Home Page

Associazione
 La Storia
 
I Maestri
 
Consiglio
 
Iscrizione

Attività
 Esecuzioni
 
Compositori   Bresciani
 Discografia
 Tesi
 Filmati Youtube
 Logotipo

Scuola
 Iscrizione
  Didattica

 
Opuscolo
  Banda Giovanile

Giornale
  La Storia
  
Indici
  
Primo Piano

Archivio Musicale
 Antico
 
Moderno

Associazione Amici della Banda
  

Varie

IMMS Italia

Link di interesse bandistico 

 

           

 

IL "FENOMENO MUSICA" VISTO DALLO SCIENZIATO

DAL CERVELLO ALL'ORECCHIO

di Gaetano Bianchi

Delle arti, la musica è certamente la più antica e come il linguaggio, affonda le sue origini nella preistoria. È inoltre l'unica forma di arte onnipresente nella storia e nelle culture di tutto il mondo.
Non vi è essere umano che non abbia, nel corso della sua vita, sperimentato una qualche forma di musica, sia essa il ritmico battere di tamburi delle popolazioni primitive, l'ossessivo ritmo della disco music, il canto dell'ubriaco o, all'estremo opposto, la raffinatezza estrema di molte pagine musicali classiche.
L'uomo può non accostarsi nel corso della sua vita ad alcun tipo di piacere estetico legato alla pittura, all'architettura o alla poesia; è impossibile non abbia mai sperimentato alcun piacere legato alla musica. Unica eccezione è il non udente dalla nascita.
Per questi però è ipotizzato che possa apprezzare il ritmo, attraverso la percezione tattile delle vibrazioni sonore. Il non udente acquisito invece può conservare il piacere della musica attraverso la "immaginazione uditiva", bagaglio importante di ogni compositore e "memoria" stupenda di ogni cultore di musica.
Si ricordi qui, tra i "più celebri, il caso di L.V. Beethoven che compose le ultime- sue sonate per pianoforte e gli ultimi quartetti per archi, capolavori in assoluto della storia della musica di tutti i tempi, in completa sordità; il caso di Faurè, che, pur sordo, negli ultimi sei anni di vita compose alcuni cicli di Lieder, brani pianistici e da camera di grande valore artistico; di Smetana, di cui si ricorda inoltre la esecuzione, in un concerto per i suoi 56 anni, di brani di Chopin in maniera egregia, con una interpretazione e sfumature tecniche esecutive impensabili in un sordo.
Sembra che la sordità totale sia la spiegazione della "marcata inclinazione alla comunione con sé stessi e della tendenza ad esplorare fino ai suoi limiti estremi una modalità espressiva esoterica ed ascetica” propria delle ultime opere di Beethoven e Faurè (New Oxford History of Music).
L’esperienza musicale è certamente un. Fenomeno assai complesso; è il punto di arrivo di processi biologici; psicologici, culturali ed estetici ancor oggi mal noti; essa coinvolge l'individuo nella sua interezza.
La musica, infatti, va al di là della semplice percezione di suoni e rumori. L'apparato uditivo integro, essenziale per la ricezione delle vibrazioni sonore, deve trasmettere questi segnali ai loci specializzati collocati nel sistema nervoso centrale (talamo; zona temporale; zona frontale ecc.) ove verranno opportunamente elaborati, integrati comparati con precedenti esperienze anche non musicali, ed, infine, "vissuti" dal punto di vista emozionale.
La complessità quindi del fenomeno musicale, sia esso inteso come capacità di godere di brani musicali, che di interpretare e comporre nuovi testi, è tale che coinvolge più branche del sapere umano e scientifico: dalla acustica, alla neurologia, alla psicologia e, finanche, alla filosofia.
Dal punto di vista medico un numero veramente elevato di notizie si sono apprese, nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso e fino ai nostri tempi; dallo studio di alcune malattie neurologiche che, tra gli altri sintomi, portano a disturbi riguardanti l'ascolto o la esecuzione di brani musicali o la loro ideazione.
