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IL PATRIMONIO BIBLIOGRAFICO
MUSICALE A BRESCIA - 1 -
GLI ARCHIVI ECCLESIASTICI
di Mariella Sala
Non vorrei iniziare questo scritto con osservazioni
ovvie. Mi pare però opportuno ricordare che la ricerca
bibliografico-musicale (per molto tempo "cenerentola" delle discipline
musicologiche) è la base di partenza necessaria per ogni studio musicale.
Il censimento delle fonti e, quindi, la loro osservazione, è presupposto
indispensabile per uno studio che risponda a requisiti di correttezza e
scientificità. Inoltre, per una indagine musicale di carattere locale,
l'investigazione del patrimonio "indigeno", spesso manoscritto, fornisce
gli elementi più concreti atti a illuminare il costume, le abitudini e il
gusto musicale del tempo. É un tassello significativo per la definizione
della fisionomia culturale dell'ambiente.
Fu Claudio Sartori, vero apostolo della ricerca bibliografico-musicale in
Italia, a tentare per primo l'individuazione dei fondi musicali giacenti a
Brescia (non va dimenticato che il Sartori, pur da tempo emigrato a
Milano, è bresciano di nascita). La sua relazione, l'unica del genere
riguardante anche la nostra città, è contenuta in un articolo del 1971 (in
Fontes Artis Musicae): qui egli elenca gli archivi musicali di tutta
Italia a lui noti, con una essenziale descrizione di ciascuno. Vittorio
Brunelli, già nel 1961, aveva catalogato, in modo empirico ma abbastanza
completo, il fondo musicale dell'Archivio Capitolare e, poco dopo (1964),
anno che E.R. Lerner si occupò dello stesso fondo, prestando attenzione
alla sola sezione delle edizioni a stampa (secoli XVI e XVII).
Il recente progetto di catalogazione totale dei fondi musicali lombardi
(progetto varato dall'Associazione Italiana Biblioteche - Comitato
lom-bardo con l'appoggio delle Regione Lombardia e in collaborazione con
il RISM) ha coinvolto anche la nostra città. Da uno sguardo panoramico
Brescia risulta essere depositaria di un patrimonio bibliografico-musicale
molto ricco (e, del resto, la sua gloriosa tradizione ne conferma la
caratteristica di centro musicale fecondo e di rilievo, specialmente per i
secoli XVI, XVII e XVIII. Musica giace (in condizioni ambientali più o
meno felici) in archivi ecclesiastici, in biblioteche pubbliche e presso
case private. L'opera di recupero e di catalogazione - assolutamente
indispensabile per evitare ulteriori danni e perdite - procede lentamente
anche per la scarsa sensibilità dei proprietari di queste musiche. Sarebbe
tempo ormai di poter contare su un ambiente adeguato per lavorare
tranquillamente, con il supporto di tutti gli strumenti necessari. Rivolgo
questo appello specialmente al clero bresciano e, in particolare, ai
responsabili dei settori culturali della Curia. Nelle soffitte di molte
parrocchie della città ci sono pacchi di musica abbandonati a se stessi. É
cultura anche questa, e patrimonio di tutti. Mi sembrerebbe doveroso
occuparsene. Ritengo preferibile, in questo primo contributo, tracciare -
a grandi linee - il quadro generale della situazione, con il proposito di
descrivere eventualmente in un secondo tempo, e con più precisione, quegli
archivi musicali già schedati che meritino una trattazione
particolareggiata.
Il problema di fondo è l'incuria, come già si è detto. Negli archivi
parrocchiali è conservata molta musica, in gran parte manoscritta,
utilizzata - in tempi più o meno lontani - dalle cappelle musicali che
prestavano servizio durante le funzioni religiose.
Il difficile compito di salvaguardare questo materiale è emerso in tutta
la sua gravità con la scomparsa, dall'Archivio Musicale del Duomo, di
un'opera a stampa (il Rosario Musicale) di Pietro Lappi, opera che, tra
l'altro, era un esemplare unico (secondo il RISM). Sarebbe buona cosa che
l'Ufficio Beni Culturali della Curia avviasse un censimento, anche solo
conoscitivo, per registrare con approssimativa precisione l'esistenza e la
consistenza di fondi musicali nelle chiese dell'intera diocesi.
L'elenco seguente è stilato in base alle conoscenze attualmente
verificate, ma è suscettibile di futuri, significativi aggiornamenti.
a) DUOMO:
fondo musicale di grande importanza. La sezione "stampe antiche" annovera
opere dei secoli XVI e XVII davvero preziose. Sono rappresentati (a
testimonianza della fiorente attività della cappella musicale a quell'epoca)
tutti gli autori più rinomati, da Giovanni PierIuigi da Palestrina a
Claudio Monteverdi, con una ricca selezione di autori bresciani del
Rinascimento e del primo Barocco (Pietro Lappi, Antonio Mortaro, Luca
Marenzio e altri).
Accanto alle edizioni è raccolto un fondo molto consistente di
manoscritti. Come già per le stampe, si tratta di composizioni sacre (il
repertorio profano è quasi del tutto assente), opera, per lo più, di
musicisti che ricoprirono la carica di maestro di cappella (o organista)
nella Cattedrale nei secoli XVIII e XIX (fino agli inizi del XX). In
particolare l'archivio presenta un'ampia collezione delle musiche di
Pietro Gnocchi, di Giovanni Battista Bresciani e del figlio Bartolomeo
Antonio, di Baldassare Vacchelli.
