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di Giancarlo Facchinetti
Ho
conosciuto il maestro Giovanni Ligasacchi nel lontano 1962, in occasione
di un concerto della Banda cittadina “Isidoro Capitanio” a Brescia.
Mi
colpì subito l’energia vitale e la musicalità di questo omino mingherlino.
Mi
congratulai con lui sinceramente e diventammo subito amici. Quando seppe
che ero in partenza per il Festival della Gioventù in Finlandia e che
successivamente mi sarei recato nell’Unione Sovietica per una serie di
concerti in varie città, mi diede appuntamento davanti al Municipio di
Karkov in Ucraina, dove anche lui si sarebbe trovato, per proseguire i
nostri discorsi riguardanti la musica colta e non colta, che si erano
interrotti in Italia.
È
inutile dire che non siamo riusciti a trovarci, perché abbiamo sbagliato
via, giorno e luogo di incontro, anche per la difficoltà di leggere i nomi
delle strade in caratteri cirillici.
Dopo
circa un paio di anni, i componenti del complesso di strumenti a plettro
“Costantino Quaranta” mi chiesero se ero disposto a prepararli per
partecipare a un concorso internazionale, credo, in Olanda. Io accettai,
ma quando ci venne comunicata la data delle prove del concorso, ho
scoperto che coincideva con la data del mio matrimonio con Caterina. Il
complesso era preparato; si trattava pertanto di trovare il direttore
disponibile a recarsi in Olanda per dirigerli. Dopo una lunga riflessione,
decisi di telefonare a Ligasacchi. Gli fissai un appuntamento a casa mia,
venne, e dopo qualche attimo di titubanza, accettò di dirigere la
“Costantino Quaranta” che portò alla vittoria del 1° premio assoluto.
Dopo
questa esperienza la nostra amicizia si consolidò e i nostri incontri
divennero più frequenti. I meriti di Giovanni Ligasacchi sono molti e io
non starò qui a enumerarli ancora, dopo che altri suoi amici e
collaboratori l’hanno fatto prima di me nei precedenti numeri di
BresciaMusica.
Dirò
comunque quali sono le iniziative più importanti che lo qualificavano, non
solo sul piano musicale, ma anche sul piano sociale, persona assolutamente
eccezionale.
Prima
fra queste è la fondazione del “Centro Giovanile bresciano di educazione
musicale”. Si tratta di una scuola di musica, dove si insegnano quasi
tutti gli strumenti, in particolare i fiati, al fine di garantire un
continuo ricambio di strumentisti per la Banda cittadina. Non
dimentichiamo che anche il Conservatorio di Brescia, quando venne
istituita la classe di corno, attinse elementi quasi tutti provenienti dal
Centro di Ligasacchi.
Nella
mia classe di composizione ogni tanto Giovanni mi mandava i suoi alunni
più dotati. Potrei citare Claudio Mandonico, Arturo Andreoli e altri
ancora.
Uno dei
più grandi meriti di Giovanni Ligasacchi è stato anche quello di aver
tolto dalla strada ragazzi che avevano una grave situazione familiare, i
quali trovavano nel Centro un clima e una familiarità più unica che rara,
grazie alla grande umanità del suo fondatore e dei docenti che vi
operavano con grande passione e professionalità.
Dal
Centro poi nasceranno iniziative varie, l’Orchestra Mandolini e Chitarre
“Città di Brescia”, il Gruppo di musica antica “Paride e Bernardo Dusi”
specializzato nella musica barocca, per non parlare di conferenze e
lezioni su vari problemi di carattere musicale. Musicisti italiani e
stranieri di passaggio da Brescia, ebbero modo di apprezzare questo
centro, con tutte le iniziative fra le più varie che venivano svolte ogni
anno.
Quando,
ogni tanto, gli scrivevo qualche brano per vari strumenti di carattere
didattico, mi dimostrava sempre una immensa gratitudine. Purtroppo una
grave malattia, in questi ultimi anni, lo ha reso incapace di continuare a
svolgere il suo lavoro, anche se aveva già costruito le basi per la
continuazione delle varie attività, grazie anche alla capacità e
professionalità dei suoi più stretti collaboratori.
Giovanni Ligasacchi, dopo un grande dolore provocato dalla scomparsa della
sua piccola bambina, riuscì con enorme fatica a continuare il suo lavoro,
anche se questa terribile disgrazia lo segnò irrimediabilmente.
Con la
sua scomparsa credo di aver perso, non solo uno stimato collega al quale
tutti volevano bene, ma per quanto mi riguarda, un fratello maggiore,
saggio e ricco di umanità. |