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VIAGGIO NELLE REALTÀ MUSICALI BRESCIANE

LA BANDA MUSICALE DI CALCINATO

DAL 1853, UNA LUNGA STORIA

di GIANFRANCO PORTA
 

Tra le carte dell'Archivio comunale di Calcinato, ordinate con cura e competenza esemplari dalla Dott.ssa Giuseppina Caldera. é conservata una ricca documentazione sulla Banda del paese. Grazie ad essa é possibile tracciare la storia dei primi anni di quel corpo musicale.

A Calcinato l'idea di istituire una Società filarmonica cominciò ad "agitarsi" nel 1853 e mercé "la filantropia di benemerita persona", il "soccorso prestato da alcuni abitanti del Comune" e il "sacrificio" dei membri che la costituivano, “l'istituzione formavasi regolarmente", così che dall'agosto 1854 i musicanti "cominciarono a dar saggi del loro sapere".
Fino al 1857 l'organismo progredì "a spese" dei filarmonici, "ma gli infortuni elementari cui soggiacquero gli abitanti" del paese determinarono il ritiro di alcuni membri e la "cessazione del pagamento dei singoli Istruttori". La situazione di difficoltà poté essere superata, negli anni 1858 e '59, soltanto grazie all'intervento del Municipio al quale "piacque prestare soccorso" alla società “coll'assegno" di 300 lire austriache "pel pagamento del maestro di musica".
All'indomani dell'unità i filarmonici inviano alle nuove autorità amministrative una richiesta di finanziamento che fornisce preziose informazioni sulla composizione sociale, sul funzionamento e sul regime interno del sodalizio giunto ad una svolta decisiva della sua storia. L'estensore della lettera si preoccupa di riaffermare l'utilità, anche in un quadro politico profondamente mutato, del corpo musicale. "Le nuove istituzioni governative, ed il rimpianto (sic) della Guardia Nazionale - è scritto nella lettera - chiamano quasi un bisogno della conservazione delle società filarmoniche"; a riprova di ciò si ricorda che "la stessa legge 15 Marzo 1860 indica alla Categoria IX dei presuntivi comunali l'articolo per un assegnamento alla banda Civica".
Per quanto li riguarda, i filarmonici fanno presente alla nuova amministrazione di non poter "sostenere le spese pel salario del Maestro di Musica" e che "questa imperiosa circostanza", se non osservata li metterebbe nella condizione di "abbandonare un'istituzione" da essi mantenuta in vita "con non lieve sacrifizio" di vederne con "rammarico" lo scioglimento.
"Li filarmonici - informa la petizione - appartengono quasi tutti alla classe degli artigiani miserabili, e costretti all'esercizio del loro mestiere per ritrarre li mezzi di sussistenza", ma trattandosi di "giovani animati da principi patriottici", qualora la loro do-manda di "ridonare" al sodalizio un assegno di valore pari a quello erogato nel passato fosse accolta, sono disposti a continuare "nella società con servizio gratuito alla Guardia Nazionale", ove piacesse di arricchirla della loro Banda Musicale, "come pure avviene in altri comuni del Circondario".
L'istanza è accolta e la Filarmonica viene incorporata nella Guardia Nazionale di cui veste la divisa: tutto sembrerebbe dunque andare per il meglio. Ben presto però la situazione si deteriora fino a determinare una prima crisi del corpo bandistico. "L'insobbordinazione (sic) di molti filarmonici (...), di Calcinato - scrivono il Direttore Giovanni Noventa e il Vicedirettore Giuseppe Molteni al Presidente, al Sindaco e al Capitano della Guardia Nazionale - ha stancheggiato l'indolenza (sic) della Direzione al segno" che questa é stata obbligata a dimettersi dalle sue funzioni".
Il Consiglio comunale, investito della questione, giudicando che la Società Filarmonica..abbia provocato la rinuncia "col suo non plausibile contegno", delibera di sospendere "l'annuo assegno che per l'addietro [le] veniva corrisposto", riservandosi di "ritornare sull'argomento" quando la Banda si sia "regolarmente riorganizzata" e abbia dato "prova di diligenza e subordinazione".
