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PROFILI DI MUSICISTI BRESCIANI
QUELL'ESTROSO MAESTRO DI CAPPELLA
PIETRO GNOCCHI, MUSICISTA, DIDATTA, LETTERATO
di ROSSANA PRESTINI
“Se la musica è una scienza, se chi l'apprende
merita lode, e se chi ha dato saggi d'averla non solamente bene appresa,
ma di possederla in modo di poter figurare nelle primarie Città d'Italia,
parmi che avrei meritato qualche rimprovero se trascurato avessi di
parlare d'un soggetto nostro Bresciano, cioè dell'ab. Pietro Gnocchi, che
fu sì celebre, e rinomato Filarmonico a giorni nostri se non gli avessi
dato luogo tra i Letterati, dè quali io Parlo”.
Inizia con queste parole una breve «memoria» che Germano Jacopo Gussago
dedica, nei suoi “Elogi Istorici di alcuni Dotti Ecclesiastici Bresciani
che fiorirono nel Secolo XVIII”, a Pietro Gnocchi, singolare figura di
letterato e di musicista di cui vogliamo occuparci nella presente nota.
Per una prima conoscenza del Gnocchi, almeno a livello di biografia, i
dati forniti nella citata “memoria” sono piuttosto modesti. Pure da altre
fonti l'apporto è limitato non essendo oggi più rintracciabili, e quindi
direttamente consultabili, due scritti di cui si è avuta notizia: le
«Informazioni dell'antica Prosapia del sac. D. Pietro Gnocchi Maestro e
Organista de' più insigni della Cattedrale di Brescia”, redatte
dall'archivista comunale Don Calimerio Cristoni verso la fine del XVIII
secolo (già ms queriniano n. 81 legato Gussago - Ducos), e “l’Elogio
dell'Abate Pietro Gnocchi”, letto presso l'Accademia di Scienze, Lettere,
e Arti del Dipartimento del Mella da Paolo Brognoli l'anno1807.
Ecco, comunque, quanto possiamo riferire sulla vita del nostro abate.
Pietro Gnocchi nasce ad Alfianello il 27 febbraio 1689, in una famiglia di
piccoli proprietari terrieri. Ancora ragazzo, si trasferisce, con i
fratelli Lorenzo e Francesco, in città, per intraprendere studi letterari
e musicali. In data 2 aprile 1707, gli è accordata la “licenza per vestire
l'abito clericale”. La grande passione per la musica lo porta a Venezia,
dove segue gli insegnamenti del maestro Manza, presso la Cappella di S.
Marco.
Dopo un breve rientro a Brescia, eccolo in viaggio per l'Europa, ricercato
dalle più rinomate “Accademie di Cembalo e di Canto”, in Austria, in
Germania, in Ungheria, in Polonia. Onori e riconoscimenti stranieri
consolidano la sua già buona fama di compositore e di studioso, ma non
riescono a tenerlo a lungo lontano da Brescia. Qui lo attendono
prestigiosi incarichi ufficiali presso la Cattedrale, quale Maestro di
Cappella e Organista, titoli che manterrà fino alla morte, avvenuta il 9
dicembre 1775.
Dalla sua «scuola di suono e di canto», escono, “ben istruiti nel
Contrappunto”, allievi destinati a carriere di rilievo “nelle principali
Musiche si di Brescia, che del Territorio”: Giovanni Tira, Nicola Caretta,
Pietro Pellegrini, Gabriele Piossi, Domenico Trevisan.
Sulla valentia del Gnocchi come insegnante, è indicativo un fatto riferito
dal Gussago: “Il Sig. Conte Faustino Lecchi nostro Concittadino,
desideroso d'apprendere il Contrappunto, ed ignorando che in Brescia vi
fosse il celebre Gnocchi assai perito in quest'arte, perciocchè non era
desso uno di què scienziati che cercano di far pompa del loro sapere,
recasi a Bologna onde apprendere dal celebre Professore di Musica P.
Martini Min. Conven. il Contrappunto e presentatosi allo stesso ne lo
pregiò, che gli dettasse a tal uopo le necessarie regole, ed istruzioni. A
tal richiesta stupì l'anzi detto Professore, e con franchezza gli disse:
Come mai intraprendere il viaggio di Bologna onde imparare il
Contrappunto, quando ella ha in Brescia un incomparabile maestro da cui
assai meglio può essere istrutto in si fatta Scienza? E chi è mai?,
soggiunse il Conte. Quest'è ripigliò il Martini, l'Abate Gnocchi, il cui
nome è abbastanza noto a tutti i più valenti Professori. Convinto il Co.
