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LA PARTICOLARITÀ E LA SPECIFICITÀ
DELL’ESPERIENZA DEL “CENTRO GIOVANILE BRESCIANO DI EDUCAZIONE MUSICALE” DI
GIOVANNI LIGASACCHI
Origini e ragioni fondanti dell’esperienza
Un esempio di forte capacità progettuale e riformista all’interno delle
realtà associative bandistiche è rappresentato dal sapiente, innovativo e
moderno contributo di Giovanni Ligasacchi.
Intorno alla metà degli anni sessanta Ligasacchi, maestro della Banda
Cittadina di Brescia, era stato particolarmente affascinato da alcune
esperienze metodologiche di didattica musicale che aveva avuto modo di
vedere applicate in alcuni paesi europei, esperienze che aveva
approfondito con molte letture. L’Italia di quegli anni, nel settore
educativo musicale, era ancorata a concezioni didattiche obsolete e del
tutto opposte ai principi innovativi proposti dai più autorevoli metodi
europei per l’insegnamento della musica ai bambini. I libri di testo di
musica per le scuole medie redatti nel nostro paese fra la fine degli anni
sessanta ed i primi anni settanta riportavano ancora in prefazione
enunciati come il seguente……. - L’arte musicale è destinata ad accostare
gli alunni alla musica attraverso il canto, l’ascolto e le nozioni
teoriche e culturali in genere…
In epoca già di Scuola dell’obbligo, successiva quindi al 1963, i libri di
testo, pur se redatti da autorevoli personalità del mondo della musica,
continuavano a concepire l’insegnamento della musica come un’elencazione
di regole teoriche al più corredate da qualche semplice approccio al canto
corale. Generazioni di maestri elementari sono stati educati alla musica
attraverso lo studio del solfeggio avulso dalla pratica esecutiva,
divenendo così, quasi sempre, degli educatori digiuni di qualsiasi
esperienza strumentale e incapaci di insegnare ai propri allievi ad
intonare un semplice canto corale. Nelle scuole l’Educazione Musicale
veniva intesa, anche dai primi diplomati in musica che si sono dedicati
all’insegnamento nelle scuole medie, prevalentemente come un intervento
culturale inteso ad educare i ragazzi all’ascolto della grande musica
classica della tradizione europea. Nonostante, per esempio, pubblicazioni
quali “La Moderna didattica dell’Educazione Musicale in Europa” di
Riccardo Allorto e Vera D’Agostino edito da Ricordi nel 1967
introducessero, se pur in maniera sintetica, ai principi metodologico -
didattici di J. Dalcroze, C. Orff, Z. Kodaly, ecc., nelle scuole italiane
publiche e private si è continuato imperterriti per anni ad ignorare il
fondamentale principio, insito in tutti questi metodi, ovvero “fare musica
attivamente per amare veramente la musica”.
Perché una scuola popolare di musica nel quartiere del “Carmine”
Ligasacchi fu sicuramente fra i primi in Brescia a comprendere la
formidabile efficacia dell’esperienza pratica con la musica nel percorso
di apprendimento del bambino.
In qualità di maestro di Banda, partendo dal suo ambito di osservazione
privilegiato, aveva già da tempo potuto constatare quanto l’apprendimento
di uno strumento musicale attraverso i metodi tradizionali, che tendevano
a privilegiare aspetti quali la formazione teorico musicale precedente
allo studio dello strumento (Teoria musicale e solfeggio) e la pedante e
ripetitiva impartizione delle regole dell’impostazione allo strumentista,
risultassero forse efficaci per un esigua minoranza di talenti musicali
indiscutibili, ma del tutto demotivanti per la stragrande maggioranza dei
bambini e ragazzini che si accostavano per la prima volta allo studio
della musica. Forte delle convinzioni ricavate dallo studio attento dei
principali sistemi didattico musicali europei, ivi compresi quelli
italiani di Maria Montessori e di Laura Bassi, tutti tesi a dimostrare la
fondamentale efficacia del metodo attivo nell’insegnamento della musica ai
bambini, decise di applicarne i principi nei corsi di orientamento
bandistico.
