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LE TRADIZIONI MUSICALI DEL
MOVIMENTO OPERAIO
di GIANFRANCO PORTA
Sommario
1. BANDE E
FANFARE
2. SODALIZI, FUNZIONI PUBBLICHE, REPERTORI
3.
TRA INNI E SCIOPERI
4. MA NON ERA SEMPRE IDILLIO
5.
NEL PRIMO DOPOGUERRA
6. QUEI "VOLONTEROSI MUSICANTI"
7. CORTEI E FESTE POPOLARI
8.
ARRIVANO I FASCISTI
- 1 -
BANDE E FANFARE
Iniziamo in anteprima la pubblicazione, che continuerà nei mesi
successivi, della ricerca che Gianfranco Porta ha compiuto sulle
tradizioni musicali operaie in provincia di Brescia.
Essa uscirà in seguito in volume. Ringraziamo Gianfranco Porta per la
cortese disponibilità.
I più recenti studi sulle forme di socialità hanno enormemente dilatato il
loro orizzonte. Si sono analizzati il ruolo sociale e politico delle
osterie, la rete mutevole e complessa dei rapporti nelle comunità
investite dalla rivoluzione industriale, le strategie familiari, i codici
di comportamento e le forme di solidarietà dei quartieri operai, i luoghi
della vita collettiva, l'iconografia, le feste e i rituali. In precedenza
si era studiato il canto popolare e proletario. Non sono invece state
raccolte le sollecitazioni di storici assai noti in Italia come George
Mosse, Eric Hobsbawm e Michel Perrot sull'importanza nella vita collettiva
delle masse operaie e socialiste, nelle “presentazioni collettive della
propria immagine” come nei cortei di scioperanti, delle corali di
lavoratori - in Germania organizzate nell'Arbeiter Sangerbund - e delle
bande operaie.
In Italia solo Maurizio Degl'Innocenti (Geografia e istituzioni del
socialismo italiano 1892-1924, Napoli, Guida, 1983) ha richiamato
l'attenzione sul ruolo avuto dalle società di mutuo soccorso all'indomani
dell'unità d'Italia nella “costituzione di bande, di cori, di scuole
musicali, che si spostavano frequentemente sul territorio con gite che
assumevano una pregnanza propagandistica notevole”, Non si è però andati
oltre la presa d'atto di questa pratica.
Contributi di una qualche rilevanza non sono del resto venuti neanche
dalla recente fioritura di ricerche sulle bande e sulle tradizioni
musicali popolari. Eppure scorrendo i fogli democratici e socialisti degli
ultimi decenni dell'Ottocento ci si imbatte di frequente, specie nelle
cronache di feste e inaugurazioni di bandiere e di sedi, in notizie che
consentono di parlare di una specifica tradizione musicale operaia. Le
conferme non mancano anche nella nostra provincia.
Il più antico sodalizio di cui sia rimasta memoria è la “Banda degli
Operai” di Palazzolo sull'Oglio, le cui origini risalgono ad un “Gruppo
Filarmonico” promosso da Virgilio Bianchi nel 1846, che aveva dovuto
superare non poche difficoltà per ottenere l'autorizzazione dell'lmperial
Regio Commissario Distrettuale di Chiari ad esibirsi in pubblico. Negli
anni successivi all'unificazione nazionale questo complesso formato di
“umili lavoratori”, grazie anche al generoso appoggio della Società
Operaia Maschile di mutuo soccorso attiva nell'operoso borgo industriale,
si consolidò rapidamente raggiungendo, sotto la guida del maestro Luigi
Vecchiatti, il numero di 35/40 suonatori. Dovranno però trascorrere alcuni
decenni prima che si registri la prima fioritura di corpi bandistici
operai.
Al 1880 si data la costituzione della Fanfara dei Fabbri di Odolo,
dapprima diretta da due maestri di Vobarno, quindi da Francesco Ferliga e
infine, dopo un breve interregno di Pasino Pasini, da Federico Oliva, che
ne sarebbe stato l'appassionato animatore per un cinquantennio. Sarà
questa piccola banda di ottoni, con un organico inferiore ai venti
elementi, il primo complesso musicale operaio del Bresciano ad assumere,
agli inizi del nostro secolo, un indirizzo apertamente socialista. Tra il
1881 e il 1882 si colloca la nascita della Fanfara della Società
Democratica di m.s. fra i Reduci delle Patrie Battaglie e Sezione Armata
Nazionale della Città e Provincia di Brescia, un organismo di tendenza
mazziniana fondato da Giuseppe Capuzzi, garibaldino dei Mille e direttore
“dell’Avamposto”, il più importante giornale repubblicano stampato nella
nostra città. Formata da ventotto musicanti istruiti da Agostino Mandelli
Bonalda e poi dai maestri Firmo e Gerelli, essa fu una delle formazioni
musicali più assidue alle feste operaie e alle frequenti “gite
patriottiche” organizzate dalle associazioni democratiche nei paesi della
provincia e sui luoghi delle battaglie per l'indipendenza. Con ogni
probabilità più antica è la Fanfara della Società Operaia di Preseglie di
cui resta traccia nella cronaca di una gita dei Reduci a Montesuello
pubblicata nell'estate del 1882 sul “Farfarello Primo”. Di poco successiva
a questa data dovette essere la creazione della Banda della Società di
mutuo soccorso fra Lavoranti in Ferro, Fabbri, Fonditori, Armaiuoli e
Affini della Provincia di Brescia cui si aggiunsero quasi subito la
Fanfara della Sezione di Carcina dell'Archimede e quella della Società di
m.s. dei Lavoranti in Ferro di Gardone Val Trompia e Mandamento che, grazie
all'opera del maestro Giorgio Castelli, potè ben presto contare su “un
drappello di ben istruiti suonatori”.
La mappa delle bande operaie comincia da questo momento ad infittirsi. Nel
1883 risulta attiva, accanto a quelle già menzionate, la Fanfara del
Circolo Popolare Democratico e della Società Operaia di m.s. di
Carpenedolo che, dopo un periodo di crisi culminata nella cessazione di
ogni attività, sarebbe ritornata a “vita florida” nell'ultimo decennio del
secolo, “mercè lo zelo indefesso e la pertinacia” del maestro Leandro
Ferrara. L'anno seguente i giornali segnalano l'esistenza della Fanfara
del Consolato Operaio - allora il più importante organismo di collegamento
del mutualismo - e nel 1885 quella della Musica della Società Operaia di
Gavardo diretta dal maestro Barbini cui sarebbe succeduto agli inizi del
'900 Vincenzo Resini a sua volta sostituito, qualche anno dopo, da
Flaminio Bodei.
Uno spiccato carattere operaio ebbe pure la Società Filarmonica Gardonese
nata nel 1886 per iniziativa della locale Società Generale di m.s.; non
sappiamo se come diretta filiazione della Fanfara dei Lavoranti in Ferro -
lo fa pensare l'incarico di direzione artistica affidato a Giorgio
Castelli - o in rapporto di continuità rispetto ad un più antico “concerto
musicale” la cui esistenza è documentata da una relazione inviata il 27
luglio 1843 dalle autorità distrettuali alla Congregazione Municipale
della città di Brescia.
Le notizie su queste bande sono nella maggioranza dei casi lacunose: si
tratta per lo più di brevi cronache di feste, di programmi di concerti, di
richieste di contributi o di delibere relative alla concessione di locali
per le prove. Soltanto accurate ricerche archivistiche e lo spoglio
sistematico dei quotidiani consentirà di tracciare un quadro esauriente
del fenomeno e di precisarne i caratteri. Ad un complesso bandistico a
composizione rigidamente operaia e guidato dal solito Castelli -
“istruttore”" anche della Banda dell'Istituto Derelitti di Brescia, del
Corpo Filarmonico della Società Operaia e Agricola di Ospitaletto e della
Società Filarmonica di Maderno, composta di musicanti “tutti operai” - si
fa riferimento in una corrispondenza da Desenzano del Garda pubblicata nel
marzo 1889 dal settimanale socialista “L'Amico del Popolo”; ma è solo una
labile traccia senza seguito. Sconosciuta resta anche la data di
costituzione della Fanfara del Circolo Operaio di Piazzetta S. Benedetto,
uno degli abituali luoghi di ritrovo dei lavoratori bresciani, i cui
suonatori, nell'autunno del '93, si riunivano per le prove in un locale
del Ricreatorio Civile Festivo di via Grazie, nell'edificio ora sede della
Scuola Media “Dante Alighieri”. Più frequenti e precisi sono i riferimenti
della stampa alla Società Concordia Musicale il cui nucleo originario è da
ricercarsi in una preesistente Fanfara di Borgo Pile ,(Borgo Trento).
Inaugurato con una certa solennità il 30 ottobre 1892 questo corpo
bandistico, che sullo scorcio dell'800 si caratterizzò per la
partecipazione alle manifestazioni operaie e socialiste, teneva le prove
nelle vecchie scuole del quartiere sotto la guida del maestro Orazio Tosi.
Caratteri meno legati ad una esplicita dimensione di classe ebbero la
Musica Unione di Mompiano, la Musica Sociale Bresciana e il Circolo
Musicale. La prima, fondata nel 1893 da Adamo Pastelli, era composta di
trenta “bandisti”, tutti “giornalieri"; “l'istruzione”, alla quale
provvedeva il maestro Evaristo Bertoletti coadiuvato da Nicola Gentili,
aveva luogo nella ex fonderia Facchi di proprietà comunale. La Musica
Sociale, nata nel 1897 con un organico “interamente operaio”, era diretta
dal maestro Pietro De Re e teneva “la scuola” in una stanza del Civico
Mercato Grani in Piazza Arnaldo. Formato esclusivamente da “elemento
operaio” era anche il Circolo Musicale che aveva sede, intorno al 1900, al
n. 2669 di via Battaglie. Meritano infine di essere ricordati i corpi
musicali di fabbrica, come la Fanfara dello Stabilimento Tempini, per i
quali gli scarsi elementi in nostro possesso non consentono però alcuna
articolazione del discorso.
La distribuzione dei sodalizi sin qui elencati configura una geografia che
dal capoluogo risale verso le Valli Trompia e Sabbia, dove erano
localizzate le “industrie” per la lavorazione del ferro, con alcune
propaggini sull'asse Brescia-Bergamo e in direzione della Riviera
Occidentale del Garda. Restano invece estranei al fenomeno, con
l'eccezione di Carpenedolo, i centri della pianura a Sud del capoluogo. È
interessante notare che questo panorama non subirà sostanziali
modificazioni neanche negli anni successivi, a conferma della
impermeabilità sino al primo dopoguerra, delle campagne all'organizzazione
di classe e al discorso socialista.
Se è possibile tratteggiare una mappa attendibile delle bande operaie,
assai più problematico risulta tracciarne la storia, ricostruirne la vita
interna. La dispersione degli archivi delle associazioni operaie e dei
complessi musicali, la frammentarietà delle fonti giornalistiche
costituiscono un ostacolo difficilmente superabile. Poco o nulla sappiamo
dei maestri e dei musi canti, dei loro mestieri, delle loro convinzioni e
dei loro legami con le organizzazioni di classe. Eppure soltanto dalla
precisa identificazione dei musicanti, dalla “ricostruzione della loro
fisionomia individuale e del loro differenziato itinerario biografico”
potranno venire risposte ad una serie di questioni di grande rilevanza. In
larga misura restano sconosciuti i processi che determinano il diffondersi
di questi corpi musicali, le esperienze nel cui solco si collocano. In
taluni casi non è stato neppure possibile accertare se la denominazione di
fanfare si riferisse a formazioni costituite unicamente di ottoni o a
bande di piccole dimensioni, anche se gli elementi in nostro possesso
fanno ritenere la prima ipotesi più probabile. Alcune considerazioni sono
comunque possibili anche in una fase non compiuta della ricerca quando
mancano ancora fondamentali tasselli documentari.
La composizione sociale di questi corpi bandistici riflette le
stratificazioni proprie di un'epoca di transizione dalle tradizionali
attività artigiane e manifatturiere al moderno sistema di fabbrica. C'è
una profonda diversità tra le fanfare che fanno capo alla Società
Archimede, i cui musicanti sono operai degli Arsenali di Brescia e Gardone
V. T. o della Glisenti di Carcina, e quella del Circolo Popolare
Democratico e della Società di m.s. di Carpenedolo, una località dove
ancora agli inizi del '900 gli unici insediamenti industriali erano una
filanda ed un filatoio a occupazione quasi esclusivamente femminile; tra
la Fanfara di Odolo, composta di fabbri delle numerose fucine per la
produzione di attrezzi attive in quell'”alpestre borgata”, e il Corpo
Filarmonico della Società Operaia e Agricola di Ospitaletto formato di
artigiani, contadini e addetti alla torci tura “Forster Corrado & C”.
Diversa appare la situazione se spostiamo l'analisi dai musi canti ai
promotori e ai componenti degli organismi rappresentativi delle bande
operaie. Per quanto ancora parziali, i riscontri effettuati confermano
quanto emerge dallo studio di Reinhard Kannoner sul movimento musicale
operaio in Austria. Vediamo alcuni esempi. A Palazzolo la Società
Musicale, sin dalla sua fondazione, fu sostenuta moralmente e
materialmente dall'Assessore comunale Andrea Pezzoni mentre il Consiglio
direttivo in carica negli anni '70 era composto da un industriale in
pellami, un proprietario terriero, il direttore della locale Banca
Popolare Agricola, un negoziante in ferramenta e il segretario comunale.
La Società Filarmonica Gardonese era presieduta dal medico condotto del
paese e da un artigiano; il Circolo Musicale di Brescia da Carlo Raffo, un
impiegato del quotidiano “La Provincia”. Un maestro elementare aveva
invece fondato la Musica Unione di Mompiano.
Ritorno
- 2 - SODALIZI,
FUNZIONI PUBBLICHE, REPERTORI
Il peso determinante avuto da esponenti della borghesia liberale nella
nascita delle bande operaie influisce fortemente sulla loro
caratterizzazione politica. La maggior parte di esse ha indirizzo
zanardelliano, non mancano però casi di formazioni costituite da sodalizi
di orientamento democratico cavallottiano, come il Consolato Operaio, o
mazziniano, come l'Archimede. Va detto che la distinzione non riflette
fasi successive di un processo di sviluppo coerente: accanto ai complessi
musicali che da posizioni fortemente segnate dal paternalismo approdano ad
atteggiamenti più radicali ed autonomi, altri ve ne sono che compiono il
percorso inverso stemperando l'originaria connotazione operaia - è il
caso, ad esempio, della Musica Sociale di Palazzolo nella quale entrano
come suonatori gli industriali Giovanni Lanfranchi, Francesco Marzoli e
Paolo Gentile Lanfranchi - o che restano ferme alle posizioni originarie
in una fissità che fa loro perdere ogni rapporto con le trasformazioni
sociali e politiche indotte dal diffondersi del processo di
industrializzazione.
Del tutto assenti risultano in questo campo, almeno per la prima parte del
periodo considerato dalla nostra ricerca, i cattolici, che pure condussero
una polemica senza esclusione di colpi nei confronti dei corpi bandistici
egemonizzati dalle forze laiche. Il rifiuto programmatico di ogni anche
soltanto tendenziale esclusivismo classista, lo stesso radicamento sociale
dei loro organismi mutualistici nelle campagne o nel settore tessile, che
occupa forza lavoro in larga maggioranza femminile, costituirono a lungo
un obiettivo impedimento alla nascita di “musiche” operaie di indirizzo
confessionale.
L'intransigenza del clero, che non perdeva occasione per richiamare ad una
precisa scelta di campo, ebbe nondimeno ripercussioni su più d'una banda
operaia. In alcuni casi si giunse a favorire la costituzione di formazioni
concorrenti: a Gavardo, in contrapposizione al Corpo Sociale Liberale
sorse intorno al 1980 il Corpo Musicale S. Cecilia; a Maderno il tentativo
del parroco di dare al “glorioso corpo filarmonico” orientamento
esplicitamente cattolico determinò la reazione di diversi musicanti che
ricostituirono il vecchio sodalizio su basi laiche. Altre volte, come a
Palazzolo, le pressioni esercitate sulle bande perché non intervenissero a
cerimonie commemorative del XX Settembre (Breccia di Porta Pia) o a
manifestazioni in ricordo di Garibaldi, “pena l'esclusione” dalle feste
religiose, alimentarono accese polemiche e furono causa di clamorosi
abbandoni. In proposito si potrebbe citare una casistica assai ricca, ma
per quanto significativo non è certo questo l'aspetto più rilevante nella
vita dei sodalizi che stiamo analizzando. Come le società di mutuo
soccorso dalle quali quasi sempre promanano, “i concerti operai” sono
luogo di contraddizione in cui le trasformazioni in atto nel paese, le
nuove dislocazioni sociali e tensioni politiche trovano, anche se in modo
non automatico, puntuale rappresentazione. Ma sarebbe sbagliato leggere le
polemiche e i conflitti che si svolgono alloro interno o la
contrapposizione a sodalizi di diverso indirizzo in chiave esclusivamente
ideologica; un ruolo altrettanto importante vi giocano le controversie tra
contrade e quartieri, i legami familiari e di fiducia, i rapporti di
amicizia e di lavoro.
