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IL PATRIMONIO BIBLIOGRAFICO
MUSICALE A BRESCIA - 2 -
LE BIBLIOTECHE
di Mariella Sala
a) Biblioteca Queriniana:
non esiste un catalogo speciale per la musica. Le ricerche sono
quindi compiute in modo avventuroso e poco sistematico, scandagliando i
molteplici cataloghi e cercando sotto i soggetti ritenuti attinenti. Le
informazioni qui riportate non pretendono di risultare esaurienti:
rappresentano solo uno stimolo per una auspicata futura catalogazione
corretta e completa.
La Biblioteca conserva alcune stampe musicali di autori bresciani dei
secoli XVI e XVII (cifr. O. MISCHIATI, Bibliografia delle opere dei
musicisti bresciani pubblicate a stampa dal 1497 al 1740). Non si tratta,
in genere, di esemplari integri, bensì di libri delle parti isolati (non è
forse inutile ricordare che a quell'epoca le composizioni vocali non
venivano stampate in partitura, ma su parti staccate). Ogni cantore aveva
in mano il proprio libro con la sola linea melodica a lui destinata.
Questa pratica editoriale comporta che spesso di un'opera non si
conservino tutti i libri delle parti, ma che in seguito a smembramenti -
ne rimangano solo alcune parti staccate.
Troviamo anche importanti trattati teorici (Franchino Gaffurio, Musica
practica, 1497; Lodovico Zacconi, Practica di musica, 1596; Giuseppe
Tartini, Trattato di musica, 1754); stampe musicali di compositori non
locali (Madrigali, pastorali ... intitolati "Il Bonifacio ", 1594; Paolo
Benedetto Bellinzani, Missae quatuor vocibus, 1717); manoscritti "cum
notis musicalibus" ancora tutti da scoprire.
Una indagine a parte meriterebbero i libretti di opere, cantate sacre e
profane, oratori che probabilmente si nascondono in qualche miscellanea.
Ugualmente, qualche sorpresa potrebbe celarsi nei fondi non ancora
catalogati (per esempio il fondo Guerrini di cui si è già detto).
b) Biblioteca del Conservatorio:
accanto alla indispensabile sezione didattica, in continua
crescita, la biblioteca presenta un cospicuo "fondo prezioso" composto da
stampe dei secoli XVIII, XIX e XX (prima metà) e molti manoscritti.
Tale fondo prezioso si è costituito e via via ampliato grazie a donazioni
di musicisti bresciani che lasciarono in eredità all'Istituto Musicale
(ora Conservatorio) la propria biblioteca (Francesco Pasini, Paolo
Chimeri, Giambattista Soncini, Giacinto Conti e altri).
Le edizioni a stampa rappresentano una viva testimonianza del modo amato
riai e di far musica praticato nelle case, e insieme sono indicative del
gusto melodrammatico imperante.
Troviamo infatti molta musica da camera (per organici limitati); molte
opere o estratti da opere ridotti per canto e pianoforte; melodie e
romanze; grandi "fantasie concertanti" o "potpourri" più o meno brillanti
sui "motivi favoriti" di opere famose. Inoltre, una grande quantità di
musica per pianoforte: in parte produzioni originali (fra cui tanti
ballabili), ma per lo più - riduzioni di opere, o di pezzi cameristici. Il
pianoforte si pone, quindi, come lo strumento da "Hausmusik" per
eccellenza, per la possibilità di riprodurre - grazie alla sua duttilità -
le più diverse forme musicali.
Fra i pezzi più notevoli si segnalano la prima edizione a stampa dei Salmi
di Benedetto Marcello (1724), il Miserere di Giuseppe Ferdinando Bertoni
(1802), e le parti orchestrali di alcune sinfonie di Franz Joseph Haydn in
edizione Artaria.
Ugualmente di rilievo la sezione dei manoscritti. Troviamo musica da
camera (XVIlI - XIX secolo); alcune raccolte di sonate per organo della
prima metà dell'800 che sarebbe forse interessante (e divertente)
rispolverare; composizioni per clavicembalo (XVIII secolo); molta musica
vocale (brani di G.P. Borghi, D. Cimarosa, P.C. Guglielmi, A. Marcello, S.
Masolini, G. Paisiello, N. Piccinni, G. Sarti in redazione
settecentesche). Qualche raro esempio anche di produzione sacra.
Attenzione particolare richiede la raccolta di partiture manoscritte che
annovera melodrammi, cantate, oratori e concerti. Per citare solo i
compositori più noti, ricordo il Mondo della luna di Baldassarre Galuppi
(manoscritto datato 1750); due oratori (Il cantico dei tre fanciulli e
Sant'Agostino) e un'opera (Siroe) di Johann Adolph Hasse; il Don Trastullo
(Intermezzo di Nicolò Jomelli); l'Alceste di Cristoph WiIlibald Gluck,
oltre a composizioni di D. Alberti, G.C. Clari, E. Conforti, G. Consolini,
L. Leo, B. Marcello, G. Rossini.
Molto documentata appare anche la produzione del bresciano Ferdinando
Gaspare Turrini detto "Bertoncino" (1745 - 1829), di cui si conservano
Concerti per clavicembalo e orchestra e Sonate per cembalo solo.
c) Biblioteca Musicale del Seminario Vescovile:
accanto a una sezione didattica (in fase di avanzato riordino), la
biblioteca possiede un fondo antico che presenta motivi di interesse.
