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TRADIZIONI E STORIA DELLE BANDE MUSICALI BRESCIANE

di Giovanni Ligasacchi

La fama musicale di Brescia assume, soprattutto nel ‘500, importanza europea per la costruzione di strumenti a corda (viole, violini, violoncelli, contrabbassi, ecc.) che, nel Rinascimento, si diffusero nelle corti italiane e straniere. Alla liuteria si aggiunse anche una fiorente attività nella costruzione di organi.
La costruzione di strumenti ad arco, che trova il suo punto di partenza nelle botteghe artigiane bresciane, contribuisce in maniera determinante alla nascita e allo sviluppo della musica strumentale in Italia ed in Europa.
A ragione Massimo Mila ebbe a scrivere: "…Le origini della musica strumentale avvengono in una zona ben circoscritta dell'Italia settentrionale, dove progresso tecnico e spirituale, congiungendosi armoniosamente, danno luogo all’invenzione contemporanea degli strumenti e delle musiche ad essi destinate. Gasparo da Salò, o chi per esso, inventa il violino: e siamo in provincia di Brescia, sul lembo meridionale del lago di Garda, al centro di quella confluenza di tre regioni, Lombardia, Veneto e Emilia, ove è situato il focolaio della civiltà strumentale…".
(Cronache musicali 1955-59, Einaudi, 1959).

SQUILLI DI TROMBA
Ma le botteghe artigiane bresciane non producevano soltanto strumenti ad arco e organi, ma anche strumenti a fiato, che nella città hanno un'antica tradizione. Già nel 1350 il Comune di Brescia stipendiava un corpo di trombettieri detti "Trombetta" che avevano il compito di accompagnare l’addetto comunale, il quale, in luoghi stabiliti e con l’ausilio di squilli di tromba, doveva leggere al popolo i decreti e le grida emanate dalle autorità.
La carica di "trombetta" era acquisita attraverso un difficile esame con il quale i prescelti dovevano dimostrare di saper suonare alla perfezione, perché il "suono ufficiale doveva avere un'impronta seria e artistica". I trombettieri dovevano inoltre partecipare alle cerimonie, alle feste, ai tornei e alle giostre. Generalmente i trombettieri erano bresciani, ma, in caso di bisogno, venivano "condotti al soldo" del Comune anche suonatori provenienti da altre città.
Fra i trombettieri comunali fu celebre Giampiero Rizzetti, nato a Brescia nel 1494 e morto intorno al 1560. Il Rizzetti, "sive orbis trombetta e cittadin de Bressa" come egli stesso si chiamò in una polizza d’estimo presentata al Comune nel 1534, fu abilissimo musicista, e divenne poi il capo di un complesso di suonatori bresciani che vennero assunti al servizio del Duca Pier Luigi Farnese. Essi erano "artisti abilissimi nel sonare trombette, tromboni, cornetti, piffari, cornamuse, piffari alla alemanna, et viole da brazo".
In quell’epoca nella città di Brescia non mancavano strumentisti e compositori d’alto ingegno che componevano musiche di moda in quel secolo: ballate, canzoni, madrigali, cacce, etc. Nonostante il continuo esodo di rinomati strumentisti alla corte di Mantova, Firenze, Ferrara, Milano, Venezia e all’estero, troviamo ancora in città molti musicisti degni di essere ricordati nella storia della musica bresciana. A tale proposito Giulio Roberti (Il primato degli italiani nella musica strumentale, Milano, 1882, pagg. 115-116), che nel 1880 aveva fatto accurate ricerche negli archivi musicali della Reale Corte di Sassonia, trovò che per oltre un secolo a Dresda, presso l’Elettore, prestarono servizio molti musicisti bresciani; infatti il Roberti scriveva che "fra le città dell’alta Italia, Brescia andava assai distinta nel secolo XVI per il numero e la somma valentia dei suoi strumentisti, i quali erano tutti contrappuntisti di vaglia e compositori non solo di musica strumentale, ma anche di musica sacra. E fu appunto - conclude l’illustre studioso - da Brescia che furono chiamati a Dresda i primi musicisti italiani. Fra questi i fratelli Besutius, Zaccaria, Antonio Scandelli, compositore e suonatore di cornetto, e i fratelli Gabriele e Quirino Tola, trombonisti...".
Altri suonatori di "cornetto" furono al servizio dell’imperatore Rodolfo a Praga. Il "cornetto" ebbe grande fortuna prima e dopo l’invenzione del violino e fu usato per altri quattro secoli. Lo strumento era costituito da un tubo di legno ricoperto di cuoio, diritto o leggermente ricurvo, a sezione ottagonale; aveva un piccolissimo bocchino di osso o di metallo ed era munito di sette fori. Il cornetto produceva un suono dolcissimo che si fondeva perfettamente con gli strumenti ad arco e con la voce umana. Anche Bach lo utilizzò in alcune cantate da chiesa per sostenere la melodia.
Brescia ebbe nei secoli XV e XVII famosi suonatori come Ludovico del Cornetto, Paride Dusi, Petro dell’Olmo, Gregorio Turini ed altri che con la loro arte contribuirono a mantenere alto il prestigio della città. La presenza di un numero considerevole di suonatori e di strumenti a fiato favorì lo sviluppo delle botteghe che producevano corni, cornetti, trombe, tromboni, flauti, cromorni, bombarde e altri strumenti, che erano apprezzati per la loro alta qualità. Fra i più prestigiosi costruttori di strumenti a fiato sono da ricordare il nobile Paolo Faida (1450-1519), Jiulius da Manerbio (sec. XVI), Morettus (sec. XVII) ed altri.

LE PRIME FILARMONICHE
La banda, quale complesso di strumenti a fiato e a percussione, si afferma alla fine del 1700 e coincide con la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte che, a due mesi dall’inizio della campagna d’Italia, entra vittoriosamente a Brescia il 27 maggio 1796. I bresciani, affascinati dagli ideali di libertà, fraternità, uguaglianza proclamati dalla Rivoluzione francese, accolgono con simpatia il giovane generale. Le cronache del tempo narrano che le truppe napoleoniche entrarono in città accompagnate dal suono di una numerosa banda militare.
La Rivoluzione francese segna il momento più importante per lo sviluppo della banda. Si deve infatti alla Francia rivoluzionaria tutta una serie di feste e cerimonie per le quali la banda riceve un nuovo impulso. Innanzitutto le stesse ideologie della Rivoluzione avevano bisogno di riti, feste e cerimonie che coinvolgevano tutte le classi sociali. Tali manifestazioni si tenevano all’aperto e in esse venivano utilizzati robusti gruppi di strumenti a fiato e grossi gruppi corali. Naturalmente per queste nuove cerimonie bisognava comporre musica nuova. Ecco quindi il coinvolgimento di importanti compositori come Gossec, Cherubini, Mehul, Catel ed altri, che produssero brani adatti ad essere eseguiti "en plein air".
Le truppe francesi portarono nella nostra città i riti e le cerimonie della Rivoluzione. Una cronaca di quel periodo del Giornale dell’armata imperiale francese di G.B. Avanzini (Manoscritto Queriniana Fé 31) ci racconta:
"7 aprile… 1797. Ieri sera ànno piantato un albero in mezzo a piazza del Duomo con sopra una rossa beretta in segno dell’albero della libertà"
Quest’oggi si è veduto girar una gran pattuglia con alla testa l’amazzone Ghirardi, nata Lechi, era quella pattuglia oltre il numero grande, composto di quasi tutti i suonatori e musici bresciani che suonavano e cantavano Chairà canzonetta francese".
"7 maggio... Si è veduto inalzare l’albero della libertà in Piazza Vecchia..."
"8 maggio... Il canone che è cominciato a farsi sentire nel far giorno è stato lieto anonzio per la gran sollenità dell’albero della libertà. É arrivato il generale francese Baland che è alloggiato in Casa Fenaroli. Seguivano il corteo trecento francesi con dodici tamburi nazionali, dopo dei quali vi era una numerosissima banda militare con musici che cantavano e suonavano un’aria patriottica; quindi il presidente e il vice presidente del Governo con il resto di tutto il corteo...".
"12 maggio... É stato dato un pranzo nella gran piazza della Libertà, avendo piantato la tavola tutta attorno all’albero della libertà, a tutti i nostri liberati prigionieri arrivati ieri sera, accompagnato questo dai suonatori che suonavano e cantavano il Sairà e la Carmagnola...".
Questa particolare situazione ha influito notevolmente sulla costituzione delle prime bande in città ed in provincia. La prima notizia della presenza di una banda ci viene comunicata dal Giornale democratico del 13 ottobre 1798 che scrive: "Si è organizzata a Brescia la banda militare d’unirsi alla Guardia Nazionale Sedentaria. É numerosa e sono dilettanti i bravi patriotti che la compongono. L’altro ieri si mostrò per la prima volta, il popolo l’accompagnò in folla e la coperse di applausi".
Nei primi anni del 1800 si organizzano le Filarmoniche di Salò e di Toscolano. La Filarmonica fu fondata da Domenico Landi, nato a Salò verso la fine del 1800. Il Landi fu, nel 1818, primo clarinetto e capo banda della Filarmonica di Salò. Si conosce infatti una istanza, avanzata dai dirigenti della banda, alla Regia Delegazione Provinciale, di ottenere il permesso, dall’autorità austriaca, di organizzare una Società Filarmonica. L’istanza ottenne il nulla osta dell’Imperial Regio Governo di Milano il 15 agosto dello stesso anno e, nella stessa estate, la banda tenne i primi concerti pubblici.
Nel 1853 la direzione della banda viene affidata a Eugenio Parolini. Nel 1857 la banda è scelta, con altri complessi della provincia, per partecipare ai festeggiamenti organizzati a Brescia per la visita dell’imperatore Francesco Giuseppe, in viaggio di nozze. Nella sfilata la banda fu collocata al terzo posto dopo la banda militare austriaca e la banda cittadina di Brescia.
La banda di Toscolano viene fondata da Giuseppe Calcinardi, nato a Toscolano verso la fine del XVIII secolo. Il Calcinardi, dotato di spiccate doti musicali, profuse tutto il suo sapere, la sua passione e il suo entusiasmo per far prosperare il numeroso complesso, ottenendo in breve tempo ottimi risultati. In seguito alla sua morte la direzione della banda passò al figlio Giorgio che la mantenne fino al 1860, anno in cui, per varie cause, il complesso sospese la sua attività. La banda venne ricostituita pochi anni dopo per iniziativa di Piero Crescini.
Nel 1890 si formava a Maderno un’altra filarmonica, che nel 1918 si fuse con quella di Toscolano.
In questo periodo erano attive le bande di Brescia, Toscolano, Salò, Bagnolo Mella, Carpenedolo, Castenedolo, Chiari, Casto, Gardone V.T., Gargnano, Lonato, Montichiari, Iseo, Orzinuovi, Verolanuova e Palazzolo sull’Oglio.

