|
Commemorazione del Maestro
Giovanni Ligasacchi
Consiglio comunale di Brescia del 28 gennaio 2005
Paolo Corsini Sindaco di Brescia
Evocare Giovanni Ligasacchi – l’uomo e il Maestro scomparso i primi giorni
dell’anno - non significa soltanto alimentare un comprensibile, legittimo
orgoglio della cultura musicale cittadina, ma pure ripercorrere una
carriera artistica e tutta una biografia da cui è possibile trarre precisi
insegnamenti, musicali senz’altro, ma pure squisitamente umani.
È infatti proprio nell’intreccio fra umanità ed arte – in Ligasacchi
mirabilmente fuse - che è possibile leggere l’intera vita del Maestro, in
cui l’uomo e l’artista si fondono in una rilevante, quanto a volte
insospettata, simbiosi.
Nato a Preseglie, in Valle Sabbia, nel 1920, dimostrò immediatamente la
propria attitudine per la musica. Dopo aver studiato –giovanissimo- tromba
con profitto e talento, terminerà la propria formazione presso il
Conservatorio di Parma. Durante il secondo conflitto mondiale, dopo
l’esperienza nella Banda Presidiaria di Milano, verrà catturato dai
tedeschi e deportato in un campo di concentramento germanico, ove resterà
sino alla conclusione del conflitto.
Ligasacchi sconta la durezza del dopoguerra come operaio presso il
cotonificio di Villanuova, ove matura il proprio impegno sindacale,
divenendo in breve – è il 1948 – segretario provinciale dei tessili della
Cgil di Varese.
La passione per la musica prende, tuttavia, il sopravvento. Divenuto
dipendente municipale nel 1957, in qualità di bibliotecario della nostra
Pinacoteca Tosio Martinengo, nel 1960 viene nominato direttore della banda
cittadina “Isidoro Capitanio”. Resterà alla guida del complesso bandistico
sino al 1987, mietendo numerosissimi successi.
Giovanni Ligasacchi fu certamente musicista poliedrico e, soprattutto un
docente insuperabile: egli rivolse la sua attenzione ai giovani, aprendo
una scuola di musica per gli aspiranti componenti la banda bresciana e,
presso la scuola Calini – nel quartiere del Carmine – ideò il “Centro
Giovanile Bresciano di Educazione Musicale”, un luogo di formazione non
solamente artistico, ma vera scuola di vita.
Chi l’ha conosciuto come direttore della banda musicale ed insegnante ha
sempre apprezzato il suo rigore, la sua serietà, la sua generosità: tre
elementi costitutivi della sua più intima natura di artista. Un rigore ed
una serietà che hanno significato soprattutto vincolo al testo, rispetto
del compositore di volta in volta avvicinato, ma pure giovialità nei
rapporti personali, sempre improntati alla massima schiettezza.
La direzione del complesso bandistico fu sempre puntigliosa, quasi
filologicamente maniacale, perfezionata ad ogni esecuzione sino a giungere
alla sintesi ideale, in sé compiuta, di una musica limpida e pura. Il
Maestro Ligasacchi seppe peraltro attribuire alla Banda civica una
preziosa funzione pubblica, nell’ambito della promozione della cultura
musicale, soprattutto di tradizione popolare, pur non ignorando le più
recenti evoluzioni dei repertori e delle composizioni per banda.
Promozione che si concretizzò grazie a lui, da un lato, garantendo
l’accesso diretto alla pratica della musica ad una moltitudine di
cittadini, in modo particolare giovani, che ne sarebbero stati viceversa
esclusi, dall’altro con un’attività concertistica che potremmo definire –
a Ligasacchi certamente non sarebbe dispiaciuto - una gioiosa proposta di
“musica in piazza”. Per accompagnare feste religiose e civili, come da
tradizione - al fine di solennizzare ed allietare, insomma, con un
linguaggio emotivamente coinvolgente, le più importanti cerimonie-, ma
anche, più semplicemente, per dar vita a feste originate dal genuino
piacere del ritrovarsi ad ascoltare musica dal vivo in spazi significativi
dell’esperienza comunitaria.
Nel 1965 Ligasacchi assume la direzione dell’Orchestra a plettro
“Costantino Quaranta”, guidata in tournèe di successo in diverse città
europee; ancora, egli ideò e diresse l’Orchestra di mandolini e chitarre
“Città di Brescia” e, frutto del suo grande amore per la storia musicale,
il Complesso di fiati “Paride e Bernardo Dusi”, esplicitamente voluto per
far conoscere il ricchissimo patrimonio delle partiture musicali del tardo
rinascimento bresciano.
Una passione storica che lo portò ad indagare intorno alle radici della
stessa banda, attestando il profondo legame del complesso strumentale con
la cultura della città, recuperando e studiando vicende e iniziative - fra
l’altro testimoniate da una cospicua disponibilità di fonti archivistiche
e a stampa - che, negli oltre due secoli di vita della Banda cittadina di
Brescia, hanno innervato il tessuto della musica bresciana.
Frutto del suo lavoro sono dunque i due CD editati dalla Banda cittadina,
quello del 1986, dedicato a musiche per banda della Rivoluzione francese e
quello più recente, con la registrazione di musiche originali per banda di
autori bresciani, quali Giancarlo Facchinetti, Arturo Andreoli, Claudio
Mandonico, Giuliano Mariotti, Isidoro Capitanio. Compositori che peraltro,
a titolo diverso, hanno avuto o a tutt’oggi hanno legami profondi con la
Filarmonica cittadina.
Giovanni Ligasacchi certamente avrebbe accolto con un certo fastidio
questo breve, insufficiente ricordo. Non avrebbe gradito questa intrusione
nella sua così singolare, poco nota biografia artistica, né avrebbe
creduto legittimo o accettabile il tentativo di svelare i propri giorni
intrisi di talento e di passione. Né questo breve intervento può narrare
l’emozione suscitata dalla studiosa sobrietà delle sue interpretazioni, in
particolare di Chopin o di Respighi, in trascrizioni per banda da lui
stesso elaborate. E pure indelebile resterà il ricordo della sua solenne
compostezza durante la partecipazione della banda cittadina ai funerali
delle vittime di piazza della Loggia, o il suo affettuoso saluto nel 1987
dopo l’ultima direzione in un affollato concerto presso il Teatro Grande.
Resta la sua musica, l’eredità di un complesso strumentale formatosi alla
scuola della sua naturale, istintiva serietà, alla sua curiosità artistica
mai doma che lo portarono a sondare il testo musicale sin nei suoi più
reconditi anfratti, senza limitarsi a leggerlo semplicemente, ma con la
preoccupazione di inoltrarsi al di là delle apparenze. In definitiva e
come suggello di una vita si può allora concludere che, con la sua banda,
il maestro Giovanni Ligasacchi ci ha dimostrato come Goethe avesse
pienamente ragione nel ricordarci che “il ritmo musicale ha qualcosa di
magico: ci fa persino credere che il sublime ci appartenga”.
|