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STORIA, RUOLO ED ELOGIO DELLA TROMBA
QUEI FIATI GLORIOSI
di
FERDINANDO PELIZZARI
Alcune note sul libro:
"Untersuchungen zur Geschichte der Trompete in Zeitalter der
Clarinblaskunst (15001800)" di Detlef Altenburg 3 voll. Bosse
Verlag-Regensburg 1973.
Il libro citato "Ricerche sulla storia
della tromba, durante l'epoca in cui fioriva l'arte di suonare il registro
clarino (1500-1800)" è stato recensito su Brass Bulletin n. 1l
1975) e da E. Tarr, su ITG Newsletter vol. 3 n. 3, may 1977; il presente
articolo, in buona parte, si rifà alla seconda recensione.
Si premette, per chi non conosca la
storia della tromba nel periodo barocco, che il termine "clarino" di cui
qui si parla, allora si rifaceva al registro più acuto della tromba, senza
aver nulla a che vedere col clarino strumento in legno.
Dei tre volumi dell'opera, il primo
contiene il testo vero e proprio; il secondo raccoglie documenti storici:
contratti, leggi, privilegi, nonchè un curioso opuscolo italiano. di cui
più avanti. Il terzo contiene una sessantinad'illustrazioni relative alla
storia della tromba riguardanti stampe, quadri, incisioni nonchè
strumenti.
Secondo Tarr, questo libro è uno dei più
importanti della storia della tromba, anche se non tratta con la stessa
profondità tutta l'Europa, ma è incentrato in particolare sul Sacro Romano
Impero, a svantaggio di altre aree come, per esempio, l'Italia.
L'autore tratta i
seguenti argomenti: Il Corpo dei Trombettieri di Corte (con un'importante
digressione sui Privilegi Imperiali dei trombettieri e dei timpanisti); I
trombettieri nell'impiego civile (qua gli "Stadtfeifer o suona tori di
città" occupano il centro dell'attenzione); Tipologia della tromba e
tecnica per suonarla (il principale ovverosia il suonare un pezzo da
campo, essendo opposto al suonare il Clarino).
Tarr attribuisce, inoltre, all'autore il
merito di aver, per la prima volta, dato una visione comparativa delle
varie versioni dei "Privilegi Imperiali della corporazione dei
trombettieri e timpanisti", versioni venute in essere gradualmente per
organizzare meglio l'istruzione ed anche in risposta a certi abusi
documentati da vari mandati emessi
dagli Elettori di Sassonia "Contro il suonare la tromba senza
autorizzazioni". La maggior parte degli abusi era commessa da musicanti
cittadini, suonatori delle torri e suonatori ambulanti; il suonare la
tromba da parte di tali musicisti era severamente limitato, quando non
addirittura proibito.
Altri argomenti trattati sono: il ruolo
della "tromba da tirarsi", che qui viene dimostrato, riguardo ai suonatori
cittadini, di esser stato molto più vasto di quanto sinora creduto (benchè
ci si dovrà ricordare nell'esecuzione di Bach). Si tratta pure del
problema dell'identificazione della "Jägertrompete", considerata identica
alla "italienische Trompete" menzionata in certe fonti antiche (Don
Smithers in "History and Literature ofthe Baroque Trumpet before 1721",
Londra 1973, identifica la Jägertrompete con la "tromba da caccia" che,
invece, secondo Tarr, è un corno). Il "segreto" dei trombettieri barocchi
è correttamente (secondo Tarr) visto non nel suonare il registro
"clarino", ma piuttosto nel suonare i pezzi da campo, ed in quei pezzi e
segnali che venivano usati militarmente
-
al riguardo, particolarmente interessante è l'analisi che vien fatta di
tali pezzi, comparandone differenze ed analogie nei nomi, nei temi ecc.
presso i vari autori dell'epoca (Fantini, Praetorius, Speer, Mersenne
ecc.).
Vien poi fatto un confronto tra la
"moderna pratica purista di esecuzione della musica barocca per tromba" e
la "tecnica di esecuzione descritta nel 1638 da Fantini" nel suo Metodo.
Alla fine di ogni capitolo si trova un
utilissimo riassunto del medesimo.
Secondo Tarr, in quest'opera vi sono
pochissimi errori od omissioni (tra queste ultime si trova, tuttavia, il
Metodo di Bendinelli).
Il primo volume si chiude con un ponderoso
indice di bibliografia antica e moderna nonchè un prezioso elenco di
musiche con tromba.
Veniamo ora col secondo volume
(documenti) che, dicevo sopra, riporta un curioso opuscolo in italiano,
che non ho visto citato da nessun'altra parte, così intitolato: I FLAUTI
GLORIOSI- encomij dati dalla Fama ALLA TROMBA svegliati dalla virtuosiss.
penna dell'Illustriss. Sig. ANGELO TARACHIA già da lui dedicati Ed or di
nuovo consecrati al Serenissimo CARLO SECONDO Duca di Mantova, Monferrato,
Nivers, Umena, Rhetel ecc. da GIO.BATTISTA PIRAZZOLl Trombetta Bolognese-
Bologna 1656.
Tale scritto consiste in un elogio della
tromba e dei trombettieri di tutti i tempi, fin dall'antichità, dalla
Bibbia, citando personaggi biblici, mitologici, letterari e storici, con
lo scopo, più volte ribadito, di dimostrare "quale stima faceva Dio della
Tromba", considerata il primo degli strumenti e come i trombettieri
fossero sempre stati tenuti in gran conto, incaricati di missioni
importanti, colmati di doni e trattati con tutti gli onori anche da re e
imperatori. Il nostro autore, molto meticolosamente, a margine del suo
scritto, per rafforzare la credibilità, pone sempre le fonti delle sue
notizie, siano la Bibbia, o l'Eneide, o scritti moderni o testimonianze
verbali. Ecco, in particolare, un passo che può interessare noi bresciani:
"In conseguenza di che, per dimostrare che i Trombetti sono capaci di
altre maggiori cariche, i nostri tempi ne portano vive le seguenti
testimonianze, le quali autentiche si trovano e si possono vedere in mano
a pubblica persona in Mantova, perchè resti palese che la virtù della
tromba porta meritevolmente chi l'esercita ad honori e cariche supreme:
a)…..b) (a margine "fede di Gio. Pietro Poggi") Giovanni Maria Astolfini
da Brescia Trombetta dell'Illustrissimo Signor Lorenzo Donato Provveditore
della Cavaleria à Zara, fu dal medesimo creato Alfiere di Cavalleria".
Per concludere
penso che si possano citare, appropriamente utilizzate, le frasi con cui
il nostro "Trombetta Bolognese" chiude il suo panegirico: "E qui consegno
questa Tromba alla Fama, perchè porti le di lei glorie àgli Eserciti & al
Mondo tutto, non potendo essa conseguire che applausi, essendo per se
stessa simbolo della lode e non dubitand'io che non siano da tutti intese
e capite le sue degne pretensioni anche dai più ostinati, poichè
Asclepiade col suono della Tromba restituiva l'udito ai sordi". |