Vanno inoltre considerate le differenze, talora assai rilevanti, tra bande
dalla vita precaria e formazioni musicali più solide, che possono
provvedere alla manutenzione e all'acquisto di strumenti, disporre di
uniformi, dotarsi di stabili organismi dirigenti; tra complessi che hanno
uno spiccato carattere di categoria, le cui uscite in pubblico si limitano
alle occasioni politiche e alle manifestazioni operaie, quelli che pur
mantenendo una ben definita composizione sociale allentano col trascorrere
del tempo i legami con le organizzazioni mutualistiche d'origine - i
“servizi” sono in questi casi più differenziati - e quelli dove prevale la
dimensione dello stare insieme, della passione per la musica, della
ricerca di un tempo proprio nella vita di ogni giorno scandita da pesanti
orari di lavoro. L'importanza di questo aspetto, certo non esclusivo delle
bande operaie ma in esse carico di valenze culturali e politiche
particolari, trova conferma nella ricorrente sottolineatura - un vero e
proprio topos che ritorna sui fogli operai e socialisti sino all'avvento
del fascismo - delle ore sottratte dai musicanti al riposo, “dopo il
lavoro giornaliero”, per dedicarsi “senza alcun compenso” allo studio.
Ogni classificazione troppo netta deve perciò essere evitata: si finirebbe
altrimenti per ossificare una realtà per sua natura dinamica e mutevole
che rifiuta di essere ridotta a tipologie rigide, a processi evolutivi
lineari. Analogamente una analisi tutta interna alle bande, che ne
trascuri i rapporti con i diversi gruppi sociali, con le comunità
d'origine, con le altre manifestazioni collettive del mondo popolare, che
non ricerchi gli elementi di continuità e di rottura rispetto alle
tradizioni musicali preesistenti, risulterebbe fortemente riduttiva. La
banda operaia è per tutto l'Ottocento una realtà complessa: microcosmo
regolato da norme precise, componente non secondaria del “discorso
simbolico pubblico” rivolto dalla borghesia al popolo per “inventare” la
tradizione monarchica e patriottica e, insieme, elemento importante della
nuova socialità che viene configurandosi nei borghi industriali e nei
quartieri operai attraverso un molecolare processo di trasformazione di
costumi e riti mutuati da antiche pratiche civili o dalle liturgie
militari e religiose.
“Le bande e i cori - scrive Alessandro Portelli -, prima ancora che il
partito e il sindacato, riempiono con l'organizzazione proletaria il vuoto
sociale lasciato dalla crisi della comunità rurale, e sviluppano forme
musicali adeguate a questa funzione”. Essi vanno pertanto assunti come
“spie dell'intensità e delle modalità in cui si manifesta la vita
collettiva” del mondo proletario. Soltanto il reinserimento nel loro
contesto sociale e storico consente allora di coglierne le molteplici
valenze culturali e politiche.
La nascita nel Bresciano di numerosi corpi musicali operai fu senza dubbio
favorita dalla costituzione nel 1866 dell'Istituto Filarmonico Venturi i
cui allievi erano “in gran parte armaioli, sarti, falegnami, arrotini,
fabbri, barbieri, ecc.”. Null'altro che un'ipotesi è invece, per il
momento, quella che individua nelle antiche confraternite e corporazioni
una delle matrici o comunque dei modelli ai quali questi sodalizi si
rifacevano. Analogamente resta tutto da accertare nei suoi snodi concreti
il ruolo avuto dalla tradizione rivoluzionaria francese fatta conoscere
dalle armate napoleoniche e riproposta, all'indomani dell'unificazione
nazionale, dalle forze democratiche e repubblicane. I repertori, i
costumi, la stessa provenienza dei musicanti e dei maestri rivelano infine
quanto profonda sia stata l'influenza delle bande militari.
Le musiche reggimentali dei reparti di presidio con i loro frequenti
concerti in Corso del Teatro (l'attuale Corso Zanardelli) e nei centri
della provincia furono infatti uno straordinario strumento di diffusione
della passione per la musica, un modello organizzativo ed una scuola per
la formazione di sempre nuovi suonatori. A lungo sarebbe stata ricordata
la grande esibizione dell'estate 1889 quando cinque musiche e due fanfare
militari, dopo aver separatamente suonato nei luoghi più frequentati della
città, attraversarono insieme le vie del centro alla testa di una grande
fiaccolata dei reparti che tornavano dal “Campo”.
Ispirata alla divisa dei granatieri era l'uniforme dei “bandisti” del
Corpo Sociale Liberale di Gavardo; una “sobria” montura “alla bersagliera”
vestivano i musicanti della "Concordia" di Borgo Trento. A corpi
dell'esercito si rifacevano anche le uniformi “dell’Archimede” di Carcina,
della Filarmonica di Gardone V.T. e della Musica di Palazzolo S.O. Non
mancano però tra i primi complessi bandistici operai quelli che guardano a
diversi modelli. La Fanfara dei Fabbri odolesi, ad esempio, aveva come
unico elemento distintivo un semplice berretto rosso - espressione delle
simpatie garibaldine e poi socialiste dei suoi componenti - che, non
casualmente, dopo l'avvento al potere del fascismo, sarebbe stato
sostituito da un più neutro “cilindro bardato di un nastro arancione”. Il
caso più significativo è però quello della fanfara della Società Archimede
di Brescia i cui suonatori, a riprova della forte identità sociale e
politica del loro sodalizio, indossavano “una semplice ma elegante
uniforme di tela alla operaia” arricchita da un grande fazzoletto rosso
sulle spalle. Unici elementi riconducibili alla tradizione militare
restano in questo complesso le uose bianche ed il cappello a tese rialzate
ornato di una lunga penna.
Da un lungo tirocinio nelle bande militari provenivano del resto molti
maestri e suonatori. Caporale della Musica del 33° Reggimento Fanteria era
stato Nicola Gentili in servizio “all'Unione” di Mompiano. Compiti
“d’istruttore” in una banda reggimentale aveva svolto anche Nicola
Vecchiatti, per oltre un quarantennio appassionato animatore della Musica
Sociale di Palazzolo S.O. Ancora molti anni dopo -alla fine della prima
guerra mondiale - Giuseppe Zagnagnolo, maestro della Società Filarmonica e
della Musica Proletaria di Gardone V.T., sarebbe venuto da una analoga
formazione.
Nelle manifestazioni pubbliche le bande operaie ripetevano, in un contesto
diverso, le funzioni svolte dai “trombetta”, che sin dal Medioevo
accompagnavano i banditori comunali alle cerimonie, alle feste, ai tornei,
o dalle fanfare militari, “destinate a precedere i reggimenti in marcia”.
Esse chiamavano a raccolta lavoratori e popolani, accoglievano gli oratori
e le rappresentanze delle “società consorelle”, dava no “il segnale di
partenza” ai cortei, guidavano le folle proletarie nelle dimostrazioni,
rallegravano con “i loro armoniosi concerti” le cerimonie organizzate da
sodalizi operai; accompagnando le gite nei paesi della provincia,
concorrevano alla diffusione delle nuove idee di solidarietà ed al
superamento delle chiusure campanilistiche che costituivano un potente
elemento di conservazione sociale.
Queste funzioni sono belle illustrate dalla cronaca di una gita in Val
Trompia organizzata nell'estate del 1882 dalla Società Archimede di
Brescia allo scopo “di stringere sempre più i vincoli di fratellanza” Con
quegli operai.
“Alle 7 del mattino di Domenica scorsa - riferisce l'anonimo cronista del
“Farfarello Primo” - la musica dei Reduci e la fanfara dei Lavoratori in
Ferro. facevano udire le loro marcie combinate per le vie di Brescia.
Erano le rispettive Società che muovevano all'incontro della sezione
reduci di Chiari che alle 8 arrivava col treno ferroviario. Accompagnata
la bandiera di questa sezione alla residenza della Società dei Reduci, la
comitiva si scioglieva per riunirsi alle 9 1/2 e portarsi alla stazione
dei tram/ di S. Nazzaro. Il viaggio da Brescia a Gardone fu felicissimo. A
Carcina altra fanfara della Sezione lavoranti in ferro salutava il
passaggio del treno e unitasi alle Società al di là del diroccato ponte di
Pregno, si muoveva per Gardone. Giunti a Gardone la fanfara degli operai
gardonesi, colla sezione reduci e lavoranti in ferro accoglieva gli
ospiti. L'ingresso nel paese fu veramente meraviglioso.... Terminata la
cerimonia i bresciani e i gardonesi; .si .sparsero per il paese ed ebbero
luogo generali e cari ritrovi. Alle 4 1/2 le musiche suonarono la
riunione... “
Un ruolo del tutto particolare svolse a questo livello la Fanfara dei
Fabbri odolesi che, a partire dal 1900, per un quindicennio sarebbe
regolarmente intervenuta alle gite organizzate nell'ottobre di ogni anno
dalla Società Archimede allo scopo di rinsaldare i legami di amicizia e
solidarietà tra gli operai bresciani e i “"forti lavoratori dell'alpestre
borgata”.
L'attività delle bande operaie non si limitava però, come avremo modo di
vedere diffusamente in seguito, alle manifestazioni politiche e alle
uscite in pubblico: esse svolgevano importanti funzioni di animazione,
erano protagoniste dei momenti di svago, animavano la vita dei circoli e
costituivano una presenza d'obbligo alle feste danzanti, elemento di forte
differenziazione rispetto alla vita associativa e ai gruppi musicali
promossi dai cattolici.
Se i compiti delle musiche operaie non differivano da quelli di una
tradizione civile e militare rinnovata dai riti della rivoluzione
francese, diversa ne fu, almeno in parte, la percezione nelle comunità
operaie: esse erano per i lavoratori momento di identità, dimostrazione di
dignità e di forza. Certo questi aspetti, destinati ad acquistare via via
maggior peso, non vanno per la prima parte del periodo considerato dalla
nostra ricerca enfatizzati; si commetterebbe altrimenti l'errore di
attribuire sin dalle origini piena maturità ad un atteggiamento che deve
ancora acquistare precisa consapevolezza di sé, depurarsi da
condizionamenti e influssi che gli vengono da diverse tradizioni, ad un
fenomeno in cui, accanto ad elementi di novità continuano ad avere un peso
rilevante antiche pratiche corporative e l'esercizio consoli-dato del
paternalismo borghese.
Gli stessi repertori delle prime bande operaie, evidenziano del resto come
sia questa una fase di transizione caratterizzata dalla commistione di
diversi patrimoni culturali. Se escludiamo i pezzi di puro intrattenimento
- polche, mazurche, valzer, marce militari - o i brani tratti da celebri
opere, non dissimili da quelli suonati da gruppi musicali privi di una
precisa caratterizzazione sociale, durante le cerimonie civili e nelle
feste operaie era abituale l'esecuzione della Marcia reale e di inni
patriottici o “del Risorgimento italiano”, come quello di Mameli, che
assolvevano a precisi compiti di pedagogia politica suscitando i
“sentimenti liberali nel popolo”. Accanto a questo repertorio che
rifletteva il ruolo egemonico ancora esercitato dalla borghesia su tanta
parte delle organizzazioni operaie, sempre più frequente divenne
l'esecuzione della Marsigliese - motivo di allarmata preoccupazione per
moderati e clericali cui l'ancor vivo ricordo dei “disordini” e delle
folle tumultuanti della “grande rivoluzione” faceva temere nuovi
rivolgimenti sociali - e dell'Inno di Garibaldi, nel quale l'esaltazione
del “Padre della Patria” si saldava con l'aspirazione all'emancipazione e
alla giustizia delle popolazioni operaie.
L'importanza di questi inni, il valore simbolico da essi assunto
nell'immaginario collettivo di sempre più ampi settori popolari è ben
illustrato da un episodio accaduto il 3 giugno 1908. Quel giorno,
essendosi la banda del 7° Lancieri, che teneva l'abituale concerto in
Corso Zanardelli, rifiutata di suonare il “fati dico inno” di Garibaldi -
si era all'indomani dell'anniversario della morte del grande nizzardo - il
numeroso pubblico presente diede vita ad una clamorosa protesta.
"Iniziarono i fischi - riferisce il settimanale socialista “Brescia Nuova”
- ed essi furono tali che la musica dovette cessare di suonare e battere
in ritirata per il quartiere, dove fu accompagnata da una folla che non
cessava dal fischiare e dal cantare inni patriottici e l'inno dei
lavoratori”.
Gli elementi sin qui ricordati, per quanto centrali, non esauriscono però
il repertorio delle bande operaie operanti nella nostra provincia sullo
scorcio dell'Ottocento. Nei programmi dei concerti di alcune di esse
pubblicati da “La Provincia di Brescia” troviamo, accanto a musiche e inni
che avevano larga circolazione in tutto il paese, anche composizioni dei
maestri di questi gruppi bandistici. La ricerca richiede a questo livello
ulteriori e più approfonditi sondaggi. Già ora è però possibile
individuare, accanto a pezzi d'occasione, privi almeno nel titolo - di una
qualche valenza sociale o politica, altri nei quali è evidente
l'esaltazione del progresso e della modernità - si veda ad esempio
L'Esposizione di Parigi o Il velocipide, un galoppo di Orazio Tosi - o
legati alla committenza delle società di mutuo soccorso, come la marcia
Gli operai dello stesso autore.
Sul finire dell'Ottocento, in concomitanza con il consolidarsi delle prime
organizzazioni socialiste, questo repertorio di ascendenza giacobina e
risorgimentale, che si perpetuerà in alcune situazioni periferiche sin
quasi alla prima guerra mondiale, viene arricchendosi di motivi con uno
spiccato carattere di classe, primo tra tutti l'Inno dei Lavoratori,
eseguito con intensa partecipazione nelle manifestazioni operaie e
percepito come preannunzio di un'imminente sovversione sociale da
conservatori, clericali e “forze dell'ordine”. Quando il Primo maggio
1893, al termine della, conferenza ufficiale dell'avv. Federico Maironi,
nel cortile del Consolato Operaio in vicolo Galline, operaie ed operai,
“raccolti in circolo” e accompagnati da un corpo musicale, cantano l'Inno
scritto da Turati, la vicina Piazza Tebaldo Brusato - riferisce “Il
Lavoratore bresciano” - è presidiata da un gran numero “di lucerne e
pentolini ed altri tirapiedi in civile e con la rivoltella fuori
sull'anca, resa visibile con l'intenzione di intimidire chi li avrebbe
veduti”.
Ritorno
- 3 -
TRA INNI E SCIOPERI
LE FORME DI FINANZIAMENTO
L'importanza di questi sodalizi nella vita delle organizzazioni
mutualistiche e dell'associazionismo operaio è dimostrata anche dalle
spese che si affrontano per mantenerli in vita. Nel bilancio della Società
Operaia Agricola di m. s. di Fiumicello-Urago relativo al 1884 le spese
per l'acquisto degli strumenti e per il "maestro istruttore" della Fanfara
assommano a L. 520,50 pari al 36,8% delle uscite annuali e superano
abbondantemente i sussidi versati ai soci malati. Nella Società
Democratica, di mutuo soccorso dei Reduci delle Patrie Battaglie le spese
per la fanfara ammontavano mediamente al 10% del patrimonio sociale, ma
nel 1890 a causa della "riduzione del vestiario" la musica costò 1015,25
lire su una dotazione complessiva di 4211,79 lire.
Per "cooperare allo sviluppo ed al funzionamento" delle musiche operaie e
far fronte alle spese necessarie all'acquisto degli strumenti e degli
spartiti, al compenso per i maestri, oltre alle elargizioni di società di
m. s. e cooperative, ai contributi dei Comuni e di appassionati, si
ricorse con sempre maggiore frequenza all'emissione di azioni, alle feste
da ballo con ingresso a pagamento una forma abituale di finanziamento per
le bande - o all'organizzazione di pesche e lotterie.
I "CONCERTI MUSICALI"
Oltre alle gite, di cui parleremo diffusamente più avanti, ai "concerti
serali", ai "banchetti sociali" e alle veglie danzanti, tenute soprattutto
a fine anno, fu assai diffusa nei ritrovi operai la consuetudine dei
"concerti musicali" organizzati per "rallegrare" i soci ed attrarre sempre
più numerosi frequentatori. Talora essi concludevano le manifestazioni
ufficiali, la celebrazione solenne di anniversari o le conferenze di noti
propagandisti. Il 21 luglio 1895, in occasione della distribuzione dei
premi agli alunni delle scuole serali del Consolato Operaio, i
partecipanti alla cerimonia furono accolti dalla banda municipale che
suonava "al riparo dei largamente fronzuti ippocastani" antistanti la sede
di Vicolo Galline. Alla sera - riferisce una cronaca del tempo - "la brava
banda musicale di Castenedolo, nel cortile vagamente illuminato a
palloncini, eseguì un riuscito concerto. E sotto il portico le ragazze
ballavano dimentiche, per virtù d'amore, dei bollori estivi".