Si è infatti osservato come in molti pazienti neurologici, pur di fronte ad una perfetta ricezione dei segnali acustici musicali da parte degli organi dell'apparato uditivo, si doveva costatare una "interruzione" o dei canali di trasmissione preferenziali di tali segnali e/o la impossibilità di elaborazione degli stessi a livello dei centri cerebrali superiori.
È il caso tipico delle cosiddette "Amusie sensitive", secondarie, ad esempio, a formazioni tumorali a carico dell'encefalo o dovute a disturbi vascolari cerebrali più o meno estesi.
Nei pazienti affetti da tali malattie si è osservata una reale incapacità di ascoltare, leggere e capire brani musicali anche precedentemente noti.
In altre patologie, al contrario, si osserva la incapacità di "far musica" e quindi impossibilità a cantare, a scrivere musica o a suonare strumenti (Amusia Motoria).
In alcune malattie che colpiscono una zona particolare del cervello, il Talamo, vi è un particolare disturbo che non impedisce di ascoltare musica, ma ne altera la percezione.
Head (1920) riferisce di un paziente che non riusciva a recarsi in un luogo di culto perché non sopportava il canto degli inni, tanto che, durante l'esecuzione di tali canti, era indotto a sfregarsi la mano dal lato colpito dalla lesione talamica. Nel 1974 Roeser e Daly descrissero il caso di una paziente colpita da tumore cerebrale a sede talamica che riferiva un disturbo di ascolto di brani musicali, disturbo che la p. riferiva a mal funzionamento del proprio impianto ad alta fedeltà.
Vi sono invece situazioni patologiche, come l'epilessia, in cui il paziente durante le crisi comiziali avverte vere e proprie allucinazioni musicali.
Tali fenomeni sono particolarmente frequenti in pazienti in cui il focus epilettogeno è localizzabile nel giro temporale del cervello (Penfield e Perrot 1963).
Lo studio di pazienti quali quelli sopra descritti, a mo' di esempio, ha permesso alla neurologia ed alla neurofisiologia di avvicinarsi al grande "mistero" del fenomeno musicale. Molto però si deve ancora conoscere.
L'aver localizzato alcuni centri cerebrali ove avvengono alcune elaborazioni superiori legate al fenomeno musica, non ha fatto che aprire uno spiraglio di fronte ad un universo sconosciuto.
Anche dal punto di vista strettamente medico e fisiologico l'intervento dei vari organi ed apparati e delle funzioni cerebrali superiori appare diverso a seconda che si consideri il fruitore passivo di musica, l'esecutore o il compositore.
Nel caso dell'ascoltatore ovviamente hanno importanza tutte quelle funzioni organiche che permettono un corretto ascolto, una elaborazione cerebrale corretta, una buona memoria musicale.
Una cultura adeguata al tipo di musica ascoltata favorisce nel singolo individuo il grado di accettazione e piacere.
Lo stato emozionai e dei momento completa la capacità di fruizione dell'ascolto di musica.
Un aspetto parzialmente noto è la risposta sia psicologica che organica che il singolo soggetto presenta di fronte all'ascolto di un brano musicale.
Dal punto di vista psicologico vi può essere una risposta piacevole o di disgusto o 'di noia e ciò in relazione al tipo di musica ascoltata, al momento psicologico soggettivo, al grado di cultura.
Dal punto di vista organico vi possono essere risposte di tipo neurovegetativo riflesso, quali un aumento della frequenza del battito cardiaco e del respiro, sudorazione, orripilazione ("pelle d'oca").
Nel caso di esecutori, soprattutto a livelli di alta professionalità, più complessi sono i meccanismi fisiologici, di ordine neurologico e psicologico interessati.
Una grande perizia motoria è essenziale negli strumentisti; una adeguata capacità respiratoria, una perfetta integrità dell'apparato di fonazione nei cantanti. Importantissima la memoria e la cosiddetta "immaginazione uditiva" in tutti gli esecutori.
