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TRADIZIONI E STORIA DELLE BANDE MUSICALI BRESCIANE
di Giovanni Ligasacchi
La fama musicale di Brescia assume, soprattutto nel
‘500, importanza europea per la costruzione di strumenti a corda (viole,
violini, violoncelli, contrabbassi, ecc.) che, nel Rinascimento, si
diffusero nelle corti italiane e straniere. Alla liuteria si aggiunse
anche una fiorente attività nella costruzione di organi.
La costruzione di strumenti ad arco, che trova il suo punto di partenza
nelle botteghe artigiane bresciane, contribuisce in maniera determinante
alla nascita e allo sviluppo della musica strumentale in Italia ed in
Europa.
A ragione Massimo Mila ebbe a scrivere: "…Le origini della musica
strumentale avvengono in una zona ben circoscritta dell'Italia
settentrionale, dove progresso tecnico e spirituale, congiungendosi
armoniosamente, danno luogo all’invenzione contemporanea degli strumenti e
delle musiche ad essi destinate. Gasparo da Salò, o chi per esso, inventa
il violino: e siamo in provincia di Brescia, sul lembo meridionale del
lago di Garda, al centro di quella confluenza di tre regioni, Lombardia,
Veneto e Emilia, ove è situato il focolaio della civiltà strumentale…".
(Cronache musicali 1955-59, Einaudi, 1959).
SQUILLI DI TROMBA
Ma le botteghe artigiane bresciane non producevano soltanto strumenti
ad arco e organi, ma anche strumenti a fiato, che nella città hanno
un'antica tradizione. Già nel 1350 il Comune di Brescia stipendiava un
corpo di trombettieri detti "Trombetta" che avevano il compito di
accompagnare l’addetto comunale, il quale, in luoghi stabiliti e con
l’ausilio di squilli di tromba, doveva leggere al popolo i decreti e le
grida emanate dalle autorità.
La carica di "trombetta" era acquisita attraverso un difficile
esame con il quale i prescelti dovevano dimostrare di saper suonare alla
perfezione, perché il "suono ufficiale doveva avere un'impronta seria e
artistica". I trombettieri dovevano inoltre partecipare alle
cerimonie, alle feste, ai tornei e alle giostre. Generalmente i
trombettieri erano bresciani, ma, in caso di bisogno, venivano
"condotti al soldo" del Comune anche suonatori provenienti da altre
città.
Fra i trombettieri comunali fu celebre Giampiero Rizzetti, nato a Brescia
nel 1494 e morto intorno al 1560. Il Rizzetti, "sive orbis trombetta e
cittadin de Bressa" come egli stesso si chiamò in una polizza d’estimo
presentata al Comune nel 1534, fu abilissimo musicista, e divenne poi il
capo di un complesso di suonatori bresciani che vennero assunti al
servizio del Duca Pier Luigi Farnese. Essi erano "artisti abilissimi
nel sonare trombette, tromboni, cornetti, piffari, cornamuse, piffari alla
alemanna, et viole da brazo".
In quell’epoca nella città di Brescia non mancavano strumentisti e
compositori d’alto ingegno che componevano musiche di moda in quel secolo:
ballate, canzoni, madrigali, cacce, etc. Nonostante il continuo esodo di
rinomati strumentisti alla corte di Mantova, Firenze, Ferrara, Milano,
Venezia e all’estero, troviamo ancora in città molti musicisti degni di
essere ricordati nella storia della musica bresciana. A tale proposito
Giulio Roberti (Il primato degli italiani nella musica strumentale,
Milano, 1882, pagg. 115-116), che nel 1880 aveva fatto accurate ricerche
negli archivi musicali della Reale Corte di Sassonia, trovò che per oltre
un secolo a Dresda, presso l’Elettore, prestarono servizio molti musicisti
bresciani; infatti il Roberti scriveva che "fra le città dell’alta
Italia, Brescia andava assai distinta nel secolo XVI per il numero e la
somma valentia dei suoi strumentisti, i quali erano tutti contrappuntisti
di vaglia e compositori non solo di musica strumentale, ma anche di musica
sacra. E fu appunto - conclude l’illustre studioso - da
Brescia che furono chiamati a Dresda i primi musicisti italiani. Fra
questi i fratelli Besutius, Zaccaria, Antonio Scandelli, compositore e
suonatore di cornetto, e i fratelli Gabriele e Quirino Tola, trombonisti...".
Altri suonatori di "cornetto" furono al servizio dell’imperatore
Rodolfo a Praga. Il "cornetto" ebbe grande fortuna prima e dopo
l’invenzione del violino e fu usato per altri quattro secoli. Lo strumento
era costituito da un tubo di legno ricoperto di cuoio, diritto o
leggermente ricurvo, a sezione ottagonale; aveva un piccolissimo bocchino
di osso o di metallo ed era munito di sette fori. Il cornetto produceva un
suono dolcissimo che si fondeva perfettamente con gli strumenti ad arco e
con la voce umana. Anche Bach lo utilizzò in alcune cantate da chiesa per
sostenere la melodia.
Brescia ebbe nei secoli XV e XVII famosi suonatori come Ludovico del
Cornetto, Paride Dusi, Petro dell’Olmo, Gregorio Turini ed altri che con
la loro arte contribuirono a mantenere alto il prestigio della città. La
presenza di un numero considerevole di suonatori e di strumenti a fiato
favorì lo sviluppo delle botteghe che producevano corni, cornetti, trombe,
tromboni, flauti, cromorni, bombarde e altri strumenti, che erano
apprezzati per la loro alta qualità. Fra i più prestigiosi costruttori di
strumenti a fiato sono da ricordare il nobile Paolo Faida (1450-1519),
Jiulius da Manerbio (sec. XVI), Morettus (sec. XVII) ed altri.
LE PRIME FILARMONICHE
La banda, quale complesso di strumenti a fiato e a percussione, si
afferma alla fine del 1700 e coincide con la discesa in Italia di
Napoleone Bonaparte che, a due mesi dall’inizio della campagna d’Italia,
entra vittoriosamente a Brescia il 27 maggio 1796. I bresciani,
affascinati dagli ideali di libertà, fraternità, uguaglianza proclamati
dalla Rivoluzione francese, accolgono con simpatia il giovane generale. Le
cronache del tempo narrano che le truppe napoleoniche entrarono in città
accompagnate dal suono di una numerosa banda militare.
La Rivoluzione francese segna il momento più importante per lo sviluppo
della banda. Si deve infatti alla Francia rivoluzionaria tutta una serie
di feste e cerimonie per le quali la banda riceve un nuovo impulso.
Innanzitutto le stesse ideologie della Rivoluzione avevano bisogno di
riti, feste e cerimonie che coinvolgevano tutte le classi sociali. Tali
manifestazioni si tenevano all’aperto e in esse venivano utilizzati
robusti gruppi di strumenti a fiato e grossi gruppi corali. Naturalmente
per queste nuove cerimonie bisognava comporre musica nuova. Ecco quindi il
coinvolgimento di importanti compositori come Gossec, Cherubini, Mehul,
Catel ed altri, che produssero brani adatti ad essere eseguiti "en
plein air".
Le truppe francesi portarono nella nostra città i riti e le cerimonie
della Rivoluzione. Una cronaca di quel periodo del Giornale dell’armata
imperiale francese di G.B. Avanzini (Manoscritto Queriniana Fé 31) ci
racconta:
"7 aprile… 1797. Ieri sera ànno piantato un albero in mezzo a piazza del
Duomo con sopra una rossa beretta in segno dell’albero della libertà"
Quest’oggi si è veduto girar una gran pattuglia con alla testa l’amazzone
Ghirardi, nata Lechi, era quella pattuglia oltre il numero grande,
composto di quasi tutti i suonatori e musici bresciani che suonavano e
cantavano Chairà canzonetta francese".
"7 maggio... Si è veduto inalzare l’albero della libertà in Piazza
Vecchia..."
"8 maggio... Il canone che è cominciato a farsi sentire nel far giorno è
stato lieto anonzio per la gran sollenità dell’albero della libertà. É
arrivato il generale francese Baland che è alloggiato in Casa Fenaroli.
Seguivano il corteo trecento francesi con dodici tamburi nazionali, dopo
dei quali vi era una numerosissima banda militare con musici che cantavano
e suonavano un’aria patriottica; quindi il presidente e il vice presidente
del Governo con il resto di tutto il corteo...".
"12 maggio... É stato dato un pranzo nella gran piazza della Libertà,
avendo piantato la tavola tutta attorno all’albero della libertà, a tutti
i nostri liberati prigionieri arrivati ieri sera, accompagnato questo dai
suonatori che suonavano e cantavano il Sairà e la Carmagnola...".
Questa particolare situazione ha influito notevolmente sulla
costituzione delle prime bande in città ed in provincia. La prima notizia
della presenza di una banda ci viene comunicata dal Giornale
democratico del 13 ottobre 1798 che scrive: "Si è organizzata a
Brescia la banda militare d’unirsi alla Guardia Nazionale Sedentaria. É
numerosa e sono dilettanti i bravi patriotti che la compongono. L’altro
ieri si mostrò per la prima volta, il popolo l’accompagnò in folla e la
coperse di applausi".
Nei primi anni del 1800 si organizzano le Filarmoniche di Salò e di
Toscolano. La Filarmonica fu fondata da Domenico Landi, nato a Salò verso
la fine del 1800. Il Landi fu, nel 1818, primo clarinetto e capo banda
della Filarmonica di Salò. Si conosce infatti una istanza, avanzata dai
dirigenti della banda, alla Regia Delegazione Provinciale, di ottenere il
permesso, dall’autorità austriaca, di organizzare una Società Filarmonica.
L’istanza ottenne il nulla osta dell’Imperial Regio Governo di Milano il
15 agosto dello stesso anno e, nella stessa estate, la banda tenne i primi
concerti pubblici.