Il provvedimento, che priva i filarmonici di un'indispensabile fonte di sostentamento, ottiene l'effetto sperato. Con una lettera essi informano il sindaco dell'avvenuta nomina del nuovo direttore. Si arguisce da ciò che la vita del sodalizio è regolata secondo criteri democratici che assegnano agli stessi musicanti l'elezione delle cariche sociali.
Superata /'impasse, la Giunta - viste accolte le proprie richieste - torna a finanziare la società che nel 1869 chiede "l'incremento della gratificazione Comunale", per poter sfruttare "l'opportunità d'avere un precettore di provata abilità". La sua opera, scrive l'estensore della richiesta, è dettata "dalla filantropia musicale e non dall'avidità mercenaria a cui sovente si danno coloro che si trovano a capo delle pubbliche istituzioni". D'altro canto per il suo ascendente personale "le lezioni sono frequentate da un buon numero di allievi" che fanno ben sperare per il futuro e "ricordano la buona riuscita dei primi tempi della fondazione".
Per qualche tempo i rapporti proseguono senza intoppi, cosi almeno fa ritenere la documentazione. Ma la realtà deve essere diversa.
L'11 gennaio 1872 i musicanti tornano a rivolgersi al Consiglio Comunale. A differenza che per il passato, la domanda di finanziamento è accompagnata questa volta dalla proposta di dare al sodalizio più solide basi.
"La Società filarmonica - scrivono i musicanti al Sindaco - vorrebbe costituirsi con un indirizzo regolare". A tal fine "occorre che la Direzione accusi una permanente sorveglianza, sia rappresentata da persona autorevole che prevenga con rigorosa attitudine l'andamento delle lezioni e delle odierne bisogna". Quella attualmente in carica "quantunque buona non può per le diuturne assenze dal paese disimpegnare le proprie attribuzioni". I filarmonici chiedono pertanto "d'essere facoltizzati" (sic) a nominare un nuovo direttore e un cassiere. I vantaggi che ne potranno venire, conclude la lettera, consentiranno di valorizzare adeguatamente "l'opera benemerita" del maestro "che con tanto zelo si presta all'istruzione" del corpo musicale.
L'autorizzazione è concessa, ma l'elezione non sortisce l'effetto auspicato. Prima Angelo Romanelli e poi Angelo Bassa, rinunciano al mandato non senza però aver difeso il sodalizio davanti all'amministrazione comunale. Non possiamo - scrivono al sindaco di Calcinato - "che fare un encomio alla disciplina, alla frequenza delle lezioni di tutti i soci, all'abnegazione, alla perseveranza, alla perspicacia e scientifica operosità del Sig. Bonalda che ebbe a sostenere le funzioni con benigna ed intraprendente volontà segnalandosi dagli uomini venali che di sovente ingrassano il tempo, le direzioni, gli alunni per estorcere le mercedi" e prodigando "le sue attenzioni, e fatiche, a vantaggio e decoro del paese".
Evidentemente non dovevano essere cessati i rilievi critici circa il comportamento dei musicanti se Romanelli e Bassa sentono la necessità di aggiungere: "I sottoscritti si lusingano che la S. V. vorrà continuare le sue autorevoli cure a beneficio del corpo musicale che ben se lo merita; che se per avventura alcuni censori volessero vibrare le loro freccie sull'indole indomita di esso, dica loro, che il consorzio degli uomini compone molti elementi, così dissonanti che basta ottenere uno stato medio di cose, per ripromettersi il perfezionamento sociale".
Questa volta però il non disporre di uno stabile organismo dirigente ha pesanti contraccolpi sulla vita della Filarmonica. Di fronte all'ennesima richiesta di contributo - presentata con ritardo per lo "sconforto" determinato dall'"essere a un tratto privi della direzione che all'occorrenza doveva raccomandarli e rispondere della loro condotta avvenire" - il Consiglio comunale nella seduta del 17 ottobre 1872 delibera "di nominare una commissione" con il compito di redigere il regolamento per la Società.
Quella che si prospetta è una vera e propria rifondazione del sodalizio. La condizione posta per erogare il "sussidio" è che il Direttore e il cassiere siano nominati dal Consiglio comunale.

