Home Page

Associazione
 La Storia
 
I Maestri
 
Consiglio
 
Iscrizione

Attività
 Esecuzioni
 
Compositori   Bresciani
 Discografia
 Tesi
 Filmati Youtube
 Logotipo

Scuola
 Iscrizione
  Didattica

 
Opuscolo
  Banda Giovanile

Giornale
  La Storia
  
Indici
  
Primo Piano

Archivio Musicale
 Antico
 
Moderno

Associazione Amici della Banda
  

Varie

IMMS Italia

Link di interesse bandistico 

 

 

Commemorazione del Maestro Giovanni Ligasacchi

Consiglio comunale di Brescia del 28 gennaio 2005

Paolo Corsini Sindaco di Brescia


Evocare Giovanni Ligasacchi – l’uomo e il Maestro scomparso i primi giorni dell’anno - non significa soltanto alimentare un comprensibile, legittimo orgoglio della cultura musicale cittadina, ma pure ripercorrere una carriera artistica e tutta una biografia da cui è possibile trarre precisi insegnamenti, musicali senz’altro, ma pure squisitamente umani.
È infatti proprio nell’intreccio fra umanità ed arte – in Ligasacchi mirabilmente fuse - che è possibile leggere l’intera vita del Maestro, in cui l’uomo e l’artista si fondono in una rilevante, quanto a volte insospettata, simbiosi.
Nato a Preseglie, in Valle Sabbia, nel 1920, dimostrò immediatamente la propria attitudine per la musica. Dopo aver studiato –giovanissimo- tromba con profitto e talento, terminerà la propria formazione presso il Conservatorio di Parma. Durante il secondo conflitto mondiale, dopo l’esperienza nella Banda Presidiaria di Milano, verrà catturato dai tedeschi e deportato in un campo di concentramento germanico, ove resterà sino alla conclusione del conflitto.
Ligasacchi sconta la durezza del dopoguerra come operaio presso il cotonificio di Villanuova, ove matura il proprio impegno sindacale, divenendo in breve – è il 1948 – segretario provinciale dei tessili della Cgil di Varese.
La passione per la musica prende, tuttavia, il sopravvento. Divenuto dipendente municipale nel 1957, in qualità di bibliotecario della nostra Pinacoteca Tosio Martinengo, nel 1960 viene nominato direttore della banda cittadina “Isidoro Capitanio”. Resterà alla guida del complesso bandistico sino al 1987, mietendo numerosissimi successi.
Giovanni Ligasacchi fu certamente musicista poliedrico e, soprattutto un docente insuperabile: egli rivolse la sua attenzione ai giovani, aprendo una scuola di musica per gli aspiranti componenti la banda bresciana e, presso la scuola Calini – nel quartiere del Carmine – ideò il “Centro Giovanile Bresciano di Educazione Musicale”, un luogo di formazione non solamente artistico, ma vera scuola di vita.
Chi l’ha conosciuto come direttore della banda musicale ed insegnante ha sempre apprezzato il suo rigore, la sua serietà, la sua generosità: tre elementi costitutivi della sua più intima natura di artista. Un rigore ed una serietà che hanno significato soprattutto vincolo al testo, rispetto del compositore di volta in volta avvicinato, ma pure giovialità nei rapporti personali, sempre improntati alla massima schiettezza.
La direzione del complesso bandistico fu sempre puntigliosa, quasi filologicamente maniacale, perfezionata ad ogni esecuzione sino a giungere alla sintesi ideale, in sé compiuta, di una musica limpida e pura. Il Maestro Ligasacchi seppe peraltro attribuire alla Banda civica una preziosa funzione pubblica, nell’ambito della promozione della cultura musicale, soprattutto di tradizione popolare, pur non ignorando le più recenti evoluzioni dei repertori e delle composizioni per banda.
Promozione che si concretizzò grazie a lui, da un lato, garantendo l’accesso diretto alla pratica della musica ad una moltitudine di cittadini, in modo particolare giovani, che ne sarebbero stati viceversa esclusi, dall’altro con un’attività concertistica che potremmo definire – a Ligasacchi certamente non sarebbe dispiaciuto - una gioiosa proposta di “musica in piazza”. Per accompagnare feste religiose e civili, come da tradizione - al fine di solennizzare ed allietare, insomma, con un linguaggio emotivamente coinvolgente, le più importanti cerimonie-, ma anche, più semplicemente, per dar vita a feste originate dal genuino piacere del ritrovarsi ad ascoltare musica dal vivo in spazi significativi dell’esperienza comunitaria.
Nel 1965 Ligasacchi assume la direzione dell’Orchestra a plettro “Costantino Quaranta”, guidata in tournèe di successo in diverse città europee; ancora, egli ideò e diresse l’Orchestra di mandolini e chitarre “Città di Brescia” e, frutto del suo grande amore per la storia musicale, il Complesso di fiati “Paride e Bernardo Dusi”, esplicitamente voluto per far conoscere il ricchissimo patrimonio delle partiture musicali del tardo rinascimento bresciano.
Una passione storica che lo portò ad indagare intorno alle radici della stessa banda, attestando il profondo legame del complesso strumentale con la cultura della città, recuperando e studiando vicende e iniziative - fra l’altro testimoniate da una cospicua disponibilità di fonti archivistiche e a stampa - che, negli oltre due secoli di vita della Banda cittadina di Brescia, hanno innervato il tessuto della musica bresciana.
Frutto del suo lavoro sono dunque i due CD editati dalla Banda cittadina, quello del 1986, dedicato a musiche per banda della Rivoluzione francese e quello più recente, con la registrazione di musiche originali per banda di autori bresciani, quali Giancarlo Facchinetti, Arturo Andreoli, Claudio Mandonico, Giuliano Mariotti, Isidoro Capitanio. Compositori che peraltro, a titolo diverso, hanno avuto o a tutt’oggi hanno legami profondi con la Filarmonica cittadina.
Giovanni Ligasacchi certamente avrebbe accolto con un certo fastidio questo breve, insufficiente ricordo. Non avrebbe gradito questa intrusione nella sua così singolare, poco nota biografia artistica, né avrebbe creduto legittimo o accettabile il tentativo di svelare i propri giorni intrisi di talento e di passione. Né questo breve intervento può narrare l’emozione suscitata dalla studiosa sobrietà delle sue interpretazioni, in particolare di Chopin o di Respighi, in trascrizioni per banda da lui stesso elaborate. E pure indelebile resterà il ricordo della sua solenne compostezza durante la partecipazione della banda cittadina ai funerali delle vittime di piazza della Loggia, o il suo affettuoso saluto nel 1987 dopo l’ultima direzione in un affollato concerto presso il Teatro Grande.
Resta la sua musica, l’eredità di un complesso strumentale formatosi alla scuola della sua naturale, istintiva serietà, alla sua curiosità artistica mai doma che lo portarono a sondare il testo musicale sin nei suoi più reconditi anfratti, senza limitarsi a leggerlo semplicemente, ma con la preoccupazione di inoltrarsi al di là delle apparenze. In definitiva e come suggello di una vita si può allora concludere che, con la sua banda, il maestro Giovanni Ligasacchi ci ha dimostrato come Goethe avesse pienamente ragione nel ricordarci che “il ritmo musicale ha qualcosa di magico: ci fa persino credere che il sublime ci appartenga”.