Talora il successo di una interpretazione è legato alla capacità di ricreare il suono che l'esecutore sente al suo interno. Reid (1961) riferisce di un direttore d'orchestra, il Beecham, che, alla sua prima prova in pubblico, si era reso conto che "per qualche motivo il suono della musica da lui diretta ed eseguita dalla orchestra appariva diverso dalla immagine musicale uditiva che sentiva nel suo “cervello".
Nel compositore, infine, a tutto quanto sopra esposto, si devono aggiungere doti di cultura, preparazione tecnica specifica e di "immaginazione musicale uditiva" del tutto eccezionali.
Di Mozart si dice che scrivesse le sue composizioni "a getto", con pochissime correzioni e che le "sentisse" già compiute prima di fissarle sulla carta. Analogamente si dice di altri celebri compositori, quali Mendelssohn e Schubert.
È ovvio che una stessa persona può essere, in momenti diversi, ascoltatore, esecutore e compositore. In questo caso i complessi meccanismi della esperienza musicale possono intervenire in maniera ed a livelli qualitativamente e quantitativamente diversi a seconda che nel soggetto in quel momento prevalga il compositore sull'esecutore, o il musicista viva la sua esperienza momentanea come semplice ascoltatore di musiche altrui.
Da quanto sopra esposto si può capire quanto difficile sia per lo scienziato studiare il "fenomeno musica".
Attualmente una notevole mole di dati sperimentali e di notizie sono a disposizione del cultore di tale particolare branca del sapere. Numerose tessere di questo stupendo mosaico sono ora note; possiamo dire di poter conoscere almeno nelle sue patti generali il disegno meraviglioso e complesso rappresentato dall'esperienza musicale.
Molto resta ancora da conoscere e meglio definire.
Il problema, visto dal punto di vista strettamente biologico e medico, presenta ancora vasti campi di ricerca: tra questi, a mo' d'esempio, ricordo la localizzazione anatomica delle aree cerebrali interessate alla ricezione, elaborazione ed integrazione dei segnali inviati dall'apparato uditivo a seguito di sollecitazioni musicali; i meccanismi neurofisiologici e biochimici che permettono la memorizzazione musicale e la loro integrazione con segnali visivi, colla memoria di esperienze musicali del passato personale, colla personalità individuale ed infine col controllo della emotività.
Passando poi a temi più specifici, molto si deve ancora apprendere. Nel canto, ad esempio, in cui gli aspetti respiratori e funzionali sono sufficientemente noti, sfugge la conoscenza dei meccanismi fisiologici che fanno si che un artista del ben canto raggiunga livelli di esecuzione non possibili ad altri colle medesime caratteristiche somatiche.
Un campo molto interessante di ricerca è lo studio del senso del ritmo, del "tempo dei musicisti", e, con un termine inglese intraducibile, del "timing" (°).
Chi negherebbe che tale argomento non sia fondamentale per il musicista?
Cosa sia poi "l'orecchio assoluto"; in che cosa biologicamente si identifichi il "talento musicale", ammesso che questa dote possa essere scientificamente misurata e definita; quale valore e quali basi scientificamente possano aversi nella cosiddetta "eredità musicale" ecc. sono tutti temi cui non solo la ricerca medica, ma la psicologia e la musicologia dovranno dare risposte più complete nel futuro.
Tale complessità non dovrà comunque impedire di continuare a godere del dono così grande rappresentato nell'uomo dalla "esperienza musicale".




(°) Timing: termine inglese, per noi intraducibile, ormai correntemente impiegato in molte discipline scientifiche,
Esso indica la capacità delI’individuo di compiere operazioni o inviare segnali secondo una apposita distribuzione dei fenomeni lungo uno spazio temporale.
Esso può essere usato anche per particolari apparecchiature computerizzate.