Il Regolamento organico disciplinare
Il l° febbraio 1873 la commissione formata da Francesco Legati, Francesco Agosti e Angelo Fortunato, il quale ultimo avrà nel ventennio successivo un ruolo determinante nella vita del sodalizio, presenta alla giunta municipale il progetto di regola-mento organico disciplinare della società filarmonica. Grazie ad esso - in considerazione del fatto che dopo l'approvazione resterà in vigore per un lungo eri odo - possiamo avere un quadro preciso del funzionamento della "banda" .
In primo luogo è indicata una soglia minima per il riconoscimento e l'esistenza stessa del corpo musicale.
"Chiamasi società Filarmonica - recita l'art. 4 - se sarà costituita almeno di 14 soci effettivi filarmonici; se riducesi a minor numero per volontaria rinuncia, per morte, per espulsione o per qualche altro motivo, può essere sciolta dal Direttore, ed i soci filarmonici rimasti, rassegnano alla medesima gl'Istrumenti, i spartiti, il vestiario, ed infine quanto detengono di proprietà sociali statogli consegnato".
Quindi sono definiti i rapporti con l'amministrazione e le funzioni della nuova formazione.
"Il corpo dei soci filarmonici (...) costituito come corpo di Musica civile è sottoposto al sindaco protempore" di Calcinato, che ne detiene "la Presidenza a Titolo d'onore", e gode del patrocinio del Comune al quale spetta la nomina del Direttore, assistito da un segretario e da un cassiere. Le entrate sono quelle tradizionali: "l'assegno che di anno in anno destinerà a tale scopo il Consiglio Comunale", le "offerte dei soci Protettori e le tasse dei soci effettivi", le "mercedi per le prestazioni da farsi in Teatro nelle sere di rappresentazioni", il "ricavo delle serate teatrali riservate a beneficio di questa società" e "prestazioni nelle solennità Religione" o "nei funerali non obbligatori".
Gli aspetti più significativi riguardano l'organizzazione che appare fortemente centralizzata.

Attributi del Direttore
Il Direttore ha il compito di mantenere i collegamenti con il Comune, di guidare il sodalizio garantendone la corretta amministrazione e un funzionamento rispondente alle esigenze di decoro della società e di prestigio del paese. Alla fine del mese di gennaio d'ogni anno deve presentare alla Giunta municipale "il Rendiconto" della gestione "da lui tenuta a tutto il 31 Dicembre (...) precedente" e "un rapporto nel quale risulti lo stato numerico dei soci filarmonici", la "loro classificazione" e siano contenute informazioni "sull'andamento della società" e sui "progressi ottenuti nello studio".
Egli "nomina e stipendia il Maestro Istruttore (...), esige o fa esigere le offerte contribuzioni, fissa colle compagnie che rappresenteranno nel Teatro Comunale la mercede dovuta ai soci filarmonici, che non potrà mai essere inferiore a centesimi 50 per ogni sera e per ogni filarmonico", decide, d'accordo col Maestro di musica, "il servizio di turno dei filarmonici per il teatro", fa i contratti "colla fabbriceria o con chi di ragione, per le prestazioni alle funzioni Religiose ed ai funerali", dispone, "di concerto col Presidente Onorario o colla Giunta Municipale", l'intervento alle feste nazionali del corpo filarmonico. A lui compete determinare, "in base ai redditi sociali", le somme "che dovranno erogarsi ogni anno per l'istruzione" e per il "graduale rinnovamento o riattamento degli istrumenti e vestiario".
Un ruolo decisivo spetta al Direttore per quanto concerne la vita interna alla banda. "Esso - recita il regolamento - nei rapporti col corpo sociale, è infine il buon padre di famiglia che oltre a tutelare nella via economica, e disciplinare la società, deve vegliare ed adoperarsi per mantenere costantemente l'armonia fra i filarmonici e per qualsiasi questione che fra questi si agitasse, resta a lui stesso demandato l'appianarla usando dell'autorità che gli deriva dalla sua carica, dal suo senno e dal suo buon volere". Da queste prerogative di padre padrone discende, come logica conseguenza, la facoltà "di accettare a far parte della società quali soci effettivi" quanti "aspirassero [a] entrarvi", dopo aver accertato però che posseggano "i dovuti requisiti", e quella di licenziare quei filarmonici che trasgredissero il regolamento.