Nel 1853 la direzione della banda viene affidata a Eugenio Parolini. Nel
1857 la banda è scelta, con altri complessi della provincia, per
partecipare ai festeggiamenti organizzati a Brescia per la visita
dell’imperatore Francesco Giuseppe, in viaggio di nozze. Nella sfilata la
banda fu collocata al terzo posto dopo la banda militare austriaca e la
banda cittadina di Brescia.
La banda di Toscolano viene fondata da Giuseppe Calcinardi, nato a
Toscolano verso la fine del XVIII secolo. Il Calcinardi, dotato di
spiccate doti musicali, profuse tutto il suo sapere, la sua passione e il
suo entusiasmo per far prosperare il numeroso complesso, ottenendo in
breve tempo ottimi risultati. In seguito alla sua morte la direzione della
banda passò al figlio Giorgio che la mantenne fino al 1860, anno in cui,
per varie cause, il complesso sospese la sua attività. La banda venne
ricostituita pochi anni dopo per iniziativa di Piero Crescini.
Nel 1890 si formava a Maderno un’altra filarmonica, che nel 1918 si
fuse con quella di Toscolano.
In questo periodo erano attive le bande di Brescia, Toscolano, Salò,
Bagnolo Mella, Carpenedolo, Castenedolo, Chiari, Casto, Gardone V.T.,
Gargnano, Lonato, Montichiari, Iseo, Orzinuovi, Verolanuova e Palazzolo
sull’Oglio.
LE SOCIETÀ FILARMONICHE DURANTE L’OCCUPAZIONE AUSTRIACA
Svanite le illusioni libertarie portate dalle truppe francesi, il 28
aprile 1814 le truppe austriache occupano Brescia salutate dalla
popolazione festante. Il 7 aprile 1815 l’Imperatore Francesco I d’Austria
decide che le regioni italiane dell’Impero austriaco costituiscano il
Regno Lombardo-Veneto.
Per la sua importanza Brescia è dichiarata "Città Regia".
Durante l’occupazione austriaca si assiste in tutta la provincia ad un
fervore d’iniziative per dare vita a Biblioteche, filodrammatiche, scuole
di alfabetizzazione e di società filarmoniche che organizzano scuole di
musica gratuite, rivolte con particolare attenzione ai giovani.
La vita di queste associazioni non era facile, anzi, era contrastata dalla
sospettosa Polizia austriaca che vedeva in ogni associazione una
potenziale organizzazione politica contro l’Impero. Nessuna associazione
filarmonica poteva organizzarsi e svolgere attività senza la previa
autorizzazione delle autorità della Polizia austriaca. Tale autorizzazione
era condizionata all’approvazione del "regolamento organico" in cui
erano esposte le finalità sociali e culturali e le strutture organizzative
delle società filarmoniche. Gli aderenti alle società si dividevano in
"soci contribuenti o sostenitori" che, con le loro offerte in denaro,
concorrevano a sostenere gli oneri finanziari, e in "soci attivi o
filarmonici" che costituivano l’organico strumentale della banda
stessa. Le filarmoniche avevano come scopo principale "l’educazione dei
giovani all’arte musicale, attraverso un impegno personale costante che
aiutava ad evitare l’ozio, occupare proficuamente il tempo libero e
allontanava dalle osterie spesso fonte di degradazione morale e fisica".
Il consiglio della filarmonica era formato dal Delegato politico,
designato dalle autorità di Polizia austriaca, da un direttore e un vice
direttore, da un cassiere e dall’economo. Il Delegato politico aveva il
compito di "speciale sorveglianza" sui sentimenti e sugli
orientamenti politici dei soci filarmonici.
Il Direttore e gli altri componenti il Consiglio avevano funzioni
puramente esecutive. Frequenti erano le circolari della Polizia relative
alla stretta sorveglianza delle società autorizzate. Una circolare del 23
febbraio 1848 raccomandava alle Autorità locali "... trasmettere allo
scrivente un esatto elenco di tutte le società esistenti in questo
distretto, non senza esprimere il proprio motivato e coscienzioso voto
circa la convenienza o meno di sopprimerle tutte, o almeno talune di esse
nella mira di impedire, negli attuali momenti, riunioni che possono essere
anche soltanto sospetto in rapporti politici…".
Alla circolare era allegato un modulo da compilare così formulato:
-
luogo di residenza
-
denominazione della società e scopo
-
data e numero dell’ordinanza di autorizzazione rilasciata alla
società dalle autorità austriache
-
cognome e nome dei soci sospetti per le loro convinzioni politiche.
Un’altra circolare del 4 ottobre 1850 firmata dal
Dirigente della Delegazione provinciale di Brescia, avente come oggetto:
"Corpi musicali: esecuzione del nuovo Inno nazionale", veniva
inviata ai distretti di Chiari, Iseo, Salò, Montichiari, Verolanuova,
Bagnolo sul Mella, Orzinuovi e Lonato.
Nella circolare era scritto testualmente: "... Nell’occasione
dell’ultima visita fatta da S.A. il Principe Luogotenente della Lombardia,
gli vennero fatte dimostrazioni di esultanza, alcune delle quali anche col
suono delle bande musicali. Tali dimostrazioni valutandole come
dichiarazione di attaccamento alla sua persona quale delegato di S.M.
l’Imperatore nostro. Onde in avvenire simili dimostrazioni del popolo alla
casa Regnante possano venire espresse in modo conveniente, anche nella
provincia di Brescia, è desiderio dell’ottimo Principe che fosse
consigliabile alle bande musicali di imparare l’anzidetto Inno. Si
commette alla tanto di Lei avvedutezza, I.R. Commissario, il procurare che
venga corrisposto per parte dei Corpi musicali in codesto Distretto al
suggerimento dato dalla prelodata a S.E. E poiché è questo suggerimento e
non ordine preciso, così Ella, nella sua esperienza sceglierà il modo più
conveniente per ottenere, con la forma della persuasione, l’intento. Si
aggradisce di conoscere il risultato delle pratiche, e non dubito vorrà
attuare con sollecitudine e con prudente risolutezza...".
La pressione delle autorità austriache, affinché le bande suonassero
l’Inno nazionale austriaco, iniziò nel 1835, anno in cui venne adottato il
nuovo Inno Dio conserva Ferdinando, con musica di Giuseppe Haydn.
L’adozione del nuovo inno avvenne nell’occasione dell’incoronazione di
Ferdinando I, che era succeduto a Francesco I deceduto nel 1835.
Affinché l’inno diventasse popolare, l’Imperial Regio Governo di Milano
aveva trasmesso a tutti i comuni copia della musica e del testo in lingua
italiana, perché fosse distribuito ai teatri, alle scuole e alle
filarmoniche, affinché venisse eseguito in occasione di cerimonie. A tale
scopo il Comune di Brescia aveva fatto "istromentare" l’inno dal
noto compositore Luigi Savi (1803-1849) di Parma. L’invito delle autorità
non entusiasmò le bande, anzi, in qualche caso fu causa della sospensione
della loro attività. Così avvenne a Bagnolo Mella dove, dopo una prima
formale adesione all’invito delle Autorità, si convinsero i soci
filarmonici a sospendere l’attività in attesa di tempi migliori.
Nonostante queste limitazioni, lo sviluppo delle bande continuò nelle
valli e nella pianura.
Il repertorio era costituito da trascrizioni di melodie di opere di
Rossini, Bellini, Donizetti, ballabili di Strauss e di musicisti viennesi.
Successivamente il musicista più amato fu Giuseppe Verdi, che divenne il
simbolo delle speranze e delle aspirazioni risorgimentali.
Il 17 giugno 1859 Re Vittorio Emanuele II entra trionfalmente a Brescia.
BRESCIA NEL REGNO D’ITALIA
Il 17 marzo 1861 viene proclamato a Torino il Regno d’Italia.
La provincia di Brescia entra a far parte del nuovo Regno con una
struttura economica in prevalenza agricola e con una accentuata vocazione
industriale di antica tradizione, soprattutto nelle Valli. In questa
situazione la presenza a Brescia di un forte schieramento di liberali di
sinistra capeggiato da Giuseppe Zanardelli (1826-1903), influenza in
maniera determinante la vita politica, economica e culturale della
provincia. Sono gli anni dell’impegno della classe dirigente
liberal-progressista, che si sente investita da un compito "storico"
in direzione della grande "trasformazione" e della
"modernizzazione economica" mediante la formazione del mercato
nazionale e la conduzione capitalistica della produzione agricola e
industriale. Nel periodo zanardelliano (1876-1903) hanno grande impulso le
industrie tessili, siderurgiche e meccaniche, alle quali si affianca il
settore idroelettrico che, sfruttando la fonte di energia di cui sono
ricche le valli bresciane, l’acqua, consente un grande sviluppo economico
che si manterrà fino alla prima guerra mondiale. Il progresso economico
favorisce la presa di coscienza dei lavoratori che rappresentano la
stragrande maggioranza della popolazione attiva. Il proletariato matura le
sue esperienze attraverso la creazione delle Società di Mutuo Soccorso e
in seguito con la fondazione, anche a Brescia, della Camera del Lavoro
(1892). Contemporaneamente si sviluppa la lotta contro la disoccupazione,
l’emarginazione, l’alcolismo, la prostituzione e la degradazione sociale.
Le organizzazioni socialiste, anarchiche e cattoliche svolgono un vero e
proprio apostolato per trasformare la passività e la rassegnazione in
volontà di lotta per l’emancipazione.
Il fervore associativo politico e sociale contribuisce alla
scolarizzazione; infatti, nel 1888, ad appena undici anni dall’istituzione
della Scuola elementare obbligatoria e gratuita per tre anni, le 1183
scuole della città e della provincia sono frequentate da 48.000 bambini
che rappresentano l’85% degli obbligati. Nel frattempo nascono in quasi
tutti i comuni Centri di lettura, società filodrammatiche e scuole di
alfabetizzazione che svolgono un ruolo importantissimo nella cultura di
base. Sono questi gli anni di impetuoso sviluppo delle società
filarmoniche e corali, che nelle valli e nella pianura diventano centri di
cultura e di socializzazione.