Il confine tra le forme organizzate dell’uso della musica e quelle
spontanee, connesse alla quotidianità culturale, non è sempre nettamente
distinguibile: la presenza delle "musiche operaie" ai banchetti e alle
veglie sociali rinvia ad occasioni informali come il ballo a palchetto,
quello - accompagnato da "bandini" e pianole - abituale nelle osterie o le
escursioni e le scampagnate fuori porta rallegrate dalla presenza di una
fisarmonica o di un clarino: momenti cui era affidato il compito di
rompere la monotona sequenza delle giornate lavorative e che aprono
l'orizzonte su una dimensione della socialità popolare e proletaria alla
quale possiamo in questa sede soltanto accennare.
I pezzi più di sovente eseguiti erano celebri romanze, brani d'opera,
"scelti ballabili". Il clima che si respirava in simili occasioni è
evocato in una breve cronaca, pubblicata dal "Fascio", della festa
tenutasi al Circolo operaio "Fratellanza" di Borgo Trento per il
quindicesimo anniversario della sua fondazione. "All'una e mezza -
riferisce il settimanale - si comincia il Concerto. Il signor Franchi
Andrea che accompagnò al piano i vari pezzi, il signor Venturini tenore,
il baritono signor Bolpagni e il signor Beschi violoncellista, strapparono
al pubblico calorosi e ripetuti applausi. Nell'intervallo due fanciulle,
elegantemente vestite, distribuirono mazzolini di fiori, raccogliendo
oblazioni a favore dell'asilo':
Spesso nelle sedi operaie si organizzavano "feste da ballo" i cui proventi
erano utilizzati per "consolidare le finanze" dei giornali operai e per
"ribadire la fratellanza socialista".
GLI INNI DELLE SOCIETÀ DI MUTUO SOCCORSO
Alcune società di m. s. avevano un inno che veniva eseguito in occasione
di manifestazioni pubbliche o delle cerimonie promosse per celebrare
l'anniversario della costituzione dei sodalizi.
L'unico che ci sia pervenuto è quello della Società "Giuseppe Garibaldi"
di Breno, composto da Massimo Bonardi e musicato dal maestro Antonio
Nichetti, la cui prima esecuzione risale al banchetto sociale degli
iscritti tenutosi il 22 aprile 1872. Il testo recuperato da Minno
Franzinelli è emblematico della cultura patriottico-democratica della
corrente zanardelliana di cui Bonardi era esponente di primo piano.
Dal piano, dai colli - dall'
Alpi Camune
Diffondasi ovunque - la lieta canzon.
È un inno di pace - di gioja comune,
Non d'armi, d'armati - di bellici suono
Sia grido di pace - di gloria, d'amor
Evviva il lavor!
La patria risorta - a libera vita
Or chiede a' suoi figli - novella virtù.
Il vomere, il maglio - la picca ci addita:
Poniamoci all'opra; - ne cessi mai più.
Sia grido di pace - di gloria, d'amor:
Evviva il lavor!
Sian strette le destre - fratelli operai
Siam tutti un sol cuore - un solo voler!
E allor più fecondi - più splendidi i rai
saranno del sole - che indora il sentier.
Sia grido di pace - di gloria, d'amor:
Evviva il lavor!
Le rive dell'Oglio, i poggi, le ville,
Armate di ferro - brillarono un dì:
Or brillino al lampo - d'industri 'faville;
Le patrie fucine - risorgan pur qui!
Sia grido di pace - di gloria, d'amor:
Evviva il lavor!
Or scenda ne' petti - nell'anime altiere
La speme, il desio - d'un grande avvenir:
all'opra! fratelli; - stringiamo le schiere;
Sia PATRIA e LAVORO - il nostro sospir!
Sia grido di pace - di gloria, d'amar: .
Evviva il lavor!
Su questa base comune alla maggior parte dei primi
organismi mutualistici si inserirà a poco a poco, soprattutto ad opera
degli anarchici e del Partito Operaio Italiano, un'innodia libertaria e
socialista dai precisi contorni classisti.
LA MUSICA E IL PRIMO MAGGIO
Un discorso a parte richiede l'analisi del ruolo giocato dalla presenza di
gruppi musicali alle manifestazioni del Primo Maggio che la sera si
concludevano abitualmente con l'esecuzione di "concerti musicali" nelle
sedi operaie. Nel 1893 dopo l'esecuzione dell'Inno dei lavoratori, che
abbiamo ricordato in un precedente articolo, nei locali del Consolato
Operaio "si fece anche un po' di musica e si ballò". La sera del Primo
Maggio 1895 “I componenti le varie Società operaie convennero nel vasto
cortile della sede sociale illuminato gaiamente da palloncini e rallegrato
dalla musica ed il convegno, anche fra liete danze, cui partecipò la parte
femminile delle famiglie operaie, si protrasse fino ad ora tarda, in uno
splendido accordo bene augurante”: L'anno successivo "a meglio rendere
solenne" la riunione, il cortile del Consolato Operaio “fu illuminato alla
veneziana e con trasparenti inneggianti alla festa del lavoro: la musica
di Borgo Trento rallegrò il convegno frequentatissimo" suonando "scelti
pezzi musicali".
Dopo la pausa forzata del 1899 quanto, per effetto delle leggi
eccezionali, gli operai poterono riunirsi soltanto "in forma
privatissima", nel 1900 si tornò alla consuetudine dei concerti serali.
Così al termine della conferenza di Emilio Caldara nel cortile del Circolo
Unione di Piazzetta S. Benedetto, una delle sedi storiche del movimento
operaio bresciano, "la festa si prolungò (...) fino a tarda ora abbellita
e deliziata dalla inappuntabile orchestra che alle migliori pagine della
produzione musicale moderna, volle alternali i grandi canti popolari”. Non
diversamente andarono le cose l'anno successivo.
Nel 1902 il Primo Maggio fu per la prima volta liberamente celebrata
all'aperto. Dopo l'intervento ufficiale di Claudio Treves al Teatro
Guillaume (Sociale), nel pomeriggio "una vera folla di operai" si recò
fuori Porta Milano alla villa "gentilmente concessa" del repubblicano
Giovanni Borghetti, dove nel "vastissimo prato costellato di romiglie",
"rimase a lungo lietamente festante e rallegrata da una banda musicale".
Alle 21, com'era ormai consuetudine, ai Circoli Unione e Fratellanza "si
tennero due concerti orchestrali, che dilettarono moltissimo i numerosi
intervenuti".
Anche nei paesi, alla stilata per le vie del centro con bandiere e banda,
ai "banchetti popolari con orchestra", alle "gite" e alle "passeggiate
campestri" accompagnate dalla musica, seguivano i "canti" che si
protraevano "sino ad ora inoltrata". Quando non disponevano di una banda,
più modestamente ma con non minore intensità e partecipazione emotiva, i
socialisti facevano "un giro per le vie del paese cantando l'inno dei
lavoratori".
La frammentarietà della documentazione relativa a queste prime
celebrazioni del Primo Maggio non consente purtroppo di andare oltre
l'ovvia constatazione dell'importanza che le bande ricoprivano nella
ritualità operaia. Allo stato attuale della ricerca non abbiamo reperito
notizie sufficienti ad individuare, almeno fino alla vigilia della prima
guerra mondiale, una qualche significativa evoluzione nei ruoli dei
complessi musicali o nei programmi eseguiti in occasione della festa dei
lavoratori.
LA MUSICA E LE AGITAZIONI OPERAIE
La centralità del momento musicale è però dimostrata dal fatto che non c'è
manifestazione o cerimonia operaia di una qualche importanza che non veda
l'intervento della banda. Addirittura il programma dei festeggiamenti che
si tengono a Gardone V.T. nell'ottobre 1902 per l'inaugurazione della Lega
Metallurgica e della Cooperativa Solidarietà prevede "13 concerti sui
piazzali eseguiti da scelti gruppi musicali". Se i sodalizi operai non
possedevano un proprio corpo musicale - una situazione sempre più
frequente nel '900 in seguito alla crisi delle società di m. s. non
sostituite da organismi di pari forza economica anche per il venir meno
del sostegno finanziario dei ceti borghesi si faceva ricorso alle fanfare
di società sorelle o a bande di paese "amiche".
Anche se non frequenti come in altre situazioni, si registrano pure nel
Bresciano casi di bande o di singoli suonatori che partecipano a scioperi,
manifestazioni di protesta o a momenti di acuta tensione sociale. Quando
nell'agosto 1894 gli operai gardonesi si mobilitano per denunciare la
campagna denigratoria orchestrata dai giornali anti zanardelliani contro
il locale Arsenale, la Società filarmonica è alla testa dei manifestanti.
"Pochi minuti dopo le 20 - è la suggestiva cronaca de "La Provincia" - si
intende un lento e marziale squillare: è la banda di musica di Gardone che
è accompagnata da fìaccole e seguita dalle bandiere delle tre società
proponenti / la Società di M. S. Operaio, la Società Lavoranti in Ferro e
quella dei Reduci delle Patrie Battaglie e da molto pubblico". Dopo la
riunione, al ritmo solenne degli inni, gli operai fanno ritorno alle loro
case. Ancora nell'importante centro industriale della Val Trompia la sera
del 4 Ottobre 1904, "gli operai di tutti gli stabilimenti" alla notizia
della vittoriosa conclusione dello sciopero metallurgico protrattosi per
due mesi, "improvvisano una dimostrazione di simpatia alla Camera del
[Lavoro] e alla Federazione [Metallurgica] cui partecipa l'intera
popolazione che, preceduta da musica al suono dell'inno dei lavoratori,
attraverso il paese" accompagnando i dirigenti sindacali al tram "in
un'imponente manifestazione".
Il canto e la musica sono del resto una delle espressioni tradizionali
della protesta popolare. Già all'indomani dell'unificazione nazionale
improvvisati cantastorie e "poeti" popolari compongono canzoni e
ritornelli che denunciano le misere condizioni delle plebi contadine. Nel
1870 ad esempio i carabinieri arrestano davanti a un'osteria di
Verolanuova Giuseppe Cigolio, "ozioso e vagabondo", sorpreso a cantare,
accompagnandosi con un timpano, una canzone contro la tassa sul macinato
che la trascrizione poliziesca, con ogni probabilità zoppa, ci rende in
tutta la sua dissacrante carica di protesta. "lo sono il molinajo/tradito
nel borsino/ - canta questo picaro nostrano - che per il
macinato/bestemmia il contadino/ maj più non mi credeva/un giorno così da
dar daziaria/al mio borsino./Noi poveri paesa'ni che lavoriamo tutta la
giornata/per guadagnare un toc de pan/, e al fin della giornata/si
avvanziam la spalla stracca/, e Vittorio Emanuele fa pagà/anche le donne
andà a pizà".
Non abbiamo invece trovato nel Bresciano, almeno sino ad ora, situazioni
in cui sia individuabile quello che Michelle Perrot definisce il
particolare "sapore di ballo" di certi scioperi delle donne. "A Céton (Orne),
dove la fabbrica di guanti occupa solo manodopera femminile (...) - scrive
la studiosa francese - il giorno successivo alla dichiarazione dello
sciopero, tutta la popolazione va in un prato... e danza fino al calare
del sole". Ad Ablain-Saint-Nazaire "le operaie in sciopero (raccoglitrici
di selce) percorrono le vie del villaggio, musica in testa, cantando e
ballando, agitano, come un orifiamma, i loro fazzoletti e i grembiuli
attaccati a delle lunghe pertiche... Han concluso la giornata con un ballo
popolare". Né sulla stampa operaia e socialista si trova menzione di "concertini"
che durante scioperi o serrate battano la città e i paesi "in cerca di
solidarietà e di soldi" per gli operai.
LE SOCIETÀ MANDOLINISTICHE
Una certa diffusione negli ambienti artigiani ed operai ebbero le società
mandolinistiche. Il primo di questi sodalizi di cui abbiamo trovato
menzione è il Circolo filarmonico "Democrazia", diretto dal maestro
Sabattoli, autore della marcia "Brescia nuova" che fu eseguita per la
prima volta il l° Novembre 1897 durante la "bicchierata" organizzata nella
sede del Consolato Operaio per festeggiare il "compleanno" dell'omonimo
foglio socialista. L'esistenza a Rovato di un complesso a plettro o almeno
di un gruppo di mandolinisti socialisti, tra i quali Oreste e Silvio
Bonomelli, ci è testimoniata da una splendida fotografia scattata il Primo
Maggio del 1907. Più puntuali notizie si hanno sul gruppo mandolinistico
"Andrea Costa" costituito negli ultimi mesi del 1913 dal Circolo giovanile
socialista di Gardone Val Trompia, dove già sul finire del secolo XIX era
attivo un Club mandolinistico di operai.
A differenza delle bande che "diffondono la musica nelle piazze e nelle
strade - scrive Marino Anesa, uno dei più attenti studiosi delle
tradizioni musicali popolari - i complessi a plettro richiedono di solito
spazi più raccolti e discreti e assumono nella musica di consumo popolare
una funzione quasi "cameristica". I gruppi musicali "operai" formati di
chitarre, mandole e mandolini non smentiscono questa regola, affidando la
propria caratterizzazione oltre che alla composizione sociale e alla
coloritura politica, alle sedi e alle occasioni in cui si esibivano. "Le
dolci note dei mandolinisti" rallegravano le inaugurazioni di nuove leghe,
le serate, i "lieti simposi", le riunioni conviviali del primo maggio, i
"banchetti" e le "festicciole" di fine anno nei circoli.
Nei mesi precedenti la prima guerra mondiale un particolare dinamismo
dimostrò il club mandolinistico Andrea Costa. Le cronache dei giornali ne
segnalano la presenza al Convegno dei giovani socialisti tenutosi a Zanano
nel dicembre del 1913, la partecipazione ad "una festa di saluto" agli
emigranti di Bovegno e alla "serata di beneficenza" promossa nel novembre
del 1914 dalle organizzazioni operaie gardonesi in favore dei disoccupati,
durante la quale "rallegra gli intermezzi" dello spettacolo rappresentato
dalla Società filodrammatica "Felice Cavallotti". Nel maggio dell'anno
successivo accompagna una "gita di propaganda" dei giovani socialisti a
Lavone.
Ritorno
- 4 - MA NON ERA SEMPRE IDILLIO
LE SOCIETÀ CORALI
Nel primo decennio del '900 ebbero una certa diffusione anche le
associazioni corali dei lavoratori. Le notizie su di esse, per quanto
frammentarie, configurano una realtà certo non paragonabile per dimensioni
e livelli organizzativi a quella degli . analoghi gruppi tedeschi raccolti
nell'Arbeiter Sangerbund, ma comunque meritevole di attenzione. Già nel
settembre del 1899 troviamo, tra le associazioni riunite al Circolo Unione
per avviare la "ricostruzione" della Camera del Lavoro, sciolta l'anno
precedente con decreto prefettizio, una Società corale della quale non
abbiamo però potuto appurare l'identità. Al 1903 risale invece la
costituzione di una "Schola Cantorum", che nell'autunno del 1905
"ricomincerà il suo cammino fiorente col nome di Vincenzo Bellini". Il
sodalizio, "composto di ottimi elementi, tutti operai", aveva sede nello
stabilimento scolastico di Via Rovune ed era istruito dal socialista
Enrico Donegani. Nello stesso arco di tempo risulta attivo il Circolo Filo
drammatico-Filarmonico Bresciano, diretto dal tipografo anarchico Angelo
Paderno.
L'interesse dei lavoratori per queste associazioni è dimostrato dal loro
diffondersi anche in centri della provincia come Palazzo lo sull'aglio
dove, nell'estate del 1906, fu costituito il Circolo corale "Giuseppe
Verdi" formato da 32 operai diretti dal meccanico Zanardi e dal bottonaio
Luigi Provenza.
Le occasioni per le esibizioni delle società corali operaie erano al
solito fornite da feste e anniversari, ma numerose dovevano essere anche
le uscite a pagamento o connesse al puro intrattenimento e alla dimensione
conviviale. I luoghi deputati ai "concerti vocali" erano quelli consueti
della socialità proletaria e popolare: circoli, osterie, piazze, dove i
lavoratori trascorrevano il tempo libero. Di norma i gruppi corali si
esibivano da soli, ma in occasioni di particolare rilievo erano affiancati
da altri analoghi sodalizi o corpi bandistici. Ad esempio siamo informati
che alla festa organizzata per i! secondo anniversario della fondazione
del Circolo operaio di Borgo S. Giovanni, a Fiumicello Urago, i! banchetto
venne servito "nell'ampio cortile gaiamente pavesato, e si svolse nella
massima allegria e cordialità, mentre uno scelto corpo musicale rallegrava
l'ambiente con liete musiche ed inni proletari". Al termine dei discorsi
"dopo alcuni cori magistralmente eseguiti dalla Scuola cantorum Bellini, e
molto gustati dai presenti, ebbe inizio una simpatica festicciola da ballo
all'aria aperta che si svolse tra la maggiore allegria e solidarietà fino
ad ora tarda".