Assai più limitati risultano i compiti del Maestro istruttore che è tenuto alla diligenza "per ottenere il maggior incremento possibile nello studio", deve presentare delle relazioni periodiche sul "profitto dei filarmonici", proporre i mezzi per migliorarlo, scegliere, di comune accordo col Direttore, i "pezzi di musica da eseguirsi in sala od in pubblico". Gli è inoltre data facoltà di "impiegare tutto quel tempo che crede conveniente pelle lezioni da impartirsi ai soci iniziati nell'arte".

Doveri ed obblighi dei soci effettivi filarmonici
Il ruolo dei musicanti esce profondamente modificato dalla riorganizzazione del sodalizio. Essi non eleggono più il Direttore che cessa di essere il loro rappresentante e diviene invece un controllore dotato di amplissimi poteri, emanazione del Consiglio comunale. L'art. 24 stabilisce, di conseguenza, che "I soci filarmonici si obbligano a prestar obbedienza, rispetto e benevolenza al Presidente onorario, al Direttore, al Maestro, al segretario e al cassiere". Chi mancasse "a quest'obbligo un solo istante" sarà allontanato dalla Società "come indegno di appartenervi". É questa del resto soltanto una delle tante prescrizioni che stabiliscono i doveri dei filarmonici.
Ogni suonatore oltre a "tener in diligente custodia ed in stato di lode il proprio istrumento, la musica, Blus, Berretto, cinturone e Daga", ad essere "responsabile verso la società dei guasti e smarrimenti" degli "oggetti statigli consegnati", è tenuto ad "intervenire a tutte le lezioni, ripetizioni, prove che verranno ordinate dal Direttore o dal Maestro di Musica", dovrà "presentarsi a qualsiasi chiamata per servire nelle feste Nazionali, alla dispensa dei premi, pel servizio del Teatro, alle funzioni Religiose, ai funerali tanto obbligatori, che retribuiti, ai concerti da darsi al pubblico alternativamente in giorni festivi di Primavera, Estate, Autunno nel centro del paese o nelle principali sue contrade" insomma "a tutto quanto [gli] verrà ordinato dal Direttore, e che torni di utile, sia istruttivo che economico alla Società" cui appartiene. È inoltre obbligato ad "accettare e suonare quel qualunque istrumento musicale" che gli verrà "assegnato dal Direttore sulla proposta del Maestro di Musica".
Alcuni articoli dello Statuto - per altro comuni a molte espressioni dell'associazionismo popolare regolano non solo la possibilità di esibirsi ma anche l'uso in pubblico dei segni e dei simboli della banda. Così "È vietato rigorosamente a tutti i soci filarmonici di concorrere con li distintivi, ed istrumenti della società, a serenate, feste di Ballo, riunioni sì in paese che fuori". Addirittura, si afferma, "non potrà uscire una piccola armonia se non che ordinata dal Direttore per servizio da prestarsi in teatro" e "senza permesso del Direttore, resta ai filarmonici assolutamente vietato qualsiasi servizio in paese o fuori, di tutto il corpo musicale o di parte di esso". Infine i musicanti "non potranno indossare fuori di servizio nessun distintivo che li contrassegni addetti al corpo filarmonico" (sic).
L'approvazione dello statuto organico disciplinare della Società filarmonica di Calcinato nella seduta del consiglio comunale del 20 febbraio 1873 e la nomina a direttore di Angelo Fortunato, che chiama Paolo Partel e Francesco Agosti a ricoprire gli incarichi di segretario e di tesoriere, risolvono la crisi organizzativa del sodalizio e garantiscono una rappre-sentanza qualificata alla nuova formazione che na-sce sulle ceneri del preesistente corpo bandistico.
li numero dei musicanti che sottoscrivono il re-golamento, di poco superiore a metà dell'organico originario di 27 elementi, è però appena sufficiente a garantire l'esistenza della filarmonica. La causa di tale drastica riduzione va ricercata più che negli abbandoni dovuti alla prolungata crisi del complesso musicale, nel manifestarsi tra i vecchi bandisti, se non di un'aperta rottura, certo di un'area di dissenso e di disagio riconducibile, con ogni probabilità, al rigido controllo disciplinare previsto dai nuovi assetti del sodalizio che vede in tal modo cancellata l'autonomia di cui aveva goduto in precedenza.