LE SOCIETÀ FILARMONICHE DURANTE L’OCCUPAZIONE AUSTRIACA
Svanite le illusioni libertarie portate dalle truppe francesi, il 28 aprile 1814 le truppe austriache occupano Brescia salutate dalla popolazione festante. Il 7 aprile 1815 l’Imperatore Francesco I d’Austria decide che le regioni italiane dell’Impero austriaco costituiscano il Regno Lombardo-Veneto.
Per la sua importanza Brescia è dichiarata "Città Regia".
Durante l’occupazione austriaca si assiste in tutta la provincia ad un fervore d’iniziative per dare vita a Biblioteche, filodrammatiche, scuole di alfabetizzazione e di società filarmoniche che organizzano scuole di musica gratuite, rivolte con particolare attenzione ai giovani.
La vita di queste associazioni non era facile, anzi, era contrastata dalla sospettosa Polizia austriaca che vedeva in ogni associazione una potenziale organizzazione politica contro l’Impero. Nessuna associazione filarmonica poteva organizzarsi e svolgere attività senza la previa autorizzazione delle autorità della Polizia austriaca. Tale autorizzazione era condizionata all’approvazione del "regolamento organico" in cui erano esposte le finalità sociali e culturali e le strutture organizzative delle società filarmoniche. Gli aderenti alle società si dividevano in "soci contribuenti o sostenitori" che, con le loro offerte in denaro, concorrevano a sostenere gli oneri finanziari, e in "soci attivi o filarmonici" che costituivano l’organico strumentale della banda stessa. Le filarmoniche avevano come scopo principale "l’educazione dei giovani all’arte musicale, attraverso un impegno personale costante che aiutava ad evitare l’ozio, occupare proficuamente il tempo libero e allontanava dalle osterie spesso fonte di degradazione morale e fisica".
Il consiglio della filarmonica era formato dal Delegato politico, designato dalle autorità di Polizia austriaca, da un direttore e un vice direttore, da un cassiere e dall’economo. Il Delegato politico aveva il compito di "speciale sorveglianza" sui sentimenti e sugli orientamenti politici dei soci filarmonici.
Il Direttore e gli altri componenti il Consiglio avevano funzioni puramente esecutive. Frequenti erano le circolari della Polizia relative alla stretta sorveglianza delle società autorizzate. Una circolare del 23 febbraio 1848 raccomandava alle Autorità locali "... trasmettere allo scrivente un esatto elenco di tutte le società esistenti in questo distretto, non senza esprimere il proprio motivato e coscienzioso voto circa la convenienza o meno di sopprimerle tutte, o almeno talune di esse nella mira di impedire, negli attuali momenti, riunioni che possono essere anche soltanto sospetto in rapporti politici…".
Alla circolare era allegato un modulo da compilare così formulato:

  • luogo di residenza

  • denominazione della società e scopo

  • data e numero dell’ordinanza di autorizzazione rilasciata alla società dalle autorità austriache

  • cognome e nome dei soci sospetti per le loro convinzioni politiche.

Un’altra circolare del 4 ottobre 1850 firmata dal Dirigente della Delegazione provinciale di Brescia, avente come oggetto: "Corpi musicali: esecuzione del nuovo Inno nazionale", veniva inviata ai distretti di Chiari, Iseo, Salò, Montichiari, Verolanuova, Bagnolo sul Mella, Orzinuovi e Lonato.
Nella circolare era scritto testualmente: "... Nell’occasione dell’ultima visita fatta da S.A. il Principe Luogotenente della Lombardia, gli vennero fatte dimostrazioni di esultanza, alcune delle quali anche col suono delle bande musicali. Tali dimostrazioni valutandole come dichiarazione di attaccamento alla sua persona quale delegato di S.M. l’Imperatore nostro. Onde in avvenire simili dimostrazioni del popolo alla casa Regnante possano venire espresse in modo conveniente, anche nella provincia di Brescia, è desiderio dell’ottimo Principe che fosse consigliabile alle bande musicali di imparare l’anzidetto Inno. Si commette alla tanto di Lei avvedutezza, I.R. Commissario, il procurare che venga corrisposto per parte dei Corpi musicali in codesto Distretto al suggerimento dato dalla prelodata a S.E. E poiché è questo suggerimento e non ordine preciso, così Ella, nella sua esperienza sceglierà il modo più conveniente per ottenere, con la forma della persuasione, l’intento. Si aggradisce di conoscere il risultato delle pratiche, e non dubito vorrà attuare con sollecitudine e con prudente risolutezza...".
La pressione delle autorità austriache, affinché le bande suonassero l’Inno nazionale austriaco, iniziò nel 1835, anno in cui venne adottato il nuovo Inno Dio conserva Ferdinando, con musica di Giuseppe Haydn. L’adozione del nuovo inno avvenne nell’occasione dell’incoronazione di Ferdinando I, che era succeduto a Francesco I deceduto nel 1835.
Affinché l’inno diventasse popolare, l’Imperial Regio Governo di Milano aveva trasmesso a tutti i comuni copia della musica e del testo in lingua italiana, perché fosse distribuito ai teatri, alle scuole e alle filarmoniche, affinché venisse eseguito in occasione di cerimonie. A tale scopo il Comune di Brescia aveva fatto "istromentare" l’inno dal noto compositore Luigi Savi (1803-1849) di Parma. L’invito delle autorità non entusiasmò le bande, anzi, in qualche caso fu causa della sospensione della loro attività. Così avvenne a Bagnolo Mella dove, dopo una prima formale adesione all’invito delle Autorità, si convinsero i soci filarmonici a sospendere l’attività in attesa di tempi migliori. Nonostante queste limitazioni, lo sviluppo delle bande continuò nelle valli e nella pianura.
Il repertorio era costituito da trascrizioni di melodie di opere di Rossini, Bellini, Donizetti, ballabili di Strauss e di musicisti viennesi.
Successivamente il musicista più amato fu Giuseppe Verdi, che divenne il simbolo delle speranze e delle aspirazioni risorgimentali.
Il 17 giugno 1859 Re Vittorio Emanuele II entra trionfalmente a Brescia.