Per l’epoca, siamo alla metà degli anni ’60, la cosa era sicuramente
avveniristica : sia nei conservatori che nella scuola media italiana, da
poco divenuta dell’obbligo, i principi dei metodi attivi, basati sul
privilegio dell’esperienza diretta e pratica non preceduta dalle
conoscenze teoriche, erano ancora del tutto inapplicati. Per potere però
attuare pienamente questi principi era necessario verificarne l’efficacia
su un numero piuttosto elevato di alunni che presentassero delle normali
attitudini musicali. Fu così che Ligasacchi decise di offrire
all’amministrazione comunale di Brescia, della quale era dipendente, la
sua disponibilità ad insegnare la musica ai bambini delle scuole
elementari pubbliche. La scelta cadde ben presto sulla scuola elementare
Muzio Calini, ubicata nel quartiere del Carmine. In questa scuola e in
questo quartiere Ligasacchi avrebbe potuto realizzare esperienze uniche
data la presenza in quell’ambiente di numerosi soggetti con forti
problematiche comportamentali e difficoltà nei processi di apprendimento
determinate dal difficile ambiente sociale.
L’esperienza didattico musicale come mezzo di recupero sociale
Si trattava di una vera e propria scommessa con se stesso e con le proprie
convinzioni. Era possibile usare l’esperienza didattico musicale come
mezzo di recupero sociale? Quale ambiente meglio di una scuola elementare
ubicata nel cuore di un quartiere ad alto rischio sociale con gran parte
dell’utenza proveniente da ambiti familiari proletari e sottoproletari
poteva offrire ad un educatore, fermamente convinto del potere della
musica quale mezzo di reintegro sociale, la possibilità di vedere
applicate le proprie convinzioni metodologico didattiche? Si offerse
quindi, a titolo gratuito, di insegnare musica ai bambini di quella
scuola. L’intervento educativo non venne rivolto ad un numero ristretto di
alunni ma a tutte le classi della scuola, all’epoca alquanto numerose.
Operare su centinaia di bambini poteva offrire un campo di indagine
affascinante e permetteva nel contempo di individuare alcuni talenti
particolari.
Le scuole musicali delle bande del tempo, ivi compresa quella della Banda
Cittadina, non erano sicuramente luoghi atti ad ospitare operazioni
didattiche su ampia scala a causa di forti resistenze dettate da mentalità
conservatrice. In una scuola elementare invece la figura di un esperto
educatore musicale, desideroso di applicare nuove metodologie e di
sperimentare innovativi percorsi di apprendimento, poteva risultare di più
facile introduzione. Tuttavia nelle finalità musicali prioritarie di
Ligasacchi continuava ad esserci l’impegno al rinnovamento degli ambienti
musicali bandistici e musicali in genere. La sua presenza in una scuola
elementare in qualità di educatore gli avrebbe consentito la possibilità
di indirizzare un numero elevato di alunni allo studio di uno strumento
musicale. Fu così che Ligasacchi, mediando un ruolo che continuava a
vederlo impegnato in qualità di direttore di Banda, riuscì a organizzare
un gruppo di lavoro costituito da alcuni collaboratori delle associazioni
Banda Cittadina di Brescia e Orchestra di mandolini e chitarre Costantino
Quaranta. Avvalendosi del contributo fattivo di alcuni musicisti di queste
due associazioni musicali, entrambe da lui dirette, cercò di organizzare
uno spazio educativo ove fare confluire, in orario pomeridiano
extrascolastico, gli alunni della scuola elementare Calini che avevano
manifestato particolari doti o interesse alle attività musicali.
Richieste ed ottenute alcune aule ubicate nello stesso edificio scolastico
dell’elementare Muzio Calini, Ligasacchi diede vita al Centro Giovanile di
Educazione Musicale”.
Ben presto al suo impegno educativo musicale sulle classi elementari in
orario curricolare si affiancò un impegno parallelo teso ad avviare una
serie di bambini e ragazzini allo studio complementare di uno strumento
musicale. Il Centro Giovanile di Educazione Musicale di Ligasacchi, più
noto fra i suoi allievi semplicemente come “Il Centro”, iniziò quindi
l’esperienza unica ed entusiasmante che lo ha visto per decenni
frequentato da centinaia di bambini e ragazzi bresciani, oggi affidati
alla competente guida della moglie Rosa Messora.
Fondamentale nel pensiero didattico di Ligasacchi è la consapevolezza che
la musica è un formidabile mezzo per unire le diverse individualità.
