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VIAGGIO NELLE REALTÀ MUSICALI BRESCIANE

IL FASCINO DI UN ANTICO TIMBRO

L'alta qualità dell'orchestra "Città di Brescia" testimonia la possibilità di mantenere viva una tradizione musicale per troppo tempo ingiustamente deprezzata

di CORRADO PONZANELLI
 

“Italiani maccaroni chitarra and mandolino”, stentavano con accento broccolino gli americani che, ai tempi del turismo con l'ombrellino da sole, si lasciavano sciogliere dalle note e dalla poesia dei napoletani. Erano anche i tempi - la fine dell'800 - delle “orchestre mandolinistiche elefantiache, che arrivavano a 120 e oltre elementi con l'ambizione di imitare le orchestre sinfoniche”, spiega Ugo Orlandi, vicepresidente dell'associazione dell'Orchestra di mandolini e chitarre “Città di Brescia”, della quale è anche direttore artistico. E aggiunge: “Quella forma di dilettantismo invecchiò presto, perché l'imitazione non è capace di vita propria. Incanutirono anche gli uomini che pizzicavano gli strumenti, ricorrendo a mal riposti virtuosismi per far parlare al mando lino una lingua che non gli era propria”. Così questo strumento panciutello entrò in crisi, e la sua conoscenza rimase a lungo affidata, più che al suo timbro originalissimo, alla ricca presenza nell'antichità iconografica dell'Italia festaiola, dove appare tra le mani di popolani con le gambe atteggiate alla tarantella.
Una fine immeritata, un'eclissi che poteva essere solo temporanea. Ad accorgersi che il mandolino stava riprendendo voce fu, poco dopo la metà degli anni Sessanta, il maestro Giovanni Ligasacchi, dell'orchestra mandolinistica “Costantino Quaranta”, con la quale partecipò al festival di Kerkrade, in Olanda. Il concorso - in declino dopo che il suo patrocinatore Bernardo d'Olanda fu coinvolto, anni fa, nello scandalo Lockheed - era il più prestigioso luogo d'incontro per complessi dilettantistici di tutte le specialità amatoriali, compreso il mandolino. Ligasacchi vide con stupore che in Europa le orchestre mandolinistiche, nel dopoguerra. erano “ringiovanite” parecchio quanto all'età media dei componenti, mentre il repertorio aveva ormai quasi completamente depurato quanto possedeva di non espressamente adatto allo strumento e si accontentava, con ragione, dell'ampia scelta consentita dalle composizioni barocche originali, dalla ricca produzione folkloristica e dal rinnovato interesse rivolto allo strumento dai musicisti contemporanei.
Brescia, per rispetto alla propria tradizione, non poteva restare spettatrice di tanto fermento senza por mano al plettro. Nacque così l'orchestra di chitarre e mandolini “Città di Brescia”; non di botto, ma attraverso le prove d'insieme che dal '72 si svolgevano al Centro di educazione musicale sotto la guida di Rosa Messora Ligasacchi, abile e paziente istruttrice di potenziali talenti. I quali ultimi non tardarono a farsi riconoscere e ciò avvenne proprio dove la storia era cominciata, a Kerkrade: nel '74 (l'orchestra non si era ancora ufficializzata con statuto) arrivando primi nella 3a categoria; nel '78 (da due anni si era costituita l'associazione) piantando la bandiera bresciana sulla vetta: primi della prima categoria.
L'orchestra conta oggi trenta elementi, di età dai 16 ai 33 anni: otto chitarre, due mandoloncelli, un contrabbasso, sei mandole e tredici mandolini. Direttore artistico è Ugo Orlandi, docente di mandoli no al Conservatorio di Padova (è l'unica cattedra in Italia di questo strumento). Da quasi un decennio presidente dell'associazione è Giuseppe Staro, che lo è anche della Federazione mandolinistica italiana, “Incarico che ho assunto - spiega - solo quest'anno, per far fronte a una situazione d'emergenza”. La federazione conta circa un migliaio di iscritti, che danno vita a qualche decina di gruppi. Come un po' dappertutto, siamo ricchi più di tradizioni che di sostanza: in Germania il dilettantismo - ma può ancora chiamarsi tale? - coinvolge 700 mila iscritti e in Giappone qualcosa come un milione, secondo i dati forniti dal maestro Orlandi, il quale aggiunge: “Dalla fine dell'800 la federazione italiana si è sciolta e ricostituita una decina di volte, perché il tifo per l'una o l'altra fazione in cui si lacerava su ogni questione di repertorio e promozione dello strumento era più forte della volontà di far crescere davvero la realtà mandolinistica”.
Il presidente Staro tiene a sottolineare che l'attività principale svolta dall'associazione dell'orchestra “Città di Brescia” è propedeutica, didattica e di ricerca. “Musiche originali - dice il maestro Orlandi - non mancano: dal Barocco al Romanticismo si contano 35 concerti per mando lino e orchestra, contro i tre rivolti alla chitarra. Sono centinaia le composizioni attingibili dalla tradizione napoletana e dal fortunato periodo francese di questo strumento, che può essere collocato tra il 1730 e il 1780. Oggi siamo abituati a vedere il mandolino da solo, ma non dobbiamo dimenticare che era il soprano del liuto, strumento principe dal Medioevo al Barocco”. Oltre a questa attività preparatoria c'è ovviamente quella concertistica, con una dozzina di esibizioni all'anno di media e qualificanti esperienze ad altissimo livello. Dopo Kerkrade c'è stata l'affermazione assoluta al concorso di Ferrara del '79, gli scambi con Bulgaria, Cecoslovacchia, Francia, l'invito lo scorso anno a Schweinfurt, in Germania, dove si tiene ogni quattro anni una riunione internazionale su tutto quanto riguarda gli strumenti a pizzico. L'orchestra “Città di Brescia” è stata la prima formazione italiana ad esservi chiamata e si è distinta portando un brano barocco sconosciuto ai presenti e una composizione del direttore Claudio Mandonico.
Nel febbraio '85 a Brescia ebbe successo di pubblico la mostra degli strumenti a pizzico allestita al Quadriportico, con tre concerti tenuti dall'orchestra “Città di Brescia” la domenica mattina. L'occasione di riascoltarla è stata rinnovata questo dicembre, nelle domeniche 6, 13, 20 e 27: alle mattinate hanno partecipato anche piccoli gruppi, per offrire al pubblico un maggiore assortimento di repertorio. “Il mandolino affascina soprattutto chi non è abituato ad ascoltarlo - dice il maestro Orlandi - per il suo timbro insostituibile, che non può essere confuso con nessun altro strumento”. Per questo ha le carte in regola per conquistare molti altri giovani; la sua riproposta, è accompagnata da iniziative di arricchimento del repertorio, tra le quali si colloca - come ricorda il presidente Staro - il 1° concorso nazionale di composizione per orchestra “Antonio Misto”, intitolato allo scomparso animatore della Federazione mandolinistica italiana: gli elaborati pervenuti - i termini scadevano il 30 novembre - saranno valutati da una giuria internazionale. I toni acuti del mandolino cercano nuovi giardini in cui giocare.