|
LA MUSICA E L'EVENTO NASCITA
di Claudio Paganotti e Adalgisa Caraffini
Il corpo umano può funzionare come una cassa di
risonanza, che recepisce i suoni dell'ambiente circostante e li trasmette
al cervello, dove vengono modificati dalle emozioni e dalle esperienze;
per poi essere vissuti come piacevoli o spiacevoli. Già nella vita
prenatale, il feto si sviluppa in un ambiente colmo di suoni: il battito
del cuore materno, il ritmo del respiro, il rumore del liquido amniotico.
Per secoli si è guardato con sospetto all'applicazione della musica per
controllare il dolore o per curare alcune malattie, tuttavia solo
recentemente la musica come terapia è diventata parte integrante in alcuni
campi della medicina: dalla neurologia alla psichiatria, dalla sessuologia
alla psicoprofilassi al parto, dalle tecniche di rilassamento a quelle
antidolorifiche.
Tra le applicazioni terapeutiche della musica ricordiamo il "massaggio
sonoro", il quale consiste in musiche composte con frequenze basse, che la
persona ascolta in posizione molto comoda: tale musica con struttura
ritmica allungata, libera il soggetto da ogni tensione, lo rilassa e
talvolta lo induce al sonno.
La musica e la gravidanza
La musica è stata spesso impiegata per il controllo del dolore in varie
situazioni come in chirurgia, in odontoiatria e talvolta in ostetricia.
Molti corsi di preparazione al parto utilizzano la musica durante gli
incontri per creare un ambiente tranquillo e rilassante: le gravide
eseguono degli esercizi ginnici ascoltando la musica. Inoltre, l'uso della
musica ha suscitato un certo interesse durante la gravidanza ed il
travaglio di parto: alcune donne durante la gravidanza ascoltano dei brani
musicali dedicati al proprio bambino, per aiutarlo a stabilire un rapporto
con il mondo esterno dolce ed armonioso; altre partoriscono in sale parto,
nelle quali la musica viene trasmessa come elemento di distensione e di
concentrazione sul ritmo.
L'audioanalgesia in ostetricia consiste nell'ascolto di una musica dolce
nell'intervallo tra le contrazioni uterine, associata ad un "suono
bianco", il cui volume è regolato dalla donna mentre è in travaglio,
durante le contrazioni stesse.
Uno studio ha rilevato una tendenza al miglior controllo del dolore nelle
donne sottoposte ad audioanalgesia rispetto a donne che non hanno
usufruito di tale metodica, anche se l'effetto era limitato alle primipare
e la differenza non era statisticamente significativa. Poiché il placebo
era rappresentato da un suono bianco di minore intensità, che poteva avere
di per se delle proprietà analgesiche, è possibile che il beneficio dell'audioanalgesia
fosse mascherato. Altri studi hanno riscontrato un minor dolore e un minor
uso di analgesici in presenza di audioanalgesia.
Ultimamente comunque l'interesse per l'audioanalgesia nel controllo del
dolore durante il travaglio di parto è molto diminuito.
L'uso della musica, invece, suscita un ampio interesse tra le donne
gravide. Le qualità piacevoli della musica possono offrire un'ulteriore
dimensione alla distrazione indotta dal suono bianco. La musica
proveniente da un registratore o da un giradischi crea un ambiente
rilassante; se la gestante utilizza la cuffia, la musica può coprire
rumori esterni disturbanti, distraenti e sgradevoli.
La musica, se viene scelta con accuratezza, può rinforzare i patterns
respiratori ritmici, il movimento del massaggio e facilitare l'evocazione
di immagini. Pertanto la musica ha il potenziale di ridurre lo stress e di
potenziare altre tecniche analgesiche. Inoltre, può indurre, anche, un
comportamento può rilassato e positivo da parte del personale e delle
persone che la gestante ha scelto di avere accanto a se.
