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DEBUSSY, IL SILENZIO INTERROTTO"
di Francesco Luzzago
Il silenzio, elemento portante della scansione
ritmica, ha dal punto di vista compositivo due interpretazioni
fondamentali in rapporto alla sonorità: il prevalere del silenzio sul
suono che porta alla sonorità come interruzione del silenzio originario,
per cui iI suono viene dal silenzio e ritorna al silenzio, viceversa il
silenzio come interruzione della sonorità, come pausa di respiro del
continuum sonoro. In entrambi i casi la funzione del silenzio è
fondamentale ma la struttura compositiva cambia radicalmente; il nostro
discorso sulla musica individua nel ritmo, e nel silenzio due momenti
fondamentali della ricerca qualitativamente più efficace nella
sperimentazione musicale del novecento; si tratta ora di vedere come
questa espressione qualitativa della ricerca musicale si attua, con
riferimento, del nostro discorso, a Debussy.
Il movimento ritmico e la sua utilizzazione sono alla base delle
innovazioni strutturali di Debussy, che condizionato profondamente dalla
corrente simbolica è caposcuola di una schiera di musicisti fra cui, anche
se in modo indiretto, lo stesso Stravinskij.
Evanescenze indefinite
Parlando ancora del silenzio, in Debussy la dimensione estatica in cui si
muovono le sonorità molto sottili ed estremamente rarefatte delle sue
composizioni dà l'impressione che la musica giunga dal silenzio, dalla
completa assenza di vibrazione; è infatti molto facile udire nelle
esecuzioni di brani di Debussy che le sonorità degli strumenti partono da
intensità evanescenti per scomparire con "filati" che si annullano spesso
in sospensioni sonore indefinite.
Ha ragione Jankélévitch quando parla di un doppio corpo del silenzio in
Debussy: uno è silenzio di provenienza l'altro d'arrivo.
La musica di Debussy è una musica del silenzio ed il silenzio è una parte
integrante della tecnica compositiva di Debussy; la reazione a Wagner, il
desiderio di trattare la musica in modo completamente diverso dalla forza
totalizzante e lacerante dell'esperienza della musica totale, conducono ad
intravedere una sorta di pudore di Debussy nei confronti della musica.
Sembra dalla sua musica che la reale condizione della sonorità sia il
silenzio, e che la musica serva come riflessione estatica che suggerisce
ma non impone nulla all'ascoltatore e lascia spazio alla interpretazione
del fruitore; infatti le frasi musicali in Debussy spesso rimangono in una
sospensione interrogativa che richiama l'attenzione attiva e non passiva
dell'ascoltatore.
La particolarità dell'opera di Debussy è proprio nell'utilizzazione di
elementi musicali ancora legati in gran parte allo schema tonale; le
innovazioni armoniche o strettamente tecniche di Debussy sono modeste o
comunque lo inquadrano ancora nel campo della tonalità: la grandezza di
Debussy è di aver lavorato quasi impercettibilmente, senza clamore
all'interno di una struttura già esistente, ma in profonda evoluzione,
quale era appunto la musica tonale. Wagner lacera la struttura tonale
continuando nelle sue opere a modulare, ma la funzione tonale della tonica
ha ancora tutto il suo peso gravitazionale, per cui l'effetto che si
ottiene è quello di un'enorme forza presente nel leitmotiv che
costantemente ci porta lontano dal punto di farsi sonora.
Debussy, invece, elimina, rispetto a Wagner, la funzione ancora positiva
della costruzione tonale, apre alla possibilità togliendo importanza alla
tonalità, svuota la modulazione in una sorta di "indecisione tonale" che
dà la dimensione della ambiguità della sua struttura armonica.
Microstrutture
Il punto di riferimento, nella sua musica, sono gruppi di accordi isolati,
microstrutture indipendenti che acquistano un senso artistico solo l'una
in funzione dell'altra; basta osservare i preludi che sono ancora
costruiti in modo da avere la tonalità di partenza uguale a quella di
arrivo e in cui si evidenzia in modo chiaro la presenza di una costruzione
musicale molto più vicina al "trouvère" che al "construère", pur essendo
sempre presente una rigorosità di metodo assoluta.
Non si tratta però di rigorosità esteriore, ma di una forma di diligenza
connessa alla profondità sonora, quindi ritmica e comunicativa, della
scala o dell'accordo musicale utilizzato: l'artista segue la sua opera nel
suo farsi quotidiano e la sensibilità dell'autore si manifesta non nella
capacità di programmare dall'inizio la strada che porterà al compimento
dell'opera d'arte, ma nella capacità di ascoltare se stesso e di cogliere
nel proprio risuonare gli spunti ed i collegamenti che formeranno poi il
prodotto concluso. Non si può, infatti, compiere un'analisi armonica
completa dell'opera di Debussy, non perchè non sia tecnicamente possibile,
ma perchè il vero significato delle sue sonorità non si coglie costruendo
analisi che si inaridiscono in lavori lunghi e privi di punti di
riferimento, ma solo ascoltando i brani molte volte cercando di farsi
avvolgere dalla sonorità interiore dei suoni.