Avviare i giovani alla formazione musicale significa abituarli soprattutto
ad esprimersi con la musica. Imparare uno strumento musicale è
un’esperienza fortemente arricchente e soprattutto colma di valenze
sociali. Certamente la possibilità di educare al sociale attraverso la
musica è convinzione di tutte le moderne metodologie didattiche. Ma per
Ligasacchi l’educazione musicale rappresentava anche un mezzo attraverso
il quale aiutare una serie di bambini del quartiere del Carmine a scoprire
per la prima volta alcuni valori sociali. Attraverso la musica lui seppe
far acquisire ad un numero elevatissimo di persone una coscienza sociale.
È questa forse la più bella e importante eredità del suo impegno
educativo.
La musica veniva e viene vissuta nel suo centro come un collante dentro il
quale mantenere uniti valori umani che vanno ben oltre la formazione
musicale dei singoli individui.
L’Educazione Musicale a 360 gradi vissuta attraverso esperienze
diverse di pratica strumentale e vocale
Con l’esperienza del “Centro”, Ligasacchi riuscì ad influire in modo
indelebile sulle modalità formative delle scuole popolari di orientamento
bandistico del tempo.
Prima di quella che, a mio parere, potrebbe a ragione essere definita come
la riforma Ligasacchi, nelle scuole delle bande si procedeva per abitudine
consolidata (e purtroppo in alcuni casi non ancora del tutto cancellata)
ad avviare gli allievi all’apprendimento individuale di uno strumento a
fiato o a percussione ed al conseguente inserimento nella banda.
L’insegnamento era spesso affidato ad una o due figure di strumentisti
anziani ai quali veniva demandato il compito di impartire lezioni minime
di tecnica strumentale. Ligasacchi sarà il primo a porre al centro
dell’attenzione l’esigenza di costituire un corpo insegnante qualificato
formato da esperti dei singoli strumenti.
Oggi può sembrare impossibile ma negli ambienti bandistici fino a qualche
decennio fa questa fondamentale e indispensabile metodologia accademica
non era quasi mai applicata. Un’altra innovazione fu quella di introdurre
la musica d’insieme, oggi divenuta pratica consolidata, ma allora per
niente diffusa. Per comprendere pienamente la portata riformatrice di
questo modo di procedere bisognerebbe ricordare che a quel tempo la prassi
di formare gli alunni di strumento anche attraverso lezioni di musica
d’insieme non era affatto diffusa: i conservatori stessi non sempre
riuscivano ad organizzare gruppi strumentali anche numericamente ridotti e
la musica d’insieme non era ancora prassi consueta.
Nel Centro Ligasacchi tutti sono stati avviati alla musica d’insieme e in
contemporanea allo studio di uno strumento. Le esperienze strumentali
inoltre non si limitavano alla prassi consueta del suonare il proprio
strumento insieme ad altri, bensì prevedevano che gli allievi svolgessero
una serie di esercitazioni pratiche avvalendosi di strumentari didattici,
in particolare quello di Orff; ciascuno riusciva così a completare la
propria formazione in una visione più ampia che individuava nel
polistrumentismo un obiettivo fondamentale. Non a caso molti ex allievi
del Centro sono successivamente divenuti esecutori di più strumenti
musicali che in alcuni casi sanno suonare con uguale abilità. I sistemi
musicali di riferimento di Giovanni Ligasacchi, per tutti semplicemente
“Il Maestro”, furono soprattutto quello di Orff per la pratica strumentale
e di Kodaly per la pratica vocale.
Nella concezione di Ligasacchi entrambi costituivano il giusto
completamento di un percorso di formazione musicale che aveva fra i propri
intenti anche quello di individuare talenti da avviare ad una futura
professione musicale.
L’intento principale era di indurre i ragazzi ad una partecipazione
spontanea e motivata al fare musica. La ricerca di forti componenti
motivazionali ha consentito al metodo di Ligasacchi di ottenere risultati
eccezionali e per alcuni versi superiori alle aspettative. Ligasacchi
seppe creare presso il centro musicale da lui fondato un luogo di
aggregazione in grado di porsi talvolta in alternativa ad altre realtà di
partecipazione sociale quali ad esempio gli oratori.