Fra i pezzi più interessanti, la partitura - redatta da Lorenzo Tonelli
fra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo - della Messa che apre il
Vespro monteverdiano del 1610.
Il fondo è completamente catalogato e, dopo anni di indifferenza, è stato
decorosamente sistemato, insieme con il resto dell'Archivio Capitolare,
presso il Museo Diocesano (nel convento di S. Giuseppe).
b) BASILICA delle GRAZIE:
questo archivio rappresenta la mia personale spina nel cuore.
É un fondo molto considerevole che - da un esame superficiale ma piuttosto
completo - lascia sperare scoperte di un certo interesse. Tutta la musica
era stata ordinatamente suddivisa in 124 cartelle (ma alcune - e non poche
- sono andate disperse) a seconda del genere (salmi, messe, mottetti...).
Esisteva inoltre un catalogo manoscritto, compilato dal sacerdote Pietro
Stoppani, ma attualmente tale elenco risulta irreperibile. Lo stato di
abbandono dell'archivio è inaccettabile. Le musiche non sono protette né
dalla polvere, né dagli insetti, né dalle eventuali mire di qualche
studioso disonesto.
Ai danni del tempo e della incuria si aggiungono quelli causati da un
trasloco dell'intero fondo al Seminario Vescovile (forse ai tempi di Don
Berardi): le cartelle ora mancanti può darsi siano rimaste là.
La raccolta comprende opere manoscritte di autori bresciani del secolo
XVIII (Pietro Gnocchi, Pietro Pellegrini, Ferdinando Bertoni) e di altri
compositori locali di epoca più vicina (Giovanni Lodrini, Marco Arici,
Costantino Quaranta, Giovanni Premoli). Non mancano produzioni di
musicisti di rilievo nazionale (Giovanni Battista Martini, Giovanni
Antonio Perti, Pasquale Anfossi, Giovanni Battista Pergolesi e altri).
Da sottolineare il ritrovamento di una parti tura manoscritta (in due
tomi) di un oratorio di Johann Adolph Hasse: La Passione di Gesù Cristo.
Tale opera, allo stato attuale delle ricerche (ma le informazioni non sono
da considerarsi definitive), non è citata in nessun repertorio della
produzione del musicista sassone.
Il fondo attende una catalogazione accurata (e una sistemazione ambientale
più adeguata).
c) S. MARIA della PACE:
l'archivio conserva, per la maggior parte, musica di autori
bresciani del secolo scorso. Paolo Guerrini,. nel suo libro sulla
Congregazione, scriveva però di "partiture complete degli Oratori di
Carissimi, Legrenzi, Jomelli, Paisiello, Bertoni, Galuppi, con altre
partiture di Cantate sacre della stessa epoca", oratori e cantate che -
evidentemente - si rappresentavano alla Pace secondo la consuetudine
filippina. Tutto questo materiale, che il Guerrini fece in tempo a vedere
pare ora scomparso. L'ipotesi più attendibile (ma ancora in attesa di
verifica) è che le partiture si trovino nel fondo Guerrini. in deposito
presso la biblioteca Queriniana ancora non schedato.
L'archivio dei Padri conserva anche un ordinato Libro per la Musica.
1727 usque 1745 che riporta tutte le spese (ordinarie e straordinarie)
per il mantenimento dell'apparato musicale per la chiesa e per l'oratorio.
Un registro precedente contiene le spese dal 1694 al 1726) è consultabile
presso l'Archivio di Stato. Ambedue i volumi meriterebbero uno studio
approfondito: sono fonte inesauribile di notizie sul costume musicale
della Congregazione.
Il fondo musicale non è catalogato.
d) S. ALESSANDRO:
conserva un fondo musicale composto prevalentemente da musiche
della seconda metà dell'800 e dei primi decenni del presente secolo:
evidentemente, materiale in uso alla Schola Cantorum allora attiva.
Nei palchetti sono raccolte opere di autori ceciliani italiani e
stranieri, e di molti autori locali (Isidoro Capitanio, Francesco Pasini,
Costantino Quaranta, Antonio Bazzini, Giovanni Premoli, Paolo Chimeri e
altri). Non manca qualche esempio manoscritto di epoca precedente
(Giovanni Battista Pergolesi, Nicolò Jomelli, Giuseppe Bartoli, Pietro
Gnocchi).
Oltre alla musica sacra (naturalmente più copiosa), nel palchetto numero 5
sono allineati melodrammi, operette, azioni liriche, madrigali,
testimonianza (forse) di una attività dilettantesca che si esplicava
all'inizio del secolo.
L'intero fondo è stato riordinato e schematicamente catalogato.
e) SS. NAZARO e CELSO:
il fondo musicale non è - da qualche tempo - consultabile. In un
veloce passaggio compiuto fortunosamente alcuni anni fa, ho rilevato la
presenza di una rara edizione a stampa degli Hymni totius anni secundum
Sanctae Romanae Ecclesiae consuetudjnem, quattuor vocibus concinendi,
necnon hymni religionum (Roma 1589) di Giovanni Pierluigi da Palestrina
(esemplare ignoto al RlSM). \
Per il resto l'archivio è composto da musica manoscritta di autori locali,
ancora tutta da catalogare. Alcuni libri corali (sia a stampa, sia
manoscritti). |