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NEGLI ANNI DELLA RIVOLUZIONE FRANCESE - 2 -

14 LUGLIO 1790: LA FESTA DELLA FEDERAZIONE

di Giovanni Ligasacchi

"Nel 1789 i francesi hanno compiuto il più grande sforzo che mai popolo abbia affrontato per tagliare in due il loro destino e separare con un abisso quello che erano stati fino allora da quello che ormai volevano essere".
                                                                Alexis de Tocqueville

Il 14 luglio 1790, in occasione del primo anniversario della Bastiglia, venne organizzata la festa della Federazione. In tale occasione vennero convocati a Parigi, i rappresentanti di tutte le province della Francia per assistere al solenne giuramento di fedeltà che sarebbe stato pronunciato dal generale La Fayette, da Luigi XVI e da Talleyrand, vescovo di Autun. La cerimonia si svolse al Campo di Marte, dove per l'occasione era stato costruito un grande anfiteatro in grado di ospitare 400.000 persone. A proposito di questa festa Jules Michélét scrive: "I! parigino lo cantò il "ça ira" con un tempo affrettato, una vivacità violenta, preparando il campo della Federazione rivoltando la terra. I! grande spazio davanti alla Accademia militare era allora completamente piano; si voleva dargli una bella forma di anfiteatro. La città di Parigi vi aveva adibito alcune migliaia di disoccupati, ai quali, per un simile lavoro, sarebbero occorsi degli anni a causa della loro scarsa volontà di lavorare. Questa cattiva disponibilità fu intuita dalla popolazione parigina, che decise di intervenire. Migliaia di cittadini lavoravano di giorno e di notte. Fu uno spettacolo stupefacente. Uomini e donne di ogni classe ed età, anche bambini, tutti, soldati, preti, dame del mercato, attori, suore di carità e belle signore, tutti, maneggiavano il piccone e spingevano le carrette cariche di terra. I bambini marciavano in avanti facendo lume; cantavano questo canto livellatore: "Ah! ça ira, ça ira, ça ira! Celui qui s'élève on labaissera!". (1)
Alla data stabilita, l'anfiteatro innalzato da 200.000 lavoratori era pronto ad ospitare 400.000 persone a sedere. Il programma della giornata prevedeva una "sacra rappresentazione" dal titolo "La prise de la Bastille" con musica di Mare Antoine Désaugiers, su testo ispirato alle Sacre Scritture. Di questa sorprendente opera è rimasto soltanto il testo (in latino ed in francese) mentre la musica è andata perduta. Successivamente venne eseguito il "Te Deum" di Gossec per coro ed orchestra di strumenti a fiato.
Il "Journal de Paris" del 17 luglio così descrive la cerimonia: "La numerosissima orchestra di strumenti a fiato, composta dai migliori musicisti, e un grande coro di uomini e donne, ha eseguito una sacra rappresentazione basata sulle Sacre Scritture e sulla narrazione della presa della Bastiglia la cui musica fu composta da Désugiers. L'ouverture con la sua leggerezza dipinge la tranquillità del popolo che ha riposto la sua fiducia su un ministro che ama. Questa tranquillità è sconvolta dall'annuncio, inatteso, dell'esilio di questo ministro (Necker?) portata da un cittadino; subito si fanno sentire le campane a martello nel pieno di una musica allarmante; si combatte sul campo; marcia militare; scarica di fucileria e colpi di cannone, perfettamente imitati da tamburi e dai timpani; un'esplosione di tutta l'orchestra descrive la caduta del ponte levatoio della Bastiglia e il coro canta: "Crolli l'asilo della schiavitù, le sue porte siano abbattute". Il coro dà voce a grida di vittoria e di trionfo; si sente la tromba di guerra insieme ai lamenti dei feriti e dei moribondi. "Viva il re e la libertà" è il grido generale che si conclude con il canto del "Te Deum". Questa musica era piena di movimento e di colore e venne eseguita talmente bene, che un cieco avrebbe potuto credere di trovarsi nel mezzo del fracasso di un assalto.
