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IL "FENOMENO MUSICA" VISTO DALLO
SCIENZIATO
DAL CERVELLO ALL'ORECCHIO
di Gaetano Bianchi
Delle arti, la musica è certamente la più antica e
come il linguaggio, affonda le sue origini nella preistoria. È inoltre
l'unica forma di arte onnipresente nella storia e nelle culture di tutto
il mondo.
Non vi è essere umano che non abbia, nel corso della sua vita,
sperimentato una qualche forma di musica, sia essa il ritmico battere di
tamburi delle popolazioni primitive, l'ossessivo ritmo della disco music,
il canto dell'ubriaco o, all'estremo opposto, la raffinatezza estrema di
molte pagine musicali classiche.
L'uomo può non accostarsi nel corso della sua vita ad alcun tipo di
piacere estetico legato alla pittura, all'architettura o alla poesia; è
impossibile non abbia mai sperimentato alcun piacere legato alla musica.
Unica eccezione è il non udente dalla nascita.
Per questi però è ipotizzato che possa apprezzare il ritmo, attraverso la
percezione tattile delle vibrazioni sonore. Il non udente acquisito invece
può conservare il piacere della musica attraverso la "immaginazione
uditiva", bagaglio importante di ogni compositore e "memoria" stupenda di
ogni cultore di musica.
Si ricordi qui, tra i "più celebri, il caso di L.V. Beethoven che compose
le ultime- sue sonate per pianoforte e gli ultimi quartetti per archi,
capolavori in assoluto della storia della musica di tutti i tempi, in
completa sordità; il caso di Faurè, che, pur sordo, negli ultimi sei anni
di vita compose alcuni cicli di Lieder, brani pianistici e da camera di
grande valore artistico; di Smetana, di cui si ricorda inoltre la
esecuzione, in un concerto per i suoi 56 anni, di brani di Chopin in
maniera egregia, con una interpretazione e sfumature tecniche esecutive
impensabili in un sordo.
Sembra che la sordità totale sia la spiegazione della "marcata
inclinazione alla comunione con sé stessi e della tendenza ad esplorare
fino ai suoi limiti estremi una modalità espressiva esoterica ed ascetica”
propria delle ultime opere di Beethoven e Faurè (New Oxford History of
Music).
L’esperienza musicale è certamente un. Fenomeno assai complesso; è il
punto di arrivo di processi biologici; psicologici, culturali ed estetici
ancor oggi mal noti; essa coinvolge l'individuo nella sua interezza.
La musica, infatti, va al di là della semplice percezione di suoni e
rumori. L'apparato uditivo integro, essenziale per la ricezione delle
vibrazioni sonore, deve trasmettere questi segnali ai loci specializzati
collocati nel sistema nervoso centrale (talamo; zona temporale; zona
frontale ecc.) ove verranno opportunamente elaborati, integrati comparati
con precedenti esperienze anche non musicali, ed, infine, "vissuti" dal
punto di vista emozionale.
La complessità quindi del fenomeno musicale, sia esso inteso come capacità
di godere di brani musicali, che di interpretare e comporre nuovi testi, è
tale che coinvolge più branche del sapere umano e scientifico: dalla
acustica, alla neurologia, alla psicologia e, finanche, alla filosofia.
Dal punto di vista medico un numero veramente elevato di notizie si sono
apprese, nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso e fino ai nostri
tempi; dallo studio di alcune malattie neurologiche che, tra gli altri
sintomi, portano a disturbi riguardanti l'ascolto o la esecuzione di brani
musicali o la loro ideazione.
Si è infatti osservato come in molti pazienti neurologici, pur di fronte
ad una perfetta ricezione dei segnali acustici musicali da parte degli
organi dell'apparato uditivo, si doveva costatare una "interruzione" o dei
canali di trasmissione preferenziali di tali segnali e/o la impossibilità
di elaborazione degli stessi a livello dei centri cerebrali superiori.
È il caso tipico delle cosiddette "Amusie sensitive", secondarie, ad
esempio, a formazioni tumorali a carico dell'encefalo o dovute a disturbi
vascolari cerebrali più o meno estesi.
Nei pazienti affetti da tali malattie si è osservata una reale incapacità
di ascoltare, leggere e capire brani musicali anche precedentemente noti.
In altre patologie, al contrario, si osserva la incapacità di "far musica"
e quindi impossibilità a cantare, a scrivere musica o a suonare strumenti
(Amusia Motoria).
In alcune malattie che colpiscono una zona particolare del cervello, il
Talamo, vi è un particolare disturbo che non impedisce di ascoltare
musica, ma ne altera la percezione.
Head (1920) riferisce di un paziente che non riusciva a recarsi in un
luogo di culto perché non sopportava il canto degli inni, tanto che,
durante l'esecuzione di tali canti, era indotto a sfregarsi la mano dal
lato colpito dalla lesione talamica. Nel 1974 Roeser e Daly descrissero il
caso di una paziente colpita da tumore cerebrale a sede talamica che
riferiva un disturbo di ascolto di brani musicali, disturbo che la p.
riferiva a mal funzionamento del proprio impianto ad alta fedeltà.
Vi sono invece situazioni patologiche, come l'epilessia, in cui il
paziente durante le crisi comiziali avverte vere e proprie allucinazioni
musicali.
Tali fenomeni sono particolarmente frequenti in pazienti in cui il focus
epilettogeno è localizzabile nel giro temporale del cervello (Penfield e
Perrot 1963).
Lo studio di pazienti quali quelli sopra descritti, a mo' di esempio, ha
permesso alla neurologia ed alla neurofisiologia di avvicinarsi al grande
"mistero" del fenomeno musicale. Molto però si deve ancora conoscere.