L'opacità delle fonti presenta rari spiragli attraverso i quali sia
possibile cogliere i contorni della vita e dell'attività di questi
sodalizi; nè ci soccorrono studi condotti su altre realtà italiane. Quando
il velo steso dal tempo per un attimo si solleva vediamo le corali dei
lavoratori allietare feste e riunioni nelle sedi operaie e democratiche,
partecipare a manifestazioni di solidarietà (per esempio a favore dei
"danneggiati" dal terremoto di Messina), ma l'identità dei loro componenti
ci resta sconosciuta e nulla sappiamo della qualità delle loro esecuzioni,
delle norme che ne regolavano la vita interna o dei collegamenti con le
organizzazioni operaie. Quanto ai repertori le informazioni di cui
disponiamo attestano i! perdurare della tradizione garibaldina - i pezzi
più di frequente eseguiti erano l'Inno e l"'Elegia di Garibaldi" _cui si
alternavano motivi della cultura operaia come "Il Canto dei cooperatori"
che le corali "Antonio Bazzini" e "Vincenzo Bellini", accompagnate dalla
Musica Cittadina, eseguirono al Teatro Sociale per festeggiare i!
cinquantesimo anniversario della Società Generale Operaia di m.s.
IL PRIMO DECENNIO DEL '900
In seguito all'affermarsi tra i socialisti bresciani di una linea
riformista, che sfocia dopo le elezioni del 1902 nella coalizione
amministrativa con gli zanardelliani, la costituzione di nuovi organismi
operai segna, con la sola esclusione delle cooperative, un rallentamento
che ha anche in campo musicale ripercussioni negative. La scelta del
versante amministrativo come terreno privilegiato se non esclusivo di
intervento, finisce infatti col mettere la sordina alle rivendicazioni
operaie più radicali e col togliere slancio all'azione nel sociale. Ne
deriva la rinuncia di fatto ad ogni iniziativa tesa ad annettersi le
contrade dell'immaginario attraverso organismi, simboli e rituali che
parlino al cuore e alla ragione dei proletari. Il partito socialista
finisce in tal modo per rinunciare ad ogni identità alternativa e perdere,
come le vicende politiche s'incaricheranno ben presto di dimostrare, la
propria capacità di attrazione delle masse lavoratrici.
Nel primo decennio del '900 molti dei corpi bandistici sin qui analizzati
perdono, in concomitanza con l'involuzione politica o la crisi economica
delle società di m.s. che li avevano promossi e generosamente sostenuti,
ogni residuo carattere operaio, altri cessano l'attività o conducono una
vita stentata mentre rallenta, fin quasi a cessare del tutto, la spinta
alla costituzione di nuovi sodalizi dotati di una esplicita connotazione
di classe. Lo spoglio della stampa operaia ci ha consentito di censire
soltanto cinque formazioni in precedenza sconosciute: l'orchestrina
anticlericale "Sempre Avanti!" di Gazzane - una frazione di Roè Volciano
dove era attivo un vivace gruppo sindacalista rivoluzionario - e quella
dei socialisti di Vobarno, le fanfare "Libertà" (di cui è segnalata la
presenza alla testa dell'imponente corteo che nel maggio 1906 accolse i
bambini dei contadini parmensi in sciopero), "Giuseppe Garibaldi" e della
Lega Muraria di Chiari. A questi corpi musicali dotati di una identità
repubblicana o socialista e che partecipavano abitualmente alle
manifestazioni sindacali e politiche, vanno però aggiunti quelli, come il
"concerto orchestrale" di Carpenedolo, che pur avendo una composizione
operaia, non avevano alcuna riconoscibilità sociale o politica.
Tra i sodalizi di più antica costituzione particolarmente vivace risulta
in questo periodo la Banda dei fabbri odolesi - ormai nettamente
caratterizzata in senso socialista.. che le cronache del tempo segnalano
presente anche nei centri della bassa Val Sabbia e nel capoluogo, dove in
occasione delle manifestazioni per il centenario della nascita, di
Garibaldi, precede le rappresentanze delle organizzazioni aderenti alla
Camera del Lavoro. È forse questo i! corpo bandistico di cui con maggiore
frequenza ritorna il nome sulle colonne dei fogli operai. Oltre agli
interventi alle feste, alle gite e agli incontri con le società
consorelle, che scandivano la vita collettiva dei lavoratori organizzati,
non mancano nella sua attività uscite che gettano luce su una quotidianità
più minuta che il trascorrere degli anni e le trasformazioni nel costume
hanno in gran parte cancellato. "I socialisti di qui - riferisce una
corrispondenza inviata da Odolo a "Brescia nuova" - saputo che anche
quest'anno il prof. Ugolini è alla Croce di Valio con la famiglia a
passare l'agosto, si sono recati in buon numero con la loro fanfara a
visitare il compagno di fede ed a salutare la bandiera rossa che sventola
sulla cascina da lui abitata". Dopo le parole di ringraziamento e di
plauso pronunciate dal noto esponente socialista "le gagliarde note
dell'inno dei lavoratori echeggiano ancora per quelle balze montuose'.'
Agli inizi del nuovo secolo anche i moderni mezzi di diffusione della
musica cominciano ad essere utilizzati dalle organizzazioni operaie. Il
primo esplicito riferimento in proposito è del gennaio 1906 e riguarda una
festa in favore del settimanale "Allarme socialista" organizzata "nel
salone" della Camera del Lavoro. "Le danze - annuncia il programma della
serata - si apriranno alle ore 8,30 e il trattenimento sarà rallegrato da
un variatissimo programma di musica, canto, scherzi comici (sin qui siamo
nella tradizione, n.d.f.), audizione di grammofono". Di che esattamente si
trattasse siamo informati in occasione di una analoga iniziatitiva
camerale "pro propaganda antimilitarista": "Alle ore 8 - promette la
locandina di presentazione - principieranno le danze che continueranno
sino alle 10 quando Giuseppe Dabbeni, gentilmente offrendosi, farà sentire
i migliori ultimi pezzi di un nuovo e meraviglioso grammofono. Fra l'altro
(...) il Ballo in Maschera, la Walkiria, il Lohengrin, il Tanhauser".
È una pratica quella degli "intermezzi sinfonici" nelle sedi operaie che
sfocerà quindici anni dopo nella ben più ambiziosa opera di educazione
musicale promossa, attraverso il Gruppo Socialista Amici dell'Arte e
l'Università Proletaria, da Gherardo Ugolini di cui, quasi a preannunciare
le future iniziative, nel 1906 escono gli "Appunti wagneriani intorno al
dramma musicale Tristano e Isotta".
Il clima delle feste danzanti e dei "concerti musicali" operai non è però
sempre idilliaco. La polemica senza esclusione di colpi che oppone i
socialisti riformisti capeggiati dall'avvocato Ercole Paroli ai
sindacalisti rivoluzionari di Gino Muller trae spunto anche dalla
quotidianità della manifestazioni musicali. "La notte dell'ultimo
dell'anno, mentre tutta la cittadinanza era sotto /'incubo delle vicende
amare del ( ... ) terremoto - scrive con evidente intento denigratorio
"Brescia nuova" - ( ... ) nella gran sala della Camera del Lavoro i
rivoluzionari sindacalisti ballavano e bevevano a beneficio delle loro
organizzazioni".
In discussione è però soltanto l'opportunità di certe scelte. Attraverso i
giornali non è dato infatti cogliere diversità di atteggiamenti o di
pratiche in campo musicale tra gli organismi di indirizzo sindacalista e
quelli diretti dai riformisti. I primi mostrano una maggiore attenzione
per la dimensione scenografica delle manifestazioni pubbliche e per il
valore anche simbolico degli atteggiamenti e delle forme di lotta ma non
sembrano assegnare alla musica e alle bande operaie rilevanza e funzioni
diverse da quelle di una ormai consolidata tradizione. Gli stessi
repertori - saranno però necessarie ulteriori e più approfondite ricerche
prima di poter esprimere un giudizio definitivo - mostrano una sostanziale
continuità rispetto al passato, evidenziando come anche le forze operaie
più combattive stentino ad emanciparsi dalla tradizione risorgimentale e
patriottica.
LE PRIME BANDE ROSSE
La crisi dell'esperienza blocchista e l'assunzione da parte dei socialisti
bresciani di una linea politica intransigente se li isola all'opposizione
imprime nuovo slancio alla creazione di organismi proletari e determina la
riclassificazione di quelli esistenti. Gli effetti positivi di questo
diverso atteggiamento si fanno sentire anche sul versante che è al centro
della nostra attenzione, dove si riscontra un nuovo fervore di iniziative.
Nel novembre del 1911 la lega mista di Zanano delibera di costituire tra i
propri soci una fanfara, che prende i! nome di "Giuseppe Garibaldi".
Grazie all'aiuto del locale Circolo socialista e all'impegno appassionato
del maestro Giuseppe Allocco - un capo operaio dello stabilimento tessile
"Coduri" originario di Gorizia - essa raggiunge ben presto i venti
elementi e il 2 agosto 1914 inaugura, con una festa alla quale
intervengono le associazioni e le musiche della bassa Val Trompia, la
propria divisa garibaldina, "simbolo di nuove idee, di nuove aspirazioni
di fratellanza".
Tra la fine del 1913 e i primi mesi de11914 inizia, nella vicina Ponte
Zanano, l'attività della fanfara "Andrea Costa", formata da elementi
locali e da musicanti della "Garibaldi" e della banda di Gardone V. T.
che, in sintonia con le trasformazioni intervenute nel corpo sociale del
paese, aveva ormai assunto un carattere sempre più apertamente socialista.
A differenza che nel passato, quando le cariche sociali delle bande
operaie erano ricoperte da esponenti della borghesia liberaldemocratica,
la direzione di questi nuovi corpi musicali, cui va aggiunto il Circolo
mandolinistico "Andrea Costa" di cui abbiamo in precedenza parlato, è
assunta da esponenti di primo piano del socialismo locale come Giuliano
Cinelli, Lorenzo Belleri e Edoardo Taricco.
Le notizie, ora più precise, fornite da "Brescia nuova", consentono di
delineare con sufficiente precisione i caratteri, l'attività e il
radicamento nel tessuto sociale di questi nuovi sodalizi, che anticipano
la grande fioritura di bande proletarie del primo dopoguerra. Ormai
emancipati da ogni residuo condizionamento borghese, esse si
caratterizzano come componenti non secondarie della controsocietà, fatta
di sedi, associazioni, istituti proletari e sostanziata di comportamenti e
valori alternativi, che si venivano strutturando nei centri dove più
radicata era la presenza socialista. L'interesse e il sostegno degli
organismi operai e della popolazione accompagnano sin dal loro nascere
questi complessi musicali: alla festa da ballo organizzata dai socialisti
di Zanano per raccogliere i fondi necessari "allo sviluppo ed al
funzionamento" della "Garibaldi" intervengono oltre duecento persone,
mentre la fanfara "Andrea Costa" può contare sull'''aiuto morale e
finanziario" del Circolo socialista di Ponte Zanano che promuove diverse
iniziative "onde poter far acquisto di altri strumenti".
Anche i "servizi" delle nuove bande si qualificano in modo più rigoroso;
il legame con le organizzazioni socialiste, l'identità stessa dei
musicanti consentono ormai soltanto uscite politicamente qualificanti.
Prendiamo la fanfara "Giuseppe Garibaldi": nell'estate del 1913 accompagna
una "gita di propaganda" a Brione; pochi mesi dopo guida il corteo
antimilitarista che si reca alle case di alcuni "Compagni" reduci dalla
guerra di Libia per scortarli al "festival popolare" organizzato in loro
onore dal Circolo di Ponte Zanano; nel luglio 1914 partecipa ai
festeggiamenti dei socialisti gardonesi per la conquista del Comune.. Sono
soltanto alcuni esempi" di un'attività che si fa col passare del tempo
sempre più intensa. Nel 1915, dopo la celebrazione della festa dei
lavoratori "Il comitato del l° Maggio, a nome delle sezioni di S. Vigilio,
Villa Cogozzo e Sarezzo e dei Circoli giovanili di Villa e Zanano" si
sente in dovere di inviare dalle colonne di, "Brescia nuova" i "più
distinti ringraziamenti" alla "Garibaldi" per l'opera gratuita e generosa
prestata a favore del partito.
Le camice rosse dei musicanti di Zanano, presto note in tutta la valle,
sono elemento di richiamo, fattore di identificazione, simbolo di
riscatto, ma il discorso vale anche per gli altri gruppi musicali che
abbiamo ricordato. In effetti queste nuove bande operaie svolgono una
insostituibile funzione di comunicazione; per il loro tramite i socialisti
raggiungono in modo festoso ed accattivante località e settori della
popolazione altrimenti destinati a non conoscerne il messaggio di
emancipazione proletaria.
TENSIONI E POLEMICHE
Il carattere militante dei corpi bandistici operai della seconda
generazione ripropone in forma aggiornata i contrasti che nell'Ottocento
avevano opposto le bande liberali a quelle cattoliche. Se ne trovano
tracce anche nelle rubriche minori della stampa socialista. Così i
musicanti "rossi" di Gazzane accompagnano l'invio di una sottoscrizione a
"Le Lotte del lavoro" con un irridente sberleffo ai danni della musica
"cattolica" di Gavardo "L'orchestra anticlericale Sempre Avanti! per una
messa funebre alla Banda di S. Cecilia ... sempre indietro"; il primo
clarino della banda di Volciano fa seguire il suo contributo al giornale
dall'augurio "che questa non cambi bandiera" mentre un gruppo di
"compagni" dello stesso paese, evidentemente critici verso quella che è
percepita come disinvolta disponibilità dei suonatori, auspica "che la
musica non vada più coi preti".
Non mancano casi in cui l'ostilità degenera nell'aggressione fisica. Al
ritorno dai funerali civili del segretario del Circolo giovanile
socialista di Palazzolo sull'aglio la fanfara "Libertà" di Brescia è
"affrontata" da un centinaio di contadini che la fischiano e la coprono
d'insulti. Soltanto il "lodevole contegno dei musicanti i quali con
mirabile sangue freddo passarono senza rispondere alle villanie e alle
minacce - informa "La Provincia" - fu causa che non accadessero
disgrazie”. Quando tutti i suonatori furono in stazione, riferisce
l'anonimo cronista, "da parte degli ignoranti e fanatici dimostranti
incominciò una fitta sassaiola la quale durò fino alla partenza del treno"
e fu un puro caso "se i ciotoli mal diretti non colpissero nessuno".
Le polemiche più accese sono però determinate dal passaggio di musicanti
da una banda ad un'altra di segno politico diverso. Di un simile episodio
sono protagonisti alcuni suonatori della "Garibaldi" di Zanano che passano
alla "Santa Cecilia". "Auguriamo buona fortuna - è lo sprezzante commento
affidato alle colonne di "Brescia nuova" - a questi signori che si sono
lasciati trascinare da qualche gesuitico e malefico prodotto della musica
di Sarezzo, di vera marca papalina". Il risentimento appare in questo caso
tanto più bruciante in quanto la scelta dei "transfughi" si configura non
solo come inosservanza delle norme che regolano la vita della banda e
defezione che la indebolisce, ma anche come uno scacco grave nella lotta
che da tempo oppone due comunità e che ha trovato veste politica nella
contrapposizione della frazione "rossa", nota nel dopoguerra come "la
piccola Russia", al paese "bianco".
Ritorno
- 5 - NEL PRIMO DOPOGUERRA
La guerra segna una netta cesura nell'attività delle musiche operaie:
alcuni sodalizi cessano definitivamente di esistere, altri sono costretti
a sospendere ogni attività. Il silenzio forzato imposto anche a molti
corpi bandistici di paese "è una conseguenza evidente del conflitto, ma
anche il simbolo, il segnale della fine provvisoria della festa, del
divertimento".
Con la fine del conflitto le musiche operaie tornano sulla scena. La prima
a riprendere l'attività è la "Giuseppe Garibaldi" di Zanano che, per far
fronte alle numerose richieste, allarga il proprio campo d'azione ben
oltre i confini abituali della Val Trompia. Poi nel periodo breve di un
triennio, in concomitanza con uno scontro sociale di estensione e
intensità senza precedenti, le bande "rosse" registrano la fase di più
rapida espansione della loro storia. Gli anni 1919-1922 vedono infatti la
nascita e lo sviluppo di organismi proletari non solo in campo sindacale,
politico e cooperativo ma anche sul versante della cultura, del tempo
libero e dello sport. Si costituiscono allora, per limitarsi agli esempi
più significativi, il Gruppo Socialista Amici dell'Arte diretto dal
maestro Gherardo Ugolini - delle cui iniziative nel campo della musica
classica e da camera avremo modo di parlare in seguito -, l'Università
Proletaria, che conta tra i suoi più assidui collaboratori il prof.
