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IL PATRIMONIO BIBLIOGRAFICO
MUSICALE A BRESCIA - 3 -
IL PROBLEMA DEL CENSIMENTO
di Mariella Sala
Questo articolo si ricollega direttamente ai due
pubblicati in precedenza (cfr. Brescia Musica n. 2 e n. 3). Là si era
tratteggiata la situazione e la consistenza dei fondi musicali conservati
nella nostra città (i pochi di cui si ha, per adesso, una conoscenza più o
meno adeguata); qui si tenterà una proposta globale per un progetto che
consenta l'individuazione, il recupero e quindi la salvaguardia
dell'intero patrimonio bibliografico - musicale della nostra provincia.
Detta così, appare un'ipotesi addirittura presuntuosa. In realtà la
proposta qui esposta non è originale che nei "dettagli", perché si pone -
integralmente - nell'alveo della costante e metodica opera ricognitiva
finanziata dalla Regione Lombardia (legge regionale 75/78), per la quale
anche il Comune di Brescia ha erogato, negli anni passati, un piccolo
contributo. Il fatto che ci sia un progetto unitario per tutta la regione
presenta, ovviamente, notevoli vantaggi: al di là dei vantaggi che si
riferiscono alla qualità dei rilevamenti (i fondi sono schedati secondo
norme di catalogazione omogenee e di recentissima formulazione) e alla
possibilità di mantenere unito tutto il materiale raccolto (copia delle
schede viene depositata all'Ufficio Ricerca Fondi Musicali U.R.F.M. -
presso la Biblioteca del Conservatorio di Milano) con grande aiuto per chi
sia interessato alla sua consultazione, rimane - in termini economici -
l'accattivante prospettiva, per i proprietari, di trovarsi l'intero fondo
catalogato senza alcuna spesa personale (a parte, evidentemente, i
necessari sistemi di protezione indispensabili per salvare libri e
manoscritti dalla polvere).
La situazione è quindi la seguente: esiste una legge regionale che
incentiva il lavoro di catalogazione e c'è della gente competente disposta
a impegnarsi in tale lavoro. Manca invece, forse, la coscienza che un
fondo musicale è anch'esso testimonianza culturale, e abbonda, forse, quel
fenomeno di "arroccamento" (per usare la felice terminologia con cui Renzo
Baldo presentava la situazione musicale bresciana nell'articolo di prima
pagine sul numero zero di questa stessa rivista) per cui le proprie cose
sono le proprie, e ogni intervento esterno è scoraggiato.
Vengo ai "dettagli". Il primo passo per un intervento ad ampio raggio e a
lunga programmazione è, senza dubbio, un censimento dei fondi presenti in
provincia. L'operazione può avere un esito soddisfacente soltanto con la
collaborazione di chi tali fondi possiede. Voglio dire che, nel caso di
privati, dovrebbero essere gli stessi proprietari a segnalare l'esistenza
della propria raccolta accompagnandola, eventualmente, con una descrizione
che permetta, seppure in maniera generica, di capirne la fisionomia. Per
quanto riguarda invece gli archivi ecclesiastici, tempo fa avevo
prospettato - in curia - la possibilità di un questionario da inviare -
tramite l'Ufficio dei beni culturali della curia stessa a tutte le chiese
della diocesi. Mi pareva (e ancora mi pare) un metodo di facile e
capillare applicazione. Mi era stato risposto, e la risposta mi è stata
recentemente riconfermata (sebbene con qualche spiraglio di ripensamento)
da don Stefano Bona - Segretario dell'Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici
- che non era sicuramente una buona strada perché - visto il risultato di
analoghe esperienze passate (per esempio il censimento delle biblioteche
antiche ecclesiastiche) - certo nessuno (o quasi) avrebbe compilato il
questionario. Mi pare risposta poco generosa. Ma, se anche così fosse, si
potrebbe (si dovrebbe) comunque provare, almeno per non lasciare nulla di
intentato a rimordere la coscienza con l'ombra di mancanza di impegno (e
di scarsa fiducia nella disponibilità altrui) Tra l'altro, a livello di
archivi ecclesiastici (e non mi riferisco a quelli musicali, ma agli
archivi che tutte le chiese hanno raccolto nella loro lunga storia e che
si rivelano fondamentale fonte per indagini storiche e sociologiche) mi
pare che qualcosa si stia muovendo: lo stesso don Bona ricordava la
recente, accuratissima risistemazione dell'intero Archivio Capitolare
della Cattedrale ad opera di Leonardo Mazzoldi, e - diretta germinazione
di questa esperienza - l'opera di riordino che il medesimo esperto va
compiendo nell'archivio della chiesa dei SS. Nazzaro e Celso. Si sta
evidentemente sviluppando la consapevolezza di quanto sia importante
riordinare e conservare il proprio passato. E proprio per questa crescente
attenzione ritengo la proposta del questionario ancora valida; e se la
curia scegliesse - per le motivazioni sopra riportate - la strategia della
"non collaborazione", forse qualche altra istituzione potrebbe farsi
carico dell'operazione.
Altro "dettaglio". Come per ogni attività, serve un luogo idoneo per
lavorare in un ambiente adeguatamente attrezzato. L'ideale - a mio parere
(superando le restie legislazioni vigenti, che ancora si riferiscono alla
biblioteca dei conservatori come a un mercato di semplice prestito libri
piuttosto che a un luogo delegato alla cultura musicale della città in cui
la biblioteca opera) - sarebbe di poter trasportare i fondi da catalogare
nella biblioteca del Conservatorio cittadino: questa sistemazione
consentirebbe di avere vicino - con l'intuibile vantaggio di una
consultazione immediata - tutti quegli strumenti indispensabili per una
completa operazione di schedatura (enciclopedie; dizionari; cataloghi
tematici; repertori bibliografici).
In questo modo si apre poi una prospettiva per un "rilancio" della
biblioteca del nostro Conservatorio, che potrebbe divenire davvero un
centro di ricerca fondamentale per gli studiosi interessati alla storia
musicale bresciana. Qui potrebbero convergere le documentazioni di tutte
le iniziative intraprese sul territorio: si creerebbe così un'articolata
raccolta dati in cui inserire le schede dei fondi man mano catalogati, ma
anche le schede relative alla sezione musicale della Queriniana, e quelle
dei microfilms acquisiti dal centro studi "Luca Marenzio" e di quelli di
proprietà del "Paride e Bernardo Dusi", e quelle delle opere di Ferdinando
Bertoni raccolte dalla Biblioteca di Salò, e così via.
Si rende sempre più necessaria, infatti, una aggregazione di tutto il
materiale per permettere - a chi lo desideri - di prendere visione
dell'esistente, senza perdita di tempo e senza lacune. |