Lecchi di questa risposta, sollecito tornossene alla Patria, e
presentatosi all'anzidetto maestro, da esso apprese le regole del
Contrappunto, e fu uno degli Scolari che si distinse”.
I meriti letterari del Gnocchi, “versatissimo nella lingua latina ed
italiana e greca”, nonché ottimo conoscitore delle principali lingue
moderne (l'epigrafe dettata in Sua memoria da Stefano Antonio Morcelli lo
dice “Multarum Linguarum sermones moresque hominum et regionum historiam
edoctus”), sono riscontrabili nelle opere che di lui ci sono rimaste
conservate, manoscritte presso la Queriniana.
Citiamo per prima la raccolta “Le Antiche Iscrizioni Bresciane nuovamente
riscontrate e corrette con l'aggiunta di non poche finore inedite”.
Il lavoro databile post 1753 è suddiviso in due libri comprendenti
rispettivamente 32 e 19 capitoli.
Una discretamente sconsolata, riflessione in apertura dell'ultimo capitolo
del libro lo ci rende edotti del “deplorevole disperdimento di statue e di
Lapidi antiche” in terra bresciana: “Ha prevaluta in tali uni l'incuria,
l'ignoranza e la barbarie nel distruggerle e spezzarle ed in altri
l'avidità del denaro, coll'aver cooperato al trasporto di esse fuori del
nostro distretto”. In particolare sulla triste sorte delle lapidi il
Gnocchi annota: “Nella visita da me intrapresa di tutta la nostra
Provincia con non poca fatica e dispendio alcune n'ho vedute adoprate come
pietre comuni altre fatte per servire, per dirigami d'imposta di legno che
si pone alle cateratte, altre per acquajo di cucina altre per trogolo,
altre per focolare, altre per orlo di pozzo, parecchie altre per empimento
di muro, ed altre per mensole di panche da sedere”.
Le “Iscrizioni» sono raccolte in ordine cronologico, con ampie notizie
storiche introduttive. Accanto a quelle già edite da studiosi bresciani e
non (Taddeo Solazio, Sebastiano Aragonese, Ottavio Rosi, Lodovico Soncino,
Giulio Antonio Averoldi, Fortunato Vinaccesi, il Grutero, il Manuzio, il
Muratori, il Maffei, il Fabretti - sempre scupolosamente citati), assai
numerose sono quelle scoperte dal nostro Gnocchi, nel suo peregrinare tra
le testimonianze del passato, in mezzo a memorie di fasti militari,
civili, religiosi. Notevole il lavoro di ricostruzione dell'antico aspetto
urbanistico della città, in epoca romana, alla ricerca di probanti
ubicazioni, per edifici pubblici e templi.
Ancora la passione per la storia porta l'Abate alla stesura di un'altra
opera: “Le Imperatrici Romane, ovvero la Storia della Vita, e de' maneggi
segreti delle Mogli de' dodici Cesari, di quelle degli Imperatori di Roma,
e delle Principesse del loro sangue. Nella quale si scorgono i punti più
importanti della Storia Romana, tratta dagli Antichi Storici Greci, e
Latini”. Il testo manoscritto si compone di tre volumi per complessive 728
pagine. Secondo Gaetano Melzi (“Dizionario di Opere anomine e pseudonime
di scrittori italiani”, 1852), sarebbe da avvicinare parecchio alla
“Histoire Des Empereurs Romains” di Jean-Baptiste Crevier (1693-1765),
largamente diffusa in Italia, in più traduzioni già del 1735.
Sappiamo di un'altra fatica letteraria del Gnocchi, andata però dispersa:
“Notizie Geografiche spettanti all'Antica Grecia”. Commissionate dal
cardinale Giovanni Molino, Vescovo di Brescia, le “notizie” erano raccolte
in 25 quaderni, ed erano finite, per acquisto, in casa del conte Fausto
Lechi, e da qui scomparse, in seguito al saccheggio subito da quella
abitazione durante l'occupazione austro-russa della città, nell'aprile del
1799.
Diamo ora uno sguardo alla produzione musicale del nostro Autore.
La “memoria” Gussago cita genericamente una «gran quantità di Composizioni
in Contrappunto», dedicata al Capitolo della Cattedrale. Informazione un
poco più precisa si ha dal “Repertorio musicale dell'Abate Gnocchi per uso
della Cappella della Cattedrale di Brescia”, redatto nel 1887 dal Maestro
di Coro Vincenzo Elena. Altri elenchi sono forniti dal Valentini (1894), e
dal Brunelli (1961). Apporto recentissimo è il “Catalogo del Fondo
Musicale dell'Archivio Capitolare del Duomo di Brescia” (1984), compilato
con esemplare attenzione da Mariella Sala. Qui, i lavori del Gnocchi
riscontrati nell'ubicazione in titolo coprono i numeri da 325 a 493.
