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ANTONIO VIVALDI A BRESCIA
di Luca Tempella
Il pianeta Vivaildi è da alcuni anni a questa parte uno dei luoghi più
amati e frequentati dalla musicologia, non solo italiana. Il fascino che
esercita gli deriva certamente dalla possibilità, sempre aperta, di nuove
affascinanti acquisizioni, spesso rese possibili dalla oramai
irrinunciabile (finalmente!) collaborazione di studiosi non direttamente
collegati alla attività musicologica: storici della letteratura, storici
del teatro e della scenografia, storici tout court partecipano sempre più
attivamente al difficile processo di ricostruzione e corretta valutazione
della vita e della personalità del cosiddetto "Prete Rosso", cercando di
mantenere il più possibile intatti i fittissimi e nel contempo
intricatissimi fili che lo legano al milieu sociale e culturale veneziano.
Ma sarebbe ingiusto e per giunta storicamente falso dimenticare i
frequenti contatti che Vivaldo ebbe nel corso della sua vita, per molti Il
aspetti ancora inesplorata ed oscura, con il mondo musicale
extraveneziano. Fu soprattutto la sua attività di operista a condurlo più
volte fuori Venezia alla ricerca di un successo dagli importantissimi (per
lui) risvolti economici: ben documentati sono i suoi viaggi a Roma, in
Boemia, a Vienna, e i suoi contatti con Firenze, con Ferrara, con Milano,
la sua permanenza a Mantova per due anni e infine il suo ultimo viaggio
nella capitale dell'impero asburgico, dove morirà nel 1741 (era, nato nel
1678 a Venezia), dopo aver probabilmente cercato di riconquistare il
successo che ormai a Venezia (e in Italia in generale) gli era negato per
via del favore particolarmente vivo che ora il pubblico tributava
all'opera napoletana.
Di fronte ad un così nutrito elenco di località che, direttamente o meno,
ebbero contatti con Vivaldi e la sua attività di musicista, non deve
passare inosservato il suo rapporto, a volte scarsamente documentato, con
l'entroterra veneziano: non dimentichiamo che all'epoca di Vivaldi, cioè a
cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, lo Stato che faceva capo a Venezia
comprendeva, escludendo i territori extraitaliani, le provincie di
Treviso, Belluno e Feltre, il Friuli con l'Istria, Padova, Rovigo,
Vicenza, Verona, il Salodiano, Bergamo, Crema e naturalmente Brescia, È
quindi legittimo chiedersi e poi andare a verificare quali rapporti ebbe
Vivaldi con la nostra città e tanto più legittimo in quanto, come forse
non tutti sanno la famiglia di Vivaldi era di origine bresciana. Vediamo
dunque di presentare ordinatamente tutti i dati a nostra disposizione.
Il nonno paterno
Il nonno paterno di Vivaldi, Agostino Vivaldi, risiedeva a Brescia, dove
si sposò con una non meglio precisata Margherita e dove morì intorno al
1665.
Notizie precise sul padre, Giovanni Battista, le ricaviamo da un documento
datato1676 e conservato presso l'Archivio storico della Curia Patriarcale
di Venezia, attestante il suo stato libero per ottenere la licenza di
sposarsi:
"Die 6 lunii /676. Coram etc. comparuit loannes Baptista quondam
Augustini Viva/di, brixiensis et istitit testes et se inducendos examinari
super capitulo infrascripto etc. et constito etc.: Che Giovanni Battista
Vivaldi, da Brescia, d'anni circa 21, habita a S. Martin, barbier, d'anni
circa dieci fu condotto orfano di padre, da sua madre a Venetia con tutta
la famiglia [...] Testes Agostin quondam altro Agostino Vivaldi da
Brescia. Antonio quondam altro Antonio Casari da Brescia".
Il padre
Da ciò ricaviamo dunque che il padre di Vivaldi, nato intorno al
1655, un anno dopo la morte del padre Agostino, seguendo la madre si
trasferì, all'età di 11 anni a Venezia, dove come ben sappiamo oltre
all'attività di barbiere, menzionata nel documento sopra riportato,
svolgerà quella, forse più remunerativa, di violinista presso l'Ospedale
veneziano dei Mendicanti e presso la Cappella Ducale di S. Marco. Potrebbe
parere irrilevante il fatto che a firmare il documento sia presente come
testimone non solo il fratello di Giovanni Battista, bensì anche un altro
bresciano: in realtà questo è un segno, pur minimo, che la famiglia
Vivaldi manteneva anche a Venezia contatti con persone originarie di
Brescia; contatti che per noi restano completamente oscuri, anche se di
tanto in tanto riemergono, più o meno (come in questo caso)
significativamente, dal silenzio cui li ha condannati la storia.