Carlo Antonio Venturi, benemerito cittadino bresciano e noto studioso di
Scienze Naturali, appassionato musicofilo ed esperto violinista, con suo
testamento olografo del 13 ottobre 1862, nominava erede del suo cospicuo
patrimonio il comune di Brescia "...perché coi redditi del medesimo
istituisca, a pubblico beneficio, una Scuola di Musica, istruzione di
canto e strumenti, sotto il nome di Istituto filarmonico Venturi…".
Fra il patrimonio del Venturi vi era anche una preziosa collezione di
antichi strumenti dei migliori liutai di Brescia e Cremona che
comprendeva: ventidue violini, una viola, due violoncelli, due
contrabbassi e cinque cetre. Questi strumenti vennero venduti per poche
centinaia di lire in circostanze poco chiare dall’amministratore del
patrimonio Venturi. Fatto questo che suscitò furiose polemiche e
l’indignazione degli ambienti musicali e culturali dalla città.
Finalmente, nel 1866, dopo anni di discussioni e contrasti, la Giunta
Comunale istituiva ufficialmente l’Istituto filarmonico Venturi, ponendo
fine ad ogni contestazione.
L’istituzione del "Venturi" contribuì in modo determinante alla
diffusione della cultura musicale dei cittadini bresciani e aprì le porte
della cultura musicale soprattutto alle classi meno abbienti. Difatti gli
allievi che frequentano l’anno scolastico 1866-67 sono in gran parte
armaioli, sarti, falegnami, fabbri, barbieri, ecc. Questa apertura sociale
sarà una linea di condotta seguita per oltre un secolo di attività
dell’Istituto, che diventerà Conservatorio di Stato nel 1971. L’attività
didattica della nuova istituzione contribuì in modo particolare a creare
coristi e strumentisti che venivano assorbiti dalla Cappella del Duomo,
dal Teatro Grande e dalla Banda Civica. La secolare presenza dell’Istituto
fu una straordinaria fucina di musicisti, di coristi, di strumentisti, di
maestri di banda che contribuirono alla crescita artistica e sociale delle
istituzioni bresciane. Furono insegnanti all’Istituto Venturi i maestri di
banda Gaetano Tosi, Guglielmo Forbek, Alessandro Peroni, Geremia Saltelli,
Virgilio Stefanoni, Gentile Vasini e Almiro Giampieri, che furono i
pionieri della diffusione delle bande nella provincia di Brescia.
INIZIATIVE E CONCORSI
I liberali di sinistra, allo scopo di contribuire alla formazione
della coscienza storica dei cittadini bresciani, organizzano una serie di
celebrazioni riguardanti episodi e protagonisti del Risorgimento e della
cultura bresciana. Le iniziative culturali sono:
commemorazione dell’epopea delle "Dieci Giornate" del 1849;
inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi; inaugurazione del
monumento a Tito Speri; erezione del monumento ad Arnaldo da Brescia;
celebrazione del "20 settembre", anniversario della occupazione di
Roma; erezione del monumento al pittore bresciano Alessandro Bonvicino
detto il Moretto (ca. 1498-ca. 1554).
Queste iniziative culturali riescono a coinvolgere in città e nella
provincia intellettuali e popolani e, nel contempo, contribuiscono ad
inasprire i rapporti tra Stato e Chiesa.
Le manifestazioni favoriscono l’organizzazione dei concorsi bandistici
provinciali, regionali e nazionali che, in quel periodo, sono molto
popolari. Il primo grande concorso internazionale è indetto nel 1892 dalla
città di Genova per la celebrazione del "quarto anniversario colombiano".
A questo concorso partecipano due bande bresciane: la Filarmonica di
Bagnolo Mella e il Corpo di musica di Palazzolo sull’Oglio, che si
comportano in modo onorevole.
Ancora nel 1892 il Comune di Chiari promuove un concorso bandistico
provinciale per le "Feste centenarie di Sant’Agata". Vi presero
parte le Bande di Gussago, Bedizzole, Pisogne, Orzinuovi, Bagnolo Mella e
Rudiano.
I Complessi concorrenti furono ricevuti alla stazione dalla banda di
Chiari e iniziarono la gara nel Teatro comunale stipato di "folla
entusiasta". La Giuria era composta dai maestri Angelo Chibbaro, capo
musica del 34° Reggimento Fanteria, Angelo Poscia, Direttore d’orchestra
di Brescia e da Giuseppe Rocco, organista del Duomo di Chiari. Il primo
premio di L: 230 con bandiera venne assegnato alla Banda di Bagnolo Mella,
diretta dal maestro Virgilio Sefanoni; il secondo premio di L. 130 con diploma
venne attribuito alla Banda di Orzinuovi, diretta dal maestro Giovanni
Brunelli e il terzo premio di L.50 alla Banda di Bedizzole, diretta dal
maestro Antonio Cominelli. Un premio speciale di L. 25 viene dato, a
titolo di incoraggiamento, alla Banda di Rudiano, diretta dal maestro
Gentili. Un avvenimento di grande importanza per le filarmoniche bresciane
è costituito dal "Concorso Bandistico provinciale" organizzato dal Comune
di Brescia in occasione delle "Feste Morettiane" del 1898, nel quarto
centenario della nascita di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto.
Partecipano al concorso in prima categoria:
-
Banda Sociale Bresciana, con 54 musicanti, diretta dal maestro
Angelo Montanari, che esegue il finale dell’opera Aida di
Giuseppe Verdi e la Sinfonia dall’opera Aroldo
sempre di Verdi, come pezzo obbligatorio della prima categoria;
-
Filarmonica di Bagnolo Mella, con 36 musicanti, diretta dal maestro
Virgilio Stefanoni, che esegue la Sinfonia dall’opera Aroldo di
G. Verdi e la Sinfonia dall’opera Le vispe comari di Windsor
di Otto Nicolai;
-
Banda di Orzinuovi, con 30 musicanti, diretta dal maestro Giovanni
Brunelli, che esegue l’Ouverture dell’opera Oberon di Carlo Maria
von Weber e la Sinfonia dell’opera Aroldo di G. Verdi;
-
Banda di Palazzolo sull’Oglio, con 35 musicanti, diretta dal maestro
Luigi Vecchiatti, che esegue la Sinfonia originale di A. Sardei e
la Sinfonia dall’opera Aroldo di G. Verdi;
-
Banda Istituto Pavoni di Brescia, con 32 musicanti, diretta dal
maestro Ruggero, che esegue l’Introduzione del primo atto dell’opera
L’ebrea di J. F. Halevy e la Sinfonia dall’ Aroldo di G.
Verdi;
Nella seconda categoria gareggiano i seguenti
complessi:
-
Banda di Pontevico, con 28 musicanti, diretta dal maestro Zanoli,
che esegue la Sinfonia dall’opera Nabucco di G. Verdi, pezzo
obbligatorio per la seconda categoria, e la Sinfonia dall’opera Il
pirata di Vincenzo Bellini;
-
Banda di Gussago, maestro Geremia Saltelli, che esegue la sinfonia
dall’opera Nabucco di G. Verdi e il prologo dell’atto 3° da Le
due gemelle di Amilcare Ponchielli;
-
Banda di Cologne, con 28 musicanti, diretta dal maestro Giuseppe
Rocco, che esegue la Cavatina dall’opera I masnadieri di G.
Verdi, e la Sinfonia dal Nabucco;
-
Banda Istituto Artigianelli di Brescia, con 24 musicanti, diretta
dal maestro Francesco Andreotti, che esegue una Fantasia dall’opera
Le due gemelle di A. Ponchielli e la Sinfonia dal Nabucco;
-
Banda Istituto Derelitti di Brescia, con 29 musicanti, diretta dal
maestro Castelli, che esegue una Fantasia dall’opera La traviata
di G. Verdi;
-
Banda di Travagliato, con 29 musicanti, diretta dal maestro Orazio
Tosi, che esegue la La fantasia per trombone di Gaetano Tosi;
-
Banda di Borgo San Giacomo, con 29 musicanti, diretta dal maestro Foschetti, che esegue Sinfonia di Frosali;
-
Banda di Dello, con 25 musicanti, diretta dal maestro Agostino
Mandelli Bonalda, che esegue coro e Cavatina dall’opera Semiramide
di G. Rossini.
La Banda di Desenzano, si legge sul verbale, non si è
presentata per ragioni indipendenti dalla propria volontà.
La giuria era composta dai maestri Romano Romanini, direttore
dell’Istituto musicale "A. Venturi" di Brescia, Guglielmo Forbek,
direttore della Banda cittadina di Brescia, Sabato Giordano, capo musica
della banda militare, dal Cav. Francesco Pasini e dall’avv. Ducos.
Un cronista del tempo racconta che, nonostante il sole cocente, "...tra
la folla si notava un’animazione straordinaria, incessante e molti
compaesani delle bande concorrenti applaudivano freneticamente i loro
beniamini...".
La giuria assegna il primo premio alla Filarmonica di Bagnolo Mella,
il secondo premio alla Musica Sociale di Brescia e il terzo premio al
Corpo di musica di Palazzolo sull’Oglio.
Scrive ancora il cronista: "...Ai maestri delle tre bande qualificate
congratulazioni e congratulazioni anche ai bravi musicanti, fra cui vi
sono artisti e poveri operai che, per attendere allo studio e alle lezioni
di musica, devono rubare qualche ora di riposo o ad un onesto e meritato
svago...".
Per le bande concorrenti nella seconda categoria, la Giuria assegna il
primo premio al Corpo Musicale degli Artigianelli di Brescia, il secondo
alla Banda dei Derelitti e il terzo a pari merito alle bande di Borgo San
Giacomo e Pontevico.