Esauriti gli adempimenti statutari e riempiti i vuoti lasciati dagli strumentisti della Musica sociale, la Società filarmonica riprende, dopo una pausa prolungata, che si configura come una vera e propria cesura nella sua storia, l'attività.

Strumenti, divise e fornitori
Inizialmente "impossibilitata a sostenere l'onere di nuove uniformi", la Filarmonica di Calcinato adotta provvisoriamente "la tenuta di piccola parata della Guardia Nazionale", con la semplice sostituzione sul berretto delle cifre G.N. "colla cetra d'argento". Più urgente risulta infatti la sostituzione degli strumenti che sono ridotti in "uno stato talmente deplorevole da non essere suscettibili di un riattamento". La mia "prima cura - ricorderà molti anni dopo Angelo Fortunato - fu quella di provvedere ad un assieme (sic) di Istrumenti che corrispondessero all'imminente bisogno, e dopo le lunghe pratiche fatte tanto in Italia che in Germania, trovai convenevole di appoggiarmi alla Ra Fabbrica di G[iuseppe] Pelitti di Milano (il più rinomato costruttore italiano del tempo, n.d.r.), dalla quale acquistai N. 24 Istrumenti pel valore complessivo di L. 1.600".
Contemporaneamente il nuovo direttore, che si è addossata la spesa necessaria a rinnovare la dotazione del corpo musicale, vende alla Ditta Bottati di Brescia i quindici strumenti d'ottone appartenenti alla vecchia società e "giudicati inetti e difettosi". La somma di 130 lire ricavata dall'alienazione è impiegata "nell'acquisto di un bombardone in Mi bemolle ritirato dalla Fabbrica Ferdinando Roht di Milano".
Le carte conservate nell'archivio comunale di Calcinato non consentono di appurare se e quali cambiamenti siano avvenuti rispetto all'originario parco strumenti della banda rispetto al 1854, costituito da due flauti con buffa (sic), un clarinetto in re con mutazione, sei clarinetti in si bemolle, un clarinetto in re, due corni da caccia con tre ritorti, cinque trombe in sol con cinque ritorte, due corni segnali con tre ritorti, un clavicorno, un segnale basso, due tromboni tenori in piedi, due bombardini, un bombardone in fa, un pelittone in mi bemolle.
Certo si dovette procedere ad una significativa revisione imposta dalla stessa eterogeneità della dotazione iniziale.
In essa infatti accanto a strumenti tipici di un'epoca di molto anteriore (il segnale basso, i corni da caccia e le trombe con ritorte), altri se ne trovano di relativamente recenti (i clarinetti), moderni (il pelittone, i bombardini, il bombardone e il clavicorno) o addirittura inusuali (i tromboni tenori in piedi).
Ben presto le uscite in pubblico, le occasioni di confronto con altre formazioni e la partecipazione alle feste musicali che si organizzano in diversi centri della provincia impongono la "monturazione" del Corpo, ritenuta necessaria per "maggiormente nobiliare si utile istituzione" e contribuire al prestigio del paese. Si procede quindi all'invio del prescritto figurino della divisa per ottenere dalle autorità militari la necessaria autorizzazione. Segue un fitto carteggio tra il direttore della società, il sindaco, la prefettura e il comando divisionale di Verona che chiede di apportare alcune modifiche al modello proposto, in quanto "la forma della manopola (...) è identica a quella adottata dall'esercito".
Ancora una volta è Angelo Fortunato a fornirci notizie che dilatano l'orizzonte dalla committenza ai negozi specializzati cui le bande si rivolgevano per le forniture. "Nel 1877 - egli scrive in una delle sue periodiche relazioni - trovai necessario, pel maggior decoro del Corpo Filarmonico, di provvederlo di un'uniforme e (...) acquistai dalla Ditta Peroni e Avanzini di Brescia tutte le divise occorribili pei singoli filarmonici".
La tenuta alla fine adottata - ci informa in una nota del sindaco di Calcinato - è di "panno color scuro. I pantaloni non si distinguono dai comuni che per semplice filetto bloù scuro (sic) sui latti (sic); la tunica è pur filettata alle estremità da bloù scuro e sul davanti del colletto è ornata di due cetre a ricamo color chiaro; e fornita di n. 8 bottoni dorati; il berretto, dello stesso panno e colore, è filettato e porta l'impronta di cetra dorata sormontata da piuma bianca".