Ecco allora che nel 1705, quando per i tipi di Giuseppe Sala compare a
Venezia l'opera prima di Antonio Vivaldi, cioè le Sonate da Camera a
tre, due violini e un violone o cembalo (il compositore aveva allora
27 anni, già da due anni era divenuto sacerdote ed era stato assunto
all'Ospedale della Pietà come insegnante di violino), la dedica che egli
vi appone è indirizzata al conte Annibale Gambara, nobile veneziano di
evidentissima origine bresciana, la cui famiglia era stata accolta
all'interno del patriziato della Serenissima nel 1653 per meriti
conseguiti nella guerra di Candia. A confermare la non casualità del fatto
basti citare un altro musicista bresciano che svolgerà intensa attività
musicale a Venezia: quel Benedetto Vinaccesi che nel 1692 dedicherà ad un
esponente della famiglia Gambara, Alemanno, fratello di Annibale, al cui
servizio probabilmente si trovava, le sue sonate a tre op. 2. È evidente
che la famiglia Gambara giocava un ruolo di primo piano per il mondo
musicale bresciano, sia che si trattasse di musicisti ancora in patria,
sia che invece si trattasse, come nel caso di Vivaldi, di musicisti
trapiantati nella capitale Venezia, anche se finora si sono rivelate vane
le ricerche volte a conferire alle trame di questi rapporti una fisionomia
più concreta e precisa.
Il filo con Brescia
Seguendo il tenuissimo filo dei legami che unirono il Prete Rosso
alla "Leonessa d'Italia" nell'anno 1711 rintracciamo un avvenimento in
questo senso importantissimo: lo ha segnato Olga Termini in un articolo
pubblicato sul numero del 1989 di Informazioni e studi vivaldiani.
Nel tomo del Libro p[er] la Musica che registra le spese destinate alla
musica dai Padri della Pace nel periodo compreso tra il 1694 e il 1726,
alla dicitura "Spese straordinarie 1711" sono stati riscontrati due
pagamenti fatti ad Antonio Vivaldi e a suo padre:
"[...] Dato alli S[igno]ri Vivaldi e suo Padre p[er] la Purificazione
37:10 [...] Dato alli Signori Vivaldi p[er] l'Esp[osizion]e e p[er] suo
Padre 35: [...]."
Il documento ora riportato contiene due riferimenti temporali precisi
all'anno liturgico: il primo "per la Purificazione" si riferisce alla
festa della Purificazione di Maria Vergine, che si tiene il 2 febbraio e
che, come apprendiamo da un contratto per un Maestro di Cappella, veniva
celebrata dai Padri della Pace con un apparato musicale particolarmente
elaborato: la Chiesa della Pace è infatti dedicata alla Vergine.
Il secondo riferimento "per l'Esposizione" è all'Esposizione del
Santissimo Sacramento che comincia la Domenica di Sessagesima per una
durata di 40 ore, festa cui ancora, ed in termini simili per la solennità
precedentemente ricordata, fa riferimento il contratto per il Maestro di
Cappella sopra nominato. Nel 1711 questa festa (si tratta di una festività
mobile dal momento che si regola sulla collocazione della Pasqua) ebbe
inizio Domenica 8 febbraio: è quindi molto probabile che i due Vivaldi si
fossero fermati a Brescia almeno tutta la settimana. Era consuetudine per
i Padri della Pace assumere per le feste solenni musicisti estranei
all'organico normale della cappella musicale e capitava spesso che i
soprannumerari venissero reclutati fuori città.
Ma fa specie notare come, proprio in quest'anno, vengano chiamati o solo
interpellati a Brescia oltre ai Vivaldi, musicisti come Carlo Francesco
Pollarolo, Antonio Lotti e Antonio Biffi, tutti ricoprenti cariche di una
certa rilevanza nel mondo musicale della Serenissima. E forse a
spiegazione di ciò giova ricordare che a quell'epoca organista presso la
Pace era Paolo Pollarolo (i Pollarolo infatti sono originari di Brescia) e
che perciò probabilmente fu lui il tramite che permise al più famoso Carlo
Francesco, suo fratello, e, attraverso questi, agli altri musicisti
veneziani di venire a Brescia. In quello stesso anno Carlo Francesco fece
anche rappresentare nel teatro bresciano dell 'Illustrissima Accademia
almeno tre sue opere, La Costanza in trionfo, Enghelberta o la forza
dell'Innocenza e La Fede ne' Tradimenti. Se a questa serie di dati
aggiungiamo il fatto che Vivaldi dal 1709 non lavorava più alla Pietà
(dove il suo stipendio annuo era stato di cento ducati; sarà riassunto nel
settembre del 1711) e che il salario da lui percepito insieme al padre per
le loro prestazioni alla Pace corrispondeva a quasi il doppio del salario
annuale percepito dal maestro di cappella presso la stessa Pace, ci si
rende conto anche dell'effettivo vantaggio economico che stava alla base
di quella trasferta e che si aggiungeva certamente a motivi di ordine
professionale e personale. L'episodio tra l'altro getta luce in un mondo,
quello della produzione ed esecuzione di musica sacra, che finora è
generalmente poco considerata, se non sottovalutato dalla musicologia per
quel che riguarda il periodo barocco, particolarmente quello italiano.
