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UNA RICERCA SUL TERRITORIO BERGAMASCO

LE BANDE E LA SOCIETÀ POPOLARE

di Gianfranco Porta


Elemento significativo e rilevante della vita quotidiana, solo recentemente le bande musicali hanno visto riconosciuta dagli storici il loro ruolo nella socialità popolare (cfr. Marco Capra, Per una geografia di bande musicali e società filarmoniche nell'area medio-padana del XIX secolo, in "Bollettino del Museo del Risorgimento", Bologna 1987-1988, pp. 197-224). Ancora largamente prevalenti risultano infatti le pubblicazioni commemorative, edite in occasione degli anniversari di fondazione, utili certo come strumento di conservazione della memoria o come prima raccolta di notizie altrimenti destinate alla dispersione e all'oblio, ma spesso fondate su una documentazione insufficiente o non passata al vaglio di un'indagine criticamente fondata e metodologicamente avvertita.
Certo non mancano le eccezioni come l'ormai classico lavoro di Daniele Jalla (La Musica. Storia di una banda e dei suoi musicanti, Piossasco 1848-1980, Bra, Linotipia Raffreddato, 1980), le belle pagine di Andreina De Clementi (Vivere nel latifondo. Le comunità della campagna laziale fra '700 e '800, Milano, Angeli, 1989) o gli studi di Marino Anesa (La banda musicale di Vertova 1886-1986, S. Paolo d'Argon, Lediberg, 1986, scritto in collaborazione con Maurizio Paganessi, e "Il fascio possente di una musica sola..." Le camicie nere alla conquista delle bande musicali, in "Studi e ricerche di storia contemporanea", n. 18). Ma di eccezioni appunto si tratta.
Ad arricchire un panorama di studi ancora largamente insoddisfacente giunge ora l'ultima fatica di Marino Anesa. Sulla scorta di una puntuale ricerca condotta sulle carte degli archivi di Stato e della Curia vescovile di Bergamo, sui documenti sopravvissuti alla dispersione degli archivi dei corpi bandistici e integrata dallo spoglio della stampa e dalle testimonianze orali, lo studioso - uno dei pochi che affianca alla sicura padronanza delle questioni tecniche connesse ai fenomeni musicali l'interesse per un approccio storico - traccia la geografia e ripercorre le tappe essenziali dell'attività dei corpi bandistici attivi in provincia di Bergamo.
Scopo dichiarato dell'indagine è quello di presentare in modo sistematico "le vicende e i protagonisti" di una storia che prendendo le mosse dal primo Ottocento si dipana sino ai giorni nostri, attraverso trasformazioni sociali e cambiamenti politici che hanno profondamente modificato il paesaggio economico, mutato i comportamenti individuali e collettivi, mettendo in discussione, se non addirittura cancellando, pratiche e comportamenti consolidatL
Anesa ripercorre con passione e rara competenza le vicende dei corpi musicali bergamaschi, i loro legami con le comunità d'origine, le svolte e le cesure nell'esistenza di sodalizi che in alcuni casi (Calolziocorte, Calvenzano, Gandino, Treviglio) risalgono ai primi decenni dell'Ottocento. Nelle ampie schede che compongono il volume lo studioso fornisce notizie riguardanti la fondazione, gli statuti, i maestri e i più rinomati suonatori, le forme di finanziamento e le uscite, la partecipazione a concorsi e i risultati conseguiti, gli organici, i repertori e le qualità esecutive di 104 bande: il tutto corredato dall'indicazione delle fonti utilizzate e da immagini, dalle più antiche fotografie storiche a quelle recenti, che documentano l'attività di ogni sodalizio. Il volume è completato dal quadro delle bande in formazione e dei corpi musicali del passato, da una ricca appendice documentaria e da utilissimi indici dei nomi e delle località.
Il quadro d'insieme, nella ricca gamma delle tipologie e delle esperienze, dà conto di quanto diffusa, viva e vitale sia la tradizione bandistica (numerosi sono i corpi musicali che hanno visto la luce negli ultimi vent'anni), di quanto essa sia radicata nelle più disparate realtà e capace di superare crisi e difficoltà.
Ma l'interesse del lavoro va ben oltre la puntuale documentazione delle singole esperienze. Se si considera, come ricorda Gianandrea Gavazzeni, nella prefazione al volume che “nel tempo, i complessi musicali seguono l'indole delle popolazioni, il grado di sviluppo civico, il benessere e le tribolazioni delle esistenze nelle vallate è nelle pianure. Seguono cioè gli stenti di epoche diseredate, la crescita agricola e i declini, le pratiche artigianali o le durissime migrazioni in terre lontane, o oltre i mari”, questa ricerca, per la sua organicità e la ricchezza dei riferimenti, si segnala come esemplare offrendo una prospettiva metodologicamente innovativa agli studi su questa tradizionale forma di aggregazione sociale, di divertimento e di diffusione della conoscienza musicale.
La ricchezza delle notizie fornite, le frequenti notazioni di metodo, nelle quali l'autore mette a frutto i risultati di sue precedenti ricerche, sollecitano una lettura che dai singoli casi passa necessariamente a questioni di carattere generale tematizzando nodi problematici di grande interesse.
Anesa illustra i meccanismi di circolazione delle esperienze, la forza di suggestione sul mondo circostante dell'attività dei maestri e dei sodalizi maggiormente accreditati, chiarisce gli apporti e gli inprestiti reciproci, i legami - ora espliciti ora meno evidenti - tra preesistenti attività musicali e le bande studiate, il ruolo dei maestri, organisti, sacerdoti e gruppi sociali nella nascita e nelle fortune dei corpi musicali, arricchisce il quadro delle conoscenze sulle strategie di resistenza al fascismo attivate dai suonatori che, gelosi della loro indipendenza ed autonomia, non vogliono lasciarsi inquadrare nelle organizzazioni ricreative o dopolavoristiche del regime.
Il disporre di una ricognizione che copre sistematicamente l'intero territorio di una provincia consente di tracciare un bilancio che supera l'esemplarità delle singole esperienze o i limiti di indagini riguardanti aree marginali o circoscritte e al tempo stesso pone nuovi interrogativi che po-tranno trovare risposta soltanto quando disporremo di analoghe indagini condotte su altre realtà.
Un'ultima menzione merita il ricco apparato iconografico che correda il volume. I figurini a colori di divise storiche dei corpi musicali operanti nel Bergamasco nel secolo XIX, le pagine di partiture e quelle tratte dai cataloghi di fabbriche di strumenti musicali, le fotografie, tra le quali spiccano quelle scattate da Eugenio Goglio, non assolvono soltanto a una funzione di abbellimento ma hanno un notevole interesse documentario. Oltre a restituirci immagini suggestive di un'epoca lontana offrono infatti la possibilità di conoscere la consistenza delle diverse formazioni, l'età dei musicanti, gli strumenti in dotazione: elementi certo non irrilevanti per chi guardi con curiosità e passione al mondo delle bande.







Marino Anesa, Il tempo, le bande. Itinerari musicali bergamaschi, Bergamo, ANBIMA - Delegazione provinciale di Bergamo, 1989, pp. 428, s.i.p.