In seguito si adotteranno cappelli alla bersagliera e gli strumentisti saranno muniti di "borsette di pelle per la conservazione dei libretti di musica" mentre si recupererà presso il presidente dell'antico Corpo filarmonico, Giuseppe Ferrarini, "un bastone comando sormontato da cappa (sic) d'argento e [una] trecolla (sic) o fascia per capo banda pure ricamata in oro e argento".

Parole e silenzi delle fonti
Come si può notare e si vedrà meglio in seguito, le carte dell'archivio comunale offrono molte notizie sui rapporti con l'amministrazione, sulle dotazioni, i problemi organizzativi e finanziari, assai meno eloquenti sono invece circa la vita del sodalizio e del tutto mute per quanto riguarda i repertori.
Alcuni biglietti inviati dal direttore della banda al sindaco aprono uno spiraglio su una realtà eminentemente contadina, in cui il tempo è scandito dai ritmi naturali delle stagioni, sull'occupazione dei musicanti. Ma non si va oltre.
"Ricorrendo domani, prima domenica [del mese], la festa dello Statuto, - scrive Angelo Fortunato il 10 giugno 1878 - sarebbe dovere del Corpo Filarmonico il fare la sortita e suonare varii pezzi musicali onde festeggiare tale solennità civile, ma pel lavoro straordinario della coltivazione dei bachi la sottoscritta [Direzione] domanda di poter protrarre questa sortita, e sostituirla con un'altra da farsi appena cessato questo lavoro della bachicultura e precisamente come gentilmente venne concesso anche nell'anno scorso nella medesima occasione". Comunicazioni analoghe si ripeteranno anche in seguito.
Nonostante gli impedimenti frapposti dalle scadenze del lavoro agricolo, la banda, "col suo indefesso studio e [l']intemerata condotta" conquista ben presto "non solo la stima ma anche l'ammirazione di tutta la popolazione".
Risolti i problemi relativi all'ordinamento e alla disciplina interna, rinnovati gli strumenti e le divise, attivata una scuola, frequentata da una decina di allievi che sono tenuti a pagare una lira mensile per 18 mesi, sono le difficoltà di ordine finanziario a rappresentare per tutti gli anni successivi il problema col quale il sodalizio si trova costantemente a misurarsi, difficoltà che inducono Fortunato a presentare a più riprese le proprie dimissioni come strumento di pressione per ottenere più sostanziosi contributi.
Solo la disponibilità del direttore la cui esposizione personale è in continua crescita e i versamenti dei "socii protettori" - che con sottoscrizioni mensili concorrono alle "indispensabili spese" - consentono al corpo musicale di continuare la propria attività. L'assegno annuale del comune risulta infatti insufficiente ai bisogni e gli introiti provenienti dai servizi e dagli spettacoli teatrali rappresentano appena il 13% del bilancio complessivo della filarmonica.
Le cose, già difficili in condizioni normali, si complicano ulteriormente nel 1879, allorché il consiglio comunale, "impressionato dalla triste invernata che (...) si presentava", ritiene opportuno - "per pure viste economiche" - non votare alcuno stanziamento in favore della banda.
Il direttore della banda scrive allora al sindaco dichiarando la propria sorpresa "nel vedere la meschinità del risultato" della sottoscrizione aperta per sopperire al mancato contributo comunale e, per altro, subordinata all'obbligo del "servizio gratuito per tre delle principali funzioni religiose". Soltanto se tali condizioni saranno cancellate - egli avverte si potrà studiare il modo "di poter precariamente e con la massima economia possibile, continuare l'esistenza della Società pel futuro. anno". Angelo Fortunato si riserva comunque la facoltà, nel caso i mezzi risultassero insufficienti, "di sciogliere l'attuale Corpo" e di vendere gli strumenti e le monture "onde venire almeno al coperto di poco più di un terzo del (...) credito professato verso la Società", declinando ogni responsabilità per "le conseguenze che ne potrebbero derivare pel più che giusto risentimento dei socii filarmonici che per ben sette anni con amore e indefesso studio, compatibile ai privati impegni, hanno con buon profitto coltivata la scienza musicale, e dei molti privati che della musica ne fanno ed a ragione un banco d'istruzione, di civiltà e di lustro e decoro del Paese".