BRESCIA NEL REGNO D’ITALIA
Il 17 marzo 1861 viene proclamato a Torino il Regno d’Italia.
La provincia di Brescia entra a far parte del nuovo Regno con una struttura economica in prevalenza agricola e con una accentuata vocazione industriale di antica tradizione, soprattutto nelle Valli. In questa situazione la presenza a Brescia di un forte schieramento di liberali di sinistra capeggiato da Giuseppe Zanardelli (1826-1903), influenza in maniera determinante la vita politica, economica e culturale della provincia. Sono gli anni dell’impegno della classe dirigente liberal-progressista, che si sente investita da un compito "storico" in direzione della grande "trasformazione" e della "modernizzazione economica" mediante la formazione del mercato nazionale e la conduzione capitalistica della produzione agricola e industriale. Nel periodo zanardelliano (1876-1903) hanno grande impulso le industrie tessili, siderurgiche e meccaniche, alle quali si affianca il settore idroelettrico che, sfruttando la fonte di energia di cui sono ricche le valli bresciane, l’acqua, consente un grande sviluppo economico che si manterrà fino alla prima guerra mondiale. Il progresso economico favorisce la presa di coscienza dei lavoratori che rappresentano la stragrande maggioranza della popolazione attiva. Il proletariato matura le sue esperienze attraverso la creazione delle Società di Mutuo Soccorso e in seguito con la fondazione, anche a Brescia, della Camera del Lavoro (1892). Contemporaneamente si sviluppa la lotta contro la disoccupazione, l’emarginazione, l’alcolismo, la prostituzione e la degradazione sociale. Le organizzazioni socialiste, anarchiche e cattoliche svolgono un vero e proprio apostolato per trasformare la passività e la rassegnazione in volontà di lotta per l’emancipazione.
Il fervore associativo politico e sociale contribuisce alla scolarizzazione; infatti, nel 1888, ad appena undici anni dall’istituzione della Scuola elementare obbligatoria e gratuita per tre anni, le 1183 scuole della città e della provincia sono frequentate da 48.000 bambini che rappresentano l’85% degli obbligati. Nel frattempo nascono in quasi tutti i comuni Centri di lettura, società filodrammatiche e scuole di alfabetizzazione che svolgono un ruolo importantissimo nella cultura di base. Sono questi gli anni di impetuoso sviluppo delle società filarmoniche e corali, che nelle valli e nella pianura diventano centri di cultura e di socializzazione.
Carlo Antonio Venturi, benemerito cittadino bresciano e noto studioso di Scienze Naturali, appassionato musicofilo ed esperto violinista, con suo testamento olografo del 13 ottobre 1862, nominava erede del suo cospicuo patrimonio il comune di Brescia "...perché coi redditi del medesimo istituisca, a pubblico beneficio, una Scuola di Musica, istruzione di canto e strumenti, sotto il nome di Istituto filarmonico Venturi…".
Fra il patrimonio del Venturi vi era anche una preziosa collezione di antichi strumenti dei migliori liutai di Brescia e Cremona che comprendeva: ventidue violini, una viola, due violoncelli, due contrabbassi e cinque cetre. Questi strumenti vennero venduti per poche centinaia di lire in circostanze poco chiare dall’amministratore del patrimonio Venturi. Fatto questo che suscitò furiose polemiche e l’indignazione degli ambienti musicali e culturali dalla città.
Finalmente, nel 1866, dopo anni di discussioni e contrasti, la Giunta Comunale istituiva ufficialmente l’Istituto filarmonico Venturi, ponendo fine ad ogni contestazione.
L’istituzione del "Venturi" contribuì in modo determinante alla diffusione della cultura musicale dei cittadini bresciani e aprì le porte della cultura musicale soprattutto alle classi meno abbienti. Difatti gli allievi che frequentano l’anno scolastico 1866-67 sono in gran parte armaioli, sarti, falegnami, fabbri, barbieri, ecc. Questa apertura sociale sarà una linea di condotta seguita per oltre un secolo di attività dell’Istituto, che diventerà Conservatorio di Stato nel 1971. L’attività didattica della nuova istituzione contribuì in modo particolare a creare coristi e strumentisti che venivano assorbiti dalla Cappella del Duomo, dal Teatro Grande e dalla Banda Civica. La secolare presenza dell’Istituto fu una straordinaria fucina di musicisti, di coristi, di strumentisti, di maestri di banda che contribuirono alla crescita artistica e sociale delle istituzioni bresciane. Furono insegnanti all’Istituto Venturi i maestri di banda Gaetano Tosi, Guglielmo Forbek, Alessandro Peroni, Geremia Saltelli, Virgilio Stefanoni, Gentile Vasini e Almiro Giampieri, che furono i pionieri della diffusione delle bande nella provincia di Brescia.

INIZIATIVE E CONCORSI
I liberali di sinistra, allo scopo di contribuire alla formazione della coscienza storica dei cittadini bresciani, organizzano una serie di celebrazioni riguardanti episodi e protagonisti del Risorgimento e della cultura bresciana. Le iniziative culturali sono:
commemorazione dell’epopea delle "Dieci Giornate" del 1849; inaugurazione del monumento a Giuseppe Garibaldi; inaugurazione del monumento a Tito Speri; erezione del monumento ad Arnaldo da Brescia; celebrazione del "20 settembre", anniversario della occupazione di Roma; erezione del monumento al pittore bresciano Alessandro Bonvicino detto il Moretto (ca. 1498-ca. 1554).
Queste iniziative culturali riescono a coinvolgere in città e nella provincia intellettuali e popolani e, nel contempo, contribuiscono ad inasprire i rapporti tra Stato e Chiesa.
Le manifestazioni favoriscono l’organizzazione dei concorsi bandistici provinciali, regionali e nazionali che, in quel periodo, sono molto popolari. Il primo grande concorso internazionale è indetto nel 1892 dalla città di Genova per la celebrazione del "quarto anniversario colombiano". A questo concorso partecipano due bande bresciane: la Filarmonica di Bagnolo Mella e il Corpo di musica di Palazzolo sull’Oglio, che si comportano in modo onorevole.
Ancora nel 1892 il Comune di Chiari promuove un concorso bandistico provinciale per le "Feste centenarie di Sant’Agata". Vi presero parte le Bande di Gussago, Bedizzole, Pisogne, Orzinuovi, Bagnolo Mella e Rudiano.
I Complessi concorrenti furono ricevuti alla stazione dalla banda di Chiari e iniziarono la gara nel Teatro comunale stipato di "folla entusiasta". La Giuria era composta dai maestri Angelo Chibbaro, capo musica del 34° Reggimento Fanteria, Angelo Poscia, Direttore d’orchestra di Brescia e da Giuseppe Rocco, organista del Duomo di Chiari. Il primo premio di L: 230 con bandiera venne assegnato alla Banda di Bagnolo Mella, diretta dal maestro Virgilio Sefanoni; il secondo premio di L. 130 con diploma venne attribuito alla Banda di Orzinuovi, diretta dal maestro Giovanni Brunelli e il terzo premio di L.50 alla Banda di Bedizzole, diretta dal maestro Antonio Cominelli. Un premio speciale di L. 25 viene dato, a titolo di incoraggiamento, alla Banda di Rudiano, diretta dal maestro Gentili. Un avvenimento di grande importanza per le filarmoniche bresciane è costituito dal "Concorso Bandistico provinciale" organizzato dal Comune di Brescia in occasione delle "Feste Morettiane" del 1898, nel quarto centenario della nascita di Alessandro Bonvicino, detto il Moretto.
Partecipano al concorso in prima categoria:

  • Banda Sociale Bresciana, con 54 musicanti, diretta dal maestro Angelo Montanari, che esegue il finale dell’opera Aida di Giuseppe Verdi e la Sinfonia dall’opera Aroldo sempre di Verdi, come pezzo obbligatorio della prima categoria;

  • Filarmonica di Bagnolo Mella, con 36 musicanti, diretta dal maestro Virgilio Stefanoni, che esegue la Sinfonia dall’opera Aroldo di G. Verdi e la Sinfonia dall’opera Le vispe comari di Windsor di Otto Nicolai;

  • Banda di Orzinuovi, con 30 musicanti, diretta dal maestro Giovanni Brunelli, che esegue l’Ouverture dell’opera Oberon di Carlo Maria von Weber e la Sinfonia dell’opera Aroldo di G. Verdi;

  • Banda di Palazzolo sull’Oglio, con 35 musicanti, diretta dal maestro Luigi Vecchiatti, che esegue la Sinfonia originale di A. Sardei e la Sinfonia dall’opera Aroldo di G. Verdi;

  • Banda Istituto Pavoni di Brescia, con 32 musicanti, diretta dal maestro Ruggero, che esegue l’Introduzione del primo atto dell’opera L’ebrea di J. F. Halevy e la Sinfonia dall’ Aroldo di G. Verdi;

Nella seconda categoria gareggiano i seguenti complessi:

  • Banda di Pontevico, con 28 musicanti, diretta dal maestro Zanoli, che esegue la Sinfonia dall’opera Nabucco di G. Verdi, pezzo obbligatorio per la seconda categoria, e la Sinfonia dall’opera Il pirata di Vincenzo Bellini;

  • Banda di Gussago, maestro Geremia Saltelli, che esegue la sinfonia dall’opera Nabucco di G. Verdi e il prologo dell’atto 3° da Le due gemelle di Amilcare Ponchielli;

  • Banda di Cologne, con 28 musicanti, diretta dal maestro Giuseppe Rocco, che esegue la Cavatina dall’opera I masnadieri di G. Verdi, e la Sinfonia dal Nabucco;

  • Banda Istituto Artigianelli di Brescia, con 24 musicanti, diretta dal maestro Francesco Andreotti, che esegue una Fantasia dall’opera Le due gemelle di A. Ponchielli e la Sinfonia dal Nabucco;

  • Banda Istituto Derelitti di Brescia, con 29 musicanti, diretta dal maestro Castelli, che esegue una Fantasia dall’opera La traviata di G. Verdi;

  • Banda di Travagliato, con 29 musicanti, diretta dal maestro Orazio Tosi, che esegue la La fantasia per trombone di Gaetano Tosi;

  • Banda di Borgo San Giacomo, con 29 musicanti, diretta dal maestro Foschetti, che esegue Sinfonia di Frosali;

  • Banda di Dello, con 25 musicanti, diretta dal maestro Agostino Mandelli Bonalda, che esegue coro e Cavatina dall’opera Semiramide di G. Rossini.

La Banda di Desenzano, si legge sul verbale, non si è presentata per ragioni indipendenti dalla propria volontà.
La giuria era composta dai maestri Romano Romanini, direttore dell’Istituto musicale "A. Venturi" di Brescia, Guglielmo Forbek, direttore della Banda cittadina di Brescia, Sabato Giordano, capo musica della banda militare, dal Cav. Francesco Pasini e dall’avv. Ducos.
Un cronista del tempo racconta che, nonostante il sole cocente, "...tra la folla si notava un’animazione straordinaria, incessante e molti compaesani delle bande concorrenti applaudivano freneticamente i loro beniamini...".
La giuria assegna il primo premio alla Filarmonica di Bagnolo Mella, il secondo premio alla Musica Sociale di Brescia e il terzo premio al Corpo di musica di Palazzolo sull’Oglio.
Scrive ancora il cronista: "...Ai maestri delle tre bande qualificate congratulazioni e congratulazioni anche ai bravi musicanti, fra cui vi sono artisti e poveri operai che, per attendere allo studio e alle lezioni di musica, devono rubare qualche ora di riposo o ad un onesto e meritato svago...".
Per le bande concorrenti nella seconda categoria, la Giuria assegna il primo premio al Corpo Musicale degli Artigianelli di Brescia, il secondo alla Banda dei Derelitti e il terzo a pari merito alle bande di Borgo San Giacomo e Pontevico.