Un profondo silenzio cadde sulla folla, quando il generale La Fayette, comandante di tutti gli eserciti francesi, avanzò a prestare giuramento. Mentre il generale si dirigeva verso l'altare, suonarono le trombe e poi una grande Banda Militare incominciò a suonare fino a quando il generale raggiunse l'altare. Posata la sua spada americana sulla Bibbia, con voce tonante pronunciò il giuramento: "Giuriamo di essere sempre fedeli alla Nazione, alla legge ed al Re, di mantenere, per quanto è in nostro potere, la Costituzione decretata dall'Assemblea nazionale ed accettata dal Re". (2)
Il momento più teso della cerimonia fu il giuramento di Luigi XVI. Egli non salì fino all'altare, ma preferì rimanere sotto il suo baldacchino, pronunciando a bassa voce la formula del giuramento. Alla fine della cerimonia, venne eseguito il "Te Deum" che rappresentava la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova fase storica. La scelta del "Te Deum" era giustificata dal precario equilibrio poli-tico in cui si trovava la Francia un anno dopo della presa della Bastiglia. Le forze politiche in campo, cioè la Monarchia, l'Aristocrazia, il Clero ed il Terzo Stato, erano rimaste pressoché intatte. Il "Te Deum" sarebbe stato l'ultimo lavoro corale in lingua latina.
Scegliendo Gossec per comporre la prima musica rivoluzionaria. le autorità si erano rivolte ad un uomo fidato e rispettato che, all'età di 56 anni, al culmine della sua carriera, aveva abbracciato la causa della rivoluzione. La scelta del "Te Deum" fu aspramente avversata da alcuni cittadini che scrissero ai giornali: "Basta con il Te Deum....Un popolo rigenerato, un popolo che celebra la conquista della Libertà deve parlare una nuova lingua". (3) Tuttavia Gossec, che era al corrente di questi punti di vista decise ugualmente di comporre il "Te Deum". Il giornale parigino "Moniteur" del 23 luglio, ci informa: "La composizione fu eseguita da 1.200 musicisti che comprendevano:
una grande orchestra di strumenti a fiato ed un poderoso coro. L'organico della Banda comprendeva ottavini, flauti, oboi, fagotti, clarinetti, corni, trombe, tromboni, viole, serpentoni, contrabbassi a corda, timpani, tamburo, piatti, gran cassa e "tonerre".
Nella partitura originale appaiono per la prima volta le viole che a quanto pare non avevano soddisfatto Gossec, difatti nelle composizioni successive non verranno più usate. Nella stessa partitura viene usato per la prima volta uno strumento a percussione chiamato "tonerre", un grosso tamburo usato al teatro dell'Operà di Parigi che aveva proporzioni mai viste, tanto che per trasportarlo occorrevano tre uomini.
La festa della Federazione ebbe notevoli ripercussioni fra gli uomini politici che rimasero sorpresi dal livello di entusiasmo che la cerimonia e la musica ebbero sul pubblico. In seguito a questa constatazione, il Governo rivoluzionario decise di usare la musica come strumento politico per influenzare il modo di pensare della popolazione. Il festa della Federazione del 1790 fu unanimamente riconosciuta come "la festa rivoluzionaria per eccellenza, il modello di tutte le feste della rivoluzione". (4)
Lo stesso parere venne espresso all'Assemblea Nazionale dai deputati Jean Pierre Cabanis, Boissy d'Anglas, Marie Joseph Chénier e da Jacques Louis Davis, il più grande pittore francese del suo tempo e geniale coreografo e regista delle feste e cerimonie della Rivoluzione.





NOTE BIBLIOGRAFICHE
1) Michelet J. - Storia della rivoluzione francese - Ed. italiana Milano 1955-56

2) Memories of Generai La Fayette-Haiford- Barber & Robinson, 1825

3) Cronique de Paris - Parigi 17 luglio 1790

4) Vovelle M. - Sociologie et idéologie des fètes de la Rivolution - in "AHFR" n. 221, p. 411