La portata riformista e innovativa dei metodi introdotti da
Ligasacchi
Le sue convinzioni, sempre aperte alle nuove possibilità della
sperimentazione didattica, si reggevano anche su un grande rispetto della
cultura musicale in senso lato. Presso il suo centro era possibile
formarsi ed accrescere la propria musicalità venendo educati, per esempio,
alla conoscenza delle differenze esistenti fra uno strumento musicale e
l’altro senza però che venisse meno la giusta considerazione delle
peculiarità distintive di ciascuno. I ragazzi del Centro sono stati
educati alla consapevolezza che nessuno strumento musicale è secondario o
meno nobile di un altro. La concezione accademica tradizionale che ha
visto per molto tempo il prevalere di una mentalità che tendeva a ritenere
strumenti quali gli archi o il pianoforte più degni di considerazione
storica è sempre stata fermamente osteggiata da Ligasacchi. Nella sua
scuola ove si insegnavano e si continuano ad insegnare tutti gli strumenti
della tradizione musicale colta europea, strumenti quali il flauto dolce,
il cornetto o il mandolino sono stati divulgati e valorizzati al pari di
altri maggiormente conosciuti. L’attenzione di Ligasacchi nei confronti
dell’educazione musicale ed umana dei suoi numerosi ragazzi l’ha sempre
indotto a ricercare i giusti mezzi atti a valorizzare alcuni talenti che
hanno avuto la fortuna di incontrarlo e di condividere con lui alcune
forti idealità. Grazie alla sua opera ed all’ambiente del Centro giovanile
bresciano di Educazione Musicale è stato possibile creare per non poche
persone reali prospettive professionali. Il Maestro Ligasacchi è stato in
grado di indurre numerosi ragazzi ad individuare nella musica un vero e
proprio percorso di vita.
I suoi metodi ed i suoi principi di rinnovamento hanno determinato
notevoli e positivi cambiamenti in numerosi luoghi di diffusione popolare
della musica. La sua forte passione per le possibilità del fare musica
insieme unitamente ad un carattere intraprendente, curioso e
particolarmente attento ai fatti culturali in genere gli hanno consentito
di favorire la nascita di più gruppi strumentali di stili diversi. Presso
il suo centro si sono costituiti insiemi musicali importanti, anche per la
nostra città, quali l’Orchestra di Mandolini e Chitarre “Città di
Brescia”, il “Gruppo di Cornetti e Tromboni Paride e Bernardo Dusi” oltre
a gruppi di musica jazz ed insiemi di flauti dolci. Il suo spirito di
ricerca è stato sicuramente provvidenziale per l’arricchimento e il
rinnovamento del repertorio per gli strumenti a pizzico. La sua
sensibilità per il recupero delle antiche tradizioni musicali locali lo ha
indotto a proporre la reinterpretazione di antiche musiche strumentali
rinascimentali bresciane.
La sua opera migliore però è da ricercare nella riforma innovativa del
repertorio, dei metodi e delle capacità progettuali della banda. Oggi
possiamo tranquillamente asserire che senza il contributo fondamentale di
Giovanni Ligasacchi rinnovare gli ambienti bandistici sarebbe sicuramente
risultato molto più difficile ed in alcuni casi forse impossibile.
La sua convinzione, per esempio, che il fare musica d’insieme rappresenti
un principio fondamentale in un percorso educativo musicale che faccia
della partecipazione attiva l’elemento di spicco, ha consentito ad una
nuova generazione di maestri ed insegnanti di bande musicali del bresciano
di crearsi un’ottica di osservazione nuova e più aperta alla
sperimentazione didattica di quanto non avvenisse fra le generazioni
passate.
Oggi tutte le bande musicali bresciane ed italiane plaudono alla
consuetudine di eseguire in concerto repertori di musica originale per
orchestra di fiati. Molti di noi però sanno, per averlo vissuto di
persona, quali difficoltà e resistenze dovette affrontare Ligasacchi più
di 30 anni fa quando iniziò ad introdurre in repertorio le prime
composizioni originali.
L’Associazione Isidoro Capitanio “Banda Cittadina di Brescia” deve
moltissimo alle sue capacità di musicista, ricercatore, educatore e
innovatore didattico. La nostra generazione ha il dovere morale di
mantenere vive nel tempo le sue idee e di divulgarle.
Ritengo che il centro Ligasacchi possa essere ancora preso ad esempio
quale luogo ideale per la diffusione della cultura musicale popolare.
Oggi esperienze di apprendimento della musica simili a quella sperimentate
dal “centro” sono sempre più diffuse, soprattutto nelle scuole che fanno
capo alle associazioni bandistiche.
Nostro compito è anche ricordare che senza l’uomo Ligasacchi ottenere
tutto questo sarebbe stato sicuramente più difficile.
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