Augusto Monti, le Case del Popolo di Brescia, Montichiari e Villa Cogozzo,
la società ginnastica "Vittoria" presieduta dall'avvocato Ettore Violante,
l'APE (Associazione Proletaria Escursionisti) sorta in alternativa all'UEOI
che aveva ormai abbandonata l'originaria caratterizzazione operaia e,
appunto, numerosi corpi bandistici "rossi". La vicenda della Musica
Proletaria Cittadina può essere assunta ad esempio del più generale
processo che dal capoluogo si estende a numerosi centri della provincia.
UN APPELLO DI "BRESCIA NUOVA"
Il 31 maggio 1919, nel clima carico di attese e fervido di iniziative che
caratterizza il primo dopoguerra, Francesco Fiorani lancia dalle colonne
dell'appena risorta "Brescia nuova" la proposta di creare, sotto gli
auspici della Camera del Lavoro e delle associazioni operaie, una "Musica"
che liberi dalla necessità di ricorrere, in occasione di cortei o
manifestazioni, "alle musiche dei compagni di provincia". In tal modo,
scrive l'esponente socialista, "oltre ad avere un corpo musicale proprio,
(...) composto da elementi organizzati, o figli di essi, anche la Camera
del Lavoro potrà avere una palestra di educazione" e sarà possibile
distogliere i giovani lavoratori dalle "vecchie e molteplici ubriacature
sportive". Secondo Foriani la Musica Proletaria dovrebbe intervenire alle
"gite festive", tenere concerti nei circoli e nei quartieri popolari,
partecipare ai momenti di mobilitazione operaia.
La proposta, che evidentemente rispondeva ad una esigenza largamente
sentita, fu subito raccolta e l'8 giugno il fiorente Circolo Lavoratori di
Borgo Trento, che già trent'anni prima aveva tenuto a battesimo il corpo
musicale "Concordia", si fece promotore di un incontro finalizzato a
verificare le concrete possibilità di realizzazione del progetto. Al
termine di un paziente lavoro fatto di riunioni tra i rappresentanti delle
organizzazioni operaie e di contatti con "compagni" che suonavano in altre
bande, nei locali del Circolo Unione al n. 13 di Piazzetta Legnano (già S.
Benedetto), iniziano le prove e comincia a funzionare, sotto la guida del
maestro Stravolo, la scuola serale. Nel luglio 1920 la Direzione del nuovo
sodalizio può informare tutte le sezioni e le leghe aderenti alla
Federazione Provinciale Socialista e alla Camera del Lavoro che, "in caso
di occorrenza del Corpo Musicale" le richieste dovevano essere fatte
almeno dieci giorni prima del giorno stabilito per il "servizio".
Sorta "appositamente per la propaganda di tutti i lavoratori e per la
scuola dei figli del proletariato che intendessero dedicarsi alla Musica",
oltre che allo scopo di contribuire "alla cultura spirituale del popolo
mediante concerti domenicali all'aperto", la banda poté contare sul
contributo economico di organismi sindacali, cooperativi, mutualistici e
di singoli lavoratori. In seguito, "per costruire un fondo onde aiutare e
assicurare la vita della benemerita istituzione", si procedette, secondo
una tradizione consolidata, all'organizzazione di "feste popolari" nei
circoli operai, i cui incassi andavano a beneficio della musica, e alla
sottoscrizione di azioni del valore di dieci lire l'una.'
LA "MUSICA PROLETARIA"
Lo sviluppo della Musica Proletaria fu favorito dalla crisi della Banda
Cittadina. Rispondendo all'invito loro rivolto dalle colonne di "Brescia
nuova" a rinforzare le file del nuovo corpo bandistico anche allo scopo
"di tenersi sempre affiatati e pronti a qualunque concorso che possa
capitare": molti elementi del disciolto sodalizio vennero ad aggiungersi
al nucleo originario dei musicanti della Proletaria che a partire dalla
fine del 1920 poté contare anche sull'appoggio del Gruppo Socialista Amici
dell'Arte (costituito al fine "di assistere e secondare tutti quei
movimenti spontanei che rappresentavano la volontà caratteristica del
popolo (...) di manifestarsi artisticamente”) e dell'Università
Proletaria, che chiese, ma senza risultato, alla Giunta comunale di
concedere un locale dove i musicanti del nuovo corpo bandistico potessero
"continuare i propri studi nel massimo raccoglimento ".
Le prime uscite della Musica Proletaria sono dell'autunno 1920. Agli inizi
del nuovo anno il sodalizio, presieduto dal dottor Gino Briosi, il
popolare Gibri della rubrica Tra una pipata e l'altra di "Brescia nuova",
contava ormai su una stabile struttura organizzativa. La direzione per
qualche tempo tenuta dal maestro Stravolo, era stata assunta da Antonio
Romani e "due, tre sere per settimana, i musicanti - quasi tutti anziani e
provetti si riunivano (...) per la ‘scuola’ e a provare e studiare" in una
stanza delle scuole di via Musei dalla quale si sarebbero in seguito
trasferiti nella sede del Circolo Panettieri, che oltre a mettere a
disposizione gratuitamente i propri locali e la luce garantì "un valido
contributo finanziario".
L'interesse intorno alla nuova banda si accrebbe rapidamente, alimentato
dalla curiosità spontanea e dai continui appelli rivolti dal giornale
socialista ai lavoratori perché sentissero "l'orgoglio e /'importanza
morale di poter disporre di una loro musica, composta di loro compagni" e
si iscrivessero ad essa dando un sostegno tangibile "perché il massimo
corpo della classe operaia potesse imporsi sempre più, oltre che per il
valore artistico e per la solida preparazione, anche per il numero dei
componenti, e per la quantità e varietà degli strumenti".
Dopo alcune esibizioni di prova nelle sedi operaie e la partecipazione
alle "feste in famiglia pro vittime politiche" al Circolo Unione di
Piazzetta S. Benedetto, via via le uscite si fanno più frequenti e
impegnative. In giugno la Musica invita tutti gli operai ed i "compagni" a
partecipare con le famiglie alla "festa proletaria" organizzata nella
Piazza d'Armi Nuova al Ponte Mella, in fondo a Borgo Milano. "Oltre al
concerto musicale - informa "Brescia nuova" - verranno recitati da persone
che gentilmente si presentano monologhi e cantate canzonette con
accompagnamento orchestrale. La musica partirà dalla Sede in Piazzetta
Legnano alle ore 16 precise percorrendo Via Musei, Via Goffredo Mameli,
Corso Garibaldi, Via Milano e Borgo Milano. Il luogo della festa è
ombreggiato da alberi e sul posto farà servizio il vivandiere del Circolo
del Borgo ".
La prima domenica d'agosto del 1921 la "Proletaria" organizza una "festa
campestre" sui prati "della ridente Margherita". Il programma, che
riproduciamo integralmente, per quanto sommario lascia intravedere il
carattere di queste manifestazioni.
"Ore 5. Ritrovo Piazzetta S. Benedetto e partenza per il 'Garibaldi'
seguendo il seguente itinerario: v. Gabriele Rosa, V. Trieste, Porta
Venezia, Pusterla.
Ore 6. Arrivo al 'Garibaldi' dove la Musica farà la chiamata degli
abitanti dei Ronchi.
Ore 8. Arrivo alla Margherita - colazione al sacco passeggiata
facoltativa.
Ore 14. Riunione per il programma bandistico e giuochi campestri.
Ore 17. Ritorno dalla 'Margherita' al 'Garibaldi'.
Ore 20. Ritorno in città percorrendo V. Pusterla - Porta Trento - S.
Faustino - V. Musei e scioglimento in piazzetta S. Benedetto ". Il
giornale socialista sollecita i propri lettori a partecipare. "È dovere di
ogni operaio di intervenire colla sua famiglia, poiché oltre procurare ad
essa ed a sé lo svago sano d'una bellissima passeggiata, darà opera di
solidarietà agli infaticabili musicanti, i quali si trovano sempre
all'avanguardia delle nostre belle manifestazioni".
In settembre "sulla spianata interna del Castello" la Musica Proletaria e
la Scuola Corale Bazzini tengono "un grande concerto istrumentale e
corale". Superata la fase di rodaggio, il corpo musicale si spinge nei
centri della provincia: il 2 ottobre partecipa, con la fanfara "Giuseppe
Garibaldi" di Zanano e la "Proletaria" del Crocevia di Lumezzane,
all'inaugurazione della Casa del Popolo di Villa Cogozzo; nelle settimane
che seguono si reca a Bagnolo Mella e a Virle Tre Ponti, dove interviene
alla cerimonia di scoprimento della lapide ai caduti.
In particolari occasioni la Musica Proletaria segue itinerari che toccano,
in una sorta di Via Crucis laica, le sedi dei più importanti organismi
operai. La mattina del primo gennaio 1922 - ad esempio - compie "un giro
per la città" facendo tappa ai Circoli, alle Cooperative, alle
Associazioni e alla Camera del Lavoro, "augurando il buon capo d'anno ai
lavoratori".
Quando il Primo Maggio 1922 è inaugurata la nuova Casa del Popolo che ha
sede nello storico Palazzo dei Conti Zoppola in Via Marsala, la
"Proletaria" è "ammiratissima" dalla gran folla accorsa da tutta la
provincia e "concorre in gran parte alla splendida riuscita della superba
e indimenticabile festa del lavoro".
NELLE PIAZZE E NEI CIRCOLI
La settimana successiva, ormai rinfrancati! dalle benevole accoglienze e
sicura dei propri mezzi, la banda si presenta per la prima volta "al
giudizio del pubblico" con un concerto in Piazza Rovetta. L'esecuzione nel
popolare quartiere incontra "il più grande favore e la più viva simpatia",
ed i numerosissimi ascoltatori salutano "con grandi applausi e con
ripetuti 'evviva' la nobile fatica dei bravi musicanti e del loro egregio
istruttore (...) che con grande impegno e valentia ha saputo ottenere un
ottimo affiatamento, sicura intonazione e buoni coloriti nello svolgimento
dello scelto programma".
Da allora la banda tiene regolarmente concerti in Piazzetta S. Francesco,
Piazza Vescovato, Porta Stazione, Piazza Nuova (ora del mercato), Piazza
Garibaldi, Piazza Arnaldo. Un collaboratore di "Brescia nuova" confuso tra
la folla "che ascoltava e applaudiva" una di queste pubbliche
manifestazioni, annota compiaciuto: "I trentacinque suonatori - autentici
proletari tutti - sotto la guida valente ed energica del maestro Romani
stanno a dimostrare quanto può fare la passione associata allo studio e
allo spirito di sacrificio. La musica suona veramente bene. Nessuna
ricerca degli effetti banali di una sonorità grossolana e volgare ma uno
studio coscienzioso inspirato a severi concetti artistici ed una cura
minuziosa dei particolari e un affiatamento ed un assieme armonioso e
composto ed una esecuzione di 'a soli' rara a riscontrarsi anche in
musiche ben più importanti".
La "Musica", ormai parte importante dell'associazionismo proletario,
svolge un'attività intensissima alternando alle esibizioni in pubblico i
concerti nelle sedi dei circoli operai o nel grande cortile ombreggiato
dagli ippocastani della Casa del Popolo e le gite sociali, che sono
occasione per consolidare i rapporti tra i componenti del sodalizio e
stringere nuovi rapporti con i "compagni" della provincia. Alcune di
queste uscite, i loro itinerari, che ripercorrono strade consuete già
negli ultimi decenni dell'Ottocento, possono dare l'idea d'una certa
.fissità, del ripetersi senza sostanziali variazioni di rituali
consolidati. Leggiamo la cronaca della gita sociale fatta il primo giorno
d'ottobre del 1922 a Roè Volciano. "La popolazione tutta col suo Sindaco
alla testa - riferisce la solita "Brescia nuova" - ha accolto con festa ed
entusiasmo i bravi musicanti. Dalla stazione di Tormini suonando
fervorosamente applaudita, la musica si diresse verso Gazzane dove
aspettava un banchetto decorosamente allestito. Al levar delle mense il
Presidente (...), dott. Gino Briosi pronunciò poche applaudite parole
compiacendosi dello sviluppo della musica ed augurando un cammino sempre
migliore. Da Gazzane, nel pomeriggio, passando da Volciano, i suona tori
si portarono a Tormini ove venne svolto un scelto programma. Alla sera col
penultimo tram ritorno a Brescia".
LA "POLARIZZAZIONE"
Per quanto più ricco di particolari, più netto nei contorni, il quadro
tratteggiato dalle fonti non appare a prima vista sostanzialmente diverso
da quello del periodo prebellico. Gli elementi di continuità, anche
rispetto alle esperienze più lontane che abbiamo documentato sono
evidenti. Ma almeno tre fattori appaiono del tutto nuovi, connotando come
originale l'esperienza della Musica Proletaria Cittadina: il classismo
intransigente, sintetizzato con particolare secchezza nella formula "tutto
per il proletario, niente per la borghesia", il contesto in cui la banda
si muove e i repertori.
Se allarghiamo il campo d'indagine oltre la vita interna del sodalizio -
l'esercizio metodico delle prove, la scuola, l'estrazione sociale dei
suonatori - incontriamo una realtà ben diversa da quella sin qui
conosciuta. Quello che ci appare è un mondo pulsante di vita e di
iniziative, carico di speranze, proiettato (nella pratica quotidiana come
nell'immaginario collettivo) in una dimensione palingenetica di
cambiamento. Non sono più soltanto piccoli gruppi di militanti o
circoscritte comunità a vivere l'attesa della "rivoluzione", a lottare per
un mondo diverso e più giusto. È una massa di uomini e di donne che
l'impatto traumatico della guerra ha emancipati da una secolare condizione
di subalternità, di patimenti e di fatica senza prospettiva di riscatto
che si muove sulla scena, partecipe del mito, collettivo di una ormai
prossima liberazione.
Quando la banda "rossa" si esibisce, la folla che si assiepa intorno ai
musicanti non è più quella eterogenea che compare in alcune fotografie del
primo '900 dove accanto al drappello ben inquadrato dei lavoratori si
vedono le associazioni democratiche, crocchi di giovani donne incuriosite,
borghesi, frotte di fanciulli. La massa che segue la Musica Proletaria e
ne sostiene l'attività si materializza nei rendiconti delle sottoscrizioni
periodicamente pubblicati da "Brescia nuova": sono gli operai della
Cooperativa Armi e dello stabilimento Zust, del reparto manutenzione della
Tubi Togni o della Fabbrica d’Armi; i soci della Cooperativa Ferrovieri e
di quelle dei Falegnami, dei Pittori, dei Pellattieri, del Consorzio delle
Cooperative Edili; i componenti di organismi che risalgono alle origini
del movimento operaio bresciano come l'Associazione Generale di m. s. e di
nuovi sodalizi come il Gruppo Socialista Amici dell'Arte; sono i proletari
e i popolani che frequentano i Circoli rionali di S. Eustacchio, Borgo
Trento, Unione o quelli dei Ferrovieri e dei Pellattieri; sono panettieri,
calzettaie, tipografi, pittori, legatori del libro, pavimentatori, sono i
braccianti dei paesi della Bassa o i musicanti proletari di Cortine, i
militanti della Fiom, del Sindacato Ferrovieri, della Federazione degli
Operai dello Stato, della Federterra, della Camera del Lavoro; gli
abitanti del "Borgo rosso" e della prima cintura, industriale.
La dialettica industriale e sociale in una fase di scontro acutissimo
determina ben presto la netta polarizzazione degli schieramenti in tutte
le manifestazioni della vita quotidiana. Il passaggio della Musica
Proletaria o di analoghi corpi bandistici che sono sorti numerosi in
provincia, è guardato dai borghesi dapprima con fastidio, poi con sorda
ostilità. Gli inni proletari non sono più percepiti come espressioni di
un"'utopia" impotente, di una generica richiesta di democrazia, cui
guardare con tollerante condiscendenza, ma sono intesi come il preannuncio
di un mondo alla rovescia, di un imminente sovvertimento dei ruoli
sociali, che non si è disposti a tollerare.
Ritorno
- 6 - QUEI "VOLONTEROSI
MUSICANTI"
Nel clima acceso del primo dopoguerra il suono degli inni socialisti
echeggia in ogni angolo della provincia, penetra nelle plaghe più lontane,
dando concreta attuazione all'auspicio formulato da "Brescia nuova"
all'indomani della cessazione del conflitto.