INNOVAZIONI TECNICHE E TRASFORMAZIONE DEGLI ORGANICI.
Il XIX secolo è stato il secolo delle grandi invenzioni tecniche per la costruzione degli strumenti musicali e per importanti riforme della banda stessa.
Un fattore determinante, che favorisce lo sviluppo tecnico e artistico dei complessi è dovuto all’applicazione delle chiavi per gli strumenti di legno e dei pistoni per gli strumenti d’ottone. L’invenzione del saxofono, per merito di Adolphe Sax (1814-1894) intorno al 1840, creò una benefica rivoluzione nell’organico della banda che poi si arricchirà anche dei "sarrussofoni", ideati da Sarrus nel 1856, e dei "pelittoni" (bassi e contrabbassi in ottone) costruiti nel 1846 dal milanese Giuseppe Pelitti, che sostituivano definitivamente il "serpentone" e l’"officleide".
Il processo di innovazione degli strumenti trova all’avanguardia i costruttori milanesi Ferdinando Roth (1815-1898), Antonio Bottali, Luigi Alziati, Giuseppe Pelitti, Romeo Orsi e Cazzani-Rampone, che conquistano fama in tutta Europa.
Il perfezionamento tecnico degli strumenti favorisce la riforma dell’organico bandistico. Tra i più importanti riformatori dello strumentale della banda è da ricordare il prussiano Wilhelm Wieprecht (1872-1872), musicista di ingegno e profondo conoscitore di strumenti. A lui si deve il merito di aver distinto gli strumenti per classi e quando nel 1838 fu nominato Direttore Generale delle Musiche militari della Prussia, ebbe modo di attuare la sua riforma che incontrò grande consenso in tutti i paesi europei. Convinto sostenitore delle idee di Wieprecht, Alessandro Vessella (1860-1929) inizia nel 1885 la riforma delle bande italiane. Nominato direttore della Banda municipale di Roma a soli 25 anni, ha modo di verificare le sue proposte per far progredire le bande militari e civili che, nel nostro Paese, si trovano in una situazione di arretratezza rispetto ai complessi francesi, tedeschi, olandesi e agli altri paesi europei.
Per merito suo viene introdotta nel Conservatorio di S. Cecilia a Roma la Cattedra di composizione e strumentazione per banda, che poi verrà estesa ai conservatori di Firenze, Pesaro, Milano, Napoli, Parma, Venezia, ecc., ecc.
Scrisse, per primo, una "Storia della banda in Italia" che gli costò trenta anni di ricerche negli archivi delle biblioteche comunali. Infine, sempre a Roma, al Congresso Internazionale di musica del 1911, furono accettate le sue proposte relative alla formazione dell’organico della Banda che, secondo il suo pensiero, doveva avere il seguente organico strumentale: flauti, ottavino, tutta la famiglia dei clarinetti (piccoli, soprani, contralti e bassi), saxofoni, corni, contrabbasso ad ancia, trombe di diverse tonalità, tromboni a tiro, tutta la famiglia dei flicorni e strumenti a percussione.
Vessella era profondamente convinto della destinazione popolare della musica bandistica, ma, nel contempo, era anche certo delle qualità espressive del complesso dei fiati. A tale proposito egli scriveva: "...Oggi il carattere di popolarità della banda va inteso in quanto è il mezzo diretto e immediato per l’educazione musicale del popolo, col quale viene a trovarsi naturalmente in assoluto nelle piazze, popolarizza cioè la musica, la bella musica, quella che prima era privilegio esclusivo di pochi, ma come ente artistico la banda va considerata alla stessa stregua e capace di raggiungere le stesse vette dei complessi orchestrali. Organismo ormai perfettamente equilibrato: pieghevole, dolce, malleabile per le esigenze delle partiture più complesse; plasmato per intraprendere gli autori più poderosi e più sottili e delicati; massa equilibrata ed omogenea, dove ogni strumento sembra corrispondere ad una canna d’organo mentre la bacchetta del direttore è la mano sapiente che sfiora la tastiera...".
Purtroppo le proposte di Alessandro Vessella vennero realizzate soltanto nelle grandi Bande militari e civili, mentre piccoli e medi complessi, per varie ragioni, non furono in grado di capire l’importanza del pensiero vesselliano.

IL XX SECOLO
L’inizio del nuovo secolo è salutato a Brescia con un grande veglione al Teatro Grande, con la partecipazione della Banda comunale, delle associazioni d’arma, sportive e assistenziali, e dei più bei nomi della ricca borghesia bresciana. In quel periodo i veglioni danzanti erano molto frequenti e servivano a raccogliere fondi per iniziative benefiche o patriottiche.
I primi anni del 1900 furono caratterizzati dalla massiccia organizzazione di concorsi bandistici che rappresentavano una vera e propria attrazione in occasione di feste, commemorazioni e inaugurazioni di opere pubbliche.
Uno dei concorsi più importanti fu quello del 1902 organizzato dalla Città di Torino in concomitanza della "Esposizione Internazionale." Al concorso prendevano parte le migliori bande francesi, tedesche e di altri paesi. Il giornale bresciano Il Cittadino scriveva: "...anche il nostro Corpo di Musica municipale ha partecipato al Concorso Internazionale di Torino e vi ebbe un esito trionfale. L’interessantissimo torneo iniziò con la gara di lettura a prima vista. Una lettura a prima vista è un grosso pericolo per gli esecutori e sempre una fatica per le gravi difficoltà che accompagnano tale sorte di gare e perciò ci riesce assai grata la notizia che la "Musica Civica" ha ottenuto il primo premio con due medaglie d’oro, una grande coppa e L. 1.000. É veramente insigne tale risultato, se si pensa che a quel concorso presero parte molte delle migliori musiche nostrane e straniere, fra le quali quella di Lione, Maçon, Marsiglia, e la prestigiosa "Garde Republicaine" di Parigi...".
Nel 1903 viene organizzata dal Comune di Brescia una cerimonia per ricordare le "Dieci Giornate del 1849". Alla manifestazione parteciparono i complessi bandistici di Brescia (Banda municipale), Orzinuovi, Gavardo, la Fanfara del Ricreatorio giovanile di Brescia, e il corpo di Musica "Concordia musicale" di Borgo Trento (Brescia).
L’anno 1904 Re Vittorio Emanuele III inaugura in Castello la "Esposizione bresciana e il Museo del Risorgimento". Alla cerimonia parteciparono bande militari e civili della città.
Nel 1905 le bande di Gavardo e Capriolo prendono parte al Concorso organizzato dal Comune di Como per le "Feste lariane" e conquistano entrambe il quarto premio.
Il Comune di Salò promuove, il 9 settembre 1905, un Concorso Bandistico in occasione dell’inaugurazione del nuovo Lungo Lago dedicato a Giuseppe Zanardelli. Alla gara bandistica partecipano i complessi di Gardone Riviera, S. Felice del Benaco, Maderno, Corpo Musicale Liberale di Gavardo, Lumezzane S. Apollonio, Nuovo Corpo di Musica di Gavardo, Borgo S. Giacomo, Chiari, Desenzano e Roè Volciano.
La Giuria, composta dai maestri Fusinato, direttore della Banda municipale di Verona, Rodriguez, direttore della banda del 74° Fanteria, e Poggi, direttore d’orchestra del Teatro comunale di Salò, assegna i premi in questo ordine:
Prima categoria:
primo premio: Banda di Borgo S. Giacomo;
secondo premio: Banda di Chiari;
terzo premio: Banda di Desenzano;
quarto premio: Banda di Roè Volciano.
Seconda categoria:
primo premio: Nuovo Corpo musicale di Gavardo;
secondo premio: Banda di Lumezzane S. Apollonio;
terzo premio: Corpo Musicale Liberale di Gavardo;
quarto premio: Banda di Maderno;
quinto premio: Banda di S. Felice del Benaco;
sesto premio: Banda di Gardone Riviera.

