sino al
1971, esaurendosi progressivamente, ma non senza aver realizzato, a breve
distanza dalla Celebrazioni Frescobaldiane del 1956, la "Prima Settimana
della Musica Barocca", un'iniziativa di respiro culturale ancora più
ampio, che sarà oggetto di un prossimo intervento su questa rivista.
|