L'aver localizzato alcuni centri cerebrali ove avvengono alcune
elaborazioni superiori legate al fenomeno musica, non ha fatto che aprire
uno spiraglio di fronte ad un universo sconosciuto.
Anche dal punto di vista strettamente medico e fisiologico l'intervento
dei vari organi ed apparati e delle funzioni cerebrali superiori appare
diverso a seconda che si consideri il fruitore passivo di musica,
l'esecutore o il compositore.
Nel caso dell'ascoltatore ovviamente hanno importanza tutte quelle
funzioni organiche che permettono un corretto ascolto, una elaborazione
cerebrale corretta, una buona memoria musicale.
Una cultura adeguata al tipo di musica ascoltata favorisce nel singolo
individuo il grado di accettazione e piacere.
Lo stato emozionai e dei momento completa la capacità di fruizione
dell'ascolto di musica.
Un aspetto parzialmente noto è la risposta sia psicologica che organica
che il singolo soggetto presenta di fronte all'ascolto di un brano
musicale.
Dal punto di vista psicologico vi può essere una risposta piacevole o di
disgusto o 'di noia e ciò in relazione al tipo di musica ascoltata, al
momento psicologico soggettivo, al grado di cultura.
Dal punto di vista organico vi possono essere risposte di tipo
neurovegetativo riflesso, quali un aumento della frequenza del battito
cardiaco e del respiro, sudorazione, orripilazione ("pelle d'oca").
Nel caso di esecutori, soprattutto a livelli di alta professionalità, più
complessi sono i meccanismi fisiologici, di ordine neurologico e
psicologico interessati.
Una grande perizia motoria è essenziale negli strumentisti; una adeguata
capacità respiratoria, una perfetta integrità dell'apparato di fonazione
nei cantanti. Importantissima la memoria e la cosiddetta "immaginazione
uditiva" in tutti gli esecutori.
Talora il successo di una interpretazione è legato alla capacità di
ricreare il suono che l'esecutore sente al suo interno. Reid (1961)
riferisce di un direttore d'orchestra, il Beecham, che, alla sua prima
prova in pubblico, si era reso conto che "per qualche motivo il suono
della musica da lui diretta ed eseguita dalla orchestra appariva diverso
dalla immagine musicale uditiva che sentiva nel suo “cervello".
Nel compositore, infine, a tutto quanto sopra esposto, si devono
aggiungere doti di cultura, preparazione tecnica specifica e di
"immaginazione musicale uditiva" del tutto eccezionali.
Di Mozart si dice che scrivesse le sue composizioni "a getto", con
pochissime correzioni e che le "sentisse" già compiute prima di fissarle
sulla carta. Analogamente si dice di altri celebri compositori, quali
Mendelssohn e Schubert.
È ovvio che una stessa persona può essere, in momenti diversi,
ascoltatore, esecutore e compositore. In questo caso i complessi
meccanismi della esperienza musicale possono intervenire in maniera ed a
livelli qualitativamente e quantitativamente diversi a seconda che nel
soggetto in quel momento prevalga il compositore sull'esecutore, o il
musicista viva la sua esperienza momentanea come semplice ascoltatore di
musiche altrui.
Da quanto sopra esposto si può capire quanto difficile sia per lo
scienziato studiare il "fenomeno musica".
Attualmente una notevole mole di dati sperimentali e di notizie sono a
disposizione del cultore di tale particolare branca del sapere. Numerose
tessere di questo stupendo mosaico sono ora note; possiamo dire di poter
conoscere almeno nelle sue patti generali il disegno meraviglioso e
complesso rappresentato dall'esperienza musicale.
Molto resta ancora da conoscere e meglio definire.
Il problema, visto dal punto di vista strettamente biologico e medico,
presenta ancora vasti campi di ricerca: tra questi, a mo' d'esempio,
ricordo la localizzazione anatomica delle aree cerebrali interessate alla
ricezione, elaborazione ed integrazione dei segnali inviati dall'apparato
uditivo a seguito di sollecitazioni musicali; i meccanismi
neurofisiologici e biochimici che permettono la memorizzazione musicale e
la loro integrazione con segnali visivi, colla memoria di esperienze
musicali del passato personale, colla personalità individuale ed infine
col controllo della emotività.
Passando poi a temi più specifici, molto si deve ancora apprendere. Nel
canto, ad esempio, in cui gli aspetti respiratori e funzionali sono
sufficientemente noti, sfugge la conoscenza dei meccanismi fisiologici che
fanno si che un artista del ben canto raggiunga livelli di esecuzione non
possibili ad altri colle medesime caratteristiche somatiche.
Un campo molto interessante di ricerca è lo studio del senso del ritmo,
del "tempo dei musicisti", e, con un termine inglese intraducibile, del
"timing" (°).
Chi negherebbe che tale argomento non sia fondamentale per il musicista?
Cosa sia poi "l'orecchio assoluto"; in che cosa biologicamente si
identifichi il "talento musicale", ammesso che questa dote possa essere
scientificamente misurata e definita; quale valore e quali basi
scientificamente possano aversi nella cosiddetta "eredità musicale" ecc.
sono tutti temi cui non solo la ricerca medica, ma la psicologia e la
musicologia dovranno dare risposte più complete nel futuro.
Tale complessità non dovrà comunque impedire di continuare a godere del
dono così grande rappresentato nell'uomo dalla "esperienza musicale".
(°) Timing: termine inglese, per noi intraducibile, ormai correntemente
impiegato in molte discipline scientifiche,
Esso indica la capacità delI’individuo di compiere operazioni o inviare
segnali secondo una apposita distribuzione dei fenomeni lungo uno spazio
temporale.
Esso può essere usato anche per particolari apparecchiature
computerizzate. |