INNOVAZIONI TECNICHE E TRASFORMAZIONE DEGLI ORGANICI.
Il XIX secolo è stato il secolo delle grandi invenzioni tecniche per
la costruzione degli strumenti musicali e per importanti riforme della
banda stessa.
Un fattore determinante, che favorisce lo sviluppo tecnico e artistico dei
complessi è dovuto all’applicazione delle chiavi per gli strumenti di
legno e dei pistoni per gli strumenti d’ottone. L’invenzione del saxofono,
per merito di Adolphe Sax (1814-1894) intorno al 1840, creò una benefica
rivoluzione nell’organico della banda che poi si arricchirà anche dei
"sarrussofoni", ideati da Sarrus nel 1856, e dei "pelittoni"
(bassi e contrabbassi in ottone) costruiti nel 1846 dal milanese Giuseppe
Pelitti, che sostituivano definitivamente il "serpentone" e l’"officleide".
Il processo di innovazione degli strumenti trova all’avanguardia i
costruttori milanesi Ferdinando Roth (1815-1898), Antonio Bottali, Luigi
Alziati, Giuseppe Pelitti, Romeo Orsi e Cazzani-Rampone, che conquistano
fama in tutta Europa.
Il perfezionamento tecnico degli strumenti favorisce la riforma
dell’organico bandistico. Tra i più importanti riformatori dello
strumentale della banda è da ricordare il prussiano Wilhelm Wieprecht
(1872-1872), musicista di ingegno e profondo conoscitore di strumenti. A
lui si deve il merito di aver distinto gli strumenti per classi e quando
nel 1838 fu nominato Direttore Generale delle Musiche militari della
Prussia, ebbe modo di attuare la sua riforma che incontrò grande consenso
in tutti i paesi europei. Convinto sostenitore delle idee di Wieprecht,
Alessandro Vessella (1860-1929) inizia nel 1885 la riforma delle bande
italiane. Nominato direttore della Banda municipale di Roma a soli 25
anni, ha modo di verificare le sue proposte per far progredire le bande
militari e civili che, nel nostro Paese, si trovano in una situazione di
arretratezza rispetto ai complessi francesi, tedeschi, olandesi e agli
altri paesi europei.
Per merito suo viene introdotta nel Conservatorio di S. Cecilia a Roma la
Cattedra di composizione e strumentazione per banda, che poi verrà estesa
ai conservatori di Firenze, Pesaro, Milano, Napoli, Parma, Venezia, ecc.,
ecc.
Scrisse, per primo, una "Storia della banda in Italia" che gli costò
trenta anni di ricerche negli archivi delle biblioteche comunali. Infine,
sempre a Roma, al Congresso Internazionale di musica del 1911, furono
accettate le sue proposte relative alla formazione dell’organico della
Banda che, secondo il suo pensiero, doveva avere il seguente organico
strumentale: flauti, ottavino, tutta la famiglia dei clarinetti (piccoli,
soprani, contralti e bassi), saxofoni, corni, contrabbasso ad ancia,
trombe di diverse tonalità, tromboni a tiro, tutta la famiglia dei
flicorni e strumenti a percussione.
Vessella era profondamente convinto della destinazione popolare della
musica bandistica, ma, nel contempo, era anche certo delle qualità
espressive del complesso dei fiati. A tale proposito egli scriveva: "...Oggi
il carattere di popolarità della banda va inteso in quanto è il mezzo
diretto e immediato per l’educazione musicale del popolo, col quale viene
a trovarsi naturalmente in assoluto nelle piazze, popolarizza cioè la
musica, la bella musica, quella che prima era privilegio esclusivo di
pochi, ma come ente artistico la banda va considerata alla stessa stregua
e capace di raggiungere le stesse vette dei complessi orchestrali.
Organismo ormai perfettamente equilibrato: pieghevole, dolce, malleabile
per le esigenze delle partiture più complesse; plasmato per intraprendere
gli autori più poderosi e più sottili e delicati; massa equilibrata ed
omogenea, dove ogni strumento sembra corrispondere ad una canna d’organo
mentre la bacchetta del direttore è la mano sapiente che sfiora la
tastiera...".
Purtroppo le proposte di Alessandro Vessella vennero realizzate soltanto
nelle grandi Bande militari e civili, mentre piccoli e medi complessi, per
varie ragioni, non furono in grado di capire l’importanza del pensiero
vesselliano.
IL XX SECOLO
L’inizio del nuovo secolo è salutato a Brescia con un grande veglione
al Teatro Grande, con la partecipazione della Banda comunale, delle
associazioni d’arma, sportive e assistenziali, e dei più bei nomi della
ricca borghesia bresciana. In quel periodo i veglioni danzanti erano molto
frequenti e servivano a raccogliere fondi per iniziative benefiche o
patriottiche.
I primi anni del 1900 furono caratterizzati dalla massiccia organizzazione
di concorsi bandistici che rappresentavano una vera e propria attrazione
in occasione di feste, commemorazioni e inaugurazioni di opere pubbliche.
Uno dei concorsi più importanti fu quello del 1902 organizzato dalla Città
di Torino in concomitanza della "Esposizione Internazionale." Al
concorso prendevano parte le migliori bande francesi, tedesche e di altri
paesi. Il giornale bresciano Il Cittadino scriveva: "...anche il
nostro Corpo di Musica municipale ha partecipato al Concorso
Internazionale di Torino e vi ebbe un esito trionfale. L’interessantissimo
torneo iniziò con la gara di lettura a prima vista. Una lettura a prima
vista è un grosso pericolo per gli esecutori e sempre una fatica per le
gravi difficoltà che accompagnano tale sorte di gare e perciò ci riesce
assai grata la notizia che la "Musica Civica" ha ottenuto il primo premio
con due medaglie d’oro, una grande coppa e L. 1.000. É veramente insigne
tale risultato, se si pensa che a quel concorso presero parte molte delle
migliori musiche nostrane e straniere, fra le quali quella di Lione, Maçon,
Marsiglia, e la prestigiosa "Garde Republicaine" di Parigi...".
Nel 1903 viene organizzata dal Comune di Brescia una cerimonia per
ricordare le "Dieci Giornate del 1849". Alla manifestazione
parteciparono i complessi bandistici di Brescia (Banda municipale),
Orzinuovi, Gavardo, la Fanfara del Ricreatorio giovanile di Brescia, e il
corpo di Musica "Concordia musicale" di Borgo Trento (Brescia).
L’anno 1904 Re Vittorio Emanuele III inaugura in Castello la
"Esposizione bresciana e il Museo del Risorgimento". Alla cerimonia
parteciparono bande militari e civili della città.
Nel 1905 le bande di Gavardo e Capriolo prendono parte al Concorso
organizzato dal Comune di Como per le "Feste lariane" e conquistano
entrambe il quarto premio.
Il Comune di Salò promuove, il 9 settembre 1905, un Concorso Bandistico in
occasione dell’inaugurazione del nuovo Lungo Lago dedicato a Giuseppe
Zanardelli. Alla gara bandistica partecipano i complessi di Gardone
Riviera, S. Felice del Benaco, Maderno, Corpo Musicale Liberale di Gavardo,
Lumezzane S. Apollonio, Nuovo Corpo di Musica di Gavardo, Borgo S.
Giacomo, Chiari, Desenzano e Roè Volciano.
La Giuria, composta dai maestri Fusinato, direttore della Banda municipale
di Verona, Rodriguez, direttore della banda del 74° Fanteria, e Poggi,
direttore d’orchestra del Teatro comunale di Salò, assegna i premi in
questo ordine:
Prima categoria:
primo premio: Banda di Borgo S. Giacomo;
secondo premio: Banda di Chiari;
terzo premio: Banda di Desenzano;
quarto premio: Banda di Roè Volciano.
Seconda categoria:
primo premio: Nuovo Corpo musicale di Gavardo;
secondo premio: Banda di Lumezzane S. Apollonio;
terzo premio: Corpo Musicale Liberale di Gavardo;
quarto premio: Banda di Maderno;
quinto premio: Banda di S. Felice del Benaco;
sesto premio: Banda di Gardone Riviera.
CATTOLICI, SOCIALISTI E LIBERALI
In questo periodo storico si evidenzia in maniera sempre più
accentuata la contrapposizione politica fra cattolici, socialisti e
liberali.
Le conseguenze di questa situazione turbano profondamente anche la vita
dei Corpi bandistici provocando diatribe, scissioni e incomprensioni. Fra
le filarmoniche che hanno più sofferto di questo stato di cose è da citare
la "Banda degli operai" di Palazzolo sull’Oglio che, fondata come
"Gruppo filarmonico" nel 1846, ottiene il permesso di costituirsi
in Associazione dall’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Chiari in
data 2 dicembre 1852. L’attività della banda si consolida negli anni
successivi al 1862 per merito soprattutto della presenza a Palazzolo della
Società Operaia di Mutuo Soccorso che fu sempre generosa e solidale. Per
questa ragione il Corpo Bandistico partecipa ai festeggiamenti indetti
dalla Società per la proclamazione di Roma capitale d’Italia e a tutte le
feste patriottiche.
È interessante a questo punto sentire la testimonianza di Paolo Gentile
Lanfranchi, ex musicante e notissimo personaggio palazzolese che fu
testimone delle vicende di quegli anni: "... Se oggi c’è forte tensione
fra democratici e marxisti, una volta era ancora più forte fra clericali e
liberali…". Erano i tempi di Mazzini, di Garibaldi, del 20 settembre.
I capi dei partiti affilavano continuamente le loro armi.