La richiesta, accettata e, sia pure a costo di non pochi sacrifici, il corpo bandistico, che nel 1880 assume il nome di Scuola di Musica di Calcinato, può proseguire la propria attività.
L'unica voce che udiamo è ormai quella del direttore: i musicanti anche nelle situazioni più difficili restano silenziosi, protagonisti muti di un discorso collettivo del quale i documenti d'archivio rendono soltanto un'eco lontanissima.
Ma pur ridotta alla sua rappresentanza istituzionale, la banda registra puntualmente le vicende della comunità d'appartenenza - in questo caso gli effetti del clima sull'annata agraria e, di conseguenza, sulle condizioni della popolazione, in precedenza i contraccolpi dell'unificazione nazionale - confermandosi una cartina al tornasole delle tensioni economiche, sociali e politiche che attraversano la più ampia realtà in cui si trova ad agire.

Il contratto del Maestro
Dal 1874 fino al giugno del 1886 "il servizio d'istruzione" dei suona tori e degli allievi è "disimpegnato" dal maestro Bortolo Stefanoni, che sarà a lungo ricordato "pel suo buon metodo", la "capacità e [il] buon volere':. Gli succede Vincenzo Resini.
L'accordo da questi stipulato con l'amministrazione comunale delinea non solo i compiti del maestro ma la frequenza e la durata delle prove, le pause stagionali imposte dai lavori agricoli e dall'allevamento del baco da seta, il calendario delle uscite e le forme di remunerazione.
1° "Il Comune di Calci nato - si legge nel verbale della seduta di Giunta del 24 ottobre 1886 - assume in via interinale per un anno, salvi ulteriori accordi, a Maestro della Scuola di musica locale il Sig. Resini Vincenzo di Luigi che accetta sotto l'espressa osservanza degli obblighi ivi menzionati.
2° Il Maestro dovrà impartire al Corpo Musicale di Calci nato due lezioni serali separate per ogni settimana, esclusi però i giorni di sabbato e di festa, e ciò a partite coll'8 Novembre p.v..
3° Le lezioni dovranno durare non meno di due ore per ogni sera all'orario da stabilirsi dal Sig. Direttore.
4° Sarà pure suo obbligo di impartire lezioni separate due volte alla settimana ai musicanti allievi pella durata non inferiore ad ore 1 1/2 (...) per ogni sera.
5° Il Maestro dovrà predisporre e presenziare tutte le sortite che avessero luogo del Corpo Musicale tanto nel Paese di Calcinato che extra sempre però di domenica od altro giorno festivo. Non dovranno tuttavia eccedere nel loro complesso il n. 15 all'anno.
6° Sarà sua cura speciale di provvedere alla diligente e zelante istruzione dei Musicanti, di distribuire gli spartiti tanto dei pezzi d'opera che delle marce e ballabili che si rendessero necessari pel migliore andamento e progresso del Corpo Musicale, attenendosi sempre a cose di pregio e di effetto ed adatte alle circostanze a cui devono servire.
7° La scritturazione di tutta la musica in generale sarà in carico della Direzione, e tutta la musica tanto in parti tura o scritta sopra libri o carta volante non potrà essere asportata senza il consenso del Direttore.
8° La Direzione d'accordo col Sig. Maestro fisserà a seconda delle stagioni le sortite da farsi, i pezzi da eseguirsi e l'orario delle lezioni.
9° Il Sig. Maestro si curerà di tener informato il Direttore della condotta e progresso d'ogni singolo allievo o effettivo e della loro diligenza, e di riferire ogni necessità di provvedimento, non che di tener nota dei presenti e dei mancanti senza giustificato motivo alle singole lezioni e sortite.
10° Le lezioni resteranno sospese nel mesi di Maggio, Giugno e Luglio.
11° Per tutte le suddette prestazioni il Sig. Maestro verrà rimunerato coll'emolumento annuo di L. 466 (...) le quali gli verranno corrisposte per 366 dal Comune di Calci nato e per le altre L. 100 dalla Direzione della Musica locale, senza pretesa nè diritto ad altro compenso sia per sortite o per intervento a funzioni in Paese. Nelle sortite fuori di Paese gli verrà però fornito il mezzo di trasporto ed il vitto a spese della Direzione.