CATTOLICI, SOCIALISTI E LIBERALI
In questo periodo storico si evidenzia in maniera sempre più accentuata la contrapposizione politica fra cattolici, socialisti e liberali.
Le conseguenze di questa situazione turbano profondamente anche la vita dei Corpi bandistici provocando diatribe, scissioni e incomprensioni. Fra le filarmoniche che hanno più sofferto di questo stato di cose è da citare la "Banda degli operai" di Palazzolo sull’Oglio che, fondata come "Gruppo filarmonico" nel 1846, ottiene il permesso di costituirsi in Associazione dall’Imperial Regio Commissario Distrettuale di Chiari in data 2 dicembre 1852. L’attività della banda si consolida negli anni successivi al 1862 per merito soprattutto della presenza a Palazzolo della Società Operaia di Mutuo Soccorso che fu sempre generosa e solidale. Per questa ragione il Corpo Bandistico partecipa ai festeggiamenti indetti dalla Società per la proclamazione di Roma capitale d’Italia e a tutte le feste patriottiche.
È interessante a questo punto sentire la testimonianza di Paolo Gentile Lanfranchi, ex musicante e notissimo personaggio palazzolese che fu testimone delle vicende di quegli anni: "... Se oggi c’è forte tensione fra democratici e marxisti, una volta era ancora più forte fra clericali e liberali…". Erano i tempi di Mazzini, di Garibaldi, del 20 settembre. I capi dei partiti affilavano continuamente le loro armi.
Un bel giorno salta fuori che le Bande musicali che partecipano ai festeggiamenti del 20 settembre non possono più essere chiamate a fare servizio nelle feste e sagre religiose. Di conseguenza la Direzione della Banda doveva decidere per una strada o per l’altra. Nella nostra Banda, anche se forse la maggioranza era per i preti, i maggiori esponenti ne erano contrari. Naturalmente si decide per il 20 settembre, per cui alcuni musicanti usciranno dal complesso con molto clamore. La Banda nel frattempo si era consolidata con l’immissione di un buon numero di nuovi musicanti. Tutto perciò fila liscio, o quasi, fino alla morte di Giuseppe Garibaldi avvenuta il 2 giugno 1882. In questa dolorosa circostanza vengono indette molte manifestazioni di cordoglio alle quali sempre partecipa la Banda.
L’Arciprete di Palazzolo, costretto da ordini superiori, invia al Consiglio comunale e alla Direzione della Banda un categorico invito a non partecipare a tali manifestazioni, minacciando, in caso contrario, di non servirsene più per le manifestazioni religiose. A tale categorica imposizione si oppongono decisamente il Consiglio Comunale e la Direzione della Banda. Questa decisiva presa di posizione delle due Amministrazioni produce un certo contrapposizione nella sfera dei cattolici, per cui alcuni musicanti escono dal complesso; ma sia il Consiglio Comunale che quello della Banda, con gesto coraggioso, tengono duro, rifiutandosi di acconsentire e la rottura diventa inevitabile. È forse l’unica Banda della Provincia che osa ribellarsi all’ingiusto veto per cui continua a celebrare ogni anno il 20 settembre sulla pubblica piazza al suono degli inni patriottici, senza iattanza, ma con profondo sentimento di Patria.
Presto però l’Autorità religiosa capisce di avere esagerato, per cui precisamente il 14 maggio 1885 la fabbriceria chiede, tramite il Sindaco, l’intervento della Musica alla processione della festa del patrono S. Fedele.
Ma i contrasti tornano ancora a galla e, in una delibera del 26 gennaio 1902 del Consiglio della Società Operaia di Mutuo Soccorso di Palazzolo S/O, si legge: "... Il Consiglio si impegna a sottoscrivere altre due azioni a favore del benemerito Corpo musicale, anche perché, chiarisce il Presidente della Società, Dott. Cav. Antonio Suffico, in questi giorni la Banda è bersaglio delle ire di un partito politico che noi abbiamo sempre combattuto, che cerca con ogni mezzo di disfarla, solo perché questo Corpo di Musica fa risuonare le vie del paese di inni patriottici nelle ricorrenze fauste della Nazione ...".
Un’altra incresciosa vicenda turba la vita della Filarmonica di Bagnolo Mella. Racconta Lorenzo Stipi nella sua Tesi Universitaria (1976-77): "La Società Filarmonica di Bagnolo Mella" (1839-1917) "… alla vigilia della ricorrenza del 14 marzo 1868, genetliaco di S.M. il Re, la Banda viene invitata, come consueto, ad esibirsi in pubblico ed a partecipare al conviviale banchetto con le Autorità in onore del Sovrano. Cadendo però in quell’anno la solennità civile in giorno di Sabato ed in periodo di Quaresima, il curato, che era anche Direttore della Banda, si trova nella necessità di presentare le sue dimissioni qualora il Corpo di Musica violi la legge ecclesiastica dell’astinenza dalle carni. Dimissioni che vengono dal Sindaco prontamente accettate. Purtroppo, al di là di queste considerazioni, un certo spirito anticlericale che serpeggia anche a Bagnolo in quel tempo, suggeriscono all’autorità civile una posizione troppo rigida e quindi la divisione si produce netta e inevitabile.
In un rapporto del 18 marzo del facente funzioni di Sindaco, Francesco Cominetti, alla Prefettura di Brescia sui "disordini nel corpo Musicale" del 14 precedente, i fatti sono evidentemente distorti da una ottica alquanto faziosa e la colpa viene esclusivamente addossata "agli avversari.
Alcuni filarmonici, contravvenendo ai desideri del Parroco, si unirono ai convitati: agli altri è offerta dallo stesso Curato una colazione di magro in canonica. Quando poi nel pomeriggio i suonatori dei due gruppi si ritrovano sulla Piazza comunale per il previsto concerto, forse per le eccessive libagioni da ambo le parti, si accende tra essi un vivace diverbio ed è necessario per sedarlo l’intervento dei carabinieri ...".
Un altro importante contributo alla conoscenza delle vicende di quell’epoca ci viene dato da Francesco Stampais nel suo libretto "Il corpo musicale di Maderno dal 1885 al 1925", stampato a Toscolano nel 1936.
Il 1870, che colla presa di Roma e la caduta del potere temporale dei Papi, se non coronò l’epopea storica della patria, la spinse decisamente verso il suo fatale epilogo, urtò troppo il clero e i suoi aderenti. Si spargeva la voce, ad arte, che il Governo intendeva soffocare la libertà del Papato, e si riteneva delitto del cattolico purissimo, non che applaudire, ma ascoltare l’Inno di Garibaldi, di Mameli e fors’anche la Marcia Reale. La venuta a Maderno di Giuseppe Zanardelli, ministro e poi Presidente del Consiglio dei Ministri, diede animo ai liberali, ma non per questo i "clericali" si diedero per vinti.
E la musica fluttuava, ora diretta da un partito, ora da un altro, fino a che avvenne la scissione in due corpi, ciascuno appoggiato moralmente ed economicamente dalla popolazione.
Parecchi anni durò questo stato di cose; e sia per maggiori aiuti, sia per valore dei suonatori o per bravura dell’insegnante, la novella "Musica Clericale" ebbe la superiorità. La "Banda bianca" diventò presto la preferita anche fuori dal comune per processioni, non solo, ma per funerali e cerimonie civili e religiose. I musicisti della "clericale" erano chiamati "Bessolèr", mentre quelli della "Banda liberale", "Ganasèr".
I nomignoli, abbastanza triviali, alludevano in modo grossolano alla finalità dei partiti, che secondo i non del tutto banali inventori volevano dire solamente: mangiare e bere a due palmenti; stritolare con le mascelle e bere con la feluca.
La celebrazione del XX settembre non avveniva senza che degenerasse in baccanale, voluto come rappresaglia, sapendo di irritare molti che se ne stavano rintanati come conigli spauriti. Si era arrivati al punto che solo i fautori d’una musica erano gli ascoltatori di essa.
Il buon senso, però, in genere, ebbe il sopravvento: abbasso, evviva, ludi cartacei ve ne furono parecchi ma più in là non si giunse. Nemmeno una domenica che, stando in piazza sul palco la "Musica liberale", sbucò la competitrice da Via Arco, reduce da una processione a Fasano, e con tutta disinvoltura attaccò una marcia, passando sotto il naso dell’altra che stava suonando.
Nel 1919 la maggioranza dei musicisti passò alla "Musica liberale" e si fondò così un corpo musicale unico senza dipendenza politica.
La banda di Maderno godette per molti anni grande fama e fu uno dei migliori complessi della provincia soprattutto sotto la guida dei maestri Regolo Romani, Agostino Schuckentrunk (1926-1945) e Marino Marini.

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Fra le filarmoniche della provincia che hanno una notevole tradizione, sono da ricordare:

Banda musicale di Chiari
Da alcuni documenti rinvenuti dal Signor Vecchiolini, appassionato organizzatore della Banda di Chiari, risulta che la filarmonica clarense faceva servizio già nel 1821. Difatti in un resoconto del 7 gennaio riguardante i funerali del Prevosto Morcelli, si legge: "La musica composta da 23 suonatori i quali con mesto e lugubre suono accompagnavano la processione". Fu attiva fino al 1902, quando un gruppo di appassionati musicofili si impegnò a ristrutturare e potenziare il complesso. Come tutte le bande di paese, era formata da contadini, operai e impiegati, che si dedicavano con passione e tenacia alla esecuzione di concerti che davano alla popolazione momenti di gioia e di serena felicità.
Già nel 1906 il complesso si distinse a Milano e a Salò. Vinse il primo premio a Brescia nel 1937 e a Luino (Varese) nel 1939, venne classificato al primo posto nel concorso interprovinciale. Nel 1948 a Brescia guadagna una medaglia d’oro e nel 1951 gli viene assegnato il primo premio al concorsi di Maderno. Questo complesso ebbe sempre buoni direttori fra i quali ricorderemo il clarense Angelo Arici (Chiari, 1806-1876), Rocco, Asolese, Zanoli, Ghidoni, Tiseno e Michelini, ed ebbe una fiorente scuola per l’istruzione dei giovani.

Banda musicale di Iseo
Secondo un documento dell’Archivio parrocchiale datato 1656, risulta attivo a Iseo un complesso di strumenti a fiato che suonava durante la processione: "quattro trombe facevano lingue sonore e dolci voci, e tamburi grandi facevano il loro strepito. Quattro pifferi anche essi davano voci soavi; tutti strumenti trionfanti per questa funzione. Intanto si dava foco a molti pezzi di mortieri posti nella fossa dei padri cappuccini (cioè nel fossato che circondava il Castello Oldofredi, a quei tempi abitato dai frati)".
Ma la vera Banda è stata fondata nel 1843.