Un bel giorno salta fuori che le Bande musicali che partecipano ai
festeggiamenti del 20 settembre non possono più essere chiamate a fare
servizio nelle feste e sagre religiose. Di conseguenza la Direzione della
Banda doveva decidere per una strada o per l’altra. Nella nostra Banda,
anche se forse la maggioranza era per i preti, i maggiori esponenti ne
erano contrari. Naturalmente si decide per il 20 settembre, per cui alcuni
musicanti usciranno dal complesso con molto clamore. La Banda nel
frattempo si era consolidata con l’immissione di un buon numero di nuovi
musicanti. Tutto perciò fila liscio, o quasi, fino alla morte di Giuseppe
Garibaldi avvenuta il 2 giugno 1882. In questa dolorosa circostanza
vengono indette molte manifestazioni di cordoglio alle quali sempre
partecipa la Banda.
L’Arciprete di Palazzolo, costretto da ordini superiori, invia al
Consiglio comunale e alla Direzione della Banda un categorico invito a non
partecipare a tali manifestazioni, minacciando, in caso contrario, di non
servirsene più per le manifestazioni religiose. A tale categorica
imposizione si oppongono decisamente il Consiglio Comunale e la Direzione
della Banda. Questa decisiva presa di posizione delle due Amministrazioni
produce un certo contrapposizione nella sfera dei cattolici, per cui
alcuni musicanti escono dal complesso; ma sia il Consiglio Comunale che
quello della Banda, con gesto coraggioso, tengono duro, rifiutandosi di
acconsentire e la rottura diventa inevitabile. È forse l’unica Banda della
Provincia che osa ribellarsi all’ingiusto veto per cui continua a
celebrare ogni anno il 20 settembre sulla pubblica piazza al suono degli
inni patriottici, senza iattanza, ma con profondo sentimento di Patria.
Presto però l’Autorità religiosa capisce di avere esagerato, per cui
precisamente il 14 maggio 1885 la fabbriceria chiede, tramite il Sindaco,
l’intervento della Musica alla processione della festa del patrono S.
Fedele.
Ma i contrasti tornano ancora a galla e, in una delibera del 26 gennaio
1902 del Consiglio della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Palazzolo
S/O, si legge: "... Il Consiglio si impegna a sottoscrivere altre due
azioni a favore del benemerito Corpo musicale, anche perché, chiarisce il
Presidente della Società, Dott. Cav. Antonio Suffico, in questi giorni la
Banda è bersaglio delle ire di un partito politico che noi abbiamo sempre
combattuto, che cerca con ogni mezzo di disfarla, solo perché questo Corpo
di Musica fa risuonare le vie del paese di inni patriottici nelle
ricorrenze fauste della Nazione ...".
Un’altra incresciosa vicenda turba la vita della Filarmonica di Bagnolo
Mella. Racconta Lorenzo Stipi nella sua Tesi Universitaria (1976-77):
"La Società Filarmonica di Bagnolo Mella" (1839-1917) "… alla
vigilia della ricorrenza del 14 marzo 1868, genetliaco di S.M. il Re, la
Banda viene invitata, come consueto, ad esibirsi in pubblico ed a
partecipare al conviviale banchetto con le Autorità in onore del Sovrano.
Cadendo però in quell’anno la solennità civile in giorno di Sabato ed in
periodo di Quaresima, il curato, che era anche Direttore della Banda, si
trova nella necessità di presentare le sue dimissioni qualora il Corpo di
Musica violi la legge ecclesiastica dell’astinenza dalle carni. Dimissioni
che vengono dal Sindaco prontamente accettate. Purtroppo, al di là di
queste considerazioni, un certo spirito anticlericale che serpeggia anche
a Bagnolo in quel tempo, suggeriscono all’autorità civile una posizione
troppo rigida e quindi la divisione si produce netta e inevitabile.
In un rapporto del 18 marzo del facente funzioni di Sindaco, Francesco
Cominetti, alla Prefettura di Brescia sui "disordini nel corpo Musicale"
del 14 precedente, i fatti sono evidentemente distorti da una ottica
alquanto faziosa e la colpa viene esclusivamente addossata "agli
avversari.
Alcuni filarmonici, contravvenendo ai desideri del Parroco, si unirono ai
convitati: agli altri è offerta dallo stesso Curato una colazione di magro
in canonica. Quando poi nel pomeriggio i suonatori dei due gruppi si
ritrovano sulla Piazza comunale per il previsto concerto, forse per le
eccessive libagioni da ambo le parti, si accende tra essi un vivace
diverbio ed è necessario per sedarlo l’intervento dei carabinieri ...".
Un altro importante contributo alla conoscenza delle vicende di quell’epoca
ci viene dato da Francesco Stampais nel suo libretto "Il corpo musicale
di Maderno dal 1885 al 1925", stampato a Toscolano nel 1936.
Il 1870, che colla presa di Roma e la caduta del potere temporale dei
Papi, se non coronò l’epopea storica della patria, la spinse decisamente
verso il suo fatale epilogo, urtò troppo il clero e i suoi aderenti. Si
spargeva la voce, ad arte, che il Governo intendeva soffocare la libertà
del Papato, e si riteneva delitto del cattolico purissimo, non che
applaudire, ma ascoltare l’Inno di Garibaldi, di Mameli e fors’anche la
Marcia Reale. La venuta a Maderno di Giuseppe Zanardelli, ministro e poi
Presidente del Consiglio dei Ministri, diede animo ai liberali, ma non per
questo i "clericali" si diedero per vinti.
E la musica fluttuava, ora diretta da un partito, ora da un altro, fino a
che avvenne la scissione in due corpi, ciascuno appoggiato moralmente ed
economicamente dalla popolazione.
Parecchi anni durò questo stato di cose; e sia per maggiori aiuti, sia per
valore dei suonatori o per bravura dell’insegnante, la novella "Musica
Clericale" ebbe la superiorità. La "Banda bianca" diventò
presto la preferita anche fuori dal comune per processioni, non solo, ma
per funerali e cerimonie civili e religiose. I musicisti della
"clericale" erano chiamati "Bessolèr", mentre quelli della
"Banda liberale", "Ganasèr".
I nomignoli, abbastanza triviali, alludevano in modo grossolano alla
finalità dei partiti, che secondo i non del tutto banali inventori
volevano dire solamente: mangiare e bere a due palmenti; stritolare con le
mascelle e bere con la feluca.
La celebrazione del XX settembre non avveniva senza che degenerasse in
baccanale, voluto come rappresaglia, sapendo di irritare molti che se ne
stavano rintanati come conigli spauriti. Si era arrivati al punto che solo
i fautori d’una musica erano gli ascoltatori di essa.
Il buon senso, però, in genere, ebbe il sopravvento: abbasso, evviva, ludi
cartacei ve ne furono parecchi ma più in là non si giunse. Nemmeno una
domenica che, stando in piazza sul palco la "Musica liberale",
sbucò la competitrice da Via Arco, reduce da una processione a Fasano, e
con tutta disinvoltura attaccò una marcia, passando sotto il naso
dell’altra che stava suonando.
Nel 1919 la maggioranza dei musicisti passò alla "Musica liberale"
e si fondò così un corpo musicale unico senza dipendenza politica.
La banda di Maderno godette per molti anni grande fama e fu uno dei
migliori complessi della provincia soprattutto sotto la guida dei maestri
Regolo Romani, Agostino Schuckentrunk (1926-1945) e Marino Marini.
* * * * *
Fra le filarmoniche della provincia che hanno una notevole tradizione,
sono da ricordare:
Banda musicale di Chiari
Da alcuni documenti rinvenuti dal Signor Vecchiolini, appassionato
organizzatore della Banda di Chiari, risulta che la filarmonica clarense
faceva servizio già nel 1821. Difatti in un resoconto del 7 gennaio
riguardante i funerali del Prevosto Morcelli, si legge: "La musica
composta da 23 suonatori i quali con mesto e lugubre suono accompagnavano
la processione". Fu attiva fino al 1902, quando un gruppo di appassionati
musicofili si impegnò a ristrutturare e potenziare il complesso. Come
tutte le bande di paese, era formata da contadini, operai e impiegati, che
si dedicavano con passione e tenacia alla esecuzione di concerti che
davano alla popolazione momenti di gioia e di serena felicità.
Già nel 1906 il complesso si distinse a Milano e a Salò. Vinse il primo
premio a Brescia nel 1937 e a Luino (Varese) nel 1939, venne classificato
al primo posto nel concorso interprovinciale. Nel 1948 a Brescia guadagna
una medaglia d’oro e nel 1951 gli viene assegnato il primo premio al
concorsi di Maderno. Questo complesso ebbe sempre buoni direttori fra i
quali ricorderemo il clarense Angelo Arici (Chiari, 1806-1876), Rocco,
Asolese, Zanoli, Ghidoni, Tiseno e Michelini, ed ebbe una fiorente scuola
per l’istruzione dei giovani.
Banda musicale di Iseo
Secondo un documento dell’Archivio parrocchiale datato 1656, risulta
attivo a Iseo un complesso di strumenti a fiato che suonava durante la
processione: "quattro trombe facevano lingue sonore e dolci voci, e
tamburi grandi facevano il loro strepito. Quattro pifferi anche essi
davano voci soavi; tutti strumenti trionfanti per questa funzione. Intanto
si dava foco a molti pezzi di mortieri posti nella fossa dei padri
cappuccini (cioè nel fossato che circondava il Castello Oldofredi, a quei
tempi abitato dai frati)".
Ma la vera Banda è stata fondata nel 1843.
Banda musicale di Orzinuovi
Fu costituita con delibera comunale nel 1860. Fra i vari direttori è
da ricordare il Maestro Giovanni Brunelli )1861-1947), organista di grande
valore e maestro di banda, che diresse dal 1888 al 1910.
La partecipazione e la passione di Giovanni Brunelli contribuì allo
sviluppo del complesso che divenne uno dei migliori della provincia.