I "Preludi"
Nei Preludi per pianoforte, si può cogliere la caratteristi-ca, tipica di
Debussy, di utilizzare piccoli nuclei di accordi o accordi singoli che poi
vengono uniti in virtù di un coinvolgimento ritmico e sonoro empirico in
cui la progettualità corporea è fondamentale per riuscire ad individuare
legami estetici nascosti che giustificano la strutturazione del brano. In
Voiles, il secondo dei Preludi, si nota come ad un pedale di
Si bemolle vengono alternativamente aggiunte figurazioni diverse tra loro,
piccoli nuclei che non hanno ragione di essere se non per la risonanza
priva di contorni che suscitano; anche le modulazioni sono repentine,
dettate dalle reazioni istintive al fluire della sonorità. In tutti i
Preludi si individuano caratteristiche simili nella strutturazione del
brano: abbiamo già detto come una costante sia l'uguaglianza della
tonalità di partenza e di arrivo, senza però che il brano sia legato alla
forma sonata. Nella costruzione armonica, si individuano piccole frasi che
possono richiamare il leitmotiv wagneriano senza però la significanza
simbolica che gli è propria; il cambiamento di ritmo, l'interposizione di
accordi creano un eclettismo compositivo teso all'interiorità comunicativa
dei suoni.
Esaminando come esempio Voiles, notiamo come sul pedale di Si
bemolle, che dura per tutto il brano, si alternano figure ritmiche e
melodiche ben precise.
Ci sono anche esempi, in Debussy, in cui il nucleo musicale diventa un
vero leitmotiv, cioè caratterizza in modo preciso un personaggio o una
situazione scenica: Pelleas et Melisande è ricco di questi esempi,
anche la scala discendente del Prelude à /'apres-midi d'un faune
rimane vagando tra flauto e oboe per tutta la durata del pezzo.
Impressionismo
La tecnica compositiva di Debussy è stata spesso avvicinata, dal punto di
vista stilistico, alla contemporanea corrente impressionista in pittura,
sia per i titoli che spesso accompagnano i brani, sia perchè nelle
sonorità sfumate richiama una gradazione coloristica varia e molto densa
nella intensità.
Sicuramente è possibile e facilmente individuabile un rapporto tra la
pittura, impressionista o simbolista che sia, e la musica di Debussy, ma
quello che ci interessa definire è il rapporto esistente con il discorso
precedentemente impostato.
I leitmotive, i nuclei musicali della musica di Debussy sono riconducibili
“all'attimo” di origine blochiana, il fatto che la ricerca di Debussy si
indirizzi verso la vibrazione interiore dei suoni, ci riporta, come già
detto, ad una dimensione corporea dell'intuizione artistica:
nell'intuizione sonora della musica di Debussy c'è un salto qualitativo in
un tempo "altro", altro dal tempo oggettivo della realtà sensibile, ma
anche altro dall'oggettività del tempo musicale; è il "tempo del tempo"
dell'arte in cui si disvela l'oscurità dell'attimo. Nelle intuizioni
musicali di Debussy, in questi attimi sonori gravidi del non ancora, si
sente, come dicevamo, la provvisorietà della provenienza dal silenzio, ma
c'è anche l'apertura al silenzio carico di possibilità a cui il suono e la
musica rimandano, c'è il continuo spegnersi e riaccendersi di un suono
nell'altro che continuamente promette nuove strade.
L'impostazione di Debussy ci porta dunque ad una dimensione temporale
evanescente, priva di appigli concreti nella costruzione sonora: la
dimensione ideale in cui la sua musica sembra muoversi è quella del sogno,
del silenzio interrotto; è come se nel fluire temporale circondato dal
silenzio si colgano degli attimi di luce che illuminano il divenire lento
e sempre uguale del tempo. Nella musica di Debussy c'è il fascino
dell'immobilità della "profondità stagnante" come dice Jankèlèvitch.
Il rapporto con il fluire memorativo di Bergson viene spontaneo, tuttavia
se in Bergson è presente una gerarchizzazione temporale che privilegia il
riferimento al passato come proiezione fattiva della realtà
dell'individuo, in Debussy, la distinzione del tempo è inesistente: si è
fermi in una dimensione, appunto extratemporale, in cui il vissuto
passato, presente, o proiettato nel futuro è un'unica entità che si
ulteriorizza nel divenire sonoro. |