Il fondo è, in realtà, molto eterogeneo: comprende infatti stampe e
manoscritti, di produzione sia sacra, sia profana, di autori in parte
bresciani e in parte no. Questa varietà dipende probabilmente da
aggregazioni successive di materiale di diversa provenienza.
È molto probabile, per esempio, che in questo fondo siano state inglobate
le musiche contenute in faldoni originariamente appartenenti all'Archivio
delle Grazie. Personalmente, poi, trovo molto curiosa le presenza di tanto
repertorio profano in una biblioteca squisitamente religiosa.
Dividendo l'archivio per settori, troviamo manoscritti di repertorio sacro
di compositori bresciani fra l’800 e il ‘900 (Arnaldo Bambini, i
Baronchelli, Giuseppe Berardi, Isidoro Capitanio, Paolo Chimeri, Giovanni
Lodrini, Costantino Quaranta, Giuseppe Spada, Luigi Vismara). In
particolare largamente rappresentata è la produzione di Giovanni Premoli
(in autografo). Interessante anche il reperimento di molte musiche sacre
del Gnocchi e del Pollaroli: si tratta di trascrizioni piuttosto recenti
di messe, salmi e responsori che sono conservati nell'archivio del Duomo
(in redazioni settecentesche talvolta autografe).
È logico pensare che tali brani siano stati trascritti modernamente per
poter essere in seguito eseguiti, (forse dalla Schola Cantorum del
Seminario).
Fra i monoscritti sacri, alcuni risalgono al XVIII secolo (Pietro
Baldassari, Pietro Gnocchi, Giuseppe Giordani, Giovanni Battista Pergolesi).
Per quanto riguarda il repertorio profano, (strumentale e/o vocale), oltre
ai bresciani Bambini, Bazzini (autografi), Nicolosi e ancora Premoli si
conservano sonate e concerti di Arcangelo Corelli (l'opera V),
dell'immancabile Gnocchi di Leonardo Leo e - in una antologia di sonate
per cembalo - di Corbelli, Fioroni, Palladino e Porpora.
Le stampe allineano edizioni di grande pregio e rarità (tra cui molte
pubblicazioni dell'Istituto Editoriale Italiano che rappresentano un po' i
primi tentativi della musicologia italiana di approntare edizioni
"critiche" di musica antica).
Queste le più notevoli: uno Stabat Mater di Pasquale Cafiero (Napoli
1785); le sonate per cembalo e violino di Giovanni Battista Graziosi; i
Salmi di Benedetto Marcello nell'edizione veneziana del 1803. Vanno
ricordate anche alcune stampe del già citato Ferdinando Gasparre Turrini:
le Sei Sonate per cembalo e violino (Venezia 1784) e le Dodici sonate per
cembalo (Milano 1807).
Il fondo prezioso è completamente catalogato.
d) CASE PRIVATE - FONDAZIONI - ENTI:
entriamo in campo quasi del tutto inesplorato.
Le poche notizie raccolte sono assolutamente casuali: si spera possano
essere integrate grazie alla collaborazione di chi sia a conoscenza di
fondi musicali conservati in qualunque punto della città (e della
provincia).
Un solo archivio privato è stato completamente catalogato: si tratta del
Fondo Barcella (a Colombaro di Franciacorta) che comprende alcune stampe
dell'inizio del secolo e molti manoscritti fra cui un discreto numero di
autografi di Ignazio Pasini (tenore di una certa notorietà nato a
Colombaro, da non confondere con il più celebre Francesco).
Di altri archivi si ha notizia precisa: a Gavardo la Biblioteca Musicale
di Pietro Bettini (Direttore della banda locale sino al 1933) con molto
repertorio bandistico; presso la Residenza, a Brescia, rimane un fondo
piuttosto consistente in parte costituito da musiche di proprietà di Paolo
Chimeri; una raccolta di musiche per chitarra è posseduta dal Centro
Chitarristico Bresciano, mentre l'archivio della Banda Cittadina di
Brescia conserva una grande quantità di musica per banda.
Questo è, al momento attuale, il panorama delle nostre conoscenze, ed è
molto poco. Probabilmente nelle case di qualche famiglia di antica
tradizione nobiliare, qualcosa potrebbe essere recuperato. Forse anche
presso qualche fondazione (l'Ateneo, per esempio o il Teatro Grande)
rimane della musica.
Sarebbe importante saperlo. |