12° Due mesi prima della scadenza del presente preliminare di contratto, da tradursi in atto regolare dopo l'approvazione del Consiglio Comunale, sarà obbligo delle parti di avvisarsi reciprocamente sulla sua continuazione, o sulle variazioni da introdurre, o sulla sua cessazione".
Negli anni successivi la vita del sodalizio scorre senza che si manifestino, almeno attraverso le carte a cui abbiamo largamente attinto per questa ricostruzione, problemi che non siano quelli già richiamati.

Le ragioni della crisi
L'epilogo della seconda fase in cui è possibile dividere la storia della banda di Calcinato giunge il15 settembre 1890 quando Angelo Fortunato, ormai stanco di una situazione che non offre vie di uscita e che si è andata via via deteriorando, annuncia l'intenzione di lasciare l'incarico che gli era stato affidato nel 1871 e riconfermato negli ultimi tre quinquenni.
"Le condizioni finanziarie in cui ora si trova la gestione di quest'istituzione (...) - si legge nella lettera di dimissioni inviata alla "rappresentanza comunale" - mi determinano ad abbandonare alla fine del corrente anno [il] posto di Direttore, deplorando altamente che per pura questione finanziaria abbia a sostare anche brevemente un'istituzione, che fu in questi 19 anni, onore e gloria del nostro paese; e molte volte invidia dei circonvicini".
A nulla valgono le sollecitazioni ed i riconoscimenti all'opera preziosa svolta nell'arco di un ventennio e l'invito del sindaco a "non insistere" nelle dimissioni. Fortunato risponde con gli argomenti dei numeri. "Tutti vedono e sanno - egli scrive -, che un'amministratore (sic) è in una posizione falsissima quando, oltre avere un'(sic) ingente deficit di cassa, ha davanti la prospettiva di aumentarlo piuttosto che diminuirlo; ed in allora non ci resta che dimettersi". Lascia però aperto uno spiraglio. "Se (n.) la S. V. avesse qualche buon suggerimento per poter ancora sostenere la posizione almeno per qualche anno ancora, io ritirerei subito la mia rinuncia da Direttore".
Ma proposte concrete non dovettero giungere se il 25 febbraio successivo, alla fine di un'ampia e puntigliosa relazione finanziaria, Fortunato dichiara di non chiedere nulla "all'Onorevole Municipio" per "il rimborso" del suo credito, ma afferma di ritenere legalmente fondato il suo "diritto di proprietà" su tutti "gli istrumenti, monture, leggii, musica e quant'altro" si trova nella Scuola di Musica. Questa volta non si tratta della solita minaccia finalizzata a richiamare l'attenzione sui bisogni del corpo filarmonico.
La parola conclusiva in questa vicenda che vede da un lato l'amministrazione comunale, dall'altra il direttore del sodalizio, e in posizione defilata, quasi irrilevante, il corpo dei bandisti (ma lo ripetiamo è una prospettiva falsata dalla natura dei documenti che abbiamo utilizzato), si trova in una lettera del 6 aprile 1891 nella quale Angelo Fortunato ribadisce la propria deliberazione, risultando "assolutamente impossibile" sostenere ulteriormente la gestione del sodalizio. "La continuazione, al disimpegno delle attribuzioni della Scuola di Musica locale, dopo le date dimissioni - egli scrive - potrebbe dar campo, e giustamente, all'interpretazione che io avessi in animo di continuare nell'incarico onorifico affidatomi; ma viceversa, è assolutamente irrevocabile la mia decisione di cessare alla scadenza di mia nomina, che è appunto alla fine del corrente anno".
Il debito di cassa supera ormai le 2.900 lire e a rendere la situazione ancor più precaria si aggiungono "le dichiarazioni di alquanti socii contribuenti, i quali, sebbene abbiano a suo tempo sottoscritta l'obbligazione per offerta mensile pel triennio 1889 - 1891 in oggi mi hanno fatto avvisare che pel corrente anno intendono di cessare a far parte come socii contribuenti; per cui mentre nell'anno 1880 la sottoscrizione offerte dei privati era di L. 850 (...) in seguito diminuì mano mano, sino che pel corrente anno non ne tengo in nota che sole L. 414: salvo che siano tutte esigibili".