Nel Carnevale del 1716
Se le testimonianze dirette sulla presenza di Antonio Vivaldi a
Brescia terminano purtroppo qui, tuttavia non si può non prendere in seria
considerazione un altro fatto.
Durante la stagione di Carnevale del 1715 al teatro S. Angelo di Venezia,
per intenderci il teatro con cui Vivaldi ebbe più intensi e continui
rapporti e nella cui gestione economica ed organizzativa pare fosse
coinvolto proprio in quegli anni, venne rappresentato Nerone fatto
Cesare, su un vecchio libretto di Matteo Noris, musicato per la prima
volta da Perti nel 1693. Si trattò, nel caso di Vivaldi, di un
"pasticcio", cioè di un'opera composta mediante l'assemblaggio di arie e
pezzi chiusi tratti da autori diversi: per quella rappresentazione Vivaldi
compose egli stesso dodici arie e probabilmente anche tutti i recitativi,
ma per il resto - secondo consuetudine - pescò da fonti allotrie. Dato per
certo quanto detto, assume connotati particolarmente interessanti la
rappresentazione della medesima opera avvenuta a Brescia nella stagione di
carnevale dell'anno successivo, il 1716. Nessuna fonte nomina
espressamente come autore o coautore delle musiche Vivai di, ma la
vicinanza con la rappresentazione veneziana è un buon elemento a favore.
Oltretutto nell'avvertenza "Al lettore" che si legge sul libretto a stampa
(si tratta dell'unica fonte diretta sull'avvenimento: la musica infatti
come spessissimo è accaduto per l'opera del Settecento è andata perduta)
si dice "[...]. Il Dramma presente, che altre volte meritò un pieno Dramma
presente, che altre volte meritò un pieno applauso nella Serenissima
Dominante [...] lo vedrai in buona parte rescritto non mai perchè si
credesse ottima la maniera del di lui famoso scrittore, ma solo perchè
l'uso dello scrivere moderno ha voluto in esso il suo luogo per
accomodarsi a' tempi che corrono [...]".
Il frontespizio del medesimo libretto ci dà anche altre informazioni che
riguardano da vicino la nostra città:
"NERONE FATTO CESARE
Dramma per Musica
Ridotto all'uso delle Scene Moderne
Da rappresentarsi nel Teatro dell'Illustrissima Accademia
Il Carnevale 1716
DEDICATO A SUA ECCELLENZA LA SIGNORA EMILIA GARZONI DIEDO
Moglie di S.E. il Signor GIROLAMO DIEDO CAPITANIO IN BRESCIA, MDCCXVI
Dalle stampe di GioMaria Rizzardi
Con licenza de Superiori
Ded. degli Interessati".
Girolamo Diedo che quell'anno era "capitanio" diventerà presto "podestà"
della città: il suo nome lo si trova sovente in questo periodo sui
frontespizi dei libretti di opere rappresentate a Brescia.
Qui si esauriscono le tracce che si sono finora rintracciate sui contatti
che Antonio Vivaldi ebbe durante la sua vita con la città d'origine della
sua famiglia paterna.
È chiaro che, visto quanto si sa in proposito, è più che lecito aspettarci
in futuro il reperimento di nuovi documenti che rendano più precisi e meno
discontinui i contorni e la fisionomia di questi rapporti.
Come spesso avviene in questi casi i reperti, anche apparentemente
insignificanti, si rivelano ad una attenta lettura ricchi di spunti di
riflessione.
Non possiamo perciò che augurarci al più presto nuovi ritrovamenti.
Fonti utilizzate:
- ROSA BAREZZANI, Maria Teresa, "L'opera in musica" in AA.VV., La
musica a Brescia nel Settecento, Brescia, Grafo Edizioni 1981.
- BELLINA, Anna Laura - BRIZI, Bruno - PENSA, Maria Grazia, I libretti
vivaldiani. Recensione e collazione dei testimoni a stampa, Firenze,
Leo S. Olschki 1982.
- P AUL, Emile, "Pedigree of Antonio Lucio Vivaldi" , Vivaldiana,
1, 1969.
- SALA, Mariella. "Le cappelle musicali", in AA.VV., La musica a
Brescia nel Settecento, Brescia, Grafo Edizioni 1981.
- TALBOT, Michael, Vivaldi, Torino, EOT 1978.
- TERMINI, Olga, "Vivaldi al Brescia: The Feast of the Purification at the
Chiesa della Pace (1711)", Informazioni e studi vivaldiani, 10,
1989 (traduzione italiana nel fascicolo delle "Proposte d'ascolto alla
Pace" per la stagione 1990).
- VIO, Gastone, "Antonio Vivaldi e i Vivaldi", Informazioni e studi
vivaldiani, 4, 1983.
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