Banda musicale di Orzinuovi
Fu costituita con delibera comunale nel 1860. Fra i vari direttori è da ricordare il Maestro Giovanni Brunelli )1861-1947), organista di grande valore e maestro di banda, che diresse dal 1888 al 1910.
La partecipazione e la passione di Giovanni Brunelli contribuì allo sviluppo del complesso che divenne uno dei migliori della provincia.
Fondata come libera associazione da un gruppo di musicofili, la Banda iniziò la sua attività nell’anno 1875. Primo maestro fu il bresciano Spinetti al quale, nel volgere degli anni, seguirono i maestri Gallini, Bertoli, Sgrafetto e Maggioni. Nonostante le molteplici difficoltà di ogni genere, il complesso è riuscito a mantenere viva la tradizione musicale per merito soprattutto della solidarietà della popolazione.
Elenchiamo altri complessi filarmonici che hanno avuto origine fra il 1800 e i primi anni del 1900:
Gardone V.T. (1842), Adro (1842), Lonato (1842), Carpenedolo (1842), Casto (1843), San Felice del Benaco (1845), Nave (1857), Gambara (1870), Rovato (1874), Desenzano (1874), Coccaglio (1876), Gussago (1877), Cologne (1877), Leno (1879), Vobarno (1880), Pontevico (1883), Vione (1885), Sarezzo (1886), Borgo San Giacomo (1866), Darfo (1888), Gavardo (1890), Pisogne (1890), Travagliato (1894), Lumezzane (1900), Paitone (1902).

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Nel 1909 il Comune di Sabbio Chiese inaugura il nuovo Palazzo Comunale e, per rendere più interessante la festa, indice un Concorso Bandistico. Le due Bande di Gavardo conquistano il primo premio della prima categoria e il primo della seconda, suscitando nella comunità gavardese un entusiastico consenso.
Facendo seguito al Concorso, il giornale La provincia di Brescia, quotidiano dei liberali zanardelliani, scriveva: "Ieri sera abbiamo avuto l’insperata occasione di sentire il concerto musicale, dato dal "Vecchio Corpo di musica liberale" di Gavardo, recentemente premiato al Concorso bandistico di Sabbio Chiese. Vadano le più ampie lodi al bravo maestro Flaminio Bodei ed agli studiosi musicanti che sanno così bene tener alto il prestigio dell’arte e ravvivare nel cuore dei gavardesi la fiamma dei principi liberali, i quali hanno avuto culto nel Vecchio Corpo Musicale".
Altro concorso era stato organizzato dal Comune di Lonato nel 1912. Non sappiamo quali bande vi abbiano preso parte; sappiamo solo che il primo premio fu assegnato alla Banda di San Felice del Benaco.
Nel frattempo, a causa dell’intervento militare in Libia, grosse nubi si addensavano all’orizzonte: sarà il primo anello della catena di avvenimenti che sfoceranno nella prima guerra mondiale.
Non è più tempo di musica: gli strumenti sono muti e nelle nostre valli echeggia il rombo dei cannoni e il crepitare delle mitragliatrici. Incomincia "il grande massacro".
Con la fine della guerra il Paese si trova di fronte a gravi problemi: disoccupazione, inflazione, riconversione dell’industria bellica; problemi che creano una grave situazione di malessere, di protesta e di scontri sociali che provocano una profonda crisi politica, che favorisce il nascente Partito Fascista.
Nonostante le difficoltà, il Paese riprende a vivere, a sperare in un avvenire migliore. Piano piano si rimarginano le ferite e si ricompone il tessuto sociale così duramente lacerato. Anche la vita associativa riprende e le filarmoniche si ricompongono, chiamando i giovani a sostituire i musicanti che non sono più tornati dalla guerra. In memoria dei caduti si organizzano cerimonie in tutti i comuni e si inaugurano monumenti. Nel 1921 a Vestone si inaugura il monumento ai Caduti, con la partecipazione del Ministro della Guerra. In tale occasione il Comune, "onde conferire maggiore solennità alla cerimonia", organizza un Concorso Bandistico al quale partecipano le Bande di Lodrino, Nave e San Felice del Benaco. La giuria assegna il primo premio alla Banda di San Felice del Benaco, il secondo a quella di Lodrino, il terzo a quella di Nave.
Per prepararsi al Concorso di Vestone "i 60 elementi della banda di S. Felice si impegnarono per ben 40 prove serali consecutive: volontà e sacrificio furono ricompensati non solo con la medaglia d’oro che ricevettero, ma anche dalla innumerevole gente della Valle che era presente, la quale per udire il concerto, per mancanza di spazio nella piazza, prese posto sui tetti della case circostanti. Fu un successo strepitoso, scolpito ancora oggi nel cuore dei vecchi musicanti viventi".
Nel 1923 un altro Concorso molto importante fu organizzato a Brescia e si tenne in Castello.
La Giuria, composta dai Maestri Paolo Chimeri, insegnante presso l’Istituto Musicale Venturi di Brescia, Oreste Riva, direttore della Banda Cittadina e Isidoro Capitanio, insegnante presso l’Istituto Musicale Venturi, decideva di assegnare i seguenti premi:
primo premio: Banda Musicale di Gavardo
secondo premio: Filarmonica di Bagnolo Mella
terzo premio: Banda Istituto Orfani di Brescia
quarto premio: Banda Musicale di Sarezzo.
L’assegnazione del primo premio a Gavardo provocò una incresciosa polemica con la Giuria e la Banda di Bagnolo si rifiutò di ritirare il premio.

DAL FASCISMO ALLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Prima del 1922 i fascisti avevano come obiettivo primario quello di distruggere, con ogni mezzo, le organizzazioni socialiste, anarchiche e sindacali. Raggiunto, in gran parte, questo obiettivo, volsero la loro prepotenza contro il movimento cattolico e contro il clero impegnato nelle attività culturali e sociali. Verso la metà del 1922 le squadre fasciste locali, guidate da Augusto Turati, non fanno più distinzione fra "rossi e bianchi" e sfogano la loro violenza contro gli uni e gli altri. Turati stesso amava ripetere nelle concioni ai suoi accoliti che i "socialisti li abbiamo messi a posto; ora metteremo a posto i popolari, perché non vogliamo né stracci rossi né stracci bianchi".
Violenze e minacce vengono messe in atto non solo in città, ma in numerosi paesi della provincia. Nel 1927 si inaspriscono le posizioni nei confronti delle associazioni culturali e ricreative cattoliche e laiche, esigendo la loro adesione all’Opera Nazionale Dopolavoro.
Le pressioni e le minacce contro le associazioni ricreative e culturali si fanno sempre più pesanti e intolleranti. A Gussago i fascisti fanno presente al parroco "...che il gioco delle bocce e del football non si deve più permettere all’oratorio perché rientra nelle competenze della Sezione Sportiva del Dopolavoro...". A Collebeato l’Arciprete riceve una lettera dal Segretario del fascio che lo invita a iscrivere al Dopolavoro la filarmonica dell’oratorio, promettendo che così potrà fare le recite.
In quasi tutta la provincia vengono vietate le attività musicali, teatrali, sportive e ricreative che fanno parte degli oratori poiché spettano solo ed esclusivamente all’istituzione fascista dell’Opera Nazionale Dopolavoro. Nel 1928 vengono chiusi i circoli parrocchiali di Carpenedolo, Gavardo, Concesio, Gambara, Breno, Toscolano, Vestone, Lumezzane S. Sebastiano, Leno, Montichiari, Pavone Mella, Cellatica, Orzivecchi e Nuvolento.
Il parroco di Pontoglio, Don Orizio, viene mandato al confino per al sua ferma opposizione alla chiusura dell’oratorio. Ad Adro i Carabinieri sequestrano gli strumenti della fanfara cattolica e li consegnano ai fascisti, il circolo "Tullio" viene sfrattato per far posto al Dopolavoro.
Anche dopo al firma del Concordato fra lo Stato e la Chiesa, firmato nel 1929, "la concordia fra clero e autorità è più apparente che reale". Nel 1930 Don Taverini, parroco di Campione del Garda, si lamenta col Vescovo Gaggia perché i fascisti vogliono togliergli il cinema di proprietà del Cotonificio Olcese e minacciano di sciogliere il Corpo bandistico, la filodrammatica e tutte le altre associazioni se non aderiranno immediatamente al Dopolavoro. Anche negli anni successivi permangono situazioni molto difficili anche se, con compromessi più o meno felici, si ottiene l’apertura di quasi tutti i circoli parrocchiali e molte associazioni sono costrette, loro malgrado, ad aderire al Dopolavoro.
Naturalmente il disegno del regime fascista è contrastato da una accanita resistenza che trova nel Vescovo Giacinto Gaggia uno strenuo oppositore della prepotenza e della violenza fascista. Tale resistenza è particolarmente vivace nelle filarmoniche di ispirazione socialista e parrocchiali che hanno alle loro spalle una ricca tradizione e ideali consolidati attraverso le lotte per l’emancipazione del proletariato agricolo e industriale.
Per sottolineare le difficoltà in cui venivano a trovarsi le associazioni bandistiche, riportiamo tre episodi riguardanti le bande di Cologne, Gavardo e Nave.