"Dopo quattro anni di dittatura militare, durante cui (sic) non si è
potuto sentire e vedere passare di qui altro che squillanti fanfare
conducenti la povera gioventù al macello, - si legge in una corrispondenza
da Vobarno al settimanale socialista - si potranno finalmente sentire le
note del nostro fatidico inno auspicante la pace, la vera pace fra i
popoli".
I processi che conducono alla costituzione delle bande proletarie sono
diversi. L'istanza generale che aveva determinato la nascita di quella
Cittadina non trova riscontri a livello provinciale.
Il caso più frequente è quello di corpi bandistici direttamente promossi -
secondo una pratica ampiamente consolidata - da sezioni o circoli
socialisti. Talora invece formazioni musicali preesistenti assumono, per
effetto di processi che modificano radicalmente il quadro politico, una
nuova identità o danno vita, senza che ciò determini crisi o lacerazioni,
a gruppi dotati di una spiccata connotazione di classe. Perché ciò avvenga
è necessario l'accordo della maggioranza dei musicanti.
In caso contrario si continua a suonare nei vecchi corpi bandistici,
concordando con gli organismi dirigenti la partecipazione alle
manifestazioni socialiste. Quando però le direzioni si dimostrano incapaci
di misurarsi con una situazione politica profondamente mutata, si
determinano lacerazioni che portano alla crisi dei sodalizi. È quanto
avviene a Montichiari.
L'esito delle elezioni politiche - riferisce una corrispondenza a "Brescia
nuova" - (...) diede al nostro partito quasi tanti voti quanto quelli
degli altri partiti sommati insieme (...) il nostro Signor Sindaco,
pretendeva che i componenti il corpo musicale, (la maggior parte
socialisti o simpatizzanti), suonassero solo per il re, per Da-Como, per
il Vescovo e non per essi socialisti. La musica suonò la marcia reale per
il giorno dello Statuto e pochi giorni dopo la Sezione Socialista, avendo
avuto notizia dell'arrivo dell'On. Viotto, fece domanda al sindaco di
avere la musica a pagamento. La risposta, che abbiamo provocato ad arte, e
che aspettavamo fu negativa, perché, disse il Sindaco, il corpo musicale,
(che non è pagato) deve essere apolitico e deve servire solo per le feste
Nazionali, cioè per far divertire i signori. Già i suonatori, tutti
operai, devono sfiatarsi dopo il lavoro per le prove, perdere mezza
giornata la festa per il servizio, senza un bicchier di vino, e suonare
per la borghesia che tanto ci ama!
I nostri compagni, di fronte a tale diniego, portano gli strumenti al
maestro, invitandolo a far studiare anche i signori del blocco. Così la
musica tanto decantata dal corrispondente de "La Provincia" proprio per
spirito di partito del Sindaco, si è dileguata".
Quello di Montichiari è però un caso estremo. In generale le bande di
paese, sismografi sensibilissimi delle variazioni politiche e culturali,
mostrano una diffusa disponibilità ad intervenire alle manifestazioni
promosse dalle leghe aderenti alla Camera del Lavoro, dalle sezioni e dai
circoli socialisti o dai Comuni "rossi". A determinare tale atteggiamento
concorrono diversi fattori: l'avvicinamento o l'aperta adesione di molti
musicanti agli ideali del socialismo, l'attenzione per un movimento che
ormai può contare su un ampio seguito, controlla amministrazioni comunali
o si qualifica come la forza politica più dinamica.
I primi segnali di questa nuova fase si registra-no in occasione del Primo
Maggio del 1919. A Gardone V.T. "la massa operaia" si riunisce alla
Cooperativa Solidarietà e di qui, dopo "un vermout d'onore alla musica e
alle varie rappresentanze", muove il corteo che, "sempre più ingrossatosi
e preceduto dalla valente musica di Zanano", si dirige alla volta di
Inzino; ad Iseo la musica locale allieta gli operai di Lovere in gita
mentre a Calcinato i contadini, le operaie tessili e i soci della sezione
socialista "con in testa la fanfara" salgono verso la piazza comunale coi
loro "rossi vessilli, baciati dal bel sole del I Maggio, al suono degli
inni ribelli".
Dopo le elezioni politiche del novembre 1919, che segnano una grande
avanzata del Partito socialista, in diversi centri della pianura si
festeggia la vittoria: a Orzinuovi "una folla enorme" fa il giro del paese
"preceduta dalla musica" che suona "gli inni proletari", qualche giorno
dopo la scena si ripete a Leno, dove il corteo dei manifestanti è guidato
dal corpo musicale di Gottolengo.
Ai primi di marzo del 1920, nelle grandi concentrazioni di salariati
agricoli promosse dalla Federterra in vista dello sciopero per il rinnovo
del patto colonico, le bande hanno un ruolo importante nell'occupazione
simbolica di uno spazio sino ad allora impermeabile alla propaganda delle
organizzazioni di classe. A Leno "si forma un imponente corteo preceduto
dal corpo musicale [di Zanano] nella sua tenuta rossa garibaldina e
seguito da migliaia di lavoratori raccolti sotto i fiammanti vessilli",
che attraversa "per largo e lungo tutto il paese" al suono degli inni
socialisti; a Verolanuova, prima che i contadini riuniti nel teatro
comunale sfollino, il Corpo musicale di Robecco d'Oglio esegue l'Inno dei
Lavoratori e un gruppo di operaie di Manerbio canta, "con molta grazia",
l'inno "degli spartachiani". A Montichiari è presente la Musica Proletaria
di Calcinato.
L'entusiasmo dei militanti e degli organizzatori sindacali per questa
imponente rassegna di forze, si coglie nella cronaca di "Brescia nuova",
che sottolinea la funzione simbolica dei suoni e delle bandiere.
Per la prima volta - scrive il settimanale – nella Vandea del c/ericalismo
sventolavano a decine i roso si vessilli delle Sezioni Socialiste e delle
Leghe nostre. Per la prima volta squillavano gli inni proletari "bandiera
rossa", Inno del Lavoratori, che le nostre musiche proletarie seppero
brillantemente suonare.
Nelle settimane e nei mesi che seguono il movimento continua ad
estendersi, interessando sempre nuove zone della provincia. Anche a
Pisogne le note "gaie e birichine" dell'Inno dei lavoratori e
dell'Internazionale, suonate dalle musiche venute a festeggiare il primo
anniversario del locale "Circolo di risparmio", scuotono "la vita monotona
del paese" e penetrano "negli androni dei palazzi... svegliando di
soprassalto i produttori... borghesi e le loro produttrici".
Le dimensioni del nuovo insediamento delle organizzazioni di classe
appaiono con tutta evidenza il Primo Maggio del 1920. A Borgo S. Giacomo,
Calvisano, Gottolengo, le bande guidano gli imponenti, interminabili
cortei dei lavoratori; a Orzinuovi "fin dalle prime ore del mattino la
musica coi suoni degli inni proletari desta (...) l'entusiasmo del Primo
Maggio"; da Acqualunga parte "una grande fiumana di proletari che da paese
a paese percorre (...) le vie con canti e bandiere"; a Rudiano è tutto un
tripudio di canti e suoni accompagnati "dallo sventolarsi dei rossi
vessilli"; ad Acquafredda i partecipanti alla festa del lavoro sono
"accolti dalla musica rossa"; a Rezzato le rappresentanze delle
istituzioni operaie, dopo essersi unite "coi compagni di Botticino",
preceduti da un gruppo di lavoratrici che "cantavano Bandiera rossa", e
con quelli di Virle, accompagnati dalla musica, si avviano "al suon
dell'Inno del lavoro" a Mazzano dove si tiene il comizio unitario; a
Vobarno il "lungo corteo", in cui spicca "la nota simpatica delle blouse
rosse delle tessili di Villanuova", è preceduto da una fanfara; a Clusane
"l'orchestrina" dei giovani socialisti, prima del comizio, "lancia
nell'aria" le note degli inni proletari.
Di lì a poco il Corpo Filarmonico di Bagnolo Mella interviene alla festa
costitutiva della lega contadina di Porzano e la Musica Proletaria di
Brescia partecipa all'inaugurazione dei vessilli della Sezione socialista
e della Lega contadina di Pralboino. "Mentre un coro di centinaia di
operai e operaie canta /.../ Bandiera rossa", dalle finestre "sono gettati
fiori sul corteo". È questo il quadro d'insieme nel quale si muovono le
musiche "rosse".
Attivissima, come abbiamo già ricordato, è nel primo dopoguerra la
"Giuseppe Garibaldi" di Zanano, sempre presente nei momenti caldi o nelle
situazioni difficili. L’11 Maggio del 1919 guida l'invasione pacifica di
Lumezzane organizzata dai lavoratori aderenti alle organizzazioni di
classe di .villa, Gardone, Sarezzo, Zanano, Inzino, per protestare contro
"l'ignobile gazzarra di donne e preti in sottana" che il Primo Maggio
aveva impedito ad un oratore socialista di parlare in contraddittorio; il
mese successivo, in occasione dell'inaugurazione della bandiera della Lega
di miglioramento e di m. s. di Bornato, i rossi musicanti lanciano in
quelle campagne, "feudo di preti e borghesi, le note fatidiche degli inni
proletari entusiasmando (...) i buoni e bravi compagni" del luogo.
A questo ormai consolidato sodalizio altri, via via più numerosi, se ne
affiancano nel capoluogo e in provincia. Sul finire del 1920 inizia la
propria attività la "Squilla Rossa" di Fiumicello, una borgata all'estrema
periferia della città dove, già negli ultimi decenni dell'Ottocento, era
attiva la Fanfara della Società Operaia Agricola di m.s. I suoi musicanti,
diretti con "opera attiva e disinteressata" dal maestro Alessandro
Pretelli (un calibratore della Breda che istruiva anche la Banda Musicale
di Cortine di Nave), sono "elementi giovani e ben affiatati" del locale
Circolo Socialista.
A Calcinato invece la Musica Proletaria nasce dalle ceneri dell'antica
Musica Sociale, una formazione le cui origini risalivano al 1852. Dopo un
periodo di particolare splendore negli anni intorno al 1880 il sodalizio
era andato incontro ad una crisi che ne aveva determinato lo scioglimento.
Ricostituita su più solide basi nel 1907, la banda era vissuta delle
sottoscrizioni di "soci effettivi ed onorari" e di un contributo annuale
del Comune, svolgendo un'intensa attività sino alla guerra, quando era
stata costretta ad interrompere l'attività per la chiamata alle armi dei
suoi componenti.
Agli inizi del 1920, nella fase più acuta della crisi postbellica. i
musicanti. in larga parte "operai smobilitati", danno vita alla Musica
Sociale Proletaria che deve però misurarsi con l'ostilità
dell'Amministrazione comunale. L'Assessore delegato alla P.S. è accusato,
in una corrispondenza a "Brescia Nuova", di frapporre ostacoli alla
organizzazione di "festival pubblici" col ricavato dei quali si intende
"procedere alla riparazione e all'acquisto degli strumenti musicali andati
rotti o dispersi, causa l'averli i signori del paese favoriti ai Signori
ufficiali perché potessero divertirsi mentre noi musicanti eravamo al
fronte".
Nè sono queste le uniche difficoltà che la nuova banda deve superare. Se
la prima uscita pubblica in occasione della mobilitazione per il rinnovo
del patto agrario per il 1920 avviene senza incidenti, diversamente vanno
le cose quando "alcuni soci della musica" accompagnano a Calcinatello gli
oratori che devono "spiegare i vantaggi ottenuti dal Nuovo patto
colonico". Non appena viene intonata Bandiera rossa, il piccolo corteo è
aggredito "a colpi di calcio di moschetto" dai carabinieri.
Con la conquista del Comune da parte dei socialisti la situazione muta
radicalmente e la musica "rossa", diretta dal maestro Attilio Fanelli e
presieduta da Francesco Bianchi, sindaco del paese e figura di primo piano
del movimento operaio bresciano, vive - anche se guardata con ostilità dai
"signori" - una breve, ma intensa stagione, partecipando attivamente alla
vita della comunità. "Ciò che è più ammirevole - sottolinea una
corrispondenza pubblicata da "Brescia nuova" - è il tenace sforzo di
volontà compiuto dai nostri operai che sebbene tormentati da molte fatiche
e guai sanno trovare i mezzi e la forza di rifare ciò che i borghesi con
tanta leggerezza disfano".
Tra la fine del '20 e l'inizio 'del '21 si inaugura con una sottoscrizione
in favore delle vittime politiche, che ne sottolinea il carattere
militante, la Fanfara rossa" delle Fornaci, che in diverse occasioni si
esibisce anche in città.
Nei mesi successivi, per effetto della confluenza degli ex combattenti
seguaci dell'avvocato Guglielmo Ghislandi nelle file socialiste, il
fenomeno che stiamo analizzando si propaga alla Valle Camonica. Quando il
25 settembre 1921 si tiene ad Edolo il convegno che sancisce l'avvenuta
fusione, l'imponente corteo che attraversa il paese è ac compagnato oltre
che dalle bande di Edolo, di Vezza d'Oglio e dalla "Proletaria" di Lovere
e dalla musica Operaia di Darfo, una formazione le cui origini risalivano
alla Società di m.s. istituita nel 1875, ma che ora assume, per effetto
dell'unificazione che modifica gli assetti politici della valle, una più
spiccata connotazione di classe.
La linea di tendenza emersa sin dall'immediato dopoguerra non mostra segni
di rallentamento col mutare del clima politico, che vede ormai le
organizzazioni operaie costrette sulla difensiva. Anche in campo musicale
è infatti possibile cogliere gli effetti dell'onda lunga determinata dalle
dinamiche sociali e dal ciclo di lotte che hanno segnato gli anni 1919 e
1920.
A Gardone Val Trompia nel gennaio del 1922 viene costituita la Musica
Proletaria, diretta filiazione della Società Filarmonica Gardonese, che i
socialisti avevano egemonizzato già negli anni precedenti la guerra. È in
questo caso interessante vedere come la nascita della nuova banda non
determini la crisi del sodalizio più antico, ma avvenga per sdoppiamento o
meglio per “imprestito”. Il maestro e i musicanti che prestano la loro
opera alla "Proletaria" continuano infatti a suonare anche nella
"Filarmonica".
Diversa è l'origine della Musica Proletaria di Botticino Mattina, dove già
sul finire dell'Ottocento era esistito un corpo bandistico della Società
Operaia Maschile di m. s. All'origine del nuovo sodalizio sta il
rigoglioso sviluppo delle organizzazioni di classe (Lega Calzettaie, Lega
Scalpellini, Sezione socialista e Circolo giovanile socialista) e la
volontà di non lasciare il monopolio dello spazio musicale alla banda
"cattolica", sorta negli ultimi anni di guerra. Il 30 aprile del 1922 il
nuovo corpo musicale che "un gruppo di volenterosi giovani", istruiti da
Giovitta Gorni, "con sacrifici e con ammirevole volontà di studio ha
portato in piena efficienza di capacità", è inaugurato da un discorso
dell'On. Viotto e da un banchetto sociale seguito dall'esecuzione di "uno
scelto ed applaudito programma".
Le musiche "rosse" di cui abbiamo fatto menzione non esauriscono però il
quadro dei gruppi bandistici più organicamente legati alla socialità
proletaria. Nel primo dopoguerra, quando le tensioni sociali e le attese
vibranti di radicali rivolgimenti sociali mettono in crisi i tradizionali
sistemi di controllo e determinano una secca polarizzazione politica,
anche altre formazioni musicali assumono una chiara connotazione politica.
Ricordiamo, tra gli altri, la Banda Musicale di Cortine di Nave, sorta nel
1919, che si segnala per la partecipazione solidale alle manifestazioni
operaie; il Corpo musicale "della Crocevia di Lumezzane", di cui è
segnalata la presenza alla cerimonia d'inaugurazione della Casa del Popolo
di Villa Cogozzo nell'autunno del '21. Più vaghi riferimenti rimandano a
una Musica socialista di Borgo Trento - forse sviluppatasi sul tronco
originario della Società "Concordia Musicale" attiva nei primi anni del
secolo - e a una "Musica socialista" di Bovegno, che, stando ad alcune
testimonianze orali, limitava le sue uscite al Primo Maggio e alle
manifestazioni promosse in contrapposizione alla "banda dei paolòcc" (i
clericali). Le notizie su quest'ultimo complesso, del quale sulla stampa
del tempo si trovano. soltanto labili tracce, non fugano il dubbio che si
tratti di un'orchestrina improvvisata o, come appare più probabile, della
Banda di Zanano, che in più d'una occasione si esibì nel paese dell'alta
VaI Trompia.
Ma anche così dilatata, la mappa dei corpi musicali "rossi" non dà conto
in modo esauriente di tutti i gruppi esistenti. La nostra principale fonte
d'informazione, "Brescia nuova" non sempre risponde alle attese: le
corrispondenze dai paesi sono spesso sommarie e l'inesperienza dei
collaboratori o i limiti di spazio possono aver determinato il silenzio
sulle formazioni operanti in periferia. In più d'un caso le cronache del
foglio socialista risultano generiche e vaghe.
