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di Andrea Franceschelli
Già in altre occasioni ho avuto modo di affermare
che Giovanni Ligasacchi è stato il pioniere del rinnovamento della Banda
musicale in Italia e che la sua figura è unica e in qualche modo, forse,
irripetibile per la cultura bandistica italiana.
In quelle occasioni dissi anche di considerarmi suo discepolo devoto.
Sicuramente molti si esprimeranno riguardo al suo essere l’avanguardia più
autorevole della “nuova” Banda e al suo apporto artistico, culturale e
anche etico-morale; per cui io mi esimerò da questo per “raccontarvi”
come, circa 30 anni fa, ho conosciuto Giovanni e della nostra fraterna
amicizia.
Eravamo stati entrambi invitati a far parte della giuria di un concorso di
esecuzione musicale ad Arezzo e immediatamente questo “ometto” mi
affascinò: sia che esponesse il suo pensiero riguardo alla qualità di una
Banda, che raccontasse un episodio della sua vita, o che analizzasse una
partitura, traspariva in ogni attimo il suo naturale carisma fatto di
conoscenza, passione ed esperienza di vita.
Molte altre, innumerevoli, sono state poi le nostre occasioni di incontro
a Brescia – ricordo le mie partecipazioni, anche in Banda, ai concerti
della Filarmonica “Capitanio” al Teatro Grande – e a Corciano dove
Giovanni era quasi “di casa” per aver preso parte a tante edizioni del
Concorso Internazionale di Composizione Originale per Banda.
Corciano a quel tempo era una fucina di iniziative rivoluzionarie in campo
bandistico: oltre al Concorso - dove si registravano presenze di insigni
musicisti di estrazione accademica quali Goffredo Petrassi, Franco
Donatoni, Francesco Pennisi, accanto ai massimi compositori di musica per
Banda quali Desiré Dondeyne, Henk van Lijnschooten, Jan van der Roost,
Philip Sparke, si organizzavano convegni, conferenze, incontri e anche
concerti dei più prestigiosi complessi bandistici e gruppi di fiati a
livello europeo.
Giovanni aveva perfettamente compreso il senso del percorso che avevamo
intrapreso e a lui va il riconoscimento per essere stato con noi, per
averci guidato con i suoi consigli e per averci sostenuto in ogni momento.
L’occasione del bicentenario della Rivoluzione Francese fu un altro
momento di intensa collaborazione. Lui aveva già realizzato qualche anno
prima un disco contenente musiche di quel periodo, ed io potei
approfittare delle sue conoscenze per realizzare a mia volta una
produzione con il Grand’Ensemble – Orchestra di Fiati di Perugia.
Ma al di là delle occasioni e, perché non riconoscerlo, anche delle
opportunità che questa conoscenza ha messo in atto, voglio ricordare
Giovanni che, nonostante i 20 e più anni di differenza esistenti fra noi,
mi ha dato la sua stima e la sua amicizia che si è estesa anche alle
nostre famiglie e che sono tra le “cose belle” della nostra esistenza. |