Corpo musicale di Cologne
La presidenza fu affidata al Parroco Don Gerolamo Rovetta (1924-1925) nel periodo delle più forti tensioni causate dalle violenze fasciste, che culminarono nelle azioni contro il Circolo Cattolico e contro i socialisti, alcuni dei quali furono costretti ad emigrare in Francia. Con la presa totale del potere il fascismo si riprometteva di incanalare e controllare tutte le attività culturali, sportive e ricreative attraverso l’Opera Nazionale Dopolavoro istituita nel 1925 e diffusa nel 1926 anche nei piccoli comuni.
Anno dopo anno si era frattanto consolidata l’incontrastata egemonia del regime: ormai sembrava che il futuro fosse tutto e solo del fascismo. Il referendum del 24 maggio 1929 aveva dato a Cologne 470 sì e 2 no: perché la Banda avrebbe dovuto continuare da sola a sottrarsi agli allettanti inviti che promettevano la fine di molte difficoltà?
Il 1931 procedette fra grandi celebrazioni, inaugurazioni del gagliardetto degli invalidi e mutilati, festa del Dopolavoro, festeggiamento per il completamento dei lavori di restauro della Chiesa: il concerto che si tenne a Cologne in questa occasione fu l’ultimo della banda nella pienezza della sua autonomia e indipendenza. La Direzione preparò uno Statuto che sanzionava l’adesione al Dopolavoro. L’adesione. non comportava (per il momento) limitazioni al Consiglio Direttivo e all’autonomia amministrativa della Banda: tuttavia faceva obbligo di pagare annualmente la tessera del Dopolavoro, cosa che non a tutti i musicanti garbava, tanto è vero che questa spesa risulta pagata in diverse occasioni con un diretto stanziamento ad hoc della autorità comunali. Ma nell’agosto-settembre si aprì la più grande crisi. Infatti il Dopolavoro di Cologne scriveva alla Direzione della Banda: "...Lo scrivente si pregia comunicare che ad inziare dal 1° gennaio 1932 il Corpo Musicale viene amministrato direttamente da questo Dopolavoro per cui con tale data oltre il cessare l’attività dell’attuale amministrazione verranno riesaminati gli impegni assunti...".
Questa situazione non venne accettata da un gruppo di musicanti che si allontanarono dal Corpo Musicale per protesta (dall’opuscolo "la Banda Musicale di Cologne", 1877-1977).

Corpo musicale "S. Cecilia" di Gavardo
Verbale della riunione tenuta presso il Comune di Gavardo in data 8 agosto 1935:
"... Il Presidente espone che è con grande rincrescimento che la Commissione Amministrativa del Corpo Bandistico ha dovuto promuovere questa riunione per sopraggiunte emergenze alquanto spiacevoli... Dopo le chiare e giuste ammonizioni e saggi consigli impartiti dal loro Segretario del Fascio... si sperava da parte dei musicanti una maggiore comprensione del proprio dovere, e volontà, ad essere assidui alle lezioni. Ma fu vana speranza...". Prende quindi la parola il Segretario del Fascio che "stabilisce lo scioglimento del Corpo Musicale". (A. Longhena, Storia del Corpo Bandistico di Gavardo, 1890-1982).

Banda musicale "S. Cecilia " di Nave
"... Frattanto con l’inizio degli anni trenta il complesso musicale, per cause non ancora conosciute, stava trasformando quegli aspetti caratteristici rilevati nello Statuto e che lo avevano qualificato per un lungo periodo, perdendo di conseguenza quella sua fisionomia religiosa ed accentuando il carattere di apoliticità che riuscì dannosissimo particolarmente col sorgere del Partito Nazionale Fascista. In tale modo l’Associazione si alienò, da una parte il prezioso appoggio delle famiglie cattoliche del paese e dall’altra parte quello delle autorità politiche rimanendo di conseguenza senza alcun sostegno...".
Nel 1936 il Corpo Musicale era stato assorbito dalla istituzione fascista "Dopolavoro" e dopo il 1937 purtroppo si sciolse definitivamente "... per l’incuranza e l’abbandono del nuovo ente di gestione…" (dall’opuscolo Cent’anni 1885-1985, pubblicato in occasione del centenario della Banda).

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Nell’arco di tempo che va dal 1919 al 1922 si osserva uno straordinario sviluppo delle "bande rosse" di ispirazione socialista. Un prezioso contributo alla conoscenza di queste Bande e Fanfare ci viene offerto dallo studio "I corpi musicali rossi". La musica ribelle di Gianfranco Porta, a cura della "Fondazione Luigi Micheletti", pubblicato da Bresciaoggi supplemento n° 5, del 6 gennaio 1985.
Negli anni successivi all’Unità d’Italia e particolarmente dopo la prima guerra mondiale, il Partito Socialista e i Sindacati si impegnarono con grande fervore per favorire l’affermarsi di una cultura autonoma del proletariato in contrapposizione alle forze borghesi dominanti. Nell’ambito di questo ambizioso progetto culturale i Socialisti bresciani creano in quegli anni l’Università Proletaria, l’Associazione Amici dell’Arte, l’Associazione Proletaria Escursionisti, la Società ginnastica "Victoria", le Case del Popolo, Società filarmoniche, corali e bandistiche.
A Brescia viene fondata la "Musica Proletaria" per iniziativa della Camera del Lavoro e delle istituzioni operaie che sentono "l’orgoglio e l’importanza morale di poter disporre di una loro musica" e invitano gli operai a dare contributi finanziari affinché "il massimo Corpo musicale della classe operaia possa imporsi sempre più oltre per il valore artistico e per la solida preparazione, anche per il numero dei componenti e per la qualità e varietà degli strumenti".
Sono inoltre presenti in città la "Fanfara della Società democratica di Mutuo Soccorso Reduci delle Patrie Battaglie", la "Banda Musicale della Società "Archimede" di Mutuo Soccorso dei lavoratori del ferro", la "Musica rossa" di Fiumicello, che poi si trasferirà in Borgo Milano e si chiamerà "La squilla rossa" e la "Musica socialista" di Borgo Trento.
Le "bande rosse" sono inoltre presenti a Calcinato, Darfo, Gardone V.T., Zanano (Sarezzo), Botticino Mattina e Cortine di Nave.
Negli anni successivi alla "marcia su Roma" il regime fascista costringerà tutte le associazioni culturali, sportive e ricreative ad aderire all’Opera Nazionale Dopolavoro. Le "bande rosse" preferiscono così cessare la loro attività.
Anche le "bande bianche" cattoliche presenti a Brescia, Gussago, Borgosatollo, Cologne, Nave, Borgo S. Giacomo, S. Felice del Benaco, Serle, Lumezzane, ecc., subiscono la stessa sorte delle "bande rosse". In quel periodo sono pure attive le "bande liberali" o "laiche" di Maderno, Borgo San. Giacomo, Gavardo, ecc.
I fascisti, ormai al potere, scatenano una durissima repressione nei confronti del Partito Socialista e contro le altre forze politiche e democratiche che tentano in ogni modo di arginare l’affermarsi delle dittatura.
Il 10 maggio 1921 le squadre fasciste incendiano il Circolo Socialista di Fiumicello e nel mese di luglio organizzano una spedizione "punitiva" a Ghedi e a Pozzolengo.
Nel 1922, a Brescia, viene devastata la Camera del Lavoro, la sede del giornale cattolico Il cittadino e le sedi di altre associazioni antifasciste.
Nel 1923 aggrediscono a Piancamuno una famiglia socialista: uccidono tre persone e ne feriscono altre sette. Episodi di violenza si hanno a Sarezzo, a Gazzane di Roè Volciano, a Rovato, Marone ed in altri comuni della provincia; altri, gravissimi, a Odolo, centro operaio e socialista della Valle Sabbia, in occasione del Maggio del 1923. I fatti di quella giornata sono raccontati da Elvira Cassetti Pasini nel libro Storie odolesi (Brescia, ed. Grafo, 1985).
Il Circolo socialista e la Lega sindacale di Odolo avevano aderito allo sciopero generale, proclamato in difesa della festa dei lavoratori abolita dal fascismo che da alcuni mesi aveva preso il potere. Al mattino il corteo di lavoratori con bandiere rosse, accompagnato dalla Banda musicale di Odolo, andò al Cimitero a rendere omaggio ai caduti. La giornata era trascorsa tranquilla e senza incidenti fino alla sera, quando arrivarono con i loro camion la squadre fasciste di Sabbio e di Barghe che, inquadrate, entrarono in paese per una spedizione punitiva contro i lavoratori che avevano celebrato il 1° Maggio.
"...Cosa fossero veramente i fascisti - racconta Giuseppina Cominotti - lo abbiamo capito soltanto dopo il 1° maggio del 1923...".
"...Mi ricordo benissimo quella sera... in tutte le strade ci fu un fuggi fuggi, uno sbattere di porte, un chiudersi di imposte... I fascisti entrarono nelle case per prendere i lavoratori che avevano celebrato la festa del lavoro, li picchiarono, li insultarono e li trascinarono come furfanti per le strade del paese..."
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"...Mio nonno, vecchio socialista, era a letto nella sua camera. I fascisti, senza alcun riguardo, entrarono in casa e lo trascinarono con spintoni e urli giù dalle scale... lo portarono per le strade del paese fra insulti e scherni.. l’hanno portato davanti alla sede del Circolo socialista costringendolo ad assistere allo scempio di tutto ciò che era custodito nella sede del Circolo. Hanno bruciato tutto, mobili, sedie, i libri della Biblioteca e hanno calpestato e dato alle fiamme gli strumenti della banda musicale di Odolo diretta dal socialista Federico (Rico) Oliva....
Mio nonno e la gente presente, avviliti e umiliati, con occhi pieni di lacrime e il cuore colmo di rabbia guardavano quelle fiamme.
L’ignoranza, la forza bruta, avevano il meglio; volevano distruggere due grandi passioni della nostra gente: la volontà di imparare, di capire e la gioia di suonare, di fare musica: due cose che danno dignità ad un uomo...".
Una circolare della Pubblica Sicurezza del 1937, diretta ai Sindaci e ai Corpi Musicali della provincia, avverte che "... non è consentito alle bande Musicali di suonare sulle vie e nelle piazze pubbliche senza darne preventivo avviso alle autorità di Pubblica Sicurezza, con indicazione del programma in duplice copia al Podestà, il quale restituirà un esemplare con l’annotazione del provvedimento…" (foglio dattiloscritto; Archivio della Banda di Gavardo).
Il 3 ottobre 1935 inizia l’aggressione militare contro l’Etiopia; negli anni 1936-’37 l’intervento nella guerra civile spagnola e nel 1939 l’annessione dell’Albania. Siamo ormai alla seconda guerra mondiale.