Una produzione, dunque, quantitativamente sorprendente.
Si tratta di messe complete, “da vivo” e da “morto”, di vespri, di inni,
di Tesponsori, di litanie. da eseguirsi a più voci, con accompagnamento o
meno di vari strumenti, per un servizio completo della Cappella nelle
diverse necessità dell'anno liturgico.
Sappiamo dell'importanza rivestita dalle cap-pelle musicali in quello che
è stato chiamato “il secolo d'oro della Chiesa Bresciana”. La vivacità, la
fantasia, la libertà di cui il Settecento innovatore investe anche la
musica sacra, caratterizzano con “modernità” di strutture compositive e di
modi esecutivi l'attività di queste “scuole di canto”.
Non si sottrae al gusto del tempo il nostro Gnocchi, titolare della più
importante cappella della città.
Nella incredibile quantità di opere composte, motivo di curiosità sono
alcune “intitolazioni”. Per le messe, abbiamo: “Alla Bodola”, “Le Tre
Grazie”, “Europa”, “Asia”, “America”, “La Cevada del Oydo”, “La Melindrosa”,
“La puerta cerrata y abierta”, “Va lame Dios y que agradable sazon que es
el verano”, “La Svizzera”, “La Breda”; per una “collezione di n. 12
Magnificat”: “Il Capo di Buona Speranza”, “Le Cerimonie della China”, “Il
Rio della Plata”, “Il Sollettico nascosto”, “La Discordia concordante”,
“Il Ponte di Rialto”, “Il Mese di Maggio”, “Il dolce Tormento”, “Il
Coliseo di Roma”, “Le Isole Filippine”, “L'Arena di Verona”, “La Terra
incognita”.
Oltre che nell'Archivio Capitolare del Duomo, opere del Gnocchi sono
conservate nell'Archivio Musicale del Santuario delle Grazie: sono ancora
messe, lezioni, inni. Di non eccessiva sorpresa, vista l'estrosità appena
rilevata nelle “intitolazioni”, è trovare qui anche una raccolta di “arie
buffe”: “Il pronome Hic, Haec, Hoc”, “L'insegnamento alli scolari”, “Ao
stagnà pignàt”, “Questo giorno di contento”, “O Tosàn sti vost campàn”,
“Festosi stiamo”, “Campana che suona”, “Venerabilis inculta barba
Capucinorum”.
Accanto alla produzione ufficiale per l'importante incarico come Maestro
di Cappella, ecco dunque un Gnocchi “minore”, dal tono goliardicamente
ìconoclasta, pronto a fare il verso ad un arcigno professore di latino, o
a un serioso Maestro di Coro, con indulgenze, lui, dotto linguista, a
sapidi, sanguigni vernacoli. Le “arie buffe” sono di piacevolissimo
ascolto. Trascritte recentemente per il repertorio di un gruppo corale
bresciano, danno, del “rinomato filarmonico” Gnocchi; una immagine di
umana quotidianità, fresca e spontanea. Forse rappresentarono per l'Autore
momenti di pausa tra un impegno e l'altro dell'intensa attività: semplice
svago in privato, al riparo dal giudizio dell'ufficialità, gioia di breve
durata, a sollievo di una vita severa e rigorosa.
Che l'esistenza del musicista non sia stata particolarmente felice si
evince dal ritratto del Nostro tratteggiato dal Gussago: “Questo
validissimo uomo, mentre che visse non fu stimato punto, né curato,
perciocchè sortito avea per natura un temperamento ritroso piuttosto
anziché nò, e nemico di trattare”.
Ritratto che comunque si conclude con il riconoscimento di una grande
rettitudine di vita: “Fu non pertanto attentissimo a propri doveri della
Chiesa, ov'era di servizio, né mai si diè a conoscere amante dei
divertimenti, fuorché a trattenersi ogni mattina in una Bottega di caffè,
onde reficiarsi alquanto. Tal era il suo carattere, filosofo, nemico
dell'impostura, misantropo”.
Memoria inconografica del Gnocchi ci rimane in un bel disegno di ignoto
contemporaneo (pubblicato in “Die Musik in Geschichte und Gegenwart” -
Barenreiter Verlag, Kassel und Basel, 1956): il volto, pesantemente
segnato dall'età avanzata, è atteggiato a dignitosa, composta malinconia.
Di una effigie in terracotta, che sappiamo fatta eseguire dal sacerdote
Calimerio Cristoni nel 1802 per la sala del Capitolo, pare invece si sia
persa qualsiasi traccia. |