Fondata come libera associazione da un gruppo di musicofili, la Banda
iniziò la sua attività nell’anno 1875. Primo maestro fu il bresciano
Spinetti al quale, nel volgere degli anni, seguirono i maestri Gallini,
Bertoli, Sgrafetto e Maggioni. Nonostante le molteplici difficoltà di ogni
genere, il complesso è riuscito a mantenere viva la tradizione musicale
per merito soprattutto della solidarietà della popolazione.
Elenchiamo altri complessi filarmonici che hanno avuto origine fra il 1800
e i primi anni del 1900:
Gardone V.T. (1842), Adro (1842), Lonato (1842), Carpenedolo (1842),
Casto
(1843), San Felice del Benaco (1845), Nave (1857), Gambara (1870),
Rovato
(1874), Desenzano (1874), Coccaglio (1876), Gussago (1877),
Cologne
(1877), Leno (1879), Vobarno (1880), Pontevico (1883),
Vione (1885),
Sarezzo (1886), Borgo San Giacomo (1866), Darfo (1888),
Gavardo (1890),
Pisogne (1890), Travagliato (1894), Lumezzane (1900),
Paitone (1902).
* * * * *
Nel 1909 il Comune di Sabbio Chiese inaugura il nuovo
Palazzo Comunale e, per rendere più interessante la festa, indice un
Concorso Bandistico. Le due Bande di Gavardo conquistano il primo premio
della prima categoria e il primo della seconda, suscitando nella comunità
gavardese un entusiastico consenso.
Facendo seguito al Concorso, il giornale La provincia di Brescia,
quotidiano dei liberali zanardelliani, scriveva: "Ieri sera abbiamo
avuto l’insperata occasione di sentire il concerto musicale, dato dal
"Vecchio Corpo di musica liberale" di Gavardo, recentemente premiato al
Concorso bandistico di Sabbio Chiese. Vadano le più ampie lodi al bravo
maestro Flaminio Bodei ed agli studiosi musicanti che sanno così bene
tener alto il prestigio dell’arte e ravvivare nel cuore dei gavardesi la
fiamma dei principi liberali, i quali hanno avuto culto nel Vecchio Corpo
Musicale".
Altro concorso era stato organizzato dal Comune di Lonato nel 1912. Non
sappiamo quali bande vi abbiano preso parte; sappiamo solo che il primo
premio fu assegnato alla Banda di San Felice del Benaco.
Nel frattempo, a causa dell’intervento militare in Libia, grosse nubi si
addensavano all’orizzonte: sarà il primo anello della catena di
avvenimenti che sfoceranno nella prima guerra mondiale.
Non è più tempo di musica: gli strumenti sono muti e nelle nostre valli
echeggia il rombo dei cannoni e il crepitare delle mitragliatrici.
Incomincia "il grande massacro".
Con la fine della guerra il Paese si trova di fronte a gravi problemi:
disoccupazione, inflazione, riconversione dell’industria bellica; problemi
che creano una grave situazione di malessere, di protesta e di scontri
sociali che provocano una profonda crisi politica, che favorisce il
nascente Partito Fascista.
Nonostante le difficoltà, il Paese riprende a vivere, a sperare in un
avvenire migliore. Piano piano si rimarginano le ferite e si ricompone il
tessuto sociale così duramente lacerato. Anche la vita associativa
riprende e le filarmoniche si ricompongono, chiamando i giovani a
sostituire i musicanti che non sono più tornati dalla guerra. In memoria
dei caduti si organizzano cerimonie in tutti i comuni e si inaugurano
monumenti. Nel 1921 a Vestone si inaugura il monumento ai Caduti, con la
partecipazione del Ministro della Guerra. In tale occasione il Comune,
"onde conferire maggiore solennità alla cerimonia", organizza un
Concorso Bandistico al quale partecipano le Bande di Lodrino, Nave e San
Felice del Benaco. La giuria assegna il primo premio alla Banda di San
Felice del Benaco, il secondo a quella di Lodrino, il terzo a quella di
Nave.
Per prepararsi al Concorso di Vestone "i 60 elementi della banda di S.
Felice si impegnarono per ben 40 prove serali consecutive: volontà e
sacrificio furono ricompensati non solo con la medaglia d’oro che
ricevettero, ma anche dalla innumerevole gente della Valle che era
presente, la quale per udire il concerto, per mancanza di spazio nella
piazza, prese posto sui tetti della case circostanti. Fu un successo
strepitoso, scolpito ancora oggi nel cuore dei vecchi musicanti viventi".
Nel 1923 un altro Concorso molto importante fu organizzato a Brescia e si
tenne in Castello.
La Giuria, composta dai Maestri Paolo Chimeri, insegnante presso
l’Istituto Musicale Venturi di Brescia, Oreste Riva, direttore della Banda
Cittadina e Isidoro Capitanio, insegnante presso l’Istituto Musicale
Venturi, decideva di assegnare i seguenti premi:
primo premio: Banda Musicale di Gavardo
secondo premio: Filarmonica di Bagnolo Mella
terzo premio: Banda Istituto Orfani di Brescia
quarto premio: Banda Musicale di Sarezzo.
L’assegnazione del primo premio a Gavardo provocò una incresciosa polemica
con la Giuria e la Banda di Bagnolo si rifiutò di ritirare il premio.
DAL FASCISMO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Prima del 1922 i fascisti avevano come obiettivo primario quello di
distruggere, con ogni mezzo, le organizzazioni socialiste, anarchiche e
sindacali. Raggiunto, in gran parte, questo obiettivo, volsero la loro
prepotenza contro il movimento cattolico e contro il clero impegnato nelle
attività culturali e sociali. Verso la metà del 1922 le squadre fasciste
locali, guidate da Augusto Turati, non fanno più distinzione fra "rossi
e bianchi" e sfogano la loro violenza contro gli uni e gli altri.
Turati stesso amava ripetere nelle concioni ai suoi accoliti che i
"socialisti li abbiamo messi a posto; ora metteremo a posto i popolari,
perché non vogliamo né stracci rossi né stracci bianchi".
Violenze e minacce vengono messe in atto non solo in città, ma in numerosi
paesi della provincia. Nel 1927 si inaspriscono le posizioni nei confronti
delle associazioni culturali e ricreative cattoliche e laiche, esigendo la
loro adesione all’Opera Nazionale Dopolavoro.
Le pressioni e le minacce contro le associazioni ricreative e culturali si
fanno sempre più pesanti e intolleranti. A Gussago i fascisti fanno
presente al parroco "...che il gioco delle bocce e del football non si
deve più permettere all’oratorio perché rientra nelle competenze della
Sezione Sportiva del Dopolavoro...". A Collebeato l’Arciprete riceve
una lettera dal Segretario del fascio che lo invita a iscrivere al
Dopolavoro la filarmonica dell’oratorio, promettendo che così potrà fare
le recite.
In quasi tutta la provincia vengono vietate le attività musicali,
teatrali, sportive e ricreative che fanno parte degli oratori poiché
spettano solo ed esclusivamente all’istituzione fascista dell’Opera
Nazionale Dopolavoro. Nel 1928 vengono chiusi i circoli parrocchiali di
Carpenedolo, Gavardo, Concesio, Gambara, Breno, Toscolano, Vestone,
Lumezzane S. Sebastiano, Leno, Montichiari, Pavone Mella, Cellatica,
Orzivecchi e Nuvolento.
Il parroco di Pontoglio, Don Orizio, viene mandato al confino per al sua
ferma opposizione alla chiusura dell’oratorio. Ad Adro i Carabinieri
sequestrano gli strumenti della fanfara cattolica e li consegnano ai
fascisti, il circolo "Tullio" viene sfrattato per far posto al Dopolavoro.
Anche dopo al firma del Concordato fra lo Stato e la Chiesa, firmato nel
1929, "la concordia fra clero e autorità è più apparente che reale". Nel
1930 Don Taverini, parroco di Campione del Garda, si lamenta col Vescovo
Gaggia perché i fascisti vogliono togliergli il cinema di proprietà del
Cotonificio Olcese e minacciano di sciogliere il Corpo bandistico, la
filodrammatica e tutte le altre associazioni se non aderiranno
immediatamente al Dopolavoro. Anche negli anni successivi permangono
situazioni molto difficili anche se, con compromessi più o meno felici, si
ottiene l’apertura di quasi tutti i circoli parrocchiali e molte
associazioni sono costrette, loro malgrado, ad aderire al Dopolavoro.
Naturalmente il disegno del regime fascista è contrastato da una accanita
resistenza che trova nel Vescovo Giacinto Gaggia uno strenuo oppositore
della prepotenza e della violenza fascista. Tale resistenza è
particolarmente vivace nelle filarmoniche di ispirazione socialista e
parrocchiali che hanno alle loro spalle una ricca tradizione e ideali
consolidati attraverso le lotte per l’emancipazione del proletariato
agricolo e industriale.
Per sottolineare le difficoltà in cui venivano a trovarsi le associazioni
bandistiche, riportiamo tre episodi riguardanti le bande di Cologne,
Gavardo e Nave.
Corpo musicale di Cologne
La presidenza fu affidata al Parroco Don Gerolamo Rovetta (1924-1925)
nel periodo delle più forti tensioni causate dalle violenze fasciste, che
culminarono nelle azioni contro il Circolo Cattolico e contro i
socialisti, alcuni dei quali furono costretti ad emigrare in Francia. Con
la presa totale del potere il fascismo si riprometteva di incanalare e
controllare tutte le attività culturali, sportive e ricreative attraverso
l’Opera Nazionale Dopolavoro istituita nel 1925 e diffusa nel 1926 anche
nei piccoli comuni.
Anno dopo anno si era frattanto consolidata l’incontrastata egemonia del
regime: ormai sembrava che il futuro fosse tutto e solo del fascismo. Il
referendum del 24 maggio 1929 aveva dato a Cologne 470 sì e 2 no: perché
la Banda avrebbe dovuto continuare da sola a sottrarsi agli allettanti
inviti che promettevano la fine di molte difficoltà?