È soltanto un'aggregazione spontanea il "piccolo concerto musicale"
improvvisato da un gruppo di "forti giovanotti" di Vobarno in occasione di
un comizio socialista? Quali sono i caratteri dell’”orchestrina" dei
giovani socialisti di Clusane? La musica di Acquafredda è "rossa" per una
scelta programmatica dei suoi componenti o è definita tale per essere
intervenuta ad una manifestazione socialista? Chi sono i "volenterosi
musicanti" che guidano, con "gli arditi del popolo inquadrati
militarmente", il lungo corteo che percorre le vie di Orzinuovi in
occasione della commemorazione dei morti in guerra e delle vittime della
reazione nell'autunno del 1921? Il "corpo musicale della Società Operaia"
di Edolo la cui costituzione è annunciata come ormai prossima nel marzo
del 1920 ha mai visto luce? In assenza di un sistematico lavoro di ricerca
sul campo e negli archivi comunali, sono interrogativi destinati a
rimanere senza risposta.
Anche limitandosi alle notizie certe, la realtà che abbiamo cercato di
ricostruire configura una geografia dei sodalizi notevolmente diversa da
quella rilevata alla fine dell'Ottocento.'
D'altro canto anche la mappa più precisa delle bande "rosse" bresciane non
fornisce un quadro esauriente del fenomeno che stiamo analizzando. Spesso
infatti le cronache del tempo segnalano l'intervento alle cerimonie
operaie e socialiste di corpi bandistici provenienti dalle provincie
limitrofe: la Fanfara dei metallurgici di Castro, la Musica Proletaria di
Lovere, il Corpo musicale di Robecco d'Oglio, la Fanfara Internazionale di
Romano Lombardo, la Banda di Calcio. Una conferma ulteriore - se ce ne
fosse bisogno - della rilevanza politica e sociale assunta dal momento
musicale nella vita delle organizzazioni proletarie in questa stagione
tragica e grandiosa.
Ritorno
- 7
- CORTEI E FESTE POPOLARI
Nel precedente articolo abbiamo rilevato le difficoltà che si incontrano a
tracciare una mappa precisa delle bande "rosse" ed a fornire un quadro
esauriente del fenomeno che stiamo analizzando. Non è invece in
discussione il ruolo svolto nella vita sociale e nella lotta politica del
tempo da queste musiche, "nobile strumento di affermazione e di lotta".
Non c'è cerimonia di rilievo che non faccia dello spettacolo e del suono
ingredienti fondamentali: il concorso delle bande proletarie - come si
evince anche dalla cura con cui nei programmi se ne segnala la presenza -
è ritenuto indispensabile "per l'impatto e il successo" di ogni
iniziativa. Esse "rallegrano" le inaugurazioni di leghe, cooperative,
circoli, Case del, popolo e bandiere, accompagnano le gite alpine sociali,
allietano le "feste danzanti" e le "veglie rosse". In queste occasioni gli
inni proletari commuovono "l'animo della folla" e le note della musica
dicono "la letizia di ritrovarsi in una unione ideale di speranza e di
volontà".
Le formazioni musicali socialiste sono protagoniste anche delle
manifestazioni di solidarietà. Il 28 agosto 1921, ad esempio, esse guidano
il corteo che, partendo dalla Camera del lavoro, sale al colle Cidneo dove
si tiene la "Festa di Beneficenza a favore del martoriato popolo russo",
vittima di una terribile crisi alimentare. Nel piazzale interno del
castello si esibiscono, in quell'occasione, i ginnasti della società
Vittoria e la Società Corale Antonio Bazzini, diretta dal maestro Virgilio
Aru, esegue un programma che comprende l'Inno alla gioia di Giovanoli, La
domenica sul Reno di Schumann, Gli zingari dello stesso Aru e Rataplan di
Mazzolari. Di lì a qualche giorno, visto il successo dell'iniziativa, la
Musica Proletaria Cittadina e la Società Corale Bazzini tengono, sempre in
castello, un "grande concerto strumentale e corale" vivamente applaudito
dal numeroso- pubblico.
Partecipazione di folla
Non c'è d'altro canto momento di giubilo che non veda l'intervento delle
musiche proletarie. Quando nel maggio del 1921 l'ex segretario della
Camera del lavoro Domenico Viotto, eletto deputato nelle liste del Partito
socialista, fa ritorno a Brescia da S. Marino, dove si era rifugiato per
sfuggire ad una pesante condanna inflittagli per reati connessi alla sua
attività sindacale, alla stazione, che è stata invasa da una folla enorme,
"i momenti di attesa del treno sono resi meno penosi dalle note squillanti
di bandiera rossa e dell'Inno dei lavoratori suonati dalla musica
proletaria (cittadina), dalla musica socialista di Borgo Milano - il rosso
- e dalla fanfara delle Fornaci".
Ma i corpi bandistici operai, secondo una consolidata tradizione, danno
lustro anche alle esequie, partecipano ai funerali "fatti in forma
puramente civile" dei militanti e scortano all'estrema dimora le vittime
della repressione. Così i suonatori della disciolta Banda Cittadina, che
di lì a poco entreranno a far parte della Musica Proletaria, guidano
l'imponente corteo di oltre ventimila persone che accompagna al cimitero
la piccola Marianna Massenza uccisa dalla polizia durante i moti per il
caro viveri. Un anno dopo ai funerali degli operai socialisti morti nella
strage di Sarezzo del luglio 1920 partecipano circa tremila persone con
quattro musiche e più di trenta bandiere.
L'importanza assegnata ai corpi bandistici proletari nella scenografia
delle dimostrazioni operaie trova del resto conferma nella attenzione
meticolosa con cui se ne stabilisce la collocazione nei cortei. In vista
della manifestazione promossa per 1'8 maggio 1920 dalla Federazione
provinciale socialista e dalla Camera del lavoro, "Brescia nuova" informa
i militanti e le organizzazioni che in testa ad ognuno dei sette gruppi
"sarà posta una musica dopo il quale verranno i ciclisti di ogni
federazione".
Nuove forme
organizzative
I caratteri peculiari di questi corpi musicali non debbono però far
credere che essi limitino la loro attività soltanto alle uscite pubbliche
o alle manifestazioni ufficiali delle organizzazioni di classe. La
dimensione conviviale degli intrattenimenti nelle sedi operaie non viene
meno e i sodalizi sorti nel primo dopoguerra ne sono protagonisti
abituali.
Un tratto comune a tutte le formazioni delle quali ci stiamo occupando e
che evidenzia una rottura rispetto alle precedenti esperienze in questo
campo è - come abbiamo già avuto modo di dire -l'intransigente
esclusivismo classista di cui si erano colti i segni già negli anni
1913/1915. La guerra segna anche in campo musicale una cesura rispetto
alle precedenti esperienze. Non resta in questi corpi bandistici segno
alcuno di angustie "corporative", vien meno il legame esclusivo con
singole associazioni operaie; il referente naturale di questi sodalizi
diviene la classe nel suo complesso. Anche il rapporto con le comunità,
per effetto dell'allargamento degli orizzonti indotto dalla drammatica
esperienza del conflitto e dall'attivismo di sempre più ampie masse
proletarie, in qualche misura si attenua: l'identità "socialista" o
"proletaria" la vince rispetto ad ogni residua chiusura localistica.
A differenza delle prime fanfare operaie o delle formazioni più piccole,
le musiche proletarie maggiormente consolidate "si caratterizzano come
società provviste di un completo e dettagliato sistema di
regolamentazione". La loro vita è disciplinata da statuti che danno
espressione compiuta a codici di comportamento sino ad allora non
formalizzati, che ne definiscono puntigliosamente il carattere, le
finalità, il funzionamento interno.
Oltre che sui contributi degli stessi musicanti, degli appassionati e
sugli introiti di "feste popolari" a tale scopo organizzate, le musiche
proletarie possono contare sulle sottoscrizioni di azioni e di schede
distribuite a leghe, circoli e cooperative. Ma i tempi in cui operano sono
perigliosi: l'elevatissima combattività, i grandi scioperi, lo sforzo
economico per la creazione di un diffuso sistema di istituzioni culturali
e ricreative e poi di organismi sindacali e cooperativi, per riparare i
danni delle sempre più frequenti spedizioni squadristiche, prosciugano le
risorse finanziarie delle organizzazioni di classe. Le bande operaie
restano di conseguenza formazioni povere che non dispongono - la Giuseppe
Garibaldi di Zanano costituisce da questo punto di vista un'eccezione - di
proprie divise, di un sistema di segni esteriori che ne evidenzi, come era
avvenuto per il passato, il carattere. L'unico elemento di distinzione
sono i berretti: i componenti la Musica Proletaria di Brescia, secondo
alcune testimonianze, portavano un cappello verde di foggia alpina; in
altri casi le notizie sono incerte, le fonti infatti risultano in
proposito contraddittorie e confuse.
Il problema del resto è in gran parte superato dal fatto che l'identità
"rossa", lo stretto legame che questi gruppi bandistici intrattengono con
le organizzazioni di classe, dei cui valori sono al tempo stesso
espressione e veicolo, costituiscono - in un contesto in cui i socialisti
non sono più un'esigua minoranza rinchiusa dentro angusti confini, ma
rappresentano ormai la maggioranza in molti paesi e una forza dotata di
ampio seguito in tutta la provincia - di per sé elementi di
identificazione.
Il discorso si complica quando dalle forme organizzative, dalla
consistenza - variante tra i 20 ed i 40 suonatori - o dal valore simbolico
che era attribuito a queste musiche passiamo ad analizzare i loro
programmi. Ancora una volta è difficile individuare, se si esclude lo
spazio riservato alla consueta innodia proletaria comprendente
l'Internazionale, Bandiera rossa, l'Inno dei lavoratori, differenze
sostanziali rispetto a molti gruppi bandistici "apolitici".
I repertori
È però possibile cogliere - per quanto riguarda la Musica Proletaria
attiva nel capoluogo - il tentativo di arricchire il repertorio di pezzi
che, almeno nel titolo, alludono ad una precisa dimensione politica e
sociale. Tra i brani più di frequente eseguiti troviamo . così, accanto ai
valzer Gentilezza di L. Selmi e Gioie carnevalesche di A. Mariani, alla
mazurka Ti chiamerò Maria di A. Campanini e alle marce Roma intangibile di
autore ignoto e Riconoscenza di Firmo o alle arie tratte dal repertorio
operistico come l'introduzione e il racconto de Il Trovatore, il preludio
e la cavatina de I due Foscari di Giuseppe Verdi, il finale della Lucia di
Lammermoor di Gaetano Donizzetti e un pot-pourri della Norma di Vincenzo
Bellini, marce come Brescia nuova, I Metallurgici, la Marcia dei
ferrovieri composte dal maestro Antonio Romani.
Anche la socialità operaia che le uscite configurano si arricchisce a
riprova dell'esistenza di un tessuto organizzativo più ricco e articolato.
Per ragioni di spazio ci limitiamo a due soli esempi. Nella primavera del
1921 la Banda di Borgo Milano accompagna i giovani del locale Ricreatorio
Laico Proletario e le loro famiglie in una passeggiata sul "monte
dell'Abbadia". "La numerosa comitiva - riferisce "Brescia nuova" aprendo
uno squarcio sulla forte identità sociale e politica del quartiere -
rientrò al Borgo la sera al suono degli inni proletari fra due ali di
popolo che osservava ammirato". Un anno dopo, negli "ampi giuochi" del
Circolo Cooperativo dei Tramvieri in. via Rodolfo Vantini, la Musica rossa
di Borgo S. Giovanni allieta la premiazione dei vincitori della gara di
bocce aperta a tutti gli iscritti ai circoli rionali socialisti.
Il ballo resta uno degli svaghi preferiti. Ma anche in quest'ambito si
cerca di creare un circuito alternativo. Così nei circoli operai si
organizzano veglioni, "feste di famiglia pro vittime politiche"; i giovani
socialisti - a loro volta - danno vita nella sede di Piazzetta Legnano, ad
un Circolo proletario di ballo, (aperto il sabato dalle 20 alle 24 e
domenica dalle 14 alle 18 e dalle 20 alle 24), per accedere al quale è
richiesta la tessera della Camera del lavoro o la presentazione di qualche
"compagno conosciuto". Gli incassi, versati alla Federazione provinciale e
al Fascio giovanile socialista bresciano, sono utilizzati per "svolgere il
maggior possibile lavoro di propaganda fra la gioventù operaia.
Allorchè lo scontro sociale si radicalizza e l'offensiva fascista sempre
più aggressiva, investe le organizzazioni dei lavoratori, le feste
danzanti, senza "perdere il loro carattere politico, garantiscono momenti
di serenità e di svago ai lavoratori ormai isolati e costretti sulla
difensiva. "Il trattenimento di sabato - si legge nella cronaca di una
serata nella sede della nuova Casa del popolo - è riuscito meglio di
quanto si prevedeva. Una eccellente orchestrina ha eseguito brani senza
pretesa, ma sempre piacevoli dei nostri migliori operisti. Furono cantate
alcune romanze e recitati dei versi. Non c'era grande sfarzo di toilette,
perché purtroppo, chi lavora tutto il giorno non ha tempo di affinare i
suoi gusti. C'era invece la buona armonia dei camerati che si riuniscono a
festeggiare un lieto avvenimento, che dava un senso di riposo, un'oasi di
pace, in mezzo alla tragica lotta combattuta su tutti i campi e tutti,
giorni (...) si è cantato !'InternazonaIe; e poi si è ballato. No, non
siamo ipocriti: non usciamo in istrada col capo cosparso di cenere per
lasciarci credere dei santi. Anche Cristo mangiava e beveva e sferzava a
sangue i pubblici digiunatori".
La connotazione politica
Abbiamo più volte negli articoli precedenti richiamato l'attenzione sul
valore simbolico delle bande operaie. La notazione conserva tutta la sua
validità anche per l'ultima generazione di questi corpi musicali, non si
sfugge tuttavia all'impressione che l'interesse ed il significato che essi
assumono all'interno dei settori più combattivi e coscienti della classe
siano almeno in parte diversi che nel passato.
Le bande proletarie hanno per i militanti un significato oggi
difficilmente valutabile in una società nella quale i processi di
omologazione tendono ad azzerare ogni elemento formale di
differenziazione; sono, negli anni carichi di tensioni e di attese del
primo dopoguerra, il segno dell'emancipazione da ogni condizionamento
borghese e di una raggiunta alternativa alle espressioni "neutre" di
impegno musicale, le espressioni, forse ingenue o non compiutamente
realizzate, ma non per questo meno reali, di una controsocietà, di un
mondo che si vuole "altro" e diverso e come tale è vissuto dai militanti e
dalle masse proletarie.
Per la loro composizione, per la spiccata connotazione politica i gruppi
bandistici rossi sono parte integrante delle comunità operaie, ormai
dotate di una precisa identità, e concorrono - in concorrenza con le bande
apolitiche e "bianche" - a dare trasparenza e visibilità alle
contrapposizioni ideologiche e di classe, muovendosi, a differenza che nel
passato, in una prospettiva che va ben oltre i ristretti confini del
gruppo e della comunità d'origine.
Sulla stampa del tempo le critiche, gli attacchi, le polemiche non si
contano. "La manifestazione promossa dalla Clericale Giunta Comunale, -
riferisce una corrispondenza di "Brescia nuova" da Sarezzo si è
trasformata in una grande manifestazione antibellica e in un'imponente
comizio socialista! I clericali [inutilmente hanno] raccolto tutte le
bandiere delle loro associazioni, hanno trascinato dietro i loro corpi
musicali e cioè il corpo musicale clericale e il corpo musicale liberale
borghese capitalista...".
Ma la musica proletaria è un microcosmo complesso: dotata di una precisa
caratterizzazione ideologica, ha in comune con le altre bande molti
elementi. Le dinamiche interne, le forme di reclutamento, il ruolo che in
essa giocano i rapporti parentali, lo spirito indipendente dei suonatori
non sono diversi da quelli che si riscontrano nelle formazioni
"apolitiche" o di segno ideologico diverso. In certe situazioni esse
intrattengono con altri sodalizi musicali rapporti di buon vicinato o
addirittura di scambio.
La testimonianza di Francesco Gottardi
Ricorda Francesco Gottardi, mitica cornetta e attuale animatore della
Banda musicale di Gardone VaI Trompia: "Avevo tredici anni, andavo
all'osteria della Cooperativa tenuta dai B. Sopra c'era la prigione e
dietro il gioco delle bocce; vicino il circolo cooperativo alimentare.
C'era una bella sala della cooperativa. lo andavo su suonavo nei giovani
della banda socialista (...). Le manifestazioni le facevo tutte. Non era
una grande banda, non aveva comunque meno di venticinque elementi, ma era
completa. Certo non poteva fare quello che fa una formazione di sessanta o
settanta elementi. Tanti dalla banda cittadina sono andati lì... La banda
socialista è stata sciolta subito dopo la conquista del potere da parte
dei fascisti.
