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PER UNA STORIA DELLA MUSICA A
BRESCIA NEL '400 - 1
I TASSELLI E IL MOSAICO
di Mariella Sala
Non si adirerebbe - credo - Monsignor Guerrini per
questa mia rivisitazione del titolo di un suo saggio; dopo lunga
riflessione, questa intitolazione è parsa la più adatta per un articolo
che non vuole essere una esauriente trattazione della vita musicale del
Quattrocento bresciano, ma solo suggerire alcune indicazioni di metodo e
di contenuto che potrebbero - a parer mio - conoscere, attraverso indagini
più sistematiche, ampliamenti notevolmente preziosi.
L'occasione di questo incompleto tentativo è offerta dal "X seminario di
didattica dei beni culturali", promosso dall'Assessorato alla Cultura
della nostra città per i prossimi mesi invernali, che si occuperà di
"Brescia nel primo secolo della dominazione veneziana (1426-1509)".
Certo, uno studio sulla vita musicale di quel secolo presenta difficoltà
che potrebbero apparire disarmanti, e Che possono essere riassunte in una
situazione concreta: la straordinaria povertà di fonti - musicali ed
extramusicali - cui attingere. Pur tuttavia, partendo dal poco fino ad ora
accertato, non è improbabile che si riesca, in futuro, a ricostruire un
quadro più articolato e completo, aiutati anche dalle esperienze coeve di
città culturalmente affini, e dalla progressiva assunzione di nuove
conoscenze. Come è noto, infatti, ogni lavoro di ricerca è una sorta di
interminabile mosaico cui diversi lavoranti aggiungono, uno dopo l'altro,
i loro tasselli, senza presunzione e senza gelosia. Di seguito, quindi,
alcune proposte di partenza per auspicabili, non troppo remoti
approfondimenti.
FONTI MUSICALI
Fra i pochi - pochi ma importantissimi - codici di musica vocale
quattrocentesca che ci sono pervenuti, tre riguardano direttamente la
nostra città perchè riportano anche brani di compositori bresciani. Dei
tre, il manoscritto 2216 della Biblioteca Universitaria di Bologna fu
addirittura compilato, con ogni probabilità, proprio a Brescia: lo
testimonia la filigrana di alcuni suoi fogli, marchio esclusivo di
Bartolomeus de Scantio, fabbricante bresciano di carta, e la presenza
della ballata Viva, viva San Marcho glorioso il cui testo così
recita:
"Viva, viva San Marcho glorioso
col populo bresano
Magnanimo et soprano;
viva, viva sempre victorioso.
E tu Bresa bella triumphante,
lauda dio de tanta victorioso;
poi che forte stata sey e constante,
coronata seray con gran glorioso."
riferendosi, forse, alla vittoria sull'assedio del Piccinino conclusosi
nel 1440.
Musiche di autori bresciani figurano, rispettivamente, nel manoscritto Q
15 (olim 37) del Liceo Musicale di Bologna, e nel manoscritto Canonici
Mise. 213 della Bodleian Library di Oxford. A foglio 228 del codice
bolognese compare il mottetto Ihesus postquam monstraverat a 4 voci
di Matheus de Brixia (identificato da Alberto Gallo in un canonico
residente presso la cattedrale di Vicenza dal 1412 al 1415); nel
manoscritto di Oxford si conservano invece quattro ballate, a 2 e a 3
voci, del Prepositus Brixiensis:
I pensieri dolce amor;
Or s'avanta omay chi voi amore;
I ochi, i ochi d'una an-colleta;
O spirito gentil, tu m'ay percosso.
Un'altra composizione dello stesso Prepositus, Degardes vous de le cordon,
è nel manoscritto 2216 di cui già abbiamo scritto.
Per quanto riguarda le edizioni a stampa, il primo riferimento a
compositori bresciani pare essere in Motetti. A. numero.! trentatre,
stampati a Venezia da Ottaviano Petrucci nel 1502. Qui compare, fra gli
altri, il mottetto Surge ppera, di un certo "Pinarol", che
potremmo identificare con quel Giovanni da Pinarolo organista nel duomo di
Brescia a partire dal 1496. Sempre nelle stampe del Petrucci troviamo,
negli anni seguenti, numerose composizioni di "Antonius Capreolus
Brixiensis", cominciando dalle Frottole libro primo (Venezia 1504) in
cui è stampata, come n. 55 della raccolta, Poi che per fede mancha.
Intensa anche la produzione teorica, con Bonaventura da Brescia e la sua
Regula musice piane che conobbe, fra il 1497 e il 1550, numerosissime
ristampe, e con Antonio da Leno, di cui rimane l'ancora inesplorato
trattato Regule de contrapuncto.
Da non dimenticare poi la notevole (anche dal punto di vista
miniaturistico) produzione di libri corali, fra cui gli undici antifonari
e i sei graduali scritti, dopo il 1474, da Giovanni Pietro da Birago e da
Filippo d'Argenta per il convento di S. Francesco.
Nomi di musici e compositori anche lodatissimi emergono qua e là, ma -
oltre il nome - nulla di loro rimane. Fra tutti, il più ammirato pare
essere Antonio Tedesco che, secondo il Cozzando, "compose molti vaghi
capricci di Musica, non più sentiti in quel modo di comporre" e,
secondo Ottavio Rossi, "sonava con tanta eccellenza, che oltre à gli
affetti della Armonia, si sentivano espressamente le parole".
FONTI ICONOGRAFICHE E LETTERARIE
Da qualche tempo lo studio dell'iconografia musicale è seguito con
attenzione e rappresenta pur con le dovute cautele (le raffigurazioni di
strumenti potrebbero talvolta essere più o meno largamente frutto della
fantasiosa immaginazione dell'artista) - un valido sussidio alla ricerca
musicologica. Tali rappresentazioni, infatti, risultano illuminanti non
solo degli aspetti più tecnicamente organologici (cioé la struttura
propria dei singoli strumenti), ma anche aiutano a definire la prassi
esecutiva del tempo cui riconducono.
Qualche testimonianza rimane anche per il nostro Quattrocento, e
l'osservazione globale più pertinente è già stata formulata da Maria
Teresa Rosa Barezzani: "Abbiamo osservato. quanto fosse praticata [a
Brescia] la musica nei secoli XV e XVI; ora potremmo aggiungere che ne
venivano coinvolti tutti i ceti sociali e questo emerge, stavolta, da
testimonianze pittoriche bresciane: strumenti di uso popolare e strumenti
destinati al ceto più colto si affiancano in lieta armonia a provarci che
in un'epoca che ora ci appare tanto lontana, la civiltà musicale era assai
più progredita di quanto non si possa credere".
Fra queste testimonianze pittoriche, alcune opere di anonimi del XV secolo
(La Madonna trasportata in cielo dagli Angeli - Brescia, Pinacoteca Tosio
Martinengo; La discesa dello Spirito Santo e l'Incoronazione della Vergine
- Brescia, S. Maria del Carmine; Adorazione del Bambino - Brescia, S.
Eufemia) e, via via, attraverso il Bembo (La Madonna col Bambino adora il
Bambino fra angeli - Brescia, S. Francesco), fino al Foppa (Madonna,
Bambino e angeli - Settignano, collezione Berenson; Madonna con Bambino -
Firenze, collezione Contini Bonacossi), al Savoldo (Madonna col Bambino e
Santi Treviso, S. Nicoh; Rautista - Firenze, collezione Contini Bonacossi),
al Romanino (Madonna col Bambino e Santi - Padova, Museo Civico; Berlino,
Kaiser Friederich Museum). |