Gli studi condotti sugli effetti analgesici della musica in travaglio di
parto ne hanno documentato l'effetto positivo. Questi studi, insieme ai
dati sugli effetti della stimolazione uditiva e della musica su altri tipi
di dolore (per esempio il dolore chirurgico, il dolore associato alle
ustioni, il mal di denti....), dimostrano che la musica in alcuni casi
possiede la capacità di ridurre il dolore. La sua efficacia antalgica,
comunque, sembra dipendere dal livello di educazione, di preparazione e di
adattamento ai gusti musicali personali di ogni donna.
Durante il travaglio di parto, oltre che durante la gravidanza, anche
l'utilizzo della voce con vocalizzi liberi e sempre più lunghi ed intensi
permette alla donna di scaricare la tensione e contemporaneamente di
ricaricarsi di quell'energia vitale provocata dalle sue stesse vibrazioni
canore. Questa esperienza, è ancora in uso in alcune zone della terra,
aiuta la donna ad alleviare i dolori del travaglio di parto e, in alcuni
casi, a non provarli affatto.
La musica e il neonato
Il mondo della musica non è estraneo neanche al neonato, infatti
suscita in lui un'attrazione, che lo induce non solo ad ascoltare, ma
anche a ricevere con lo sguardo la fonte del suono gradevole.
Gli psicologi spiegano questo evento risalendo alla vita prenatale. Il
ritmo della musica ricorderebbe quello del movimento condiviso in sintonia
con la madre mediante la fluidità del liquido amniotico. Per cui ogni
volta che si ascolta la musica, inconsciamente si ritorna con la fantasia
a quel mondo perfetto e protetto che produce una sensazione di piacere
gradevole.
Nel caso dei nati pretermine è importante utilizzare la musica. A tale
proposito si prepara una cassetta con la registrazione delle musiche
preferite dalla madre e ascoltate durante la gravidanza, nonché delle voci
dei genitori mentre parlano tra di loro o cantano canzoni già sentite in
gravidanza.
Facendo ascoltare tale cassetta al nato pretermine si crea una specie di
"cordone ombelicale sonoro" che aiuta il neonato a superare lo stress
psicologico dovuto alla mancanza della presenza materna.
Il rapporto con i suoni e la musica rappresenta una tappa importante per
il processo di conoscenza della realtà per il bambino.
Quando il neonato si confronta con il mondo dei suoni, all'inizio impara a
riconoscere la voce della madre, che gli trasmette serenità, affetto e
senso di protezione. Successivamente, nelle prime settimane di vita
riconosce ed ama i suoni argentini (una campanella, un sonaglio, un
carillon, ecc.) ed è disturbato ed irritato da quelli troppo forti (un
colpo violento, un oggetto pesante che cade per terra, ecc.).
Col passare dei mesi, quando l'apparato uditivo è giunto alla completa
maturazione, tutti i suoni, dolci o violenti, esercitano un grande fascino
sul bambino: è lui stesso ad impegnarsi nel provocarli, sbattendo i suoi
giocattoli sul seggiolone o picchiandoli uno contro l'altro.
Gli psicologi ritengono che anche il bambino come l'adulto abbia un
proprio gusto musicale innato e che per scoprirlo basta seguire le sue
reazioni a diverse melodie.
L'educazione musicale rappresenta una tappa successiva: infatti gli
studiosi di pedagogia infantile, ritengono che questa possa iniziare in
età precoce.
Viene giudicata positiva l'esperienza di alcuni asili nido sperimentali,
nei quali si avvia l'educazione dei bambini attraverso l'uso di vari
strumenti musicali e l'insegnamento delle armonie elementari.
Questo lavoro trova nel bambino un allievo più attento e disponibile:
suonare un tamburo o un flauto è uno dei giochi che conquista i bambini e
li tiene impegnati in lunghe esercitazioni. Perché il bambino più che un
ascoltatore di musica, vuole esserne un esecutore. |