Il 1931 procedette fra grandi celebrazioni, inaugurazioni del gagliardetto
degli invalidi e mutilati, festa del Dopolavoro, festeggiamento per il
completamento dei lavori di restauro della Chiesa: il concerto che si
tenne a Cologne in questa occasione fu l’ultimo della banda nella pienezza
della sua autonomia e indipendenza. La Direzione preparò uno Statuto che
sanzionava l’adesione al Dopolavoro. L’adesione. non comportava (per il
momento) limitazioni al Consiglio Direttivo e all’autonomia amministrativa
della Banda: tuttavia faceva obbligo di pagare annualmente la tessera del
Dopolavoro, cosa che non a tutti i musicanti garbava, tanto è vero che
questa spesa risulta pagata in diverse occasioni con un diretto
stanziamento ad hoc della autorità comunali. Ma nell’agosto-settembre si
aprì la più grande crisi. Infatti il Dopolavoro di Cologne scriveva alla
Direzione della Banda: "...Lo scrivente si pregia comunicare che ad
inziare dal 1° gennaio 1932 il Corpo Musicale viene amministrato
direttamente da questo Dopolavoro per cui con tale data oltre il cessare
l’attività dell’attuale amministrazione verranno riesaminati gli impegni
assunti...".
Questa situazione non venne accettata da un gruppo di musicanti che si
allontanarono dal Corpo Musicale per protesta (dall’opuscolo "la Banda
Musicale di Cologne", 1877-1977).
Corpo musicale "S. Cecilia" di Gavardo
Verbale della riunione tenuta presso il Comune di Gavardo in data 8
agosto 1935:
"... Il Presidente espone che è con grande rincrescimento che la
Commissione Amministrativa del Corpo Bandistico ha dovuto promuovere
questa riunione per sopraggiunte emergenze alquanto spiacevoli... Dopo le
chiare e giuste ammonizioni e saggi consigli impartiti dal loro Segretario
del Fascio... si sperava da parte dei musicanti una maggiore comprensione
del proprio dovere, e volontà, ad essere assidui alle lezioni. Ma fu vana
speranza...". Prende quindi la parola il Segretario del Fascio che
"stabilisce lo scioglimento del Corpo Musicale". (A. Longhena,
Storia del Corpo Bandistico di Gavardo, 1890-1982).
Banda musicale "S. Cecilia " di Nave
"... Frattanto con l’inizio degli anni trenta il complesso
musicale, per cause non ancora conosciute, stava trasformando quegli
aspetti caratteristici rilevati nello Statuto e che lo avevano qualificato
per un lungo periodo, perdendo di conseguenza quella sua fisionomia
religiosa ed accentuando il carattere di apoliticità che riuscì
dannosissimo particolarmente col sorgere del Partito Nazionale Fascista.
In tale modo l’Associazione si alienò, da una parte il prezioso appoggio
delle famiglie cattoliche del paese e dall’altra parte quello delle
autorità politiche rimanendo di conseguenza senza alcun sostegno...".
Nel 1936 il Corpo Musicale era stato assorbito dalla istituzione fascista
"Dopolavoro" e dopo il 1937 purtroppo si sciolse definitivamente "...
per l’incuranza e l’abbandono del nuovo ente di gestione…"
(dall’opuscolo Cent’anni 1885-1985, pubblicato in occasione del
centenario della Banda).
* * * * *
Nell’arco di tempo che va dal 1919 al 1922 si osserva
uno straordinario sviluppo delle "bande rosse" di ispirazione
socialista. Un prezioso contributo alla conoscenza di queste Bande e
Fanfare ci viene offerto dallo studio "I corpi musicali rossi". La musica
ribelle di Gianfranco Porta, a cura della "Fondazione Luigi
Micheletti", pubblicato da Bresciaoggi supplemento n° 5, del 6
gennaio 1985.
Negli anni successivi all’Unità d’Italia e particolarmente dopo la prima
guerra mondiale, il Partito Socialista e i Sindacati si impegnarono con
grande fervore per favorire l’affermarsi di una cultura autonoma del
proletariato in contrapposizione alle forze borghesi dominanti.
Nell’ambito di questo ambizioso progetto culturale i Socialisti bresciani
creano in quegli anni l’Università Proletaria, l’Associazione Amici
dell’Arte, l’Associazione Proletaria Escursionisti, la Società ginnastica
"Victoria", le Case del Popolo, Società filarmoniche, corali e
bandistiche.
A Brescia viene fondata la "Musica Proletaria" per iniziativa della
Camera del Lavoro e delle istituzioni operaie che sentono "l’orgoglio e
l’importanza morale di poter disporre di una loro musica" e invitano
gli operai a dare contributi finanziari affinché "il massimo Corpo
musicale della classe operaia possa imporsi sempre più oltre per il valore
artistico e per la solida preparazione, anche per il numero dei componenti
e per la qualità e varietà degli strumenti".
Sono inoltre presenti in città la "Fanfara della Società democratica di
Mutuo Soccorso Reduci delle Patrie Battaglie", la "Banda Musicale
della Società "Archimede" di Mutuo Soccorso dei lavoratori del ferro",
la "Musica rossa" di Fiumicello, che poi si trasferirà in Borgo
Milano e si chiamerà "La squilla rossa" e la "Musica socialista"
di Borgo Trento.
Le "bande rosse" sono inoltre presenti a Calcinato, Darfo, Gardone
V.T., Zanano (Sarezzo), Botticino Mattina e Cortine di Nave.
Negli anni successivi alla "marcia su Roma" il regime fascista
costringerà tutte le associazioni culturali, sportive e ricreative ad
aderire all’Opera Nazionale Dopolavoro. Le "bande rosse" preferiscono così
cessare la loro attività.
Anche le "bande bianche" cattoliche presenti a Brescia, Gussago,
Borgosatollo, Cologne, Nave, Borgo S. Giacomo, S. Felice del Benaco, Serle,
Lumezzane, ecc., subiscono la stessa sorte delle "bande rosse". In
quel periodo sono pure attive le "bande liberali" o "laiche"
di Maderno, Borgo San. Giacomo, Gavardo, ecc.
I fascisti, ormai al potere, scatenano una durissima repressione nei
confronti del Partito Socialista e contro le altre forze politiche e
democratiche che tentano in ogni modo di arginare l’affermarsi delle
dittatura.
Il 10 maggio 1921 le squadre fasciste incendiano il Circolo Socialista di
Fiumicello e nel mese di luglio organizzano una spedizione "punitiva"
a Ghedi e a Pozzolengo.
Nel 1922, a Brescia, viene devastata la Camera del Lavoro, la sede del
giornale cattolico Il cittadino e le sedi di altre associazioni
antifasciste.
Nel 1923 aggrediscono a Piancamuno una famiglia socialista: uccidono tre
persone e ne feriscono altre sette. Episodi di violenza si hanno a Sarezzo,
a Gazzane di Roè Volciano, a Rovato, Marone ed in altri comuni della
provincia; altri, gravissimi, a Odolo, centro operaio e socialista della
Valle Sabbia, in occasione del Maggio del 1923. I fatti di quella giornata
sono raccontati da Elvira Cassetti Pasini nel libro Storie odolesi
(Brescia, ed. Grafo, 1985).
Il Circolo socialista e la Lega sindacale di Odolo avevano aderito allo
sciopero generale, proclamato in difesa della festa dei lavoratori abolita
dal fascismo che da alcuni mesi aveva preso il potere. Al mattino il
corteo di lavoratori con bandiere rosse, accompagnato dalla Banda musicale
di Odolo, andò al Cimitero a rendere omaggio ai caduti. La giornata era
trascorsa tranquilla e senza incidenti fino alla sera, quando arrivarono
con i loro camion la squadre fasciste di Sabbio e di Barghe che,
inquadrate, entrarono in paese per una spedizione punitiva contro i
lavoratori che avevano celebrato il 1° Maggio.
"...Cosa fossero veramente i fascisti - racconta Giuseppina Cominotti -
lo abbiamo capito soltanto dopo il 1° maggio del 1923...".
"...Mi ricordo benissimo quella sera... in tutte le strade ci fu un fuggi
fuggi, uno sbattere di porte, un chiudersi di imposte... I fascisti
entrarono nelle case per prendere i lavoratori che avevano celebrato la
festa del lavoro, li picchiarono, li insultarono e li trascinarono come
furfanti per le strade del paese...".
"...Mio nonno, vecchio socialista, era a letto nella sua camera. I
fascisti, senza alcun riguardo, entrarono in casa e lo trascinarono con
spintoni e urli giù dalle scale... lo portarono per le strade del paese
fra insulti e scherni.. l’hanno portato davanti alla sede del Circolo
socialista costringendolo ad assistere allo scempio di tutto ciò che era
custodito nella sede del Circolo. Hanno bruciato tutto, mobili, sedie, i
libri della Biblioteca e hanno calpestato e dato alle fiamme gli strumenti
della banda musicale di Odolo diretta dal socialista Federico (Rico)
Oliva....
Mio nonno e la gente presente, avviliti e umiliati, con occhi pieni di
lacrime e il cuore colmo di rabbia guardavano quelle fiamme.
L’ignoranza, la forza bruta, avevano il meglio; volevano distruggere due
grandi passioni della nostra gente: la volontà di imparare, di capire e la
gioia di suonare, di fare musica: due cose che danno dignità ad un
uomo...".
Una circolare della Pubblica Sicurezza del 1937, diretta ai Sindaci e
ai Corpi Musicali della provincia, avverte che "... non è consentito
alle bande Musicali di suonare sulle vie e nelle piazze pubbliche senza
darne preventivo avviso alle autorità di Pubblica Sicurezza, con
indicazione del programma in duplice copia al Podestà, il quale restituirà
un esemplare con l’annotazione del provvedimento…" (foglio
dattiloscritto; Archivio della Banda di Gavardo).