A Gardone c'era anche una mandolinistica di dodici o tredici elementi. Ci
suonavano il Bernardo Sedoli che andava anche in città a suonare. Era
bravo: suonava nella mandolinistica di Brescia. Aveva costruito una bella
orchestra. lo ero sempre là, volevano farmi suonare, ma io preferivo la
cornetta. Mio padre suonava il basso nella banda: ho cominciato a suonare
anch'io. Ho suonato qui fino a quindici o sedici anni, poi :Sono andato a
Brescia, a Milano. Ho suonato fuori. La banda di Gardone aveva la sua
scuola serale frequentata da ragazzi. C'era il maestro Giuseppe Zagnagnolo,
che aveva fatto il militare tre anni in una banda dell'esercito. Era un
bravo maestro poi è passato alla banda socialista. Quindi c'erano le bande
del paese, quella socialista e quella cattolica. Per gli strumenti c'erano
scambi tra le bande.'
Quando sono successi i fatti di Sarezzo sono andato anch'io. Nonostante
fossi giovane volli seguire mio padre. C'ho ancora la partitura
dell'Internazionale; una volta o l'altra devo fare le parti (..).
Suonavamo !'Inno dei lavoratori, l'Internazionale.
Ci guardavano male. Uno dei morti era di Cogozzo: siamo andati a prenderlo
e l'abbiamo accompagnato al cimitero. Era un po' pericoloso ma l'abbiamo
fatto lo stesso... lo ero sempre alla cooperativa... Umberto Lombardi
suonava la tromba, Vincenzo Belleri il trombone, Botti di Inzino il basso.
lo suonavo da una parte e dall'altra. Anche altri musicisti suonavano sia
nella banda del paese che in quella socialista. Ma la banda socialista è
durata poco. Dopo la distruzione della Cooperativa è finita".
Ritorno
- 8
- ARRIVANO I FASCISTI
L'esclusivismo classista, la forte connotaziorie politica ed il carattere
militante dei corpi bandistici proletari se garantiscono intorno ad essi
la mobilitazione e l'appoggio delle comunità operaie e popolari li espone
però a tensioni assai più accentuate di quelle che si sviluppano nelle
formazioni musicali prive di connotati politici precisi. Talora infatti al
loro interno si riproducono contrasti tra musicanti di diversa
affiliazione ideologica che rendono necessario il richiamo a superare,
"almeno per la musica", le "distinzioni di sottotendenze!" . Per la loro
natura i sodalizi musicali di cui ci stiamo occupando sono soprattutto
esposti ai contraccolpi del quadro politico: le stesse ragioni che,
nell'atmosfera carica di attese del primo dopoguerra, ne avevano favorito
la diffusione ed il successo, inducendo molti suonatori ad accettare il
richiamo delle organizzazioni di classe, determinano ora, in un clima
segnato da crescenti difficoltà e dall'offensiva fascista, ripensamenti o
defezioni.
Così alcuni componenti della Banda Sociale Proletaria di Calcinato, già
nella primavera del 1922, manifestano "l'intenzione di staccarsi dalla
musica per crearne un'altra", costringendo il segretario a denunciarne il
comportamento che guasta "la buona armonia e fa il giuoco degli
avversari", impegnati in tutti i modi a disgregare il sodalizio. Il caso
di Calcinato è il primo sintomo di un'inversione di tendenza,
dell'emergere di segni di stanchezza che, ancora una volta, mostrano
l'estrema re attività dei sodalizi musicali "operai" agli eventi esterni,
siano essi circoscritti all'ambito locale che afferenti invece alla grande
politica. L'episodio non va però enfatizzato: in generale l'appartenenza
ad una banda "rossa" è motivo di identificazione non contingente, riflette
una scelta di campo alla determinazione della quale concorrono, come
abbiamo già avuto modo di ricordare, fattori diversi: i legami di classe,
la solidarietà di gruppo ed i rapporti amicali derivanti dall'appartenenza
alla società dei musicanti, una precisa opzione politica che trova
nell'espressione musicale il proprio naturale prolungamento. Se ne ha
drammatica conferma ai funerali di Virgilio Salvinelli, consigliere
comunale socialista di Sarezzo, brutalmente assassinato agli inizi del
1923 nel corso di una spedizione squadristica contro le organizzazioni
cooperative della media Val Trompia. Salvinelli viene sepolto con la
divisa rossa del corpo musicale "Giuseppe Garibaldi" di cui era suonatore:
una scelta che riaffermando l'attaccamento alla banda, si inscrive in un
orizzonte culturale e simbolico inequivocabile. Ma non anticipiamo i
tempi.
Fino all'estate del 1922, se si esclude il caso di Calcinato, che per
altro non ha nell'immediato effetti concreti, la vita e l'attività dei
sodalizi non subiscono sostanziali modificazioni: lo sfondamento fascista
nella Bassa tocca solo marginalmente i centri operai e le roccaforti
socialiste dove essi operano.
Il 12 agosto "Brescia nuova" fa seguire al calendario delle uscite della
Musica Proletaria Cittadina l'avvertenza che esse avranno luogo "qualora
l'autorità crederà di rilasciare il permesso": è il preannuncio di una
crisi destinata a precipitare nei mesi successivi. Per il momento però le
possibilità di movimento, per questo come per gli altri corpi musicali,
non sembrano ridursi. Nelle settimane che seguono, infatti, le uscite -
anche all'aperto - si susseguono regolarmente. Ancora il 28 ottobre del
1922 il settimanale socialista annuncia un'esibizione della banda
cittadina per il 30 dello stesso mese!
L’”incorporamento”
Dopo la marcia su Roma le bande "rosse" vivono un rapido declino del quale
è difficile, in mancanza di una fonte preziosa come "Brescia nuova" e di
testimonianze dirette, documentare con precisione le tappe. Alcune
proseguono per qualche tempo la loro attività cercando di non offrire
pretesti all'azione repressiva dei fascisti, altre si sciolgono, altre
sono forzosamente assorbite dagli organismi dopolavoristici creati dal
regime. Neanche le "musiche" operaie, ma sarebbe più corretto parlare dei
loro musi. canti, sfuggono infatti all'"operazione di incorporamento" che
si registra, secondo tempi e modalità diversi, per altri corpi bandisti ci
e più in generale per le istituzioni del tempo libero. "Come ogni forma
spontanea di aggregazione sociale e culturale- scrive Marino Anesa in una
acuta e documentata indagine condotta sull'area bergamasca - anche i corpi
musicali vengono immediatamente classificati tra i gruppi sospetti. Il
regime si preoccupa soprattutto di distruggere o purificare le bande e i
sodalizi musicali legati ai circoli proletari, alle cooperative e alle
società di muto soccorso".
Alla lucida consapevolezza del significato e della rilevanza di una
tradizione musicale declinata in termini di classe si accompagna da parte
del fascismo la volontà di fare tabula rasa del passato, di appropriarsi
dello spazio musicale ormai depurato di ogni, sia pur vaga eco di
autonomia. Il processo, come dimostreranno di lì a poco le vicende delle
bande cattoliche, va ben oltre i confini sino ad allora occupati dalla
sinistra, ma da essi prende le mosse. In uno dei suoi primi numeri il
Bollettino dell'Opera Nazionale Dopolavoro traccia un bilancio del più
recente passato musicale nella capitale che può essere facilmente
generalizzato. "Ricorderemo come nell'anteguerra a Roma, alcune di queste
manifestazioni musicali, limitate però solo al campo mandolinistico e
bandistico, trovassero una perniciosa acclimatazione nei molteplici
circoli cosi detti di divertimento, mentre in realtà non lo erano che di
pervertimento, in quanto trovavano la loro sede abituale in una delle
tante osterie della Capitale.
Nell'immediato dopoguerra tali circoli discesero ancora la scala della
degradazione artistica assumendo un carattere di propaganda sovvertitrice
alle patrie istituzioni, finché nell'avvento del Fascismo, questi
mascherati focolari del comunismo nostrano furono distrutti e purificati
dai germi malefici che l'inquinavano. Nel passato si era quindi attuata
una vera degenerazione di un'arte bella ed educativa come la musica. come
mezzo di richiamo degli operai, per abbruttire il loro animo con
infiltrazioni di teorie comunistiche e rovinare i loro corpi con l'abuso
dell'alcool".
Devastazioni e violenze
Non rientra negli obiettivi di questa ricerca seguire le numerose
iniziative promosse dal fascismo nella nostra provincia per annettersi lo
spazio musicale. Ci interessa piuttosto tracciare un quadro sintetico
delle tappe che conducono alla fine della tradizione bandistica operaia.
La "Squilla rossa" di Borgo Milano, che ancor alla vigilia della marcia su
Roma svolge una intensa attività nei "circoli federati", ribattezzata col
nome di Faustino Lunardini - il primo "martire" del fascismo bresciano - è
incorporata a forza nelle attività ricreative dello stabilimento Franchi.
Sorte analoga tocca alla Musica Proletaria Cittadina. Quella Sociale di
Calcinato sopravvive per qualche tempo, contrastata con crescente successo
da un sodalizio di matrice politica opposta nel quale sono confluiti
alcuni suoi musicanti. Dopo la conquista del comune i fascisti, ormai
padroni del campo, ne bruciano in piazza gli spartiti mentre i "soci
filarmonici" - chi per poter continuare a suonare, chi in seguito a
pressioni e minacce, chi per adeguamento alla nuova situazione politica -
entrano a far parte del corpo bandistico promosso dai fascisti nel quale,
per altro, i mai sopiti contrasti tra i musicanti di diversa fede
riemergeranno periodicamente, determinando defezioni o tentativi di
sottrarsi all'obbligo di suonare Giovinezza o di partecipare alle
manifestazioni di regime, sentite come violenza alle convinzioni personali
e violazione della tradizionale autonomia nella scelta dei servizi.
La "Giuseppe Garibaldi" di Zanano fa la sua ultima uscita ai funerali di
Virgilio Salvinelli durante i quali, nonostante la presenza di numerosi
fascisti, conferma, con una scelta coraggiosa, la propria natura
"socialista" suonando Bandiera rossa e l'Internazionale. La "Proletaria"
di Gardone V. T. cessa la sua attività nel gennaio del 1923, in seguito
alla devastazione da parte degli squadristi della Cooperativa Solidarietà,
dove si tenevano le prove, e i suoi componenti rientrano nei ranghi della
Filarmonica Gardonese, presto assoggettata al controllo delle nuove
autorità che si appropriano delle sedi e delle istituzioni operaie create
in decenni di paziente lavoro.
A Odolo la vicenda della banda socialista ha un epilogo violento. La sera
del Primo Maggio 1923 un gruppo di squadristi, informato che alcuni operai
avevano celebrato la festa del lavoro in una isolata località di montagna,
dove "avevano mangiato e bevuto ed avevano attaccato ad un ramo un
fazzoletto rosso", invadono il paese e si abbandonano a violenze contro
gli esponenti socialisti locali. "Mio nonno, poveretto, - ricorda
Giuseppina Cominotti - era già in camera sua. Sono entrati e l'hanno
afferrato per un braccio, l'hanno trascinato con spintoni e urli giù dalle
scale come un fantoccio.
L 'hanno trascinato povero vecchio, per la strada a a urtoni, come un
malfattore tra gli insulti e gli scherni; l'han trascinato fino al
Colombaio e là, davanti al Circolo dei lavoratori, l'hanno costretto ad
assistere allo scempio di tutto ciò che era custodito nella sede del
circolo. Hanno bruciato i libri della biblioteca; hanno distrutto e
calpestato gli strumenti della Banda musicale di Odolo. (...) Quelle
fiamme - è l'amara conclusione - erano il trionfo della prepotenza.
L'ignoranza, la forza avevano la meglio; volevano distruggere due grandi
passioni della nostra povera gente: la volontà di imparare, di capire, e
la gioia di suonare, di far della musica: due cose che danno dignità ad un
uomo". La banda, ricostituita di lì a poco con gli stessi musicanti e il
vecchio maestro, sarà però definitivamente normalizzata.
"Normalizzazione" e resistenza strisciante
Il fascismo non si limita a scompaginare o ad annettersi "musiche" operaie
preesistenti, ma promuove la costituzione di nuovi sodalizi al fine di
aggregare suonatori di altre bande e di conquistarsi un seguito tra i
lavoratori. Per molti versi esemplare è la storia del Corpo bandistico
operaio di Darfo costituito nel settembre del 1925. Gli scopi
dell'iniziativa sono illustrati in una lettera del Commissario prefettizio
dell'importante centro della Valle Camonica all'Ing. Tassara delle
Ferriere di Voltri, al quale come ad altri industriali "amici" si chiede
di sostenere l'iniziativa con un contributo finanziario. "Una musica
nostra (...) - scrive l'avv. Aldo Pellegri - favorirebbe la elevazione
spirituale degli operai, elevazione che sino ad oggi culmina,
dolorosamente, nel litro. E si potrebbe certo, mirare allo sgretolamento
della locale fanfara pipista che mentre, modesta e sgangherata com'è,
(sic) ha il monopolio delle armonie".
La banda assume agli occhi dell'esponente fascista un ruolo di rilievo
come strumento di penetrazione in una popolazione largamente ostile. Per
mezzo di essa ci si vuole assicurare non solo "il controllo della
diffusione del repertorio musicale eliminando partiture 'scomode', per
derivazione o riallacciamento a culture o politiche contrastanti", ma
anche sul tempo libero. L'esistenza di un corpo musicale riduce le
possibilità che gruppi di lavoratori si associno "in maniera autonoma" e
allontana "il pericolo e. della propagazione di idee considerate
sovversive e la possibilità di organizzare movimenti antifascisti o
politicamente e filosoficamente avversi al regime".
Le pesanti pressioni esercitate dalle nuove autorità politiche, il rigido
controllo progressivamente instaurato dal regime su tutte le attività del
tempo libero, non riescono però a normalizzare completamente i corpi
musicali, ad imporre una disciplina dall'esterno che, per i caratteri di
libera associazione autogestita propri della banda, mal si concilia con
una radicata tradizione di autonomia. "La banda - scrivono due giovani
studiosi delle tradizioni musicali popolari - ha presentato in molti casi,
un 'occasione importante per il manifestarsi anche a livello pubblico di
forme reali di resistenza e opposizione culturale al fascismo". Non si
tratta certo di un'opposizione aperta e generalizzata, che non sarebbe
stata possibile, ma di una resistenza strisciante, fatta di improvvisi
sussulti; di accorte strategie personali, di piccoli gesti, del rifiuto di
piegarsi a richieste apparentemente minime che, nel microcosmo della
banda, dei musicanti e del loro più immediato referente sociale, assumono
però un trasparente significato politico, una valenza simbolica a tutti
evidente.
Così a Calcinato alcuni suonatori, che avevano vissuto l'esperienza della
"Proletaria", cercheranno ripetutamente di sottrarsi a servizi
particolarmente sgraditi, mentre a Gardone V.T. i musicanti troveranno
modo di riaffermare le loro convinzioni, rifiutando di adottare il
copricapo che si voleva loro imporre. "Durante il fascismo - ricorda, con
malcelato orgoglio, "Cico" Gottardi, per oltre quarant'anni uno dei punti
di forza della Filarmonica Gardonese - la nostra è stata forse l'unica
banda a non portare il fez. Quando Mussolini è venuto a Brescia ci
guardavano tutti perché avevamo un berretto duro. Siamo stati capaci
d'imporci. L'ho detto chiaro: ‘se hanno il fez i musicanti non vengono a
suonare!’ Ci sono state delle beghe, ma l'abbiamo spuntata noi".
Nei giorni della liberazione alcuni dei vecchi protagonisti della storia
che abbiamo tratteggiato ritornano sulla scena. Nel 1943, a Gardone, è la
mitica cornetta di "Cico" Gottardi ad annunciare, con le sue note gioiose,
la caduta del fascismo. "Quando c'è stato il 25 luglio... l'entusiasmo! -
ricorda il vecchio maestro - Mi hanno fatto andare a prendere la tromba e
via, con sei o sette elementi, messi insieme in qualche modo, abbiamo
incominciato a suonare. Nell'attaccare bandiera rossa la gente - molti non
la conoscevano - si può immaginare... Abbiamo girato il paese, poi siamo
andati in comune; in comune c'è vicino alla scala un ballatoio, sono
saltato lì in cima e ho cominciato a suonare... tutta la gente... un
entusiasmo mica da ridere". Episodi analoghi si registrano in altri centri
della provincia dopo il 25 aprile 1945.
Sono gli ultimi fuochi, estremi sussulti di una storia ormai
definitivamente conclusa. Quando le bande riacquistano la propria
autonomia in una società presto investita da profondi processi di
trasformazione economica, sociale e culturale, dei corpi musicali operai
sarà ormai perduto anche il ricordo.
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