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PROFILI DI MUSICISTI BRESCIANI
GASPARO DA SALÒ
TRA LEGGENDA E STORIA
di FLORIANA BIONDI
Le origini degli strumenti ad arco si perdono nel
passato più remoto: è probabilmente dall'Oriente, attraverso il mondo
arabo, che essi si diffondono nell'Europa medioevale, dando vita ad, una
multiforme varietà di strumenti aventi in comune l'uso dell'arco.
La libera pratica strumentale del Medioevo trova poi di volta in volta le
proprie forme dalla fantasia individuale degli artigiani che reinventano
le caratteristiche tecniche ed i timbri.
Ed è da questa felice "confusione" che nel Cinquecento si sviluppa una
nuova civiltà musicale a carattere strumentale che, quasi su modello della
vocalità allora imperante, impone un nuovo ordine, raggruppando strumenti
simili tra loro.
La prima chiara distinzione avviene fra la viola da gamba e quella da
braccio. Se la prima, a sei corde, si distingue per le spalle spioventi e
non rigonfie, per il fondo piatto, per le fasce più alte e per il
ponticello non molto arcuato, ed è caratterizzata dalla presenza sulla
tastiera di traversine indicanti le note, è dalla seconda, la viola da
braccio, che derivano i nostri attuali strumenti ad arco e in primo luogo
il violino.
Entrando nel vivo della storia dello strumento, il primato della sua
costruzione viene conteso fra Andrea Amati, cremonese, attivo per tutto il
Cinquecento fino al 1579, anno della morte, e il rappresentante della
scuola bresciana Gasparo Bertolotti da Salò nato nel 1540.
Ed è sulla personalità ed opera di quest'ultimo che ci soffermeremo.
Pazienti e scrupolose sono state le ricerche sul finire del secolo scorso
ad opera di Giovanni Livi che, rovistando nell'Archivio di Stato di
Brescia e Salò ha portato alla luce preziosi documenti sul liutaio
salodiano.
Spetta poi ad A. M. Mucchi il merito di aver ripercorso le stesse tappe,
ponendo all'attenzione degli storici nuovi frutti.
Fra questi, importantissimo, il certificato di battesimo di Gasparo
Bertolotti, che stabilisce in maniera inequivocabile l'anno di nascita nel
1540 e inoltre lo stato anagrafico della famiglia d'origine e l'atto
divisionale dell'eredità lasciata ai figli di Gasparo, preziosa
testimonianza dello stato di agiatezza di cui la famiglia godeva.
Per ultimo un gruppo di notizie riguardanti vendite e contratti con
committenti bresciani e stranieri che fa luce sul commercio nella bottega
del maestro.
Difettano tuttavia particolari di carattere privato e famigliare e la
penuria di dati tecnici e cronologici rende il discorso sulla sua attività
artistica ancor oggi abbastanza nebuloso.
LA BOTTEGA DI VIA DELLE COSSERE
Sappiamo che la famiglia Bertolotti era originaria di Polpenazze
sul Garda, dove esercitava l'agricoltura e la pastorizia e che con Santino
nel 1524 si trasferì a Salò, allora cittadina ricca e industriosa, dove
fiorivano arti e commercio.
Qui troviamo pure i figli Agostino e Francesco, suonatore e maestro di
Cappella al Duomo il primo, pure suonatore e liutaio il secondo, dal quale
nel 1540 nascerà Gasparo.
Sugli anni giovanili trascorsi da Gasparo a Salò sappiamo ben poco:
probabilmente il giovane apprese dal padre i rudimenti dell'arte liutaria
e dallo zio i primi insegnamenti musicali. ne' potrebbe essere stato
altrimenti, visto che la prima scuola pubblica apparve a Salò dopo il 1562
e che in chiesa si insegnava solo il canto fermo e figurato per educare
buoni cantori per la Cappella.
Gasparo ebbe però la grandissima fortuna di incontrare e frequentare il
liutaio Gerolamo Virchi che possedeva nei pressi di Salò un podere e una
casa.
Fu forse dietro invito e incoraggiamento di quest'ultimo che decise di
trasferirsi a Brescia, trovando ospitalità e lavoro presso la sua bottega.
Siamo nel 1562, anno della morte del padre.
Il periodo di alunnato non dovette durare a lungo.
Due anni dopo Gasparo si sposò e nel 1565 gli nacque .il primo figlio
Francesco.
Abbiamo una polizza del 1568 che testimonia il suo trasferimento in un
appartamento in affitto e l'apertura di una sua bottega di fronte
all'allora Palazzo Vecchi.
In seguito, crescendo la sua fortuna, si trasferirà in via delle Cossere,
dove aprirà una nuova bottega. (Purtroppo per noi, se non fossero
intervenuti in epoca fascista le demolizioni per far luogo a piazza
Vittoria, potremmo ancor oggi risalire all'esatta ubicazione del
fabbricato).
Sappiamo da diversi documenti e da un'altra polizza d'estimo che il suo
commercio continuò florido fino alla morte, sopraggiunta senza segnali
premonitori all'età di sessantotto anni.
Gasparo si spense il 14 luglio 1609 e fu sepolto nella chiesa di S.
Giuseppe, nello stesso luogo dove, dieci anni dopo, sarebbe stato inumato
un altro grande artefice di strumenti Costanza Antegnati e, a distanza di
più di un secolo, Benedetto Marcello.
Se le ultime volontà di Gasparo fossero pervenute fino a noi probabilmente
conosceremmo la sorte degli strumenti rimasti nella sua bottega al momento
della morte.
L'atto divisionale invece parla solo del complesso patrimoniale composto
da molte terre e fondi, il che ci conforta sul suo stato di agiatezza ma
non ci dà notizia sui suoi preziosi strumenti.
UN PRIMATO CONTESO
Sappiamo che Gasparo costruì solamente ad arco: viole, violette
piccole, viole da gamba, contrabbassi e violini.
Egli stesso lo annotò esplicitamente e i suoi strumenti recano la sua
firma, ma, salvo rara eccezione, non sono datati.
Non possiamo quindi attribuire a Gasparo con certezza la paternità
dell'invenzione del violino.
C'è chi suppone sia stato Andrea Amati, nato, contrariamente a ciò che si
credeva un tempo, prima del 1520 e quindi ben più anziano di Gasparo.
Tuttavia il più antico violino di Amati, di dimensioni normali e a quattro
corde, non fu costruito prima del 1570 e a quell'epoca Gasparo aveva già
trenta anni ed era senz’altro in grado di competere con lui. Il problema,
come si vede, resta aperto.
Allo stato attuale delle ricerche possiamo solamente affermare che è dalle
mani di questi due grandi liutai che nacquero i più antichi violini che ci
rimangano.
I VIOLINI DI GASPARO
Il contorno del violini di Gasparo si dimostra del tutto
obbediente a quelle leggi di misura ed equilibrio tipiche dell'arte
rinascimentale.
Le due gole laterali sono tracciate, specie nei primi modelli, quasi come
due segmenti di cerchio e solo più tardi la curva si restringerà
incavandosi verso gli spigoli.
Obbediente a necessità di simmetria, Gasparo aggiunge due nuove punte
sporgenti ai lati delle spalle, in riscontro con le altre due laterali già
acquistate in precedenza, e le tavole, che nei primi esemplari appaiono
molto arcuate, vengono appiattite con gran vantaggio per la sonorità. |