Il 3 ottobre 1935 inizia l’aggressione militare contro l’Etiopia; negli
anni 1936-’37 l’intervento nella guerra civile spagnola e nel 1939
l’annessione dell’Albania. Siamo ormai alla seconda guerra mondiale.
LA BANDA OGGI: PROBLEMI E PROSPETTIVE
Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, tutti
si impegnarono a rimarginare le ferite morali e materiali provocate dal
conflitto. Ovunque, nelle città, nelle valli e nella pianura si
ricostituirono anche i corpi bandistici. Furono mantenuti intatti la
struttura strumentale di tali organizzazioni e il repertorio della
tradizione ottocentesca. É innegabile che le bande hanno avuto, in
passato, un importante ruolo nella diffusione, tra il popolo, del
melodramma italiano, che costituiva, quasi esclusivamente, il repertorio
bandistico. Anche nella nostra provincia le società filarmoniche hanno
contribuito all’espansione della cultura musicale a alla diffusione di un
patrimonio musicale che, altrimenti, sarebbe rimasto un bene riservato ad
una ristretta cerchia di intellettuali borghesi.
L’evoluzione economica, sociale e politica avvenuta in questi ultimi venti
anni ha profondamente mutato la società in tutti i suoi aspetti
esistenziali, estetici e culturali, aspetti che hanno profondamente
influito anche sul modo di essere della banda e del suo repertorio. Le
mutate condizioni socio-economiche e ambientali (industrializzazione,
esodo dalla campagna, accaparramento del tempo libero da parte dei
mass-media) hanno creato profonde fratture fra passato e presente,
mettendo in crisi l’identità stessa del modo di essere della banda in una
società profondamente trasformata.
L’influenza dei moderni mezzi di riproduzione della musica ha notevolmente
compromesso l’antica consuetudine del "far musica". Al giorno
d’oggi il consumo di musica ha avuto una espansione enorme, tuttavia
l’Italia è uno dei paesi più arretrati nel campo dell’educazione musicale.
La gente chiede musica, tanta musica e sempre più rumorosa, in ogni
momento della giornata ed ovunque: sul lavoro, per strada, a casa, nei
supermercati, negli stadi, ma a condizione che la facciano altri.
I musicofili dei giorni nostri hanno dimenticato che la musica è non solo
un bene da godere passivamente da uditori, ma anche un bene da produrre,
in modo attivo, come protagonisti ed interpreti. In questo senso la banda
rimane uno strumento prezioso e indispensabile del "far musica"; oggi più
che mai esercita un grande fascino soprattutto sulle giovani generazioni,
che partecipano con passione ed entusiasmo alla vita delle nostre
filarmoniche.
L’EVOLUZIONE DEL RUOLO E DEL REPERTORIO DELLE BANDE
Mentre la banda mantiene intatto il suo "ruolo" e il suo
"modo di essere" in determinate e specifiche manifestazioni (cortei,
sfilate, processioni, feste) la crisi di identità si fa fortemente sentire
nell’ambito della pratica musicale indipendente da queste manifestazioni.
Il "far musica in modo autonomo" presuppone l’abbandono delle
"vocazioni operistiche e sinfoniche" che in passato avevano una
precisa ed importantissima funzione per la diffusione della musica fra il
popolo.
Ora, dal momento che la musica operistica e sinfonica è meglio riprodotta
in dischi e musicassette che possono attingere direttamente
dall’orchestra, ne deriva che la funzione della banda, in questo campo,
sia storicamente esaurita. Pertanto il superamento della crisi di identità
impone la necessità di riconquistare lo spazio che l’evoluzione sociale ha
riservato alla banda moderna. Dobbiamo dunque conquistarci una nuova
dimensione artistica attraverso l’affermazione di un nuovo repertorio di
musica originale, ricco di valori estetici e musicali in grado di
valorizzare "l’espressività" della musica per strumenti a fiato.
La Banda musicale, per le sue antiche tradizioni, ha ancora molto da dire
a patto che non la si voglia relegare al pappagallesco ruolo di
riproduttrice della musica operistica o sinfonica o, peggio ancora, la si
voglia proporre come antagonista dei moderni mass-media. Un nuovo
repertorio di musica originale implica, necessariamente, la riscoperta ,
sotto il profilo storico-musicale, delle opere dei grandi musicisti che
hanno composto musica originale per strumenti a fiato e a percussione.
Questa opera di riscoperta della letteratura del passato non riguarda solo
le opere di Weber, Beethoven, Haydn, Mozart, Cherubini, Gossec, Méhul,
Catel, ecc., ma soprattutto le composizioni di musicisti contemporanei
quali Hindemith, Prokofiev, Holst, Jacob, Vaughan Williams, Copland,
Schönberg, Weill, Respighi ed altri.
È increscioso sentire persone, e a volte anche musicisti, affermare che la
banda non ha un suo repertorio idiomatico di un certo valore artistico.
Questo modo di vedere la banda è in gran parte dovuto alla mancanza di
informazione e anche, purtroppo, dall’infima qualità del repertorio che
viene eseguito dalle bande stesse.
Per le piccole bande è necessario reperire un repertorio adatto al loro
organico. In tale senso non bisogna scartare a priori tutto quanto è stato
prodotto dalla editoria italiana. É pur vero che nelle bande bresciane è
in atto, soprattutto in questi ultimi anni, un processo di rinnovamento
del repertorio che non ha confronti in tutto il resto d’Italia.
Contrariamente a quanto avveniva in passato, il repertorio odierno ha
quasi completamente rinunciato all’esecuzione di "fantasie d’opera"
e composizioni sinfoniche per orchestra. Dall’esame dei programmi che
vengono eseguiti dalle bande della nostra provincia, si nota una
particolare preferenza per composizioni di "musica leggera"
americana o latino-americana, in gran parte trascritte e raramente
originali per banda.
Poche, troppo poche, invece, sono le composizioni originali presenti nei
programmi. Questo orientamento è motivato da varie ragioni: la scarsa
informazione sulla produzione di opere originali per banda e, soprattutto,
la non conoscenza dei compositori specializzati in questa produzione
musicale.
UNA MODERNA DIDATTICA PER LE NOSTRE SCUOLE
In questi ultimi vent’anni la ricerca di una didattica più moderna è
stata al centro di un appassionato dibattito che ha coinvolto musicisti,
pedagogisti, psicologi e insegnanti operanti nella scuola, nei
Conservatori, nelle accademie e nelle associazioni musicali del nostro
Paese. Pur essendo in ritardo rispetto ad altri paesi europei, siamo
riusciti, almeno in parte, a ricuperare le distanze esistenti causate da
ragioni storiche, culturali e sociali.
Al di là del compito di diffusione di un certo tipo di cultura, la banda è
investita di un importante ruolo di promozione dell’educazione musicale
attraverso i "corsi di orientamento musicale" e nelle "scuole di
musica" presenti nelle filarmoniche. La scuola bandistica è infatti
un’importante occasione per creare legami personali e, tramite la pratica
di uno strumento, consentire successivamente di entrare a far parte della
banda stessa.
L’esperienza che il giovane compie presso le nostre associazioni
bandistiche è di grande importanza: arricchisce la sensibilità musicale,
accosta a nuove esperienze e perfeziona la tecnica strumentale. Molti
giovani, iniziando dalla banda, hanno la possibilità di frequentare il
Conservatorio e scegliere la carriera professionale come strumentisti.
Le mutate esigenze culturali pongono problemi più complessi a chi, anche
in qualità di dilettante, vuole dedicarsi alla musica. L’arretratezza
didattico-pedagogica delle nostre scuole è evidente, sia per quanto
riguarda l’educazione musicale che la pratica strumentale. Si procede
ancora con tecniche didattiche che non hanno più ragione d’essere, se si
considerano le esperienze maturate in questi anni. Il procedere dalla
"teoria alla pratica", l’insegnamento prioritario del solfeggio
parlato, trascurando l’educazione al ritmo, dell’orecchio e dell’uso del
canto, rappresentano un notevole ostacolo allo sviluppo delle capacità dei
giovani allievi. Siamo ancora distanti dal presupposto di "educare con
la musica" e non "alla musica".
Gli stessi princìpi didattici ci devono guidare per l’educazione
strumentale. In questo senso occorre fare un grande sforzo affinché gli
insegnanti nelle scuole siano sempre più preparati ed aggiornati sulle
esperienze didattiche che vengono man mano acquisite nel campo
dell’educazione musicale e strumentale. Tutto ciò è indispensabile e
prioritario nelle nostre scelte, affinché le associazioni bandistiche
possano validamente svolgere il loro ruolo nella società di oggi e di
domani.
In questi anni, tuttavia, si è avuto un notevole sviluppo delle nostre
bande, sviluppo che non ha riscontro nel passato. Se ne sono ricostituite
molte che da anni non svolgevano attività alcuna e ne sono nate di nuove,
formate esclusivamente di giovani strumentisti. A questo sviluppo hanno
partecipato con entusiasmo e impegno i giovani, che hanno trovato nella
banda non solo un ambiente dove si "fa musica", ma anche un luogo
dove si discute, dove si trovano amicizie e si sviluppano esperienze
culturali e umane.
Oggi le bande attive in provincia di Brescia sono 120. La loro attività
interessa migliaia di persone, intere comunità, che con la loro
solidarietà morale e materiale contribuiscono alla loro vita e al loro
sviluppo. La banda è un fenomeno sociale prima che musicale: è qualcosa di
vivo al di sopra del tempo. Essa continua a piacere e ad essere presenza e
testimonianza delle vicende liete o tristi della comunità.
La sua presenza, proprio per la matrice sociale e popolare da cui prende
origine, è notevolmente diffusa e profonda. È profondamente radicata nella
coscienza popolare come espressione di una serie di rapporti umani e
sociali maturati attraverso due secoli di attività. |