LA BANDA OGGI: PROBLEMI E PROSPETTIVE
Negli anni successivi alla fine della seconda guerra mondiale, tutti si impegnarono a rimarginare le ferite morali e materiali provocate dal conflitto. Ovunque, nelle città, nelle valli e nella pianura si ricostituirono anche i corpi bandistici. Furono mantenuti intatti la struttura strumentale di tali organizzazioni e il repertorio della tradizione ottocentesca. É innegabile che le bande hanno avuto, in passato, un importante ruolo nella diffusione, tra il popolo, del melodramma italiano, che costituiva, quasi esclusivamente, il repertorio bandistico. Anche nella nostra provincia le società filarmoniche hanno contribuito all’espansione della cultura musicale a alla diffusione di un patrimonio musicale che, altrimenti, sarebbe rimasto un bene riservato ad una ristretta cerchia di intellettuali borghesi.
L’evoluzione economica, sociale e politica avvenuta in questi ultimi venti anni ha profondamente mutato la società in tutti i suoi aspetti esistenziali, estetici e culturali, aspetti che hanno profondamente influito anche sul modo di essere della banda e del suo repertorio. Le mutate condizioni socio-economiche e ambientali (industrializzazione, esodo dalla campagna, accaparramento del tempo libero da parte dei mass-media) hanno creato profonde fratture fra passato e presente, mettendo in crisi l’identità stessa del modo di essere della banda in una società profondamente trasformata.
L’influenza dei moderni mezzi di riproduzione della musica ha notevolmente compromesso l’antica consuetudine del "far musica". Al giorno d’oggi il consumo di musica ha avuto una espansione enorme, tuttavia l’Italia è uno dei paesi più arretrati nel campo dell’educazione musicale. La gente chiede musica, tanta musica e sempre più rumorosa, in ogni momento della giornata ed ovunque: sul lavoro, per strada, a casa, nei supermercati, negli stadi, ma a condizione che la facciano altri.
I musicofili dei giorni nostri hanno dimenticato che la musica è non solo un bene da godere passivamente da uditori, ma anche un bene da produrre, in modo attivo, come protagonisti ed interpreti. In questo senso la banda rimane uno strumento prezioso e indispensabile del "far musica"; oggi più che mai esercita un grande fascino soprattutto sulle giovani generazioni, che partecipano con passione ed entusiasmo alla vita delle nostre filarmoniche.

L’EVOLUZIONE DEL RUOLO E DEL REPERTORIO DELLE BANDE
Mentre la banda mantiene intatto il suo "ruolo" e il suo "modo di essere" in determinate e specifiche manifestazioni (cortei, sfilate, processioni, feste) la crisi di identità si fa fortemente sentire nell’ambito della pratica musicale indipendente da queste manifestazioni. Il "far musica in modo autonomo" presuppone l’abbandono delle "vocazioni operistiche e sinfoniche" che in passato avevano una precisa ed importantissima funzione per la diffusione della musica fra il popolo.
Ora, dal momento che la musica operistica e sinfonica è meglio riprodotta in dischi e musicassette che possono attingere direttamente dall’orchestra, ne deriva che la funzione della banda, in questo campo, sia storicamente esaurita. Pertanto il superamento della crisi di identità impone la necessità di riconquistare lo spazio che l’evoluzione sociale ha riservato alla banda moderna. Dobbiamo dunque conquistarci una nuova dimensione artistica attraverso l’affermazione di un nuovo repertorio di musica originale, ricco di valori estetici e musicali in grado di valorizzare "l’espressività" della musica per strumenti a fiato.
La Banda musicale, per le sue antiche tradizioni, ha ancora molto da dire a patto che non la si voglia relegare al pappagallesco ruolo di riproduttrice della musica operistica o sinfonica o, peggio ancora, la si voglia proporre come antagonista dei moderni mass-media. Un nuovo repertorio di musica originale implica, necessariamente, la riscoperta , sotto il profilo storico-musicale, delle opere dei grandi musicisti che hanno composto musica originale per strumenti a fiato e a percussione.
Questa opera di riscoperta della letteratura del passato non riguarda solo le opere di Weber, Beethoven, Haydn, Mozart, Cherubini, Gossec, Méhul, Catel, ecc., ma soprattutto le composizioni di musicisti contemporanei quali Hindemith, Prokofiev, Holst, Jacob, Vaughan Williams, Copland, Schönberg, Weill, Respighi ed altri.
È increscioso sentire persone, e a volte anche musicisti, affermare che la banda non ha un suo repertorio idiomatico di un certo valore artistico. Questo modo di vedere la banda è in gran parte dovuto alla mancanza di informazione e anche, purtroppo, dall’infima qualità del repertorio che viene eseguito dalle bande stesse.
Per le piccole bande è necessario reperire un repertorio adatto al loro organico. In tale senso non bisogna scartare a priori tutto quanto è stato prodotto dalla editoria italiana. É pur vero che nelle bande bresciane è in atto, soprattutto in questi ultimi anni, un processo di rinnovamento del repertorio che non ha confronti in tutto il resto d’Italia. Contrariamente a quanto avveniva in passato, il repertorio odierno ha quasi completamente rinunciato all’esecuzione di "fantasie d’opera" e composizioni sinfoniche per orchestra. Dall’esame dei programmi che vengono eseguiti dalle bande della nostra provincia, si nota una particolare preferenza per composizioni di "musica leggera" americana o latino-americana, in gran parte trascritte e raramente originali per banda.
Poche, troppo poche, invece, sono le composizioni originali presenti nei programmi. Questo orientamento è motivato da varie ragioni: la scarsa informazione sulla produzione di opere originali per banda e, soprattutto, la non conoscenza dei compositori specializzati in questa produzione musicale.

UNA MODERNA DIDATTICA PER LE NOSTRE SCUOLE
In questi ultimi vent’anni la ricerca di una didattica più moderna è stata al centro di un appassionato dibattito che ha coinvolto musicisti, pedagogisti, psicologi e insegnanti operanti nella scuola, nei Conservatori, nelle accademie e nelle associazioni musicali del nostro Paese. Pur essendo in ritardo rispetto ad altri paesi europei, siamo riusciti, almeno in parte, a ricuperare le distanze esistenti causate da ragioni storiche, culturali e sociali.
Al di là del compito di diffusione di un certo tipo di cultura, la banda è investita di un importante ruolo di promozione dell’educazione musicale attraverso i "corsi di orientamento musicale" e nelle "scuole di musica" presenti nelle filarmoniche. La scuola bandistica è infatti un’importante occasione per creare legami personali e, tramite la pratica di uno strumento, consentire successivamente di entrare a far parte della banda stessa.
L’esperienza che il giovane compie presso le nostre associazioni bandistiche è di grande importanza: arricchisce la sensibilità musicale, accosta a nuove esperienze e perfeziona la tecnica strumentale. Molti giovani, iniziando dalla banda, hanno la possibilità di frequentare il Conservatorio e scegliere la carriera professionale come strumentisti.
Le mutate esigenze culturali pongono problemi più complessi a chi, anche in qualità di dilettante, vuole dedicarsi alla musica. L’arretratezza didattico-pedagogica delle nostre scuole è evidente, sia per quanto riguarda l’educazione musicale che la pratica strumentale. Si procede ancora con tecniche didattiche che non hanno più ragione d’essere, se si considerano le esperienze maturate in questi anni. Il procedere dalla "teoria alla pratica", l’insegnamento prioritario del solfeggio parlato, trascurando l’educazione al ritmo, dell’orecchio e dell’uso del canto, rappresentano un notevole ostacolo allo sviluppo delle capacità dei giovani allievi. Siamo ancora distanti dal presupposto di "educare con la musica" e non "alla musica".
Gli stessi princìpi didattici ci devono guidare per l’educazione strumentale. In questo senso occorre fare un grande sforzo affinché gli insegnanti nelle scuole siano sempre più preparati ed aggiornati sulle esperienze didattiche che vengono man mano acquisite nel campo dell’educazione musicale e strumentale. Tutto ciò è indispensabile e prioritario nelle nostre scelte, affinché le associazioni bandistiche possano validamente svolgere il loro ruolo nella società di oggi e di domani.
In questi anni, tuttavia, si è avuto un notevole sviluppo delle nostre bande, sviluppo che non ha riscontro nel passato. Se ne sono ricostituite molte che da anni non svolgevano attività alcuna e ne sono nate di nuove, formate esclusivamente di giovani strumentisti. A questo sviluppo hanno partecipato con entusiasmo e impegno i giovani, che hanno trovato nella banda non solo un ambiente dove si "fa musica", ma anche un luogo dove si discute, dove si trovano amicizie e si sviluppano esperienze culturali e umane.
Oggi le bande attive in provincia di Brescia sono 120. La loro attività interessa migliaia di persone, intere comunità, che con la loro solidarietà morale e materiale contribuiscono alla loro vita e al loro sviluppo. La banda è un fenomeno sociale prima che musicale: è qualcosa di vivo al di sopra del tempo. Essa continua a piacere e ad essere presenza e testimonianza delle vicende liete o tristi della comunità.
La sua presenza, proprio per la matrice sociale e popolare da cui prende origine, è notevolmente diffusa e profonda. È profondamente radicata nella coscienza popolare come espressione di una serie di rapporti umani